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Dubai

La voglia di tornare a casa

Mi capita raramente, ma quando capita è tosta.

Per svariate settimane prima di tornare a casa in vacanza aspetto con ansia il fatidico giorno. Pianifico tutto nei minimi dettagli e faccio una lista di cosa non devo assolutamente dimenticare.

Conto i giorni, le ore ed i minuti e finalmente arriva il momento. Mi sento euforica, molto di più rispetto a quando vado in vacanza in un posto che non conosco.

L’atterraggio è il mio momento preferito, guardo dal finestrino dell’aereo quel mare che riconoscerei dal solo profumo, quella terra incantata che mi ricorda un perfetto quadro.

marsala

Io, Glenda, nel mio mare

Riabbraccio i miei genitori che impeccabili vengono a prendermi all’aeroporto. I loro sorrisi dicono più di mille parole e mi sembra sempre come se non ci fossimo mai separati.

I primi giorni sono sempre troppo veloci e riempiti di cibo e parenti. Si dorme tanto e ci si rilassa al massimo. Soprattutto in estate, quando le giornate sembrano ancora più lunghe ed i tramonti sono da cartolina.

La sensazione è sempre la stessa: “questa è casa mia”. Ma la realtà, vera, è diversa: “questa ERA casa mia”.

Vivo ormai lontana da Marsala dal 2008. Prima ancora ho sempre trascorso almeno 2/3 mesi l’anno comunque all’estero. Ci ho fatto il callo e non me ne pento assolutamente. Anzi. Ringrazio dal profondo di aver fatto queste esperienze.

Ma ci sono quei momenti, pochi ma intensi, che mi fan venir voglia di chiudere baracca e tornare. A casa.

Quando ad esempio è venuta a mancare mia nonna, ho preso un volo e sono partita. Ma non è la stessa cosa. Non ho potuto partecipare al suo funerale.

Quando parlo al telefono con mia mamma che mi aggiorna su come abbia trascorso la giornata, ma non è la stessa cosa perché se fossi lì l’avrei passata insieme a lei.

Quando arriva un messaggio dicendo “tuo fratello si è fatto male, niente di grave ma deve essere operato” ed io non sono lì, non sono d’aiuto per nessuno.

Quando una delle tue migliori amiche dà alla luce la bimba più bella del mondo, ed io posso solo aspettare una foto per vedere come sia fatta.

Rifletto sul fatto che trascorro la maggior parte del mio tempo, il solo che mi è concesso, con persone praticamente estranee. A lavoro almeno 10 ore al giorno, in quella scrivania dove non c’è nulla che realmente mi appartenga.

Si vive costantemente con il desiderio di “riuscire”. Riuscire a dimostrare che ce l’hai fatta, hai un buon lavoro, puoi permetterti di comprare ciò che vuoi senza chiedere il permesso a nessuno. Diventare indipendente sotto tutti i punti di vista, essere autonoma ed orgogliosa di ciò che riesci ad ottenere.

Ma tutto ciò è comunque materiale! Ti fa diventare anaffettivo nei confronti di oggetti, case e persone con le quali non hai un passato.

Ti fa invece riflettere su cosa e chi davvero sia importante e ti rendi conto che tutto ciò è lontano migliaia di chilometri di distanza. Di cui puoi avere solo un piccolo dosaggio giornaliero per telefono.

È una triste verità? Non so se è triste ma di certo è la verità che mi appartiene da un decennio ormai.

Nessuno può dire se giusto o sbagliato, ma di certo questo percorso non è tutto rose e fiori.

Questo è proprio il periodo della vita in cui si decide cosa fare del futuro: dove, con chi e cosa. Ad ognuno la sua libertà di scegliete, io vacillo ma non mollo.

La vostra,

Glenda

marsala-saline

Marsala, le Saline.

3 commenti
  1. Elisa
    Elisa dice:

    Carissima Glenda,

    Le tue parole fanno vibrare le corde delle emozioni più profonde e radicate nell’animo di chi è partita. Uso il femminile e non il generico maschile “partito” perché credo ci sia una diversità del sentire la lontananza che sia legata al femminile, inteso come sentire femminile. La cura delle persone amate, l’accudimento e l’esserci con il proprio corpo in momenti difficili o felici come quelli da te ricordati, affondano nel vissuto di chi come noi sono partite.

    Ti abbraccio forte.
    Elisa Zerilli

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