expat 3.0

expat 3.0

Il momento del “me la sto facendo addosso” è arrivato, era inevitabile.

Pensavo di scamparla questa volta, alla mia terza esperienza da expat, invece no, come ha detto Silvia non ci si abitua mai, ogni volta che si molla tutto e si parte, è semplicemente un salto nel vuoto, non importa quanti ne hai già fatti prima.

Posso fare la disinvolta, quella che ha viaggiato e ha messo i piedi su 5 continenti, quella che ha abitato dall’altra parte del mondo, in Nuova Zelanda, quella che a 18 anni era già in Svizzera a lavorare, quella che viaggia da sola, quella che se ne frega di tutto e di tutti, però alla fine dei conti,in tutta sincerità, vi dico anche che in questo momento ho PAURA.

Stanotte ho dormito malissimo, ma nonostante tutto mi sono svegliata felice col pensiero che mi mancavano solo 2 giorni di lavoro qua ad Ibiza. Dopo un po’ però mi è salito il panico e l’agitazione ed è tutto il giorno che il mio cervello non si ferma.

Tra 5 giorni ritorno in Italia, mi fermo un po’ a Domodossola, la mia città natia, e farò un paio di giorni a Genova, la mia città adottiva (la prima delle tante, ormai!). Tra due settimane ho il volo per New York in cui farò una breve vacanza di 5 giorni (che per altro non ho ancora avuto il tempo di organizzare, albergo a parte) e poi salirò su un autobus che in 12 ore di viaggio mi porterà a Toronto in cui inizierò la vita da expat 3.0, sempre senza aver programmato nulla!

Quando sono andata in Nuova Zelanda qualche pseudo certezza l’avevo, come ad esempio una scuola di inglese prenotata per un mese e l’ostello che mi ha ospitato per 5 mesi. Ora invece parto all’avventura più completa, il che un po’ mi emoziona e un po’ mi spaventa. E’ la mia ennesima grande sfida, non ne posso fare a meno, se no mi annoio.

E’ da qualche mese che sto cercando contatti a Toronto per le mie prime settimane, tramite il sito Couchsurfing. All’inizio vorrei farmi ospitare da perfetti sconosciuti, 3 giorni qua, 3 giorni la, finché non trovo un lavoro e una casa nelle vicinanze. Ho contattato tutti gli ostelli della città che, a parte avere cifre astronomiche, non offrono la possibilità di soggiornare oltre le 2 settimane in molti casi e non praticano la formula del “work in exchange of accomodation” come in Nuova Zelanda, per cui in cambio di qualche ora di lavoro al giorno ti danno il soggiorno gratuito. Sfruttare Couchsurfing non vuol dire solo risparmiare qualche soldo, ma soprattutto immergersi tra i locali e iniziare ad integrarsi da subito. Questo voglio fare, ma chissà se ce la farò! Mi hanno detto in tanti “forse” ma attualmente non ho alcuna certezza. Lo so, posso sempre prendermi un letto in ostello all’ultimo minuto, quindi questo non è un problema reale, diciamo che la mia paura è quella di non integrarmi tra i canadesi, ma rimanere sempre schiacciata dalla nicchia della ristorazione, italiani annessi, croce che mi porto avanti da 3 anni.

expat 3.0 cala comte

expat 3.0 cala comte

Chi mi conosce lo sa che sono ossessionata dalla questione della lingua, ora posso definirmi in qualche modo trilingue, col mio italiano confuso, il mio broken english e uno spagnolo che citando Michel sembra quello di Siri. Ho due obiettivi per la mia vita da expat 3.0 ossia liberarmi dall’accento italiano (la vedo dura in 6 mesi) e ottenere un work visa per poter rimanere più a lungo in Canada (altrettanto dura). Oh ragazzi io ci ho provato, ma in Europa non mi ci trovo! Sono una fanatica del Commonwealth, mi manca da morire l’attitudine alla vita dei Kiwi, ambientaliste multiculturale curioso e rilassato che c’era in Nuova Zelanda, l’organizzazione, l’attenzione all’essere e non all’apparire, mi mancano i backpackers e ho capito che odio i turisti. Mi piace festeggiare il compleanno della Regina Elisabetta in differita. Ho bisogno di stare in mezzo a gente con la mentalità aperta, non finta aperta (ma questo forse è sempre legato al fatto che ho bisogno di stare lontano dagli italiani, con tutto rispetto per chi legge!), ho bisogno di non non sentire continui giudizi sulla gente legati a come una persona si veste, alla sua conformazione fisica, al colore dei capelli, alle sue abitudini sessuali, al suo status sociale.

Ho paura, ve l’ho già detto? Perchè non so come andranno le cose, non so se raggiungerò i miei obiettivi sopracitati, non so se mi andrà di nuovo bene, come mi è andata bene in questi ultimi 3 anni spesi tra Auckland e Ibiza, non so se sarò altrettanto fortunata, non so se sarò felice quanto lo sono stata fino ad ora.

Un’altra paura grandissima è per il clima. Dai, ridete, va bene! Come già detto, arrivo da Domodossola, una ridente cittadina confinata tra le Alpi, sul confine con la Svizzera. Durante i miei primi 19 anni di vita ne ho visti di inverni, ne ho vista di neve cadere, l’ho vista da ottobre ad aprile, ma poi ho sempre abitato in città di mare, oggi 15 ottobre a Ibiza sono ancora in maniche corte e negli inverni ad Auckland non si vedeva scendere il termometro sotto ai 7 gradi di notte e sotto ai 10-15 di giorno, salvo rare eccezioni. Ho paura di non farcela e vivere sotto zero, sommersa da metri di neve, senza voglia di uscire di casa, senza voglia di vivere. Una vita fatta di casa e lavoro non è una vita per me. Il piano B è spostarmi a Vancouver che ha un clima un po’ più mite, ma ancora una volta non lo so, ho paura, vedremo!

E mentre penso a ciò che succederà da novembre, cosa che per altro non posso prevedere, penso a cosa succederà qua nei prossimi 5 giorni, a quanto sarà pesante lasciare Ibiza, nonostante sia arrivata a un punto, ad Agosto, in cui non ce la facevo più, non sopportavo più niente e nessuno, me ne volevo solo andare e mi sono fatta pure venire la psoriasi per lo stress, che mi porterò dietro ancora per un bel po’ di mesi.

expat 3.0 ines

expat 3.0 ines

L’esperienza del lavoro stagionale a Ibiza è stata molto strana, particolare. È iniziata piano piano, ad Aprile, con l’isola vuota e tanto tempo libero a disposizione, che ho sfruttato girando tutte le spiagge e passando tanto tempo con le mie coinquiline e la loro compagnia. Poi è arrivato maggio, ho iniziato a lavorare, a fare un lavoro in cucina che non era il mio, ho fatto veramente tanta fatica per cercare di tenere il passo e per non deludere le aspettative di chi mi aveva dato fiducia pur sapendo che quello non era il mio lavoro, per cercare di non deludere me stessa, abituata ad essere sempre la prima della classe. Questa volta, sempre in sincerità, posso dirvi che ho imparato tanto, che mi sono impegnata tanto, ma non sono diventata la prima della classe. Provaci ancora Ines! Io non mi arrendo.

Giugno e Luglio sono stati mesi intensi, in cui ho lavorato tanto, sono andata tanto al mare e ho fatto tanta festa, ad Agosto però non ce l’ho fatta più, ho smesso di uscire, di andare al mare, ho iniziato ad odiare tutti, essere sempre nervosa e limitare la mia vita al lavoro. Ho perso il controllo, cosa vi devo dire, è andata così. Ero stanca, a 34 anni non sono più una ragazzina e il mio corpo mi ha mandato a quel paese, non ce l’ha più fatta a seguire certi ritmi.

A metà settembre ho capito che il tempo stringe, che di vita ce n’è una e ho ricominciato ad uscire per lo meno. Mi sono fatta tutte le chiusure delle discoteche e ho visto l’isola svuotarsi nel giro di una settimana, tra la chiusura dello , quella dell’Amnesia e quella del Circoloco.

Ora mi manca un giorno di lavoro, un giorno di festa con i miei colleghi e tutta la truppa del barrio, un giorno in coma, una cena con le coinquiline, il giorno per fare la valigia e si parte. Non me ne ero resa conto, ma Ibiza mi mancherà. Mi mancheranno tante persone, mi mancheranno tante cose. Al lavoro e in casa ho trovato proprio l’ambiente ideale, non so mica se avrò altrettanta fortuna nella mia esperienza di vita da expat 3.0 .

Ho paura.

E se da un lato vorrei poter rimanere in Canada, dall’altro vorrei tornare qua la prossima estate e trovare tutto come l’ho lasciato. Ho paura. Ragazzi che vi devo dire. Citando nuovamente una lettrice, nuovi inizi e tanta vita! Ines La Trottola

Ps. Scusate se non vi ho raccontato molto di Ibiza ed ho parlato solo delle mie sensazioni, ma la maggior parte delle cose che ho visto, fatto e sentito non si possono raccontare, come si dice qua “lo que pasa en la Isla, se queda en la Isla”. E mentre scrivo questa frase ho i brividi. Ho detto tutto!

guetta

3 commenti
  1. Donatella
    Donatella dice:

    Ciao volevo farti i miei complimenti
    che dire! Sei bravissima
    io ho un grande macigno che mi pesa e mi impedisce di essere libera come vorrei.
    l’età.ho 38 anni e la mia vocina interiore spesso mi dice che sono vecchia e mi incastona con i piedi in una Italia che mi piace sempre meno.
    Devo scrollarmi di dosso questo retaggio culturale anche perché penso che l’età sia un problema tutto italiano…
    ti saluto e ti faccio un grande grandissimo in bocca al lupo per tutto
    ciaooooo

    Rispondi
    • Ines
      Ines dice:

      ciao donatella, io ho 34 anni, non credo ci sia molta differenza tra me e te, quei 4 anni scarsi o mangari 3 (io sono dell’82). hai ragione, la questione dell’età è solo un “problema” italiano, in nuova zelanda piuttosto che in canada io non sono vecchia, non sei vecchio neanche a 50 anni, neppure dopo. basta saper fare qualcosa e farlo bene, o perlomeno metterci dell’impegno. se hai voglia di partire fallo, buttati e poi raccontaci di come e’ andata! sono sicura che andra’ benissimo

      Rispondi

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