Quasi quasi esco

Io e l’aereo non andiamo molto d’accordo.

Mi fa paura da sempre e continuerà a farmela. Ne prendo parecchi ma vado comunque in apnea, soprattutto quando volo da sola.

Inizio a fare la valigia almeno tre giorni prima.
Lavo, asciugo, pulisco il trolley e la borsa da viaggio, tolgo una gatta che ha capito che parto e si è infilata in valigia, riempio, provo le combinazioni di vestiti per portarne la quantità minima possibile. Tolgo l’altra gatta che si sta facendo le unghie sul trolley, rimetto le cose che ho scelto, tolgo gli abiti per il viaggio, provo a infilare mio marito ma non ci sta, riprendo la gatta che vorrebbe dormire sui pantaloni neri, preparo il beauty e la borsina trasparente dei liquidi, abbraccio Mauri dicendogli che mi fa schifo viaggiare senza di lui, metto le scarpe nel sacchetto di tessuto, divido le gatte che fanno a botte dentro al trolley… e cosi va avanti fino al momento di chiudere tutto.
Poi, passo al portafogli e al controllo e ricontrollo dei documenti.
In realtà, l’unico documento è il passaporto ed è sempre nello stesso posto da anni ma lo devo riguardare almeno 80 volte. Poi la biro, un quaderno, un libro, i pastelli, l’affarino col codice dell’home banking, il registratore portatile, il telefono marocchino, quello italiano, una ricarica marocchina ed una italiana, il wifi portatile per essere connessa anche in Italia, la mascherina per dormire in aereo, il cuscino per il collo, una sciarpona per il viaggio.
Compilo il visto, butto via gli scontrini dal portafogli, divido euro e dirhams e faccio la lista di tutto quello che dovrei fare in Italia. Di solito organizzo delle mini maratone di una settimana in cui mi giro mezzo stivale in lungo e in largo e passo ogni centimetro di Parma per fare  varie commissioni ed acquisti di cose che non trovo in Marocco.
Son già stanca ancora prima di partire.
Mi avvio all’aeroporto bevendo le goccine di erbe miste rilassanti, in quantità doppia rispetto al bugiardino,  in modo da stordirmi bene e non avere troppa paura.
Arrivo molto prima come tutti gli ansiosi.
Mi siedo e ricontrollo che il passaporto non sia sceso da solo dal taxi, mangio uno dei 400 panini che di solito preparo nel terrore di morire di fame tra Marrakech e Bologna, leggo un po’, chatto un po’, scrivo un po’, telefono a Maurizio per risalutarlo facendogli tutte le raccomandazioni del caso e appena metto giù gli ricordo via messaggio che lo amo, nel caso l’aereo si schiantasse sarebbe l’ultima cosa che gli ho detto.
Faccio il check in ed inizio a litigare con quelli che mi vogliono passare davanti e che hanno dai 5 ai 10 kg di valigia in più.  Succede sempre coi voli dal Marocco.
Salgo sull’aereo e mi guardo intorno cercando facce da dirottatori, facce da malati con virus mortali, gente che ha la faccia di chi potrebbe morire in un disastro aereo, guardo dove sono i bambini sperando di non averli proprio dietro di me o di fianco.
Inizio a pensare che se dovesse succedere qualcosa, porca miseria, non ho fatto la ceretta ed il mio completino intimo spaiato non mi renderebbe giustizia in ospedale.
Guardo intorno e ovunque guardi trovo i soliti asini con il cellulare acceso che devono chattare su facebook durante il volo. Credetemi: ce ne sono tantissimi.
Litigo un po’ anche con loro minacciandoli di fargli ingoiare il telefono ma non risolvo niente perché fanno finta di spegnerlo per poi nascondersi da me per usarlo. Faccio il segno della croce e dico qualche preghiera. Inizia il  teatrino delle hostess che spiegano le norme di sicurezza ed io penso che, se non mi ricordassero ogni volta che l’aereo potrebbe schiantarsi, forse, non avrei così paura.
Decolliamo ed io inizio a leggere.
Al primo vuoto d’aria parte il rosario e le invocazioni di tutti i santi che conosco. Mi attacco al braccio dello sfortunato vicino. Ricomincio  respirare quando inizio a vedere la Madonna. Mangio, perché morire a stomaco vuoto deve essere brutta.
Provo a dormire, mi appisolo un po’ ma immancabilmente qualche bambino inizia ad urlare. Riprovo a leggere. Mi stufo e scrivo. Penso che la prossima volta porto anche i tappi per le orecchie. Guardo fuori ma mi gira la testa e allora leggo fino all’atterraggio. È il momento peggiore perché mi sembra sempre che stiamo andando troppo forte, che ci sia qualcosa di strano, un rumorino, una spia accesa. Guardo le hostess e finché loro sono tranquille cerco di esserla anche io.
L’aereo tocca terra e qualcuno inizia già a telefonare, altri si sono alzati prendendo la valigia dalla cappelliera prima ancora che le luci delle cinture si siano spente. Smadonno. Penso che vorrei tornare a vivere in Italia per non dover più riprendere l’aereo.
Scendo e bacio a terra come Papa Wojtyla.
Mangio.
Vedo mio fratello che, come al solito, è venuto a prendermi e mi passa tutto: sono già pronta per il rientro.
2 commenti
  1. Solare
    Solare dice:

    Troppo simpatica! Sono tre giorni che faccio i bagagli per tornare un po’ in Italia dall’Australia. Una volta non ero così. Tanto per dirne una, quando avevo trent’anni sono arrivata a poche ore dal volo per Dubai rendendomi conto che il mio passaporto era scaduto! Riuscii a prendere il volo il giorno dopo e ancora non so come ho fatto ma ricordo che passai un giorno in questura a farmi rinnovare il documento e partii. Quando si dice essere rilassati…bei tempi!

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    • Francesca Marocco
      Francesca Marocco dice:

      Dicono che invecchiando si migliori, io invece peggioro. Avevo meno paura prima, ora il pensiero di arrivare in ritardo all’aeroporto o di averre addirittura il passaporto scaduto mi mette un’ansia terribile. Non so come sarò fra qualche anno ma temo per chi mi sta vicino. Poverro marito!

      Rispondi

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