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Sono una figlia degli anni ’60, quando la conoscenza e tecnologia odierna inconcepibili. E sono figlia di una mamma diventata tale senza avere la minima idea di cosa fare, come tante mamme con i loro primogeniti.

Così, seguendo i consigli della propria mamma, la mia amatissima nonna, da piccola mi dava da mangiare fino a quando non avevo raggiunto un certo peso. Nata già di quattro chili, divento presto una bambina paffutella. A dieci anni lo sviluppo, precoce, troppo, per la mia mente ancora bambina in un corpo da donna, per la mia mamma, impreparata a gestire tanta abbondanza mediterranea, “regalo” del papà pugliese, per la società di allora.

Non so se il mio rapporto sregolato con il cibo nasca dalla sovralimentazione in fase neonatale e successivamente dall’abbondanza dello stesso, in quanto i miei genitori avevano un negozio di alimentari e, quindi, non mancava mai.

Sono, queste, forse solo coincidenze, in quanto credo che il nostro cammino su questa terra, nella forma che assumiamo e nelle esperienze che facciamo, nasca in un altro mondo, quando siamo anime. È in quella dimensione che, per la nostra crescita, decidiamo chi e come saremo; le persone che saranno i nostri genitori, la nostra famiglia, i nostri amici, le nostre conoscenze; le esperienze che faremo.

Per motivi che mi saranno chiari solo una volta ritornata a quella dimensione, momento che mi auguro sia il più tardi possibile perchè ho ancora molto da fare su questa terra, ho scelto questa forma ingombrante e questo rapporto conflittuale con il cibo.

Giugno 2018 – 42 kg fa…

Cibo che ha rappresentato un conforto, una presenza costante, una dipendenza; cibo che ha creato tanta ciccia, diventata sia una gabbia sia una protezione per tanti, troppi anni.

Ciccia che non mi ha impedito di vivere: ho viaggiato, avuto due figli, relazioni amorose, soddisfazioni professionali.

Ciccia che ha reso tutto molto più faticoso.

Ciccia che mi ha reso invisibile.

Ciccia che se andava per alcuni periodi per poi ritornare, implacabile, più di prima.

Ciccia alla quale da queste pagine, qualche mese fa, ho dichiarato di volere il divorzio (“Cara ciccia, voglio il divorzio”).

Ed ora, rullo di tamburi, posso dirvi che il divorzio è diventato definitivo!

Nel mio ultimo articolo, “Buon Anno”, facevo riferimento alla mia salute ed al fatto che, quest’anno, avrei dato priorità a me stessa.

Ora, vi posso svelare che il 17 gennaio mi sono sottoposta ad un intervento di chirurgia bariatrica, il mini bypass gastrico.

Un percorso, tramite la mutua inglese, iniziato più di quattro anni fa, in un momento in cui, stanca di riprendere il peso in modo inesorabile dopo ogni altra dieta, ho detto: proviamo. Con poca convinzione a dire il vero, sempre con il pensiero di potercela fare regolando l’alimentazione.

Di diete ne ho provate tante, sempre con buoni risultati. Ma nemmeno il tempo di godere i frutti della fatica che tutto andava a pallino. Perchè il cibo è anche dipendenza, come l’alcol o la droga.

La difficoltà, con la cibo-dipendenza, è che abbiamo bisogno di nutrirci per vivere, non è qualcosa che si possa eliminare del tutto.

E come ogni droga, il cibo che il dipendente usa è, ovviamente, quello meno salutare. Le quantità sono enormi, perchè nel momento in cui ti abbuffi per compensare la tristezza, il nervoso, il vuoto dentro, le delusioni amorose/lavorative, non ti rendi nemmeno conto di quello che metti in bocca.

Succede, così, che vai al super e compri quantità industriali di schifezze, che spariscono in un battibaleno, spendendo una mezza fortuna. O al ristorante, quando mangi primo, secondo, contorno e dolce!

Succede, così, che stai fisicamente male, e ti domandi, ma che ho fatto? Per, poi, ripetere il tutto appena ti senti meglio.

Succede che tutti ti dicano: “devi metterti a dieta”, “senza sapere che non è una semplice questione di dieta.

È, in realtà, un difficile percorso, durante il quale il primo passo è ammettere di soffrire di un disturbo che ha un termine: bulimia. Io, per esempio, ho negato per anni di soffrirne perchè non ho mai vomitato dopo mangiato.

Il passo successivo è quello della ricerca dei motivi che portano a questo comportamento. Ognuno ha i propri. Nel mio caso è una combinazione di poca autostima e auto-punizione; ed anche una scusa per spiegare i miei insuccessi che, poi, tali sono solo nella mia testa.

uno dei miei armadi!

Ed allora, dopo anni di diete yo-yo, di armadi pieni di vestiti di almeno cinque taglie diverse, di essere sempre la “grassa” in ogni situazione, di essere di imbarazzo per i miei figli, soprattutto il piccolo, che hanno amici con mamme grissino o quali, mi sono arresa.

A mali estremi, estremi rimedi.

Sono arrivata al giorno dell’intervento con un po’ di ansia, in fondo ogni operazione comporta dei rischi, ma super informata e consapevole di volere una vita “nuova”.

Al risveglio, dolorante e mezza rimbambita dall’anestesia, per le prime ventiquattro ore mi sono chiesta: “ma cosa ho fatto?”.

Sono a quasi tre settimane post-intervento, ho perso circa 12 kg. Il mio corpo sta cambiando, ma la grande differenza la vedo nella mia energia: ne ho da vendere.

Ho sempre fatto ma ora sono in grado di fare di più, dai mestieri in casa all’alzarmi presto. Tra poco potrò cominciare a fare sport; sto contemplando lo zumba, mi piacerebbe provare la scherma.

Oggi dico: l’avessi fatto prima. Ma dico anche: ogni cosa ha il suo tempo.

Mi guardo allo specchio e mi piaccio. Il mio profilo instagram è pieno dei miei selfies, con i quali segna anche il cambiamento dall’inizio di questo percorso.

Non ero a questo peso da quando ho avuto mio figlio, che ha ormai undici anni.

Il vestito di Phase Eight

Settimana scorsa mi sono commossa quando sono riuscita a mettermi un vestito di Phase Eight, comprato in saldo due anni fa e rimasto nell’armadio fino ad ora. Quasi non credevo ai miei occhi, un po’ come Cenerentola trasformata dalla fata.

Questa fata con la bacchetta magica l’ho aspettata per anni; ovvio, non è mai arrivata.

Perchè non siamo vittime del mondo che cospira contro di noi ma (in)consapevoli fautori di quello che ci accade.

Perchè ci vuole coraggio ad ammettere le proprie debolezze e forza per superarle.

Perchè negatività attira negatività.

Perchè ci vuole forza, determinazione e costanza nell’intraprendere una strada nuova.

Io ho ammesso, a me stessa prima di tutto, che da sola non sono in grado di gestire il cibo. Ho spesso detto che dovrei cucirmi la bocca. Invece, ho cucito lo stomaco.

Con questo intervento, il mio nuovo stomaco è grande quanto un pugno. Il senso di sazietà è immediato e duraturo. Ho provato cosa vuol dire mangiare solo un cucchiaio in più di minestra e stare male per mezz’ora: non ripeterò lo stesso errore.

colazione e pranzo

In questo momento, posso solo mangiare cibo in forma di puré. Ho fatto scorta di vasetti di omogeneizzati, scoprendo che sono buonissimi. Tra dieci giorni potrò reintrodurre i cibi solidi.

Certe cose non saranno più come prima. Le quantità, prima di tutto. Il bere con il pranzo o la cena: o cibo o acqua, non insieme. Mai più bibite frizzanti, nemmeno l’acqua. Alcuni cibi.

Soprattutto, io non sarò più come prima.

Sarò libera dalla cibo-dipendenza.

Sarò (più) magra.

Sarò più in forma.

Sarò in grado di svolgere più attività con i miei figli.

Sarò in grado di stare stesa al sole in spiaggia senza sembrare una balena.

Sarò libera.

La chirurgia é solo uno strumento: il dimagrimento é garantito per i primi due anni, dopo i quali si può riprendere peso in quanto lo stomaco può allargarsi. Per questo motivo é necessario cambiare il proprio stile di vita.

L’impegno che ho preso con me stessa é che indietro non si torna.

Posso proprio dire che il mio é un caso di mali estremi, estremi rimedi! E, per usare un’altra fase fatta, meglio tardi che mai!

Elena – Londra

9 commenti
  1. Fiamma
    Fiamma dice:

    Cara Elena, ti leggo sempre con immenso piacere, perché i tuoi post sono sempre pieni di umanità e di affetto. Questo però mi ha commosso più di tutti: mettere a nudo le proprie debolezze, analizzare le cause di una dipendenza e raccontare il percorso coraggioso intrapreso per uscirne non è da tutti. Già ti ammiravo come single mom, ora lo faccio anche per come hai deciso di ritrovare te stessa. Buttati nella zumba, nello swing, nello yoga e goditi un corpo vitale quanto lo sei tu. Per Elena hip hip hurrà hip hip hurrà hip hip hurrà! Ps. Il vestito nero ti sta da dio. Ps2. Come possiamo seguire i tuoi nuovi look su Instagram?

    Rispondi
  2. Katia Giammusso
    Katia Giammusso dice:

    Elena,

    sono tanto, ma tanto contenta per te. Volersi bene è tutto. Prendersi cura di sé, di quel “contenitore” che contiene la nostra bellissima anima, fa sentire cosi bene e rende davvero felici! L’inverso rende dannatamente insoddisfatti e miserevoli, infelici, purtroppo. Il contenitore può anche non essere bello (che poi a stabilire questa bellezza da parecchie decadi a questa parte sono coloro che vedono e propongono purtroppo una donna magra, spesso anche ossuta!), ma deve essere sano, energetico. Perché se per fare una rampa di scale o chinarsi a raccogliere un foglio ci si sente in affanno, se non si riesce a godersi neanche una cosa semplice e bella come rincorrere un figlio per giocare ancora un po’ con lui (abbiamo il secondogenito della stessa età, non lo sapevo!) o per lavare il vetro di una finestra ci si sente scoppiare, si perde una porzione di Vita che è proprio un peccato perdere! Se posso permettermi, io adoro lo zumba, ma ti consiglio vivamente di cominciare dallo yoga e per la precisione da un tipo di pratica che tenga conto delle tue necessità individuali del momento. Lo yoga mette abbastanza pressione alle articolazioni del ginocchio, delle caviglie, dei polsi, che nelle persone sovrappeso sono di per sé già fragilizzati, anche per il generale mancato esercizio pregresso costante e per la presenza di una muscolatura attorno alle ossa, in genere meno sviluppata. Ma un istruttore qualificato sa offrire una pratica che tiene conto di piccoli accorgimenti per dare meno carico a quelle aree. Inoltre lo yoga è perfetto per il recupero energetico, l’espansione del respiro, il consumo di calorie senza sovraffaticare necessariamente il muscolo più importante, il cuore. Un cuore, il tuo, che merita di tornare ad amare con fiducia e che forse, grazie a questo corpo che sta cambiando, prederà un nuovo slancio. Io te lo auguro! Fammi sapere se hai bisogno!!! Con tanto affetto xxx

    Rispondi
    • Elena Londra UK
      Elena Londra UK dice:

      Ciao Katia,

      grazie delle tue parole, hai centrato in pieno le difficolta’ che il peso eccessivo comporta.

      E’ da un po’ di tempo che penso anche allo yoga, che non ho citato nel mio articolo.Vedro’ cosa offre in proposito la palestra vicino a casa.

      Un abbraccio! xx

      Elena

      Rispondi
  3. speranza
    speranza dice:

    Complimenti. L’ha fatto tanti anni fa una mia cugina come deve stare attenta a ciò che mangia, una mi conoscente lo ha fatto ad agosto e può mangiare tutto in minime quantità. Ognuno è diverso.

    Rispondi
  4. Fabiola
    Fabiola dice:

    Cara Elena,

    mi ero promessa di leggerti al piú presto ed eccomi qui!

    Che bell’articolo, pieno di te: è difficile mettersi a nudo in questa maniera, mostrando le fragilitá e le debolezze, che cerchiamo sempre di mascherare, ma che sono parte di noi! Parlarne e non aver paura di esporle è un segno di grande forza d’animo <3

    Ma, soprattutto, mi rende felice questa tua vitalitá e energia che hai tirato fuori verso la tua nuova vita. Ti auguro il meglio e sono sicura che tutte queste buone abitudini renderanno ogni tuo giorno migliore.

    Brava, brava, ti ammiro molto, ( come sempre! )

    un fortissimo abbraccio

    Fabiola – Mallorca

    Rispondi

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