Viaggio in aereo dopo il Covid: il rientro in Italia

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Il 6 giugno con valigione e mascherina mi sono recata all’aeroporto di Madrid, città che mi accoglie da circa 2 anni e una quarantena. Era stata un’impresa trovare un volo per Napoli, ma alla fine Alitalia ha messo un collegamento da Roma per cui con un semplice scalo sarei arrivata.

Sapevo che appena avrebbero riaperto le frontiere sarei tornata in Italia, grazie anche allo smart working, e questo momento era finalmente arrivato.

Non vi nascondo però che avessi tante ansie prima della partenza: se cancellano il volo, se non mi fanno imbarcare, se la gente si avvicina molto, se non riesco a tenere la mascherina per tutto quel tempo.

Ero talmente agitata da chiedere al mio ragazzo di accompagnarmi, cosa che in genere orgogliosamente gli avevo sempre negato. Farlo venire con me è stato però inutile: all’ingresso dell’aeroporto lasciavano passare solo persone munite di biglietto. “Da qui proseguo da sola”, mi sono detta.

Che impressione l’aeroporto deserto.

Ripensavo a tutte le volte che avevo preso un aereo da lì, Madrid Barajas, e lo avevo trovato sempre molto pieno a qualunque ora del giorno e periodo dell’anno.

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Dopo essere passata davanti a un’infinità di saracinesche tirate giù, finalmente arrivo al mio gate. Mi sorprendo nel vedere le hostess accompagnate dalla polizia e la guardia civile, che di fatto però controllano solo i documenti senza pretendere nient’altro.

“¡Qué tengas un buen viaje!”, l’hostess mi porge la carta di identità e io quasi mi emoziono come se fosse il primo volo della mia vita. 

Costretti a entrare in aereo a piccoli gruppi alla volta basati sui nostri posti, abbiamo tutti sistemato i rispettivi bagagli cercando di rispettare la distanza di sicurezza. Questa procedura si sarebbe poi ripetuta all’atteraggio.

Quando ci siamo alzati alti nel cielo sempre blu di Madrid ho pensato “ma che bello è viaggiare”!

Lo so che qualcuno potrebbe accusarmi di essere esagerata, che in fondo la quarantena è durata 3 mesi e non 3 anni, ma credetemi, prima del Covid io ero abituata a prendere un aereo ogni 2 settimane, per cui stare ferma per 3 mesi è sembrata un’infinità di tempo.

Appena effettuato lo sbarco, ci hanno misurato la temperatura. Ma nella breve sosta a Roma ho notato che tantissime persone non portavano la mascherina, nonostante fosse obbligatoria.

Capisco che in Italia non siamo famosi per essere ligi al dovere, ma persino i nostri cugini spagnoli non si sognano minimamente di infrangere questa regola, perché noi dobbiamo sempre fare di testa nostra? E poi, a parte la legge, possibile che a nessuno sia rimasto un po’ di stress post traumatico che spinga a prendere precauzioni? 

In ogni caso, questi sono ragionamenti a posteriori, in quel momento ero solo entusiasta ed incredula di essere a un passo da casa. 

Quando il piccolo aereo della tratta Roma – Napoli ha cominciato il decollo, avvicinandosi all’azzurro delle acque che bagnano il golfo, una lacrima mi è scesa davvero.

Viaggiare è bello, ma viaggiare verso casa lo è ancora di più!

4 commenti
  1. Irina Pampararo
    Irina Pampararo dice:

    Bentornata a casa!
    Il non poter raggiungere i nostri cari a causa del Covid-19 e’ sicuramente una brutta sensazione che ci ha colpiti tutti.
    Io non torno da luglio 2019 e dovevo rientrare il giugno scorso per un mese di vacanza. Sono bloccata qui e non si sa fino a quando… se esco non rientro per via dei visti e permessi di lavoro congelati. Incertezza su tutti i fronti…
    Per ora ho riprenotato per Natale sperando che qualcosa cambi!
    P.S: bella citta’ di adozione ti sei scelta…

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  2. Valentina - Stoccolma
    Valentina - Stoccolma dice:

    Non ho ancora viaggiato in prima persona ma per ogni amico che si reca in aereoporto segue la telecronaca via messaggio: ci sono tante persone? Portano la mascherina? Hanno fatto imbarcare tutti? Come ti senti?

    Hai detto bene tu, neanche fosse la prima volta che voliamo! : )

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    • Guya
      Guya dice:

      Sei anche tu qui a Stoccolma…
      Noi non rientriamo da Natale a me sembra di vivere in un incubo. Non posso dire lo stesso degli svedesi. Speriamo passi tutto presto!

      Rispondi

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