Un angolo di pace nel caos: Shamian

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Questa è l’angolazione che preferisco dell’isola di Shamian

Notte, caldo afoso, luci, palazzi, grattacieli, locali, gente, attrazioni, musica, tante persone…

Sembra quasi la premessa di un film americano dove alla fine due attori si baciano; in verità, non lo è.

Questo è lo scenario di un horror cinese: la protagonista, Emilia, si aggira da sola per la città.

Il back-stage è visibile tutte le sere passeggiando qui per Canton, ma soprattutto in qualsiasi grande metropoli cinese.

Per chi ci vive, è un film dal quale, se si è stanchi o semplicemente è una giornata negativa, si vorrebbe scappare.

Emilia è appena uscita dalla metropolitana dopo un’ora e quindici minuti di spintoni ed alito all’aglio di persone, che essendo più alte di lei, le respirano in faccia. Ha ripetuto mille volte che l’ausiliare del verbo andare è “essere” e non “avere” . Ha dovuto sentire, per la quinta volta, dalla stessa alunna con la frangetta: ” ieri ho andato a casa”. Invano ha cercato di non ridere quando il ragazzo, tutto vestito di marca, alla domanda: “che cosa mangi a colazione?” ha risposto sostituendo la “a” della parola pane con la “e”, sostenendo che tale “cibo” fosse accompagnato dalla marmellata. Lascio a voi l’arduo compito di immaginare questa nuova pietanza!

Vorrebbe abbandonare il gioco ma non può, deve proseguire finché non appare la famosa scritta:” the end”

In un universo parallelo Emilia sarebbe andata correre ascoltando della musica rock.

Qui, in Cina, i parchi, sebbene ci siano, è meglio non frequentarli se ci si sente giù di morale.
Farci una passeggiata può arrecare vari danni al tuo cervello e generare una strana sensazione.

Un’energia lentamente parte dall’alluce, sale, vibrando arriva alle mani, infine si genera la voglia di strangolare qualcuno, credo si chiami stress.
Ci sono i nonni in pantofole che, fumando le sigarette male odoranti, giocano a scacchi e imprecano se perdono. Le vecchiette super atletiche con pantaloni aderentissimi sono attente a sincronizzare una radiolina a volume altissimo per dar vita a dei movimenti buffi: si ostinano a chiamarli danza della piazza. I bambini corrono, cadono e piangono. Le ragazzine si fanno fare mille foto da quelle vittime dei fidanzati da qualsiasi angolazione possibile e immaginabile.

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“Evoluzione femminile”

Emilia, pero’, in tutto questo caos ha trovato un suo angolo, uno sputo di isoletta che si chiama Shamian.
Non è l’unica ad averla considerata preziosa.

I coloni nell’Ottocento se ne resero conto e se ne impossessarono molti anni prima.
Percorrendo le strade di Shamian non si vede alcuna forma di architettura cinese, si percepisce soltanto l’influenza francese e inglese.

Si respira un’aria europea nel bel mezzo della Cina, un miracolo.

Le caffetterie, qui, sono raffinatissime, si sta in silenzio e si sorseggia il caffè, non ci sono i baretti in stile cinese dove giocare a dadi e fare a gara a chi beve più birra.

I negozi  sono eleganti, lei non entra, non e’ una signora di Parigi ne’ un membro della famiglia reale. Osserva e immagina come sarebbe bello appartenere alla classe elitaria.

Si innamora di una statua che rappresenta esattamente l’evoluzione della donna in Cina, di come il cattivo straniero l’abbia cambiata e modernizzata e resa più libertina e meno obbediente al suo uomo. Ci sono tre donne con abiti completamente differenti ma ciò che più colpisce sono le espressioni facciali e la loro postura, da timida si trasforma si fiera e sicura di sé.

Le cadono gli occhi su una voliera bianca, enorme, è all’angolo messa lì come per essere osservata.

E’ una delle rare volte in cui vede una coppia di autoctoni scambiarsi delle effusioni davanti a tutti.
Loro non possono baciarsi in pubblico, è proibito.

Le coppie potrebbero parlare, ridere scherzare, abbracciarsi, invece no, giocano a quel maledettissimo telefono ovunque, al contrario di come si comportano a Shamian. In questo posto stranamente si tengono per mano, si abbracciano e si lasciano andare a qualche dolce e candido bacio .

Non alzano mai la faccia dallo schermo anche a costo di far freddare le pietanze appena fotografate senza averle consumate, qui no, addirittura sorridono e si dividono pezzi di torte al cioccolato.
Forse questo posto è magico, persino i cinesi riescono a diffondere amore, abbracciarsi e coccolarsi incuranti degli sguardi degli altri.
Ecco perché ogni tanto, Emilia, spegne il telefono, prende la metro ed arriva a Shamian: per riposarsi, staccare e ri-innamorarsi del caos.

12 commenti
  1. Solare
    Solare dice:

    Che bello questo post! Mi è piaciuto perché racconta pensieri intimi con leggerezza e rende un’immagine veritiera ma al tempo stesso personale di un angolo della Cina.

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  2. Rossella
    Rossella dice:

    “Si respira un’aria europea nel bel mezzo della Cina”: quando sono stata a Pechino mi rifugisvo negli Starbucks per poter respirare un po’ di Europa/occidente.

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    • Emilia Cuzzocrea
      Emilia Cuzzocrea dice:

      Ciao Rossella, io non sono una grande amante di quella catena, sono una caffeinomane e lì l’espresso non è buonissimo :p A Pechino si respira aria di Europa nella zona di Sanlitun perchè ci sono vari ristoranti e ti puoi fare una bella mangiata. 🙂

      Rispondi

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