comfort-zoneDopo essere passata dall’Italia al Canada cambiando lingua, abitudini, stile di vita e chi più ne ha più ne metta, pensavo di aver dato abbastanza. Ho avuto, come tutti immagino, un periodo di assestamento in cui ho iniziato ricostruire una vita che potessi sentire di nuovo mia, cercando di tornare ad una routine.
Eppure questo trasferimento, nato da una voglia di cambiamento, anziché risolvere questa “voglia” l’ha alimentata. Si può diventare “addicted” al cambiamento? Sì, ed un articolo di una di noi sui culos inquietos ne è un’ulteriore testimonianza http://donnecheemigranoallestero.com/culo-inquieto-barcellona/.
Il partire non è dunque la soluzione, la fine di un problema che ad un certo punto ti si pone nella vita. Partire è l’inizio di un percorso che, per alcune di noi, sembra non non finire più. Ma non si tratta solo di valigie ed aerei. Non parlo solo di continuare a spostarsi anche se ultimamente da Vancouver molte ripartono per altre mete. Parlo di quell’esigenza mentale che ti porta ad uscire dai limiti della tua comfort zone a provare cose nuove, a spingerti oltre, a testare la tua resilienza, a farti male qualche volta ma a provare spesso…o sempre.
La verità è, una volta che hai avuto tanto coraggio, che ti sei messa alla prova rimettendo la tua vita in discussione…come fai a rientrare nei canoni di una vita “normale”? Non è un vestito che ti stia più perché sei cresciuta. L’attitudine al cambiamento e la voglia di nuovo, sono le tue nuove scarpe con le quali cammini nel mondo.
Ed è con questo spirito che un manipolo di donne, che non avevano mai nella vita nemmeno pensato di farlo, sono salite su un palco ed hanno recitato uno spettacolo comico davanti a un bel pubblico.
Mamme, italiane di prima e seconda generazione, professoresse, wedding planner, insegnanti di scuola materna, creative…gente senza nessuna esperienza teatrale ha deciso, durante le vacanze di natale, che era venuto il momento di fare qualcosa di nuovo, di farlo da noi, di usare un nuovo mezzo per continuare a viaggiare. L’arte. Capitanate da Francesca che il teatro lo ha studiato ed insegnato in Italia per tanto tempo ci siamo incontrate ogni settimana per alcuni mesi e ne è uscito un lavoro incredibile, che prima di tutto ci ha insegnato ad entrare in contatto con i nostri sentimenti e ritrovare quell’empatia che la maturità ed il mondo ci avevano un po’ tolto.
Si fa per ridere” era il titolo del nostro spettacolo. Una serie di sketch divertenti che ruotavano intorno al tema dell’emigrazione, dell’essere donne e mamme appartenenti a culture e mondi diversi. I pubblico è stato buono, tanti applausi e fiori. Noi ci siamo divertite molto, abbiamo avuto paura…molta e ci siamo emozionate. 
Non siamo più le stesse, abbiamo scoperto di poter fare anche questo. Abbiamo scoperto, ancora una volata, che fuori dal nostro orto la vita è bella, che non siamo qualcosa di definito ma possiamo definirci e ridefinirci all’infinito.
Usiamo sul nostro sito la frase “Il bello delle donne è che hanno paura, ma alla fine hanno il coraggio di fare tutto”. E’ di un anonimo, ma credo che l’abbia detta un uomo.
Io direi che: il bello delle donne è che non hanno paura e che devono solo provarci, possono davvero fare tutto.

(foto di Davide Romani)
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