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Sfatiamo subito il mito che quando ci si stabilisce all’estero è tutto bello, luccicante e divertente.

Al contrario: c’è il primo periodo di adattamento che riesce sempre a mettere in crisi tutto ciò in cui si crede e le decisioni che si sono prese.

Passa in fretta – tutto passa in fretta – ma stare a migliaia di chilometri dal posto dove sei nato e cresciuto, dalle persone che ti amano davvero e che ti conoscono per quello che sei e non per quello che devi dimostrare, non è facile.

I genitori, gli amici, il tuo letto, la tua casa.

Potrai sempre farti nuovi amici, avere un nuovo letto, ma tuo fratello, i tuoi genitori e la tua casa rimangono loro e sono insostituibili.

Meno male che ci sono Skype, Whatsapp, Facebook.

Almeno loro ti aiutano a sentirti meno solo.

Ogni tanto, quando rientri sfinito dal lavoro dopo aver parlato tutto il giorno un’altra lingua e guardato un cielo che non è il tuo, pensi “ma che ci faccio qui?”.

In più, aggiungiamo che mi sono trasferita di fretta e completamente da sola in un paese molto diverso dal mio, ma anche dagli altri in cui avevo già vissuto.

E’ facile immaginare lo stato d’animo con il quale ho convissuto nelle prime, tante, settimane di espatrio.

Però, la curiosità e la voglia di riuscire in questa avventura non mi hanno mai abbandonata.

E proprio grazie ad una inconsapevole tenacia che posso finalmente dire di essere, oggi, felice e appagata.

Grata per tutto ciò che sono riuscita ad ottenere e contenta di poter rendere i miei genitori orgogliosi di me.

Ricordo ancora, come se fosse ieri, il giorno in cui ero qui in vacanza ed ho pensato “chissà se potrò mai far vedere tutto questo a mamma e papà. Pensa come gli brillerebbero gli occhi se fossero qui con me ora”.

Quella è stata la motivazione incondizionata che ho provato in quel momento e che poi, durante i 9 colloqui e i 7 mesi di attesa, mi ha spinta a non demordere, a non abbattermi, a non cadere in paranoie mentali – che noi donne sappiamo bene quanto possano condizionarci.

A Dubai convivono 200 nazionalità diverse, ci sono regole di “quieto vivere” e altre meno logiche che non piacerebbero a tutti.

Dubai la ami o la odi, non c’è una via di mezzo.

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Sento dire da molti che sia finta, troppo lussuosa, che vive di sola apparenza.

Questa è una delle verità, ma non la sola.

Dubai è un cantiere a cielo aperto, piena di stimoli ed opportunità.

Puoi conoscere persone di ogni cultura e tradizione.

Il networking viene al primo posto ed il sole non bacia solo i belli ma proprio tutti, (quasi) ogni giorno.

E’ vero, non c’e’ storia, perché in 30-40 anni hanno costruito tutto dal nulla (dalla sabbia). Ma io ho subito sentito un’affinità spontanea tra me e questo landscape.

Ho sempre, tuttora, il piacere di scoprirla, di sfruttarla al massimo e credo abbia dei vantaggi non indifferenti:  per qualche tempo (effimero) si può fare la famosa “bella vita”.

Non si pagano le tasse sullo stipendio: non esiste il concetto di lordo, qui è netto.

Sei servito e riverito, anche se l’efficienza è un’altra cosa.

Smetti di fare le pulizie perché c’è chi le fa per te.

Non ti preoccupi se i groceries sono chiusi a prescindere dall’orario, perché esiste il free delivery 24/7.

Anche della pioggia e del maltempo smetti di preoccuparti, visto che qui il sole splende sempre. Quasi troppo!

Ovviamente, il primo periodo di adattamento può essere difficile per tutti.

Però, passato il primo mese di procedure burocratiche e ricerca di un appartamento, inizia quella fase in cui devi fare nuove amicizie, ancora ed ancora devi metterti in gioco e sorridere, sorridere sempre.

Devi dare il massimo a lavoro perché la prima impressione conta, eccome se conta!

Poi, un bel giorno, inizi a sentirti più tranquilla.

Quella strada che fai quotidianamente comincia ad essere più familiare, il vicino di casa ti saluta e sai in quale parte del supermercato trovi la pasta italiana.

Piano piano tutto ti sembra più tuo, sai quanto stai faticando per dimostrare a te stessa e agli altri che ce l’hai fatta e che meriti di avere quello che hai o essere lì dove sei: questa sì che è una figata!

Ma per sentirti così, ci vuole tanta motivazione e sforzo, tanta caparbietà e costanza.

Chiunque può farcela a far quello che desidera, ma non si deve mai mollare.

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2 commenti
  1. Licia
    Licia dice:

    Bellissimo post! Capisco benissimo ciò che scrivi. La nostalgia, la mancanza fisica degli affetti più cari non si colma mai neanche dopo tanti anni all’estero. Per fortuna internet ha accorciato tanto le distanze.
    Puoi essere davvero orgogliosa della tua scelta anche se comporta alcune difficoltà. Superarle rende più forti! In bocca al lupo !

    Rispondi
    • Glenda Maggio
      Glenda Maggio dice:

      Grazie mille Licia. Sono sicura che queste emozioni accomunano molti expats. Ma sono ancor più sicura che un’esperienza all’estero, sia pee brevi che lunghi periodi, possa sono farci arricchire inestimabilmente! Crepi e in bocca al lupo anche a te!

      Rispondi

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