Lo Ziggo Dome è una sala eventi di fronte allo stadio, l’Amsterdam Arena.

Ci si fanno i concerti, quando fa freddo o quando non c’è il pienone da stadio, immagino. Un po’ come è il nostro Palalottomatica a Roma, solo che allo Ziggo la capienza è di 17.000 posti a sedere.

Oggi sono in trasferta per un concerto all’estero. La grande novità è che, all’interno della sala, non ci sono io. Per me questo è strano tre volte, perché: 1) non ci sono io a fare da pubblico, 2) non ci sono io nemmeno a lavorarci, 3) c’è mia figlia lì dentro, senza me ma con una sua amica di scuola. A sua volta, la sua amica è al suo primo concerto della vita in assoluto. Quindi, questa ultima cosa equivale a doppio stress.

Le file di ingresso sono tre: Nord, Sud e Sala. Sono una parallela all’altra, ogni fila è separata dalle barriere. Le barriere sono quelle grosse transenne che siete abituati a vedere sottopalco, per capirci. Le file sono tutte molto composte.

Allo Ziggo tutti i posti sono assegnati. Da mamma e da ex addetta ai lavori, non penso che questo influisca sullo spettacolo: se sei vecchio vorrai stare seduto, se sei giovane starai in piedi e con te tutto il resto del palazzetto, se sei un genitore che si è immolato sarai lieto di non doverti alzare d’obbligo e te ne fregherai quando i ragazzi ti sovrasteranno.

Sono seduta in un bar ristorante che si trova sul lato dell’ingresso Nord. Non è dello Ziggo, è dell’albergo confinante: lo Jaz Hotel. Allo Jaz hanno capito tutto, perché il bar è aperto al pubblico e al momento è pieno di genitori in attesa. Come faccio a sapere che quelli che vedo sono genitori e non clienti dell’hotel? I genitori li riconosci dai seguenti elementi:

1) girano in coppia maschio-femmina, hanno un’età compresa tra i 40 e i 50 anni ed entrano nel bar dopo aver battuto il piazzale dello Ziggo in diagonale per due o tre volte, ammirando gli ingressi Nord-Sud-Sala senza motivo;

2) girano in coppia femmina-femmina, hanno un’età compresa tra i 40 e i 50 anni e si chiedono a vicenda ogni 10 minuti “che ore sono?”;

3) c’è una donna da sola tra i 40 e i 50 anni, che può avere con sé: a) lo sguardo fisso e catatonico nel vuoto, b) un computer, c) un kindle, d) un’agenda, come la sottoscritta.

Tutti indistintamente vanno nel panico quando il cameriere tarda per il conto e hanno la carta di credito in mano. Il bar dello Jaz fa decisamente un sacco di sòrdi. Si è anche attrezzato con l’angolino arte. Ci sono quadri appesi in una stanza dedicata ed è qui che giacciono gli sguardi inerti di certi genitori seduti sui puff. Sono dei privilegiati, almeno stanno comodi per tre ore. A tutti gli altri tocca lo sgabellino trampolino.

Paola-Ragnoli

Sono l’unica madre ad aver ordinato birra, le donne olandesi da cui sono circondata hanno del vino. Mi sento un maschiaccio: ho la birra come i maschi! Per la precisione, come gli avventori alla mia destra, tre uomini d’affari clienti dell’albergo capitati nella serata sbagliata (o in quella giusta, dipende dalle prospettive).

Dall’interno dello Ziggo le ragazze mi chiamano per un primo resoconto e mi segnalano che è vietato alimentarsi. Personalmente, sono cosciente che in questi frangenti non si introducono mai cose rigide e mi ero già premurata di sfilare l’acqua dalle loro borse, ma non sospettavo che anche i panini all’olio fossero considerati in Olanda oggetti contundenti. Le ragazze hanno visto la loro cena volare nel cestino e il contenuto della telefonata diviene in sunto “noi abbiamo già fame”. Sono le 19:15. Penso al dolore che avrebbero provocato le rondelle di pomodoro in versione stellette ninja, penso alle fette di formaggio pronte ad imbavagliare bocche, alla mollica di pane che diventa palletta di pistola e rende ciechi se lanciata sapientemente. Dall’alto della mia saggezza ed esperienza concertistica, le rassicuro: “confido che la gioia di stare al concerto vi leverà l’appetito; vi aspetto fuori con del cibo in mano”. Vado a comprare una pizza. Mi sento molto italiana, in questo momento.

Più tardi mi informerò. Lo Ziggo è organizzato tipo Las Vegas, da quello che ho capito. C’è il mondo, lì dentro, una sorta di fiera gastronomica. Non paghi in moneta vera, ma usi la moneta vera per comprare delle fiches, che puoi anche portarti a casa e riutilizzare la volta successiva. All’interno dello Ziggo sono predisposte macchinette per il cambio fiches, che però accettano solo carte di credito o banconote in tagli precisi e importi minimi, per via del valore di ogni singola fiche; una signora fa da Cerbero al tutto e controlla che tu sia dotato della somma esatta.

Riassumendo, senza fiches non mangi. La banconota da 10 euro che le ragazze hanno con loro pare sia inutilizzabile, Cerbero ha detto no. Le due sono spacciate. Lascia una teenager senza alimenti e non avrai più una figlia indietro, avrai uno zombie.

A saperlo, le avrei fatte cenare durante la fila di entrata. Tuttavia si sarebbero dovute ingozzare: la fila è durata 10 minuti, nonostante la lunghezza spropositata. Era ‘snel’, come dicono qui, ‘fast’, veloce, nessuna è svenuta, nessuna è morta e risorta, nessuna gridava. Era anche un po’ una noia, in effetti, ma almeno tutte sono entrate sane. Sta a vedere che questo sistema delle barriere e dei posti a sedere funziona.

C’è scritto ‘inizio evento alle 19:30, fine alle 22:00’. Il concerto vero e proprio comincia alle 20:30, ma dalle 19:30 alle 20 ad esibirsi c’è il cantante che scalda le folle: si chiama James TW. È quello che canta When you love someone. Mica male, per le ragazze nel palazzetto.

Vorrei essere dentro, almeno un passo oltre la soglia di ingresso. Per quelli di voi che trovano buffa questa affermazione e hanno curiosità sulla parte iniziale di questo articolo ‘perché mi fa strano non essere all’interno della sala’, la risposta è che io sono fatta di acqua, sangue e note musicali. Inoltre, per via della mia professione ho spesso lavorato a concerti; conosco a memoria i meccanismi di funzionamento, ho osservato il pubblico per anni e posso dire che il bar in cui mi trovo stasera sarebbe un’idea tanto ovvia quanto lampante da fare, altro che i chioschetti della porchetta con la luce al neon, la puzza di olio e i cavi a terra.

Cosa accade nel frattempo all’interno dello Ziggo Dome (foto per gentile concessione della teenager figlia)

Io sono una di quelle fortunate che da ragazzina chiese e ottenne di andare a vedere Madonna fuori città, una di quelle che sentì pronunciare la mitica frase “Siete caldi? Ànchio”. Nonostante questo, penso che da ragazza avrei venduto un rene e la nonna per dire di aver visto il concerto di uno dei miei idoli all’estero, soprattutto quando l’estero si chiama Amsterdam. Qui ci passano più o meno tutti i cantanti più famosi, quelli che in Italia vanno troppo spesso solo a Milano. Penso che mia figlia e la sua amica siano due ragazze fortunate. Penso che suo padre sia d’accordo con me.

Lo Ziggo Dome è una piccola fortezza, una di quelle esperienze che devi fare almeno una volta nella vita, dicono. Praticamente è un cubo blindato tutto nero, con le pareti piene di pixels che sparaflesciano all’esterno pubblicità e anteprime dei futuri eventi. Un coso serrato dal quale non esce una nota – e con internet non funzionante, racconteranno in seguito le ragazze, che non hanno potuto fare Snapchat in diretta. In tre parole: Una Palla Mortale, quando sei un genitore in attesa. La Morte Nera di Guerre Stellari con gli angoli, e con lo sponsor scritto su un fianco: Ziggo infatti è il nome del più grande operatore via cavo nei Paesi Bassi. Ha però accanto il Pathé, cioè il circuito cinema olandese per eccellenza, dove passare il tempo in alternativa al bar ristorante dello Jaz.

(Intervallo: ecco a voi 40 secondi di concerto. Video per gentile concessione della teenager figlia. Chi soffre il mal di mare non prema Play)

(Fine Intervallo)

A dieci minuti dalla fine del concerto tutti i genitori si rigurgitano sul piazzale dello Ziggo che, grazie alla sua pavimentazione, ora appare come una versione maxi del gioco del Twister. Ognuno è su una pallina. Mi chiedo se queste famiglie si siano date appuntamento tutte su un preciso pois.

La fine del concerto spacca il minuto. In silenzio, lo Ziggo Dome rilascia le teenagers. Il flusso ormonale si muove lentamente. Due ragazze olandesi mi chiedono aiuto per tornare a casa, “Signora, ci scusi, lei è di qui? Non sappiamo come andare a prendere il treno”.

Vedo le mie zombies farsi sempre più vicine. Mi guardano felici, si avventano sulla pizza e, ancora a bocca piena, partono in coro: “ma che pubblico morto! Mezze silenziose, immobili, quasi bisbigliavano, ma che ci vai a fare a vedere un concerto se non canti a squarciagola?!? Tutte composte, si alzavano poche volte, hanno cantato decentemente solo le canzoni più famose”. Sta a vedere che questo sistema delle barriere e dei posti a sedere non funziona. Dall’alto della mia saggezza ed esperienza concertistica le rincuoro: “Ragazze mie, siete una italiana e una americana: decisamente due popoli più caldi”. Da pubblico e da addetta ai lavori, ora la frase “Grasssie Italia, siete un pubblico meraviglioso” ha un senso diverso.

Quando tutto sembra destinato a spegnersi e noi ci stiamo ormai allontanando, le olandesi si lasciano andare a suoni improvvisi sul piazzale del Twister. Probabilmente sta uscendo un addetto ai lavori, le fans sono confuse e gridano pensando al miracolo. Spingo le mie due ragazze ad andare a vedere che cosa succede. Osservo i loro occhi lucenti e speranzosi. Comunque, qualunque addetto ai lavori o membro della band o cantante che scalda le folle va bene lo stesso: loro vedono i nostri idoli, quindi sono idoli a loro volta.

Invece c’è l’idolo reale. Non è in macchina, non è uscito, semplicemente dorme al Jaz Hotel e si è affacciato al balcone per salutare tutte le ragazze rimaste.

Chiamo mia madre, mentre reggo il cartone di pizza unta con l’altra mano. Nel frattempo seguo con lo sguardo le mie teenagers. Corrono a super velocità. Ancora una volta hanno ignorato lo stimolo della fame. “Hey!”, capto dall’altra parte del telefono. Rido. “Mamma, senti che casino? Sono tutte le ragazzine che urlano, mi sa che c’è il cantante. Le ho lasciate andare anche io e ora mi trovo sotto il ponte, che aspetto. Spero che non si perdano, quando tornano indietro. Pensavo a quante volte mi hai accompagnata a vedere i concerti: ti ricordi?”

Il cantante è Shawn Mendes.

Sono le 22:20 del 1 Maggio 2017.

Sono ad Amsterdam, letteralmente sotto a un ponte.

E mi sto divertendo un sacco.

CONCORSOConcorso Letterario a tema expat “Le paure ed il coraggio delle Donne” aperto fino al 31 luglio 2017.

2 commenti
    • Paola - Utrecht
      Paola - Utrecht dice:

      entrambe le cose anche per me: con loro la vita è piena di prime volte. si imparano molte cose. e, di sicuro, non ci si annoia, ad Amsterdam o da altre parti. 🙂

      Rispondi

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