valigia-migrante


Domenica 8 gennaio 2017, i miei ragazzi sono andati al cinema e io mi ritrovo dopo molti giorni sola nel silenzio della mia casa. Sorseggio il mio terzo caffè, rigorosamente lungo, e guardo lo spettacolo magico e incantato della prima neve caduta durante la notte. Il lago, il mio lago blu, e il cielo hanno lo stesso colore, grigio perla, e si confondono all’orizzonte, qualche bagliore di luce anima la superficie del lago amplificandone la bellezza, tutt’intorno la neve sembra realmente un bianco mantello che avvolge e riscalda tutto, trasformando, con la sua luce soffusa, quasi irreale, il paesaggio in una cartolina da presepe, il mio presepe.

Mentre mi lascio conquistare e coccolare da questa magia mi rendo conto che è appena trascorso il terzo Natale della mia nuova vita, inizia il mio terzo anno ad Annecy. È decisamente tempo di bilanci e di nuovi propositi.

Il 19 febbraio del 2014 accompagnavo mio marito, che si è trasferito qualche mese prima di me e nostro figlio, a Losanna per aiutarlo ad installarsi nella nuova vita. Cosa c’era nella nostra valigia? Un grande bisogno di novità, un grande desiderio di avventura e tante aspettative che avevamo paura, almeno io, di formulare.

La vita romana mi aveva insegnato a non sognare, a non desiderare, a non aspettarmi nulla più della sopravvivenza alla quotidianità. Un giorno sopravvissuta al caos delle disfunzionalità cittadine e alla bolgia infernale della burocrazia era già abbastanza. Il massimo del sogno era riuscire a concludere una qualsiasi pratica amministrativa in tempi utili. In quella vita avevo imparato a non sognare, il risveglio era sempre una dolorosa delusione. In fin dei conti avevo già 43 anni, un figlio ancora piccolo, un marito con un lavoro e una casa, potevo mai aspirare a qualcosa in più e ad un lavoro che fosse degno di essere chiamato tale?

Certo, potevo fare l’operatrice di call-center in nero a 400€ al mese, su turni con necessità di una baby-sitter per Valerio. Potevo fare l’assicuratrice o la venditrice di aspirapolvere porta a porta, in nero, senza rimborso spese. Con la crisi galoppante non vi dico il successo di questi lavori. Potevo anche tornare a fare la promoter con ritenuta d’acconto a 35/40€ al giorno, peccato che il pagamento fosse a tre mesi, le giornate lavorative non più di 6/8 al mese, non sicure, e per metà di esse avevo bisogno di una baby-sitter (piccolo inciso per lo stesso lavoro nel 1990 prendevo dalle 60 alle 80.000 lire e lavoravo almeno 12 giorni al mese).

E allora meglio non sognare, il risveglio ogni giorno era troppo doloroso. Meglio imparare a vivere alla giornata, accontentarsi di arrivare a casa la sera e chiudere la porta a tripla mandata quando eravamo tutti e tre insieme, questa era la “felicità”.

Tutto questo mi andava stretto, enormemente stretto, come una taglia 42 a una taglia 50.

Non restava che fare le valigie per andare alla ricerca. Onestamente non so bene di cosa, all’epoca era solo bisogno di allontanarmi da quella realtà. Trovare un posto con una burocrazia facile ed autobus efficienti mi sembrava già il massimo del sogno, non chiedevo altro.

Come sono andati questi 3 Natali ad Annecy? Cosa ho trovato nella nuova vita? In ordine cronologico: stipendi che consentono di arrivare a fine mese, togliersi alcuni sfizi e risparmiare, assegni familiari che, in alcuni casi, superano gli stipendi italiani, burocrazia snella ed efficiente (almeno per me romana), autobus semplicemente commoventi: puliti, inodori e puntuali. Pensate negli ultimi tre anni non mi è mai capitato di viaggiare schiacciata sulla porta. Ho trovato la casa dei miei sogni con enormi finestre e vista lago (ahimè solo in affitto, la proprietaria non la me la vuole proprio vendere), sono arrivata ad un livello di francese, che sebbene ancora parzialmente sgrammaticato, mi consente l’indipendenza nella vita quotidiana e un minimo di vita sociale.

A 45 anni ho firmato il mio primo contratto di lavoro (per un lavoro che amo), un contratto vero e per giunta a tempo indeterminato e ho ricevuto la mia prima busta paga. Sono solo poche ore a settimana, ma è un inizio, un grande inizio!!!! Ma la cosa più importante di tutte ho trovato la speranza per il futuro di mio figlio. La possibilità di farlo crescere in un ambiente più sano, più semplice, con delle potenzialità per il suo avvenire che nella vecchia vita erano sempre più un’utopia.

A questo punto (mi sento un’ingorda) ho anche dei nuovi propositi, dei nuovi sogni da realizzare. Per il nuovo anno mi propongo di trovare una casa da acquistare, con grandi finestre, vista lago o montagne, con un piccolo giardino per accogliere il Golden Retriever che vorrei tanto, un barbecue per mio marito e, perché no, un forno a legna. Vorrei anche trovare qualche altra giornata di lavoro (oggi devo aggiornare il  mio CV) e trovare il coraggio di rimettermi alla guida di un auto, nel qual caso mi piacerebbe anche una macchina tutta mia (sarebbe la mia prima auto!!!!!).

Per un solo anno mi sembrano abbastanza propositi/sogni, ma in fondo, in fondo ai miei pensieri si animano altri desideri, fantasmi di vecchi sogni dimenticati, che si stanno risvegliando: e se facessi quel dottorato di ricerca che avrei tanto voluto fare? Rimettersi sui libri alla mia età, studiando in un’altra lingua???? Ma perché no, tutto è possibile!!! Mai dire mai.

Ora posso rispondere alla domanda “cosa ho trovato nella mia valigia da migrante”? La possibilità di sognare!!!

Con il cuore colmo di amore e gratitudine per le due realtà in cui vivo (la Svizzera che ci dà lavoro e la Francia che ci ospita) auguro a tutte voi un fantastico 2017 ricco di sogni e della possibilità di realizzarli.

Un grande abbraccio

7 commenti
  1. Eleonora
    Eleonora dice:

    Ciao! Vorrei chiederti qualche informazione sulle agenzie di collocamento che hai contattato a Londra come canale di ricerca lavoro!

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  2. concetta
    concetta dice:

    Ciao ho letto la tua storia….e mi viene di dirti grazie grazie perché mi dai sollievo che ripartire da zero è possibile! Mio marito lavora all astero e spero di trasferirmi con i miei due piccoli al più presto ma la paura di non conoscere mi trattiene, ma è vero cm dici tu questa che facciamo specialmente in Sicilia dove mi trovo che vita è? ! Spero di farcela e spero anche che un giorno scriverò una bellissima storia cm la tua !!!

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    • Annalisa
      Annalisa dice:

      Ciao Concetta. Grazie di cuore per le tue parole il pensiero di essere di conforto a qualcuno mi scalda davvero il cuore.

      Non ti dico che sarà tutto facile, né che appena arrivata troverai tutte le porte aperte (anche se potrebbe succedere), ti dico, però, che nel momento in cui varchi i confini del tuo paese è come se ricominciando da zero, è un concedersi una nuova possibilità. La maggior parte del lavoro è nella nostra testa, da come ci poniamo difronte alle novità che ci si presentano. Serve tanta curiosità, tanto entusiasmo, voglia di imparare e voglia di confrontarsi. Il primo anno anche 2 e” x ambientarsi, imparare la lingua quel tanto da essere indipendente e trovare i punti di riferimento. Io ho trovato entusiasmante anche questa fase. Parti convinta che stai andando verso un’avventura difficile, ma meravigliosa, nn avere preconcetti e apri il cassetto dei sogni!!!!
      Dove ti devi trasferire?

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