10 years challenge: cosa direi alla me stessa venticinquenne?

valigia-emigrante-ricordi

In questi giorni Facebook ha lanciato una nuova sfida: postare la propria foto attuale di fianco alla foto di se stessi dieci anni fa.

Incuriosita, sono andata indietro nel tempo e ho dato un’occhiata a chi era Valeria…

Valeria – correva l’anno 2009

Nel 2009 ero da poco tornata dall’Erasmus in Inghilterra.

Per la prima volta il mio sogno di vivere fuori dall’Italia si era avverato e credo che sia stato più o meno in quel momento che ho capito di essere un’expat.

Già, perché, in linea con il post di Cinzia di un po’ di tempo fa, sono convinta che expat si nasca, non si diventi.

E così, eccomi lì, con questi lunghissimi capelli castani, una laurea Specialistica appena conclusa e negli occhi l’emozione di quando capisci che non hai limiti, che quando pensi al futuro senti un brivido lungo la schiena.

Hai paura, ma è una paura bella e non vedi l’ora che un nuovo giorno inizi, per scoprire cos’ha in serbo per te.

Sognavo l’Inghilterra e mi crogiolavo in una sensazione di libertà mai provata prima.

Facevo progetti, vivevo con la valigia in mano per cercare la mia strada, ma sempre coi piedi per terra. Sono una sognatrice molto razionale: ho un’idea chiara di cosa posso ottenere e sono pronta ad investire coraggio e pazienza per arrivare dove mi sono prefissata.

Per quanto vaghe, tuttavia, fossero le mie idee per il futuro in quel momento, avevo la mia personale stella polare:

uno, volevo fare ricerca;

due, volevo vivere all’estero.

Valeria 2019

Smetto per un attimo di scorrere quelle foto datate 2009 e mi guardo intorno.

Sorrido: sono una ricercatrice e vivo in Australia.

Questo basterebbe per essere fiera della me stessa venticinquenne, ma questa vita mi ha dato molto di più.

Guardo il mio bambino che gioca in braccio al suo papi, mentre le nostre dolci gattone dormicchiano, cercando riparo dai 40 gradi di questi giorni.

Se dovessi dare un consiglio alla me stessa venticinquenne, le direi solo di continuare a fare esattamente quello che sta facendo, con le sue paure, i suoi dubbi, mantenendo la rotta fissa sulla sua personalissima stella polare.

Guardo il cielo australiano e penso che da qui la Stella Polare non si vede, ma è la Croce del Sud che guida i naviganti, proprio quella rappresentata sulla bandiera australiana.

E, allora, cara Croce del Sud, guidami tu verso le nuove meravigliose avventure che il futuro mi riserva, adesso che viaggio in compagnia.

 

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