O signore dell’universo
Ascolta questo figlio disperso
Che ha perso il filo e non sa dov’è…

Cosi’ cantava Jovanotti qualche anno addietro. Non so se un signore dell’universo esista, ma io il filo l’ho perso di sicuro.

Rewind

Andiamo a 11 anni fa, quando sulla bacheca dell’Ufficio Relazioni Internazionali dell’Università di Bologna si leggeva il mio nome in corrispondenza del Portogallo. Come molti studenti dell’era Erasmus, io il filo l’ho perso ancora prima di trovare l’uscita del labirinto.

Avete presente il filo di Arianna? Nella mitologia greca si narra che lei diede un gomitolo a Teseo perché trovasse rapidamente l’uscita dal labirinto e potesse così fuggire con lei. Ecco, come ogni volta che io comincio ad ambientarmi in un posto, quel giorno mi viene dato il filo. Bologna forse era diventata troppo casa. Era ora di rifare le valige e trovare l’uscita.

11 anni e 5 Paesi dopo, con qualche rughetta in più, per la prima volta io sento il bisogno di casa. Intendiamoci, casa per me non è più l’ Italia. E non mi dispiace neanche. Così torno in terra d’origine solo per le vacanze e me la godo come una turista, tra foto di dolci che trovano posto sulla mia bacheca di Instagram e lunghe giornate al mare. La casa italiana per me è lontana anni luce.

Ma allora, casa dov’è? Jova canta che la casa è dove si puà stare in pace. In pace con chi, con che cosa?

La mia casa non è mai stata pacifica perchè pacifica non sono mai stata io.

Quando sei donna, ami viaggiare e hai un carattere irrequieto, in genere fai fatica a startene sul divano a leggere un libro per più di mezz’ora. Poi, hai sempre un pezzo di gomitolo da sbrogliare.

Inoltre oggi di pacifico, ahimé, c’è ben poco. Chi, come noi, transita spesso in grossi aeroporti e stazioni, sente ormai la paura che qualcosa possa succedere. E che possa succedere a due minuti da casa.

La casa, questo luogo simbolo di rifugio e serenità, dove ci si sente protetti e al sicuro, dov’è finita?

Potrebbe essere una capanna, una stalla o un igloo; quello spazietto dove hai la tua libreria e il tuo pc è sempre magico e difficile da ricreare nei vari spostamenti. Ci ho provato, ma una volta è troppo grande, l’altra troppo freddo, forse la luce è troppo bianca o ce n’è poca e non mi consente di scrivere in serenità.

Insomma, casa non è sempre sinonimo di pace, caro Jova. A volte è solo nella testa. E chissà se il filo di Arianna mi ci porterà, un giorno, a casa.

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