100% incerto

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IL MIO SETTEMBRE


Allora, un sacco di cose bollono in pentola.

Questo è il mese di settembre; non è quando ho espatriato, non è il mio compleanno né il compleanno di un membro della mia famiglia. Non è il capodanno cinese, non ho iniziato un nuovo lavoro, non mi sono sposata, non ho divorziato.

Insomma, praticamente a settembre nella mia vita non è successo nulla, è un mese come un altro. Un po’ più incasinato perché ho figli, e chiunque abbia figli sa che settembre tipicamente segna l’inizio della scuola, quindi devi un po’ rivedere le abitudini che hai stravolto nella pausa estiva. Ma anche questo per me è del tutto relativo, perché la pausa estiva in Olanda dura un mese e mezzo e mia figlia è grande.

Quindi niente, neanche questo è il mio caso.

Settembre, però, è stato spesso il mio Capodanno personale.

Per via delle scuole, ma anche sul lavoro: diciamo che ne cerchi uno, non lo fai a gennaio, non lo fai ad agosto, lo fai a settembre perché è quando le aziende riaprono.

E il destino vuole che settembre sia il mese in cui ho ufficialmente cambiato casa l’ultima volta.

Questo trasferimento ha segnato la mia vita, in qualche modo, facendola passare dall’unità abitativa a impostazione familiare, sorretta da una facciata ben dipinta, a coabitazione simil-universitaria, che alla mia età è senz’altro una mezza avventura.

La scelta del cambio è stata dettata da forti e personali circostanze; la fortuna nel trovare il nuovo appartamento – una metratura più grande della norma, per essere in Olanda, e terribilmente costoso – evidente; gli ultimi dodici mesi decisamente inaspettati.

Ho cominciato a fare l’insolito bilancio annuale uscendo di casa le mattine d’agosto e guardandomi intorno; fissando i dettagli dei palazzi, i vicoli, i volti ormai conosciuti dei commercianti, con quella sensazione di cambiamento che mi camminava addosso. Non so se la avete presente: quando si respira quell’arietta che nemmeno tu sai cos’è, ma è chiaro che qualcosa cova nel tuo io interiore.

Da agosto ad oggi, a casa tra l’altro ci sono stata veramente poco.

Vivo pendolare, infatti, tra il lavoro e la mia vita privata, cambiando tre città ogni settimana.

La parte nomade di me è tremendamente appagata da tutto questo spostamento, questo fluttuare tra un treno e l’altro, un luogo e l’altro.

La seconda parte di me, invece, comincia a percepire instabilità.

Mi sono chiesta a lungo se questa instabilità sia la solita inquietudine che da sempre mi contraddistingue. Mi sto rendendo conto, invece, che quello che provo stavolta è una certa voglia di fermarmi.

Mettere radici.

Piantare la tenda e dire ‘io vivo qui’.

E a questo punto sorge il problema, perché mi sento ancora lontana dall’avere un posto in cui possa dire ‘io vivo qui’.

So per certo, però, che non è il posto che fa la differenza, ma il con chi; e questo – credetemi – lo so da una vita.

Ma anche in questo caso, non mi sono mai messa in condizione di fermarmi con partner adatti. Diciamo pure che me li sono scelti strani, complicati, impreparati, pigri, non compatibili; in qualche modo sbagliati.

Ora, tutte queste cose sono una parte della riflessione del mio settembre.

Anche il lavoro gioca il suo peso nella partita, e nonostante la mia (solita) età non più da ragazzina (insomma, mia figlia ha 18 anni belli tondi e abbondanti, io ne ho 45) continuo a crescere, cambiare, reimpostare, evolvere, scalare verso l’alto. Ma quand’è che ci si ferma?

E allora si apre ancora una parentesi: ma davvero mi vorrei fermare?

No, sotto sotto. Ed ecco perché alla fine continuo, come se avessi un pilota automatico.

Tutto questo per dire che la mia testa è affollata di cose e, guarda caso, è settembre.

Il mio settembre, il mio Capodanno.

Nella pentola, ho un lavoro in evoluzione che mi succhia pure l’anima ed è h24 no pause, dove nell’ultimo anno sono cresciuta in maniera esponenziale e ora vivo stretta nella morsa di una posizione uncomfortable, pronta all’ennesimo salto;

una casa relativamente nuova, con mille difetti, un pavimento che la notte scricchiola quando vado al bagno, una cucina per cui stravedo, un’esposizione alla luce che emana bellezza, e la possibilità che debba lasciarla il prossimo anno;

un affollamento di attività da fare che causa il blocco mentale e i crampi alle dita, e risulta in una nullafacenza generale compresa la difficoltà di mettere in piedi un articolo per un blog (pure il mio personale);

la conseguente voglia di partire;

la continua voglia di esplorare tutto il fuori delle mie comfort zones, geografiche e non;

un compagno delizioso, in questo momento seduto accanto a me – siamo nella cucina della sua casa – che si sta facendo i fatti suoi, e che richiederà inevitabili cambiamenti;

un passato globale ingombrante che, per la prima volta, si sta diradando in alcuni punti e la luce che ne filtra mi dà speranza che lo possa finalmente lasciare nel limbo a cui appartiene;

una strana conta degli amici, che si fa sempre più realistica con il passare del tempo;

una madre a Roma;

la premenopausa in agguato;

una seconda gravidanza mai arrivata;

nessuna pensione, e nessuna idea di come vivrò da vecchia;

una figlia maggiorenne al suo ultimo anno di scuola, con un futuro davanti che sta per aprirsi e io sono pronta alla separazione. (Sono pronta alla separazione?).

Ho un futuro 100% incerto, davanti a me.

E alla mia (ormai famosa) età, sinceramente, tutto avrei immaginato tranne che di avere ancora un futuro incerto.

Ho assolutamente zero di definito e non so come mi sento per questo.

Due piccole certezze, però, mi accompagnano qui e ora.

Uno: sto facendo una delle cose che mi piacciono di più, ovvero passare il sabato sera a casa, in rilassatezza familiare, ascoltando musica, scrivendo, godendo del tempo.

Due: ho fatto il sugo. Il ragù, per la precisione, secondo la ricetta di mamma.

La pentola è lì, a meno di due metri da me, che emana un buon profumo.

1 commento
  1. Fabiola
    Fabiola dice:

    Come ti capisco, cara Paola.

    Ogni volta che mi soffermo a pensare al futuro mi faccio milioni di domande a cui non riesco a dare una risposta e, dopo che per svariate ore non ne vengo a capo, decido di rinunciarci direttamente. xD

    Lasciamo che la vita scorra e gioiamo dei piaceri di oggi: degli affetti, della musica e del ragù. 🙂

    Un fortissimo abbraccio.

    Fabiola – Mallorca

    Rispondi

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