Ho celebrato da poco il mio quarto anno in India.

Devo ammettere che non è stata una giornata facile perché, dentro di me, stanno prendendo piede sentimenti contrastanti. Oggi, tante cose che prima amavo, mi stanno un po’ strette. Qui da noi si dice che un espatriato “dura” circa tre anni in India e poi crolla, torna al paese natale o espatria altrove. Io conosco persone che ci vivono da dieci o anche da venti anni e quindi non mi sento di generalizzare. Posso dire però che è dura vivere in a Delhi, o in generale in India per una serie di motivi, ma in particolare per le condizioni igieniche che sono allucinanti.

In questo post, vorrei parlarvi di alcuni aspetti culturali della città dove vivo, Delhi, e che sono validi per l’India in generale. E sì perché l’indiano che espatria, spesso e volentieri, cambia queste (cattive) abitudini e si adatta alla società in cui vive. Io però no: l’espatriato in India mai e poi mai si potrà adeguare a queste specifiche abitudini della cultura indiana.

MANGIARE CON LE MANI

Questa è forse la caratteristica più “indiana” in assoluto e probabilmente anche la più conosciuta all’estero. Personalmente non trovo nulla di male nell’usare le mani per mangiare, c’è una certa soddisfazione sicuramente, ma ad esempio io non son capace di mangiare il riso con le mani (anche perché è bollente e non so come facciano a non scottarsi le dita). Quello che però mi ha sbalordita di questa pratica ormai millenaria è l’aver assistito all’uso estremo delle mani come posate: molti si leccano le dita dopo aver raccolto fino all’ultima goccia di salsa ed addirittura il piatto, emettendo rumori molesti. Ora, immaginatevi seduti ad una tavola rotonda con i commensali che, a destra e a manca, leccano il piatto rumorosamente… mangerete con la testa nel piatto o guardando il soffitto. Parlo per esperienza. Non è così ovunque, io parlo di situazioni più estreme ma che, comunque, fanno parte della loro cultura.

SOFFIARSI IL NASO CON LE MANI

In India è cattiva educazione soffiarsi il naso in pubblico, usando il fazzoletto. Di solito, ci si scusa e ci si allontana. Tuttavia se non lo avete e non potete allontanarvi per non dare scandalo, potete sempre usare le mani. Si fa così: porre alternativamente la mano destra e sinistra sulla narice opposta, guardare a destra e sinistra per accertarsi che stia arrivando qualche passante, attendere il momento giusto in cui un pedone ci sta per sfilare davanti e soffiare con tutta la forza dall’una e poi dall’altra narice nel momento esatto in cui il malcapitato ci piazza il piede davanti. Stessa cosa accade con gli sputi. Ebbene sì: in India fanno a gara a chi sputa di più. Qui c’è l’abitudine di masticare il paan, ovvero una foglia di betel farcita di specie diverse, spesso con tabacco, che poi si liquefa. Non sorprendetevi se, improvvisamente, il vostro autista aprirà la portiera dell’auto nel bel mezzo del traffico per sputar fuori litri di liquido di paan.

IL CALZINO INFRADITO PER L’INVERNO

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In India non fa mai veramente freddo. Qui non abbiamo il “gas di città”, usiamo le bombole e anche chi ha l’attacco al gas, comunque, non ha il riscaldamento. Noi usiamo le stufette elettriche, tipiche degli anni ’30 in Italia. Le case di Delhi, a dicembre e gennaio, sono delle celle frigorifero. Tuttavia, all’aria aperta si sta meglio. Sebbene esistano capi di abbigliamento invernale, la maggior parte usa comunque gli abiti estivi e ci si veste a strati, al massimo con un golfino di lana sul kurta di cotone ed il mitico calzino infradito multicolore. Non sarebbe un problema indossarlo a casa, dove può far veramente freddo, ma il punto è che lo vedi indossare da moltissime donne, ovunque. Io non ci capisco niente di moda e né la seguo ma un minimo di gusto ce l’ho persino io ed il calzino infradito sotto il completo per andare in ufficio anche no!

“FARLA” OVUNQUE

L’uso del WC non è “ovvio” in India; molte case, nelle campagne, non ne sono dotate. Solo in tempi recenti, il governo ha emanato una legge per cui ha reso obbligatoria la costruzione del bagno in casa o almeno nel cortile. Purtroppo, la mentalità delle persone non va di pari passo con la legge e non tutti si rendono conto che è sbagliato “farla” dove gli pare. Ecco che in India, almeno qui a Delhi, nonostante la presenza dei bagni pubblici – che sono sempre pochi ma almeno ci sono – ti trovi a camminare sul marciapiede ed a passare davanti a qualcuno che fa la pipì di fronte a tutti. La cosa assurda è che, se non distogli lo sguardo, sei tu che sbagli ad osservarlo e non lui a vergognarsi. Il prossimo 11 agosto, nei cinema indiani, uscirà il film ‘Toilet’, interpretato da uno degli attori più amati di Bollywood, che racconta proprio la storia di una giovane coppia sposata e della richiesta della moglie di costruire un bagno in casa… non sarà facile ottenerlo a causa della mentalità arcaica della popolazione rurale. Io ho già prenotato il biglietto!

NON CI SONO I CESTINI

I primi mesi a Delhi portavo le cartacce a casa, le riponevo nelle tasche e le gettavo nel cestino di casa. Proprio non ce la facevo a gettarle via, per strada. Questo perché non trovavo i cestini dei rifiuti o i contenitori dell’immondizia. Poi mi fu spiegato che, per motivi di sicurezza, non li avrei trovati. Purtroppo, in tempi bui, gli attentati avvenivano anche così: le bombe venivano inserite nei cestini, ai mercati, ovunque. Le carte andavano gettate lì dove vedevi un mucchietto. Nel 2015 ho visto il primo cestino al mercato di Lajpat Nagar, feci anche una foto. Forse è il sintomo che il paese si sente più al sicuro? Non saprei, ma a me ha fatto piacere. Le persone lo usano ma in cinque minuti è pieno perché siamo tanti. Tuttavia anche questo significa che la gente è educata, se l’amministrazione ne mettesse di più verrebbero usati, e l’India, forse, sarebbe meno sudicia.

LA VACCA E’ SACRA FINO AD UN CERTO PUNTO

Sì, la vacca è sacra e non si mangia carne rossa. Non è vietato dalla legge in tutti gli Stati della Federazione eppure qui, purtroppo, ne succedono tante. Molti sono i disordini tra induisti e non, anche per il semplice fatto di trasportare la vacca. Tuttavia, in questo momento voglio evidenziare un altro aspetto. La cosa allucinante, infatti, è vedere queste povere bestie ridotte all’osso perché, sebbene sacre, nessuno si occupa di loro e, almeno nelle grandi città, gironzolano placidamente tra il traffico e l’immondizia dove si cibano di tutto, plastica compresa. Una scena raccapricciante. E tuttavia, una vacca in India ha più diritti di un essere umano, in quanto nessuno può toccarla, pena multe e detenzione.

PRIMA SI BEVE E POI SI MANGIA

Una delle abitudini che ho osservato nel frequentare il circolo di amici indiani è l’amore per l’alcool. Non credete a chi dice che gli indiani sono tutti vegetariani, santoni, yogi, etc. Agli indiani piace bere, soprattutto whiskey, or rhum. Alle feste dell’indiano di ceto medio – se così si può definire la parte di popolazione con uno stipendio medio-alto, laureato, viaggiatore, di buona famiglia – noterete che la prima domanda che viene fatta nel momento esatto in cui varcate l’uscio della casa dell’ospite è “what do you have?” ancora prima di sentire “how are you?”. Subito dopo, vedrete i camerieri che passano con vassoi ricolmi di snacks. Lo snack solitamente è pollo, pesce, patate, montone, insomma una vera cena per noi italiani. Dopo due, tre ore di snacks ed alcool, ecco che si cena… sì, proprio così, dopo la mezzanotte solitamente si raggiunge la tavola dove, a turno, ci si riempie il piatto e si mangia anche in piedi. Ovviamente, ciò significa andare a letto con lo stomaco stracolmo, pronti per una notte insonne. Ciò avviene dalle due alle quattro volte la settimana. Vivere a Delhi inevitabilmente ti regala una bella pancetta. A proposito, tra un mesetto inizio la palestra, il mio corpo grida aiuto!

FARE IL BAGNO VESTITI… ANCHE IN PISCINA

Per ovvi motivi di pudicizia, in India si gira coperti. Mostrare la pancia e le braccia avvolte in un sari di design non è ritenuto offensivo ma scoprire il decolleté e le gambe invece sì. Quindi, anche al mare, ed io intendo proprio sulla spiaggia, noterete donne e uomini indiani che passeggiano sul bagnasciuga completamente vestiti. I più arditi si tuffano, le donne sempre vestite, gli uomini no. Ovviamente io in bikini sulla spiaggia di Goa ero la solita mosca bianca, non solo metaforica. Stessa cosa accade ai famosi “pool party”. Al pool party, ovviamente, non ci si va di giorno per prendere il sole o per combattere l’afa estiva. Ci si va di sera, per divertirsi al ritmo di danze disco e alcool, e ci si lancia in piscina, almeno con la T-shirt. Le espatriate, più audaci, usano il bikini, salvo poi sentirsi apostrofare come facili. Quest’aspetto sta cambiando ma moooolto lentamente.

HENNE AI CAPELLI: ORANGE IS THE NEW BLACK

Che l’henne (o “henna”) sia una tradizione molto affascinante è indiscutibile. Ovviamente, quando usato con moderazione o per tatuare le mani e le braccia, soprattutto per le occasioni speciali. Purtroppo qui viene impiegato anche come tintura per capelli, con risultati poco gradevoli perché regala tonalità di arancione vivo, che lascia le radici bianche o nere e contrasta in maniera spaventosa con il colore della pelle indiana. Attenti a trattenere la risata quando vedete qualcuno con i capelli arancioni in India, un indiano offeso può diventare il vostro peggior nemico.

IN INDIA, TUTTO DIPENDE DAL PANDIT

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Io mi sono sposata civilmente in India. Poi ho regolarizzato la mia posizione in Italia. Fare il contrario ci sarebbe costato anni ed anni di mal di testa tra burocrazia e documenti. In India, infatti, non tutti hanno il certificato di nascita. E non tutti i certificati di nascita recano il nome del nascituro. E la data di nascita del neonato spesso non è correttamente registrata. Un vero rompicapo. Ora vi svelo il mistero. 

Il Pandit è il Maestro, il Guru; è un brahmano induista e molti aspetti della vostra vita dipendono da lui. Il Pandit deciderà se vi potete sposare, il giorno e l’orario delle tue nozze, e da qui non si scampa. Deciderà anche la lettera iniziale del nome dei vostri figli. Pertanto, quando un bambino nasce, non ha ancora un nome. Il nome verrà deciso dopo che gli verrà fatto l’oroscopo, e gli verrà dato con una vera cerimonia. Nel frattempo, all’anagrafe si registra un figlio di X ed Y, nato il giorno TOT… Tuttavia, in passato, e mi riferisco anche a meno di trent’anni fa, non esisteva l’anagrafe e la data di nascita era decisa dagli insegnanti il primo giorno di scuola. Ovvero, se sei nato il 2 aprile ma inizi la scuola il 13 giugno, il 13 sarà la data del tuo compleanno. Tutto normale, qui.

Questi sono soltanto alcuni degli aspetti culturali che più mi hanno colpita in questi primi quattro anni in India.

Spero di non avervi sconvolte troppo e, se volete sapere di più su come sia vivere a Delhi, non dimenticate di leggere gli altri miei articoli qui.

Namaste a tutti!

Susanna – Delhi

18 commenti
  1. Licia
    Licia dice:

    Bellissimo post! Immagino sia dura adattarsi ad una cultura così diversa e così anche complicata.
    Capisco anche cosa intendi dicendo che dopo 4 anni alcune cose ti stanno strette. Vivendo all’estero da 15 anni capisco benissimo! E infatti diffido quando leggo post qui di gente che è via solo da un anno e scrive di quanto sia fantastico il nuovo paese. In molti rispetti lo è ma sono dopo 4-5 anni cominci a vedere ‘oltre’. Di certo rimane un’esperienza unica! In bocca al lupo!

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    • SusIndia
      SusIndia dice:

      Ciao Licia, grazie per il messaggio. In realtà, devo ammettere che tante cose all’inizio non le vedi neanche perchè sei un po’ con la testa frastornata e non ci fai caso. Poi ci fai caso, e ci passi sopra sorridendo. Poi inizia a darti un po’ fastidio e vuoi cambiare le cose. Poi capisci che tu, esternamente, non le puoi cambiare e ti arrendi a quello che è. Credo che questo valga per ogni expat, in ogni paese come in ogni storia d’amore. Sarebbe meglio passare dalla fase 1 alla fase 4 direttamente ma la natura umana non funziona sempre così. Ora, nello specifico mi piacciono le abitudini SANE indiane, e trovo bello che esistano ancora tante cose alla maniera tradizionale. Un altro esempio è il sari: una donna in sari è l’emblema della grazia e dell’eleganza, non importa quanto povera possa essere, ma è sempre uno spettacolo. Ora, il sari non è propriamente comodo per svolgere le faccende della vita di tutti i giorni e altri abiti sono entrati a far parte del vestiario di una donna indiana. Purtroppo però in alcune famiglie, spesso la donna è obbligata a vestire solo in sari e questo non va bene. Deve essere una scelta. Quindi, SI alla tradizione se non diventa un’imposizione e non nuoce alla persona.
      Un caro saluto

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  2. Bolleblù
    Bolleblù dice:

    Grazie Susanna perché con grande rispetto sei riuscita a far conoscere usi differenti dai nostri e sopratutto senza giudizio.

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  3. Margherita Motta
    Margherita Motta dice:

    Dico che se dell’India dopo anni che vivi lì ti viene la voglia di scrivere quanto ho letto, è meglio che te ne vada. Ci sono tanti paesi nel mondo dove:non su mangia con le mani, ci sono wc anche d’oro ecc.ecc.ecc.

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    • SusIndia
      SusIndia dice:

      Ciao Margherita, non è proprio così. Anche io mangio con le mani e faccio il bagno alla maniera indiana con le secchiate d’acqua quando non voglio usare la doccia. Sono cose piacevoli. Se tu hai letto il blog come una lamentela e basta mi dispiace non era questo l’intento del post. Al contrario, questo blog è un modo per dire che continuo ad amare l’India ed a sentirmi a casa nonostante ci siano aspetti culturali che non incontrano il mio favore o che, se estremizzate, non devono essere accettati ciecamente solo “perchè si vive in india”. E’ un po’ come quando mangi spaghetti anche se vivi in un paese che per cultura non li ha. Non si smette mica di essere italiani perchè ci si trasferisce. Non inizierò io a far la pipì ogni volta solo perchè loro fanno così.
      Il fatto di essere espatriati in una terra diversa non significa quindi che dobbiamo accettare tutte ma proprio tutte le loro abitudini, che siano esse derivanti dalla tradizione o semplicemente, come in alcuni casi dall’ignoranza.
      Ma non abbandonerò questo paese per questi motivi elencati nel blog che sono stati scritti anche per spiegare a chi viene qui in viaggio cosa ci si può aspettare. Se mai andassi via dall’India sarebbero altre le ragioni: l’aria pulita, il sistema scolastico, le leggi che stanno diventando troppo restrittive per ogni cosa sono forse pensieri che mi preoccupano più seriamente

      Rispondi
  4. SusIndia
    SusIndia dice:

    Sempre tanto gentile te. Grazie mille.
    Sono contenta di essere riuscito nell’intento di descrivere una realtà difficile senza offendere il mio nuovo paese.
    Grazie

    Rispondi
  5. luisa
    luisa dice:

    ciao susanna,
    hai descritto molto bene questi aspetti dell’India.
    L’India nell’immaginario collettivo dei più è spiritualità: bi sogna frequentarla spesso o viverci per capire che non è sempre così!
    In ogni caso, questi che hai descritto così bene, sono caratteristiche che fanno parte della quotidianità . anche questo è India. continua a scrivere, mi raccomando!!!!! chi meglio di te può descrivere questo meraviglioso paese…. grazie

    Rispondi
    • SusIndia
      SusIndia dice:

      Ciao, beh si può stare come paragone salvo che ci sono anche mercati del pesce super organizzati. Alcuni servizi qui funzionano benissimo. Hai mai sentito parlare del Dabbawala? Un sistema capillare di distribuzione del cibo, dalla cucina della mamma direttamente al posto di lavoro, con una precisione allucinante che le migliori università americane hanno provato a studiare. Questa precisione potrebbe essere applicata a tutti i settori ed allora sì che l’India sarebbe una potenza mondiale…siamo ancora lontani.
      Grazie del passaggio

      Rispondi
  6. Loredana
    Loredana dice:

    Molto interessante , mi e` piaciuto tutto quello che hai scritto! <3
    Ora ho finalmente capito perche` alcune mamme indiane facevano e continuano a far fare la pipi` ai loro figli nei parcheggi dei supermarkets e malls! O.o Pensare che ho anche detto loro, molte volte: "Excuse me? Don't you know that there are plenty of toilette inside the shopping center? What you do is really rude Yuck!" Comunque mi sembra che non tutti si adeguano. 🙂

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    • SusIndia
      SusIndia dice:

      Ciao Loredana. Certe abitudini sono dure da cambiare purtroppo…. Io ricordo che quando ero piccolissima e capitava di farla sulla piazzola di sosta in autostrada, nascosta dalla macchina, già mi sentivo in imbarazzo ed avevo tipo 2-3 anni….
      Se nasci in un contesto diverso, è dura cambiare.
      Purtroppo ci sono cose che in India non cambieranno mai secondo me…

      Rispondi
  7. karin
    karin dice:

    Complimenti! Mi sembrava di leggere nel mio diario della mia vita in India 🙂 La prima volta ho vissuto 5 anni in Chennai, e dopo una pausa di 6 anni, ero tornata per un altro anno. Ho lasciato India di nuovo in maggio ma l’India non mi lascera’ mai. Probabilmente non tornero’ piu’ per lavoro ma senz’altro da turista. Ho imparato tantissimi cose per me stessa dagli indiani, dalla loro cultura. Saro’ sempre grata di aver avuto la possibilita’ di fare questa esperienza, cioe’ di vivere e lavorare in India. I wish you all the best.

    Rispondi
    • SusIndia
      SusIndia dice:

      Verissimo quello che dici Karin…che l’India non ci lascerà mai.
      Mi sono resa conto da poco, nelle situazioni più assurde, che mi ritrovo lì come inebetita, con la faccia pensante e lo sguardo incantato. Sono quei momenti in cui mi sento molto innamorata dell’India, sono attimi di pura felicità. che cosa strana…
      Però è bello anche viverla come turista, a volte vorrei avere molto più tempo per poter girare senza meta, senza impegni, scadenze ecc ecc

      Rispondi
  8. Aida Mele
    Aida Mele dice:

    Cara Susanna, ti seguo da tempo e anche in questa circostanza ho imparato cose nuove su questo Paese straordinario e complesso, che conosco solo come turista, come appassionata del suo cinema, della sua ricca storia e della sua deliziosa cucina.

    Rispondi
    • SusIndia
      SusIndia dice:

      Ciao Aida! Si ti riconosco.
      Se riesci a fare lunghi periodi anche da turista, puoi ricevere molto secondo me. L’importante però è non farlo di fretta. Che ne so, se si hanno un paio di settimane, evitare di fare viaggi stressanti da cambio città ogni sera, magari limitarsi 3-4 sarebbe auspicabile per viverla bene.
      Alla prossima

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