Vivere-minorcaCiao Diletta, tu vivi a Minorca.

Raccontaci come sei approdata su quell’Isola…

Ciao Katia, ebbene sì, vivo stabilmente in questa splendida isola da quasi 5 anni ormai, ma il mio amore per Minorca nasce da più lontano. Nel febbraio del 1998 mio marito Alessandro mi portò a vedere questo gioiello che lui aveva già visitato, e fu amore a prima vista. La percorremmo in lungo e in largo, scoprimmo ogni angolino sperduto (molti dei quali oggi non ci sono più) e decidemmo che avremmo comperato qui una casa per le vacanze. Prima del Duemila i prezzi dell’immobiliare erano ancora accessibili, e l’isola non era ancora stata presa d’assalto dall’edilizia selvaggia. Da allora ogni settimana libera dal lavoro – estiva o invernale che fosse –  la trascorrevamo a Minorca. Dopo qualche anno ci si presentò un’ottima possibilità di lasciare la nostra attività in Italia e fu allora che decidemmo, con quello che guadagnammo da questa operazione, di lavorare ad un trasferimento definitivo in terra  minorchina.

  • Di cosa ti occupi a Minorca?

Io sono traduttrice, e devo dire che sull’isola questo lavoro è un po’ di nicchia, come del resto anche in Italia. Ho comunque preso parte a diversi progetti turistici, dalla traduzione di siti web all’ interpretariato per eventi specifici, come il “Festival del Cinema del Mediterraneo”, che anche nella scorsa edizione ha avuto ospiti italiani. Dalla scorsa estate ho la fortuna di lavorare per Talaia Cultura, una società che promuove  e gestisce servizi ed eventi culturali legati al patrimonio storico ed archeologico dell’isola. Un’esperienza che mi sta aiutando a capire ancor di più cosa si nasconde in questa magica terra. Oltre a questo continuo a collaborare con mio marito allo sviluppo e contenuti dei  siti web che gestisce: Isola di Minorca, Tierra, Voglio Vivere Così…

  • Vivere-minorcaE’ stato facile integrarsi con la gente del posto e con la lingua?

Devo dire di no. Non dobbiamo dimenticare che stiamo parlando di un’isola. I minorchini sono persone splendide, ma chiusissime: noi dopo 17 anni siamo ancora (e sembra che lo saremo ancora a lungo) “i forestieri”. Per integrarmi nella vita dell’isola, per me è stato fondamentale limitare il più possibile i contatti con i miei compatrioti, e dedicarmi invece alle attività locali, a fare amicizia con le persone del mio paese, farmi conoscere per la persona che sono.

Per quanto riguarda la lingua i problemi ci sono ancora oggi: a Minorca non si parla Castigliano (lo spagnolo standard), né Catalano, bensì Minorchino. In qualunque luogo pubblico o privato, dalla scuola al bar, ed in qualunque occasione, si parla minorchino. Gli isolani poi, se vedono che chi hanno di fronte non lo capisce, spesso passano al Castigliano, ma non è detto. Anche per questo ho preferito far parte della comunità locale: io ancora non lo parlo, però lo capisco, lo leggo, lo ascolto, e questo mette gli isolani a proprio agio, si sentono più propensi ad “accettarti”. È come far capire loro che la voglia di far parte di quest’isola passa anche dallo sforzarsi di comprendere una lingua diversa, parlata solo qui.

  • Vivere-minorcaCom’è vivere da “isolani”? Parlaci dei ritmi e delle peculiarità del vivere a Minorca 

Devo fare una premessa: ogni isola è un mondo a sé, l’importante è essere sicuri di che cosa si vuole. Per me vivere da “isolana” è meraviglioso: quest’isola offre una tranquillità e dei ritmi di vita che io di solito paragono ad un paese dell’entroterra italiano di almeno 30 anni fa. Qui si vive ancora in modo molto semplice: la vita gira attorno alla piazza del paese, il giovedì si fa la spesa di verdura al mercato, direttamente dal banco dei contadini; non ci sono grandi centri commerciali e solo da pochi anni sono arrivate le catene di supermercati spagnoli e l’Ikea; si da ancora molto peso a valori come il rispetto degli altri e delle cose degli altri, l’unione familiare, l’educazione, c’è un altissimo senso di appartenenza ad una comunità, ed una grande sensibilità verso le persone anziane ed i bambini.  

Per quanto riguarda i ritmi di vita di Minorca io ho sempre detto che qui ho trovato un luogo in cui sì si lavora, ma si trova sempre il tempo di vivere. I ritmi sono più tranquilli, non c’è la frenesia del dover superare qualcuno o se stessi. Ognuno fa il suo lavoro e si occupa del proprio spazio senza fretta e senza stress.

  • Cosa ci dici del  costo della vita sull’Isola? 

In generale la vita a Minorca è circa il 20% più economica rispetto ad una città del nord Italia, ma i prezzi di molti beni di consumo variano a seconda del periodo dell’anno. Non dobbiamo dimenticare che Minorca non possiede un tessuto industriale, e la maggior parte degli introiti dell’isola deriva dal turismo e dal settore terziario: quindi da tutte le attività che si mettono in moto tra giugno e settembre, e grazie alle quali l’isola poi dovrebbe essere in grado di vivere di rendita fino all’estate successiva. Per dare un’idea generale la benzina, l’affitto e gli alimentari sono di certo più convenienti che in Italia, ma non lo sono i trasporti interni né le attività del tempo libero o la scuola. Se poi parliamo di spostarci dall’isola in inverno il prezzo del biglietto d’aereo diventa una spesa più importante.

Per quanto riguarda gli stipendi è difficile fare una media: ci sono professioni e professionalità molto specifiche che nel turismo guadagnano molto bene, mentre gli stipendi di chi lavora come commesso o cameriere sono piuttosto bassi, considerando la mole di lavoro che presuppone l’estate a Minorca.

  • Vivere-minorcaSempre più italiani espatriano. In molti volgono lo sguardo verso terre dal clima mite e soleggiato non dissimili dall’Italia. Quali consigli elargiresti a chi desidera trasferirsi a Minorca?

Innanzitutto di non immaginare di andare alle Canarie: Minorca è splendida, ma è un’isola molto molto umida sia in estate che in inverno e battuta dal vento di Tramontana. Poi di non preoccuparsi di portare tutto dall’Italia: come ha detto un mio amico minorchino “Non siamo nel terzo mondo”, né siamo abbandonati a noi stessi. Sono presenti tutti i settori commerciali, l’aeroporto funziona regolarmente ed anche i due porti.

A chi decide di trasferirsi direi di arrivare “in punta di piedi, non farsi notare subito come invece sappiamo far bene noi italiani. Direi di arrivare con un minimo di conoscenza della lingua spagnola per interagire con gli isolani e soprattutto, a che pensa di arrivare ed aprire l’ennesima pizzeria/ristorante di avere idee nuove!

  • Che tu sappia, potrebbero esserci speciali opportunità per noi donne sulla tua isola?Vivere-minorca

Qui dobbiamo distinguere due settori: lavoro dipendente o indipendente. Per quanto riguarda il lavoro dipendente direi che le opportunità sono migliori che in Italia, nel senso che qui vige ancora il “voglio sapere cosa sai fare”, indipendentemente da sesso, età, religione, etc…

Il settore dell’imprenditoria femminile invece è decisamente più vivace ed attivo: negli ultimi anni si sono formate diverse associazioni di imprenditoria femminile che puntano al supporto burocratico ed economico delle piccole imprese gestite da donne.

  • Se tu non vivessi a Minorca, dove ti piacerebbe vivere?

Purtroppo credo che ormai il carattere “isolano” si sia impossessato di me del tutto, e se dovessi cambiare sceglierei un’altra isola. In questo momento sarebbe l’Irlanda per i colori, le tradizioni e perchè no, per alternare l’immersione nello spagnolo all’inglese.

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