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In quattro anni in mezzo ai turisti abbiamo conosciuto molti viaggiatori, migliaia di persone di tutti i tipi. Alcuni sono diventati cari amici che ancora oggi vediamo, sentiamo e frequentiamo con piacere. Sugli altri ci piace scherzare un po’.

Quindi eccovi una piccola lista delle tipologie di viaggiatori che abbiamo incontrato!

Il precisino

Organizza il viaggio con largo anticipo, budget previsto al centesimo, cerca il volo meno caro arrivando a fare anche tre scali per risparmiare, noleggia la Panda con il cambio automatico.

Prepara la valigia perfetta: un puzzle di sacchetti in tessuto per contenere le maglie, i pantaloni con la piega che rimarrà tale fino a fine vacanza, la camicia inamidata che quando apri il trolley ti saluta con un sorriso.

Calcola  gli abbinamenti per arrivare a fare otto giorni – dalla colazione, alla spiaggia, alla serata di gala – con tre capi. Scomparto portascarpe con i sacchettini alla lavanda, il necessaire con un cubo di rubik di flaconi monouso ed un beauty enorme dedicato alle medicine perché non sia mai che a Marrakech si becchi la malattia del legionario.

In ultimo, Lonely Planet, Routard, agenda con programma di viaggio con organigramma dettagliato della giornata, cartine d’Italia, Europa, Africa, Mondo; numeri utili, soldi contanti cambiati un mese prima con il cambio migliore del secolo e … “Magda tu mi adori? Allora lo vedi che la cosa è reciproca?”

Viaggio-cartina-strada

Lo sprovveduto

Prende un biglietto all’ultimo momento, quello che gli sembra più conveniente tra tutte le scelte e parte, senza informarsi troppo.  “Marrakech? Ci abitava la Marzotto , vuoi che non sia bella?”
Si accorge due settimane prima di partire che ci vuole il passaporto, va in questura e rompe le scatole a mezzo mondo per farlo con urgenza. Atterra a Marrakech il 4 di gennaio in infradito e bermuda e si stupisce di avere freddo anche se un dubbio gli era venuto quando in fase di atterraggio era passato sopra a delle montagne innevate.
L’albergo, anche questo prenotato a casaccio, si trova in un quartiere residenziale a 10 km dal centro e lontano da qualsiasi cosa minimamente interessante; per arrivarci il taxi ci impiega mezz’ora e gli chiede cinquanta euro che lui, non ricordando bene il cambio, gli dà senza obiettare.
Il giorno dopo arriva in piazza Jemaa el Fna, vorrebbe mangiare un panino con prosciutto e ere una birra. Non li trova. Si guarda attorno schifato. Torna in albergo che, fortunatamente, ha una piscina interna riscaldata di un metro per due, e rimane lì sei giorni, attaccato al wifi a postare foto dei piedi in ammollo, dell’hamburger con patatine che ha mangiato per cena ogni sera e passa il tempo telefonando a tutta la rubrica del cellulare per lamentarsi che il Marocco lo ha deluso.

Lo schizzinoso

Gira per la città con le mani in tasca e le estrae solo per tirarne fuori il gel lava mani all’aloe.
Porta da casa le sue lenzuola, pacchi famiglia di salviettine umidificate e appena sceso dall’aereo corre a comprare i prodotti per pulire il bagno del riad.
Va solo nei primi tre ristoranti di lusso citati da Tripadvisor ma anche lì chiede le posate usa e getta.
Se qualcuno tossisce a meno di sei metri di distanza inizia a sudare freddo e corre in camera a buttar giù imodium, aspirina e antibiotico.

L’hippie 2.0

A 50 anni suonati ha i dreadlocks (per i meno informati, le trecce da rasta), la maglietta con i buchi, i pantaloni di lino, lo zaino da campeggio con le Birkenstock rigorosamente appese dietro  in bella vista perché lui deve andare in giro scalzo, ovunque, anche in bagno.
(Badate bene che gli hippie di nuova generazione indossano capi sdruciti ma comprati così a minimo duecento euro l’uno.)
Usa solo telefoni della Apple e macchine fotografiche professionali ma su un succo da due euro chiede lo sconto.
Tendenzialmente sarebbe vegano e salutista ma, almeno qui,  non pratica e si abbuffa di panini da un euro con dentro pollo, manzo, montone, lumache e sua nonna, però rimane animalista quindi raccatta tutte le bestie che trova per strada, ci si rotola insieme a terra, gira con le crocchette in tasca e quando trova il primo cucciolo sfinisce tutti i residenti europei che incontra per convincerli ad adottarlo.

Viaggio-disorganizzato

L’italiano curioso

Lo riconosciamo da lontano, anzi prima lo sentiamo e poi lo vediamo arrivare.
Canotta, jeans tagliati sotto al ginocchio, marsupio e infradito per lui; vestitino scollatissimo, mollettone nei capelli e tacco 12 per lei.
A volte sono in gruppo, forse arrivati con un pullman organizzato dalla parrocchia.
Noi facciamo finta di non vederli ma ahimé qualcuno in città gli ha già detto che siamo italiani e arrivano dritti solo per fare due chiacchiere in lingua.
La prima cosa che ci chiedono è un caffè perché gli manca troppo l’espresso e quando rispondiamo che non lo facciamo partono con la ramanzina e i consigli sui prodotti da vendere in un locale all’estero, dal caffè, alla pizza, agli arancini, alle lasagne fino al panettone, poco importa se sei in un paese islamico e il panettone non se lo fila nessuno ma se viene un italiano che vuole il pandoro a settembre tu dovresti averlo, perché sei italiano.
L’italiano  curioso chiede un po’ di tutto: come si vive qui, perché siamo venuti, cosa facevamo prima, come sono i marocchini, cosa mangiamo, quante volte torniamo in Italia; ma l’unica cosa che gli interessa, e ci gira intorno finché non riesce à domandarcelo, è quanto spendiamo di affitto di casa e del locale.
Non so cosa sia questa fissa ma ad oggi il 100% degli italiani ce l’ha chiesto. Siamo arrivati al punto di dirgli una cifra a caso subito per sbarazzarcene il prima possibile. Funziona.

Il navigato

Infine c’è lui, che tutti gli altri li guarda dall’alto al basso con sorriso strafottente.
È quello che si è girato mezzo globo con mezzi di fortuna, un viaggiatore esperto.
Non ha paura di niente ed essendo cittadino del mondo ce lo vuole spiegare lui com’è il Marocco, come sono i marocchini, come non farsi fregare in questo paese di furbacchioni, come gestire il nostro locale, come attirare i  clienti, come e dove investire dei soldi.
Indossa abbigliamento tecnico oppure sahariana e panama. Ti racconta di quando è scampato ad una bomba in Turchia durante la primavera araba, mentre sorseggia té alla menta e si arrotola sigarette una dopo l’altra.
È venuto in  Marocco per investire, ha trovato una casa da comprare, una vera occasione perché un amico di un amico di un amico gli vende una villa per due lire. Quando gli diciamo di fare attenzione alle occasioni ci ride in faccia.
Se ne torna in Europa con le tasche svuotate, e dei documenti di proprietà di una villa falsi in mano.
Viaggio-mondo

Nota dell’autrice:

Fatti e persone raccontati NON sono inventati.

È tutto vero.

5 commenti
  1. Nadia
    Nadia dice:

    Ciao Francesca. Curiosità: tra questi viaggiatori/turisti chi sono quello che sono poi diventati cari amici? Mi pare tu faccia un po’ a pezzi tutti quanti :-p Cari saluti al Marocco che tanto amo.

    Rispondi
  2. Armando Armando
    Armando Armando dice:

    Poi ci sono gli IRE razza padrona indolore con forme di turismo da PortAporta vengo anch’io nô tû nô…beh se insisti, datti una mossa…
    Un inizio, a seguire col soggetto : turistiX(s)forza

    Rispondi

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