Il mio secondo Workaway: un balsamo per l’anima

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La sveglia suona e mi sveglio ancora una volta in un posto diverso.

La stanza è rischiarata dalla debole luce di una lampada a forma di mappamondo che scongiura i miei problemi di incubi notturni.

Ormai da tanto tempo la prima cosa che faccio appena sveglia è allungare la mano sul cellulare per vedere se ci sono notifiche interessanti. Un gesto praticamente automatico, ma inutile, visto che in casa non c’è campo. Sospiro ma senza farmene troppo un cruccio.

Il letto è caldo e morbido, un rifugio.

Fa parte di una struttura a castello che è stata completamente dipinta e colorata con colori sgargianti e grosse pennellate grezze, eseguite seguendo l’ispirazione del momento.

La mia camera si chiama “The magical forest room”. Sulla parete è dipinto un enorme murale che rappresenta una foresta magica con delicati colori pastello dalle combinazioni surreali, come una visione onirica.

Scostando la tenda multicolore, mi accorgo che ha nevicato. Il paesaggio oltre la finestra è spoglio, piatto. Oltre lo spelacchiato giardino di fronte, posso vedere solo una graziosa villetta e uno stralcio delle scarne campagne circostanti. Dalla mia bocca, pastosa per il recente risveglio, si alza una nuvoletta di vapore.

Non c’è molto tempo per lamentarsi per il freddo. In questa casa, se voglio l’acqua calda, devo andare a tagliare la legna per il fuoco.

Nel Cooleen Cottage niente è scontato, neanche andare in bagno!

La camera si trova in fondo ad un corridoio formato da tre stanze che sembrano appartenere a tre case diverse.

Il salone è decorato come la mia camera, pieno di oggetti colmi di ricordi, cartoline, disegni e murales dai mille stili diversi.

L’entrata è invece più sobria: rappresenta la parte più vecchia del cottage ed è rimasta quella di una tipica casa irlandese, con il pavimento in legno e mensole su cui appoggiare lettere e chiavi di casa.

Il retro è un guazzabuglio di strumenti da carpentiere, tocchi di legno, materiale artistico inutilizzato e pesanti attrezzi da giardinaggio talmente arrugginiti che sembrano essere stati tramandati da intere generazioni.

Fuori fa freddo, il suolo è ghiacciato e nell’ampio prato dietro la casa c’è un profondo silenzio.

Esco sul retro, prendo in mano l’accetta e comincio a tagliare la legna. Il mio corpo, a mano a mano, si riscalda, e anche il mio cuore quando vedo che il secchio con i tocchi di legno è pieno.

In salotto c’è una vecchia stufa a legna che si può dire a tutti gli effetti sia il cuore pulsante del cottage. Quando mi hanno mostrato come accendere il fuoco, il proprietario mi ha detto “ imparerai a conoscerla, è come una vecchia signora”.

La prima volta che ci ho provato, ho buttato una scatola intera di fiammiferi e un buon paio d’ore del mio tempo, ma ormai procedo sicura. Prendo il cartone, la legna che ho appena tagliato, aggiusto le leve e le manovelle. Quando sento che il fuoco comincia a crepitare, aggiungo le preziose mattonelle nere di torba che mantengono la fiamma bassa e costante.

La torba è un combustibile prezioso. Ho scoperto che in Irlanda procurarsi la torba è una tradizione di famiglia.

Bisogna andare a prepararla, tagliarla, impilarla e girarla più volte a intervalli regolari, in un enorme campo diviso tra vari acquirenti che se ne aggiudicano una parte. Nelle rare giornate di sole, in queste occasioni ci si riunisce e si fanno grandi pic-nic.

Saltare un anno di raccolta dopo aver acquistato il pezzo è motivo di grande vergogna, così come chiedere la torba altrui. A quanto pare persino ai propri genitori!

Mi sento incaricata di una enorme responsabilità e la uso con estrema parsimonia, giusto per avere l’acqua per lavarmi e riscaldare la casa prima che scenda la sera.

Perché ho scelto di venire qui?

La piattaforma Workaway ti permette di scegliere una esperienza di scambio culturale con vitto e alloggio gratuito in cambio di poche ore di volontariato. Dopo il gattile ad Aughrim, ho scelto questo cottage attirata dai feedback sulla libertà e serenità che sprigiona questa casa. Avevo bisogno di un balsamo per la mia anima, che è stata per mesi malata.

Qui le giornate non sono tutte uguali, le stagioni sono importanti.

Ora si cominciano a piantare i semi di pomodoro e peperone, e si ordinano le sementi per la prossima stagione. Abbiamo piantato i semi in piccoli vasi sul tavolo da pranzo, creando un gran disordine con il terreno e il composto preso dal giardino, senza preoccuparci di dover pulire. Il posto designato è stata la finestra più luminosa della casa, dotata di colorate mensole artigianali.

Mi è stato affidato un progetto, un murale nella mia stanza. Accettare mi ha reso felice come una bambina.

Le regole del Cooleen Cottage sono semplici.

Per prima cosa bisogna pulire la cucina, il salotto e la stanza, poi si deve accendere il fuoco, lavarsi, portare fuori i cani; devo cucinare per me stessa. Dopo sono libera di disegnare, leggere, creare ciò che desidero e dove desidero.

E’ come se la casa fosse una immensa tela condivisa pulsante di vita.

L’unico limite alla mia libertà è il non poter cambiare stazione radio: la frequenza su cui è sintonizzata rimane la stessa dalle origini della casa. La radio è talmente vecchia che mi meraviglio di come funzioni ancora.

Un progetto di vita

I proprietari del cottage sono una giovane coppia sposata da appena due anni, Dan e Paulina. Il loro rifugio è un inno alla fiducia nel prossimo, alla creatività, all’integrazione e alla ricerca di una vita più semplice e sostenibile.

Dan e Paulina sono professionisti normali, in posizioni conquistate con fatica e sacrifici, non diversamente da chiunque altro. La tendenza però è inversa: la ricerca dell’autenticità. Non esistono scorciatoie per avere ciò che si vuole, non ci sono bottoni da premere.

Stando in questa casa si imparano ad apprezzare un buon fuoco, una doccia calda e un pasto di verdure raccolte dal proprio orto. Gli ospiti prevedono di rimanere una settimana e vanno via con le lacrime dopo 4 mesi. Ci sono storie di intrecci, amori, passioni, progetti, speranza per il futuro.

Ogni esperienza è documentata dalle foto, dai disegni, dai murales, tutto qui è un caleidoscopico specchio della ricerca della felicità.

Felicità che nasce dall’integrazione, dal cercare le risposte nella condivisione con gli altri e non dall’erigere muri di odio.

Come dice il murales più grande e colorato della casa: “ Open your mind and your ass will follow”.

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