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L’anno scorso abbiamo viaggiato agli estremi di questo paese lungo e stretto che è il Cile.

A Luglio siamo stati nel punto più a nord, Arica, (qui il racconto di viaggio) e a Dicembre nel posto più a sud, Punta Arenas, circa 5000 km più in basso.

Ad esser precisi, più giù ci sono ancora parecchi parchi, isole e ghiacciai e anche l’Antartide Cilena, ma permettetemi di approssimare così.

Punta Arenas è una piccola città, ma è molto frequentata perchè è un passaggio quasi obbligato per andare nel Parco Nazionale delle Torres del Paine, una delle mete di montagna più famose del Cile del Sud. 

Ma noi non andremo in montagna: siamo venuti per i pinguini!

La nostra meta numero uno è infatti Isla Magdalena, un isolotto brullo nello stretto di Magellano dove migrano, tra Ottobre e Marzo, circa 58.000 coppie di pinguini per riprodursi. Cinquantottomila!

Viaggiano dal sud del Brasile e vengono qui, approfittando del fatto che in questo periodo dell’anno le giornate sono molto lunghe.

Mettono alla luce i piccoli, insegnano loro a nutrirsi e a nuotare e tra Febbraio e Marzo riprendono il viaggio verso il Brasile.

Un viaggetto da nulla, insomma. E noi che ci lamentiamo se dobbiamo fare un viaggio aereo di 12 ore.

La possibilità di navigare fino a Isla Magdalena dipende dal vento.

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Sfortuna vuole che da quando siamo arrivati a Punta Arenas c’è vento, moltissimo vento. Fino a 100 km/h, dicono i locali. Quindi: stamattina non c’è niente da fare: le imbarcazioni non salpano.

Immaginate la faccia di due bambini di 2 e 4 anni, tirati giù dal letto alle 5:30, pronti con lo zainetto sulle spalle ed emozionati come solo i bimbi sanno essere, quando comunichi loro che c’è troppo vento, il porto è chiuso e non si va a vedere i pinguini. 

Per fortuna eravamo stati abbastanza furbi da prenotare più di una navigazione.

Quindi, al pomeriggio abbiamo ritentato con un’altra compagnia e un altro tipo di barca e, stavolta, ci è andata bene.

Sull’isolotto, oltre ai pinguini e ai 3 guardaparco del Conaf – Corporación Nacional Forestal – che custodiscono il piccolo faro, non c’è nulla.

Solo pinguini e gabbiani, gabbiani e pinguini. 

Si cammina lungo un sentiero guardando le tane dei pinguini a destra e a sinistra, riconoscendo i piccoli che sono grigi e più pelosi. Alcuni sono nascosti nelle tane e, spesso, i genitori stanno in piedi davanti all’entrata per proteggerli.

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In realtà non è che questi pinguini abbiano grande paura dell’uomo: uno attraversando il sentiero si è quasi schiantato contro di noi! 

Passiamo un’ora con la bocca aperta per la meraviglia.

Tutti, grandi e piccini, siamo affascinati dallo spettacolo della Natura che abbiamo davanti.

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Ma a Punta Arenas non ci sono solo i pinguini.

E’ possibile passeggiare per il centro e si può mangiare granchio gigante, la famosa centolla, e bere cioccolata calda con panna o birra Austral, una conosciuta birra cilena che si produce qui.

Visitabile, a circa 50km più a sud, anche il Fuerte Bulnes.

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Si tratta di una ricostruzione del primo avamposto cileno dove hanno vissuto gli uomini spediti nel 1843 dal presidente Bulnes per colonizzare e prendere possesso di questa parte di Cile.

Sono sopravvissuti a 6 anni di freddo e disagio della zona, e poi hanno deciso che era troppo e hanno abbandonato il forte per trasferirsi più a nord e fondare Punta Arenas.

Se vi affascinano i limiti e il loro superamento, si può poi continuare ancora una ventina di chilometri, fino al fin de camino: fine della strada.

Questo vuol dire che, volendo, si può prendere una macchina in Alaska e guidare fino a qui.  

Certo, ci vorrà tempo in abbondanza e un veicolo adatto, la strada farà dei bei giri e probabilmente Google Maps si rifiuterà di guidarvi. Ma si può fare. 

Oltre questo punto invece no, si va solo a piedi: 

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Infatti, a piedi, ci siamo incamminati lungo la spiaggia verso il Faro San Isidro.

Noi e un sacco di vento, ovviamente!

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