Viaggiare in solitariapiedi-sandali-viaggiare

Mi dico sempre che i viaggi improvvisati sono i migliori.

Decidere cosa fare al momento, senza programmi da seguire. Ma la verità è che sono una persona che cerca di prevedere tutte le eventualità per default.

Quest’anno ho deciso di mettermi alla prova con un viaggio in solitaria alla volta di Essaouira, meta di surfisti e conosciuta per il festival di musica gnawa.

Sono partita un po’ titubante, prenotando appena 3 notti in un riad. Sia mai che non mi piacesse e cambiassi idea.

Dopo 8 ore di viaggio fra treno e autobus in condizioni pietose, sono finalmente arrivata.

Nonostante abiti in Marocco da 2 anni, era strano uscire la sera da sola in una città sconosciuta, ma ho scoperto con piacere che la medina di Essaouira è molto vivibile. Non è molto grande, le strade sono facili da imparare e i commercianti non ti infastidiscono per comprare souvenir, come accade in molti posti qui.

Il secondo giorno ero pronta per andare in spiaggia, ma il sole mi ha giocato un brutto scherzo, nascondendosi tutto il giorno, e lasciando spazio a nuvole e vento.

Così ho deciso di visitare la medina, scoprendomi curiosa e chiacchierona.

via nella medina di Essaouira

Il profumo di incenso mi ha attirata in una viuzza, dove ho incontrato Yassine, un giovane artista originario di Essaouira che dipinge su pelle di capra.

dipinto su pelle di capra raffigurante diversi simboli berberi

Si è accorto che mi ero soffermata a lungo ad osservare un’opera raffigurante simboli berberi.

Il dipinto è di per sé molto semlice, ed è proprio questo che mi è piaciuto. Yassine è stato così gentile da spiegarmi il significato di ogni simbolo: la ruota della vita, vivere a pieno ogni momento, la donna libera e l’uomo libero, dare senza ricevere, la vita come continua incognita, la famiglia, ecc.

Dopo una lunga chiacchierata, ho preseguito la mia passeggiata e mi sono imbattuta in Hajar (nome di fantasia), una giovane ragazza originaria di Rabat che crea vestiti tradizionali marocchini in versione moderna e gestisce un negozio in cui vende i prodotti di diverse creatrici marocchine.

Hajar mi ha chiesto se mi andasse di bere un tè con lei e ho accettato con piacere. Mi ha raccontato della sua vita, di come fosse arrivata a Essaouira, di aver divorziato a 24, del suo lavoro, fra un sorso di tè e una sigaretta.

Infine, mi sono imbattuta in Mehdi – anche questo un nome di fantasia.

Mehdi gestisce un negozio di oggetti in stile boho, ma preferisce vivere in aperta campagna con il suo cavallo. L’essenza del nostro incontro si può riassumere nel proverbio che mi ha passato: “Vivi i tuoi sogni, non sognare la tua vita”.

Nessuno di loro ha provato a vendermi qualcosa; ognuno di loro mi ha regalato pezzi di storia della vita. Ecco il Marocco che mi piace!

In questo viaggio, inoltre, ho affrontato una delle cose che detesto di più fare: mangiare da sola.

Mi sento osservata  da tutti, in primis dal cameriere quando chiedo se c’è posto per una persona in una sala quasi vuota; infatti spesso mi sono ritrovata a mangiare da sola ad un tavolo per quattro. Alla fine, l’ho superata: insomma, o non mangi o non hai tanta altra scelta.

Il terzo giorno era una bellissima giornata di sole; ne ho approfittato per godermi il bel tempo in spiaggia e pranzare in un ristorante con vista sul mare, bevendomi una sacrosanta birra all’aperto.

Ogni mattina mi alzavo con una vocina nella testa che mi diceva hai provato, brava, ma adesso torna a casa, però poi, la sera, un’altra voce mi diceva Dai che in fondo ti piace: resta ancora un po‘.

Così ho prolungato il soggiorno di altre due notti.

Ho concluso questa mini vacanza facendo un ultimo esperimento: bere un bicchiere da sola, cosa che trovo ancora più triste del mangiare da sola.

Per farlo però, penso di aver scelto (completamente a caso) il locale più cool della città. La serata era animata da un gruppo di musica gnawa e gente che ballava. E dopo aver ordinato un calice di vino, anche io mi sono unita agli altri ballando e trascorrendo una bellissima serata.

Certo non ho scalato l’Everest, ma questo viaggio mi ha sicuramente aiutata ad acquisire più fiducia in me stessa e ad adottare un po’ più la filosofia del “fare qualcosa solo per me stessa”.

Anche se preferisco sempre un po’ di compagnia, quando verrò presa dalla voglia di staccare la spina da tutto e tutti e cambiare aria per un po’, ora so che da sola ce la posso fare.

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