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I Viaggiatori della Vita

Giulia, Liz, secchiona, cicciona, ballerina, punk, ribelle, musicista, permalosa, maniaca del controllo, piemontese, bolognese, inglese, veneziana, china-girl, fidanzatina,  poliglotta, figlia dei fiori, figlia di buona famiglia, facile, impetuosa,  rossa, mora, paranoica.

Raver, fumatrice, professoressa, traduttrice, cameriera, panettiera, commessa, clandestina, illegale, tatuata, ansiosa, backpacker, innamorata, casalinga, tradita, vuota, imprenditrice, licenziata, povera, impaurita, stanca, forte, surfista di metropolitane. 

Cacciatrice di albe, sognatrice, apolide, ubriaca di vita, scalza, sporca, colorata,  combattente, fenice.

Sono stata e sono stata chiamata tutte queste cose, nella mia vita.

Ho fallito miseramente e ricominciato con testardaggine e determinazione.

Mi sono sentita persa e inutile, lontana da tutto ciò che amo, cercando di raggiungere qualcosa che, a volte, non ero neanche più sicura di volere.

Tra la nostalgia di casa e la paura di tornare in quei luoghi d’ infanzia che non ti riconoscono più, da tanto che sei cambiata.

Questo post ha tardato molto ad arrivare a causa di tutte le cose successe nell’ultimo anno.

Nel momento in cui accadevano sembravano vere e  insormontabili tragedie.

Da quando mi sono stabilita in Cina, ho sofferto molto per aver perso persone care.

Queste ultime diventano la tua famiglia, quando ci si trasferisce così lontano da casa.

Sono stata licenziata dall’azienda che ho fondato con partner cinesi, sono stata tradita dal ragazzo che credevo mi amasse e abbandonata in casa “nostra”.

Poco dopo, ho scoperto che quella orribile sensazione di “sprofondare in me stessa” che provavo troppo spesso è clinicamente definita come attacco di panico.

Sono stata dipendente da psicofarmaci per non sentire più nulla, ho fatto preoccupare per la mia salute la mia famiglia e gli amici che, volontariamente, ho allontanato il giorno che ho deciso di mettere 9000 kilometri tra me e loro.

Sono andata a lavoro con la nausea ogni santo giorno, mettendo su un bel sorriso affinché nessuno si accorgesse della rabbia che mi urlava dentro.

Io, la ragazzina maniaca del controllo che non accettava che una sola cosa fosse fuori posto.

Quella che  ha sempre costruito il mondo che voleva per se stessa ha fatto corto circuito un giorno sulla linea 3: in mezzo a tanta gente le cui facce si mischiavano come fluidi nel caos.

E lei, sempre più piccola, spariva, fagocitata dall’immensa e impietosa Shanghai.

Ho cercato una via di fuga nei divertimenti e nell’alcool.

Ho dato fiducia a persone che ti succhiano via tutto quello che puoi dare e poi si dimenticano chi sei.

Sono stata delusa da me stessa per tutti gli errori di valutazione, mi sono chiesta se valesse davvero la pena vivere tutto questo per un sogno di bambina che, del vivere e delle difficoltà, non sapeva proprio nulla.

Ho bruciato l’energia vitale, rimanendo niente più che debole essenza di una vita senza scopo.

Ma non si può modificare il destino.

Ci si può solo abituare ad accettare la casualità di ogni giorno.

Soprattutto avendo scelto di vivere in un paese pieno di contraddizioni come la Cina, dove niente è come sembra e tutto può esistere.

Stavo per arrendermi e abbassarmi al compromesso con quella vita che ho sempre rifiutato di scegliere e tornare a casa sconfitta, ma non ci sono riuscita.

Per quanto semplice e confortevole sia la terra ferma, ho sempre guardato il cielo col naso all’insù, cercando un contatto alieno e un pianeta migliore per me.

I viaggiatori della vita portano con sé un bagaglio grande che spesso, quando chiudono gli occhi, sembra enorme, ben più di quanto una sola vita possa contenere e sopportare.

Oggi, le emozioni sono sfocate dalla memoria.

I ricordi dei luoghi  visti e vissuti,  di tutte quelle persone con cui si è scambiata una parola o un sorriso, con cui si  condiviso un umile pasto o con le quali si è bevuto un bicchiere si intrecciano, oggi, con le storie ascoltate, il rumore del mare, la pura felicità e l’eco di una malinconia insopportabile.

Di tutta la vita vissuta e di tutti gli  errori commessi dal giorno in cui  ho fatto il primo passo fuori dalla casa dei miei genitori, non c’è nulla che, oggi, non rifarei.

Ed è proprio il mio vissuto  che  mi rende ciò che sono: me stessa.

Ogni volta che sento soffiare il vento il cuore impazzisce di emozioni, i piedi cominciano a muoversi uno davanti all’altro e capisco che sarò sempre una viaggiatrice, golosa  di sensazioni e mangiatrice di chilometri, piena d’amore per tutto ciò che verrà.

È quando pensi di aver perso tutto che smetti di avere paura e realizzi che la cosa più preziosa in tuo possesso, quella di cui devi essere fiera e che va sempre difesa, è il tuo essere meravigliosamente libera.

fenice-rinascita

11 commenti
  1. Vale
    Vale dice:

    Non ho mai letto un blog o un post su Wechat che superasse la riga e mezzo, ma nelle tue parole mi sono incantata e persa allo stesso tempo. Che bel viaggio nel riassunto della tua ultima vita che mi sono appena fatta, che somiglia molto alla mia, d’altra parte, cara viaggiatrice. Cuore.

    Rispondi
    • Giulia
      Giulia dice:

      Ciao Vale e grazie davvero per il tuo commento! Ho scritto questo post per me stessa in primis ma tante viaggiatrici della vita hanno risposto con fervido sostegno e completa condivisione. Sono felice che abbia fatto bene ai nostri cuori 🙂

      Rispondi
  2. Lorena
    Lorena dice:

    Giulia complimenti, prima di leggere che hai solo 26 anni ti immaginavo coetanea (54). Io sono zingara per vocazione, ho una figlia che si chiama Giulia, poco più giovane di te, anche lei laureata in cinese a Ca’ Foscari. Ora è in Florida, ma con tanta voglia di tornare in Cina. Forza ragazze!!!

    Rispondi
    • Giulia
      Giulia dice:

      Ciao Lorena, grazie mille per il tuo commento! Quelle come noi possono solo andare avanti, non ci fermiamo neanche se stravolte! Auguro a tua figlia di tornare in Cina presto se è quello che desidera, altrimenti che imbocchi a braccia e cuore aperto le strade che la vita le offrirà! È grazie a mamme come te e come la mia che siamo cresciute libere 🙂

      Rispondi
    • Giulia
      Giulia dice:

      Ciao Niky! Proprio di recente pensavo alle bellissime feste che ci organizzavi quando eravamo bambine <3 ti voglio bene anche io!

      Rispondi
  3. Pucci
    Pucci dice:

    Cara Giulia
    la tua tenacia e determinazione fanno di te una grande donna.
    Ieri la bambina che ho conosciuto
    Oggi la viaggiatrice che conosco grazie al tuo post!
    Sei bella e “meravigliosamente libera”: vanne fiera!
    Ti abbraccio
    Pucci

    Rispondi

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