Anno 2020  Sfide e successi.

Parte Seconda

(Parte Prima)

Winery in Kamloops, BC

Eccomi qui a raccontare la seconda parte del mio 2020.

Se non hai letto la prima, ti invito a farlo qui.

Nel mese di Agosto, io e mio marito siamo stati in Italia e, mentre lui è rimasto fino a Dicembre, io sono tornata a Vancouver da sola a Settembre.

Non era il mio primo volo in solitaria, ma rientrare a casa e sapere di averla tutta per me dopo 8 anni di convivenza, è stata una bella sfida.

Si è rivelata l’occasione per raccogliere i frutti di tutto il lavoro svolto negli anni sulla mia crescita interiore e personale.

Ho rivisitato dinamiche di coppia che erano diventate automatiche, mi sono resa conto di quanto in passato abbia  sacrificato me stessa pensando che fosse giusto farlo. 

La distanza è stata un toccasana per rafforzare la mia personalità: autostima, valori, priorità e obiettivi.

Inoltre, vivere in autonomia mi ha dato modo di gestire meglio quello che mi piace fare, rispetto a quello che bisogna fare. 

Ho lasciato andare quella parte di me a cui tanto ero attaccata: il controllo.

Nell’indole femminile c’è spesso  l’arte del prendersi cura degli altri, a volte  però non ci accorgiamo del confine tra la nostra responsabilità e quella della persona amata. Scivoliamo nel bisogno di voler gestire la vita dell’altro mascherandolo per controllo di voler sapere se va tutto bene. 

Ecco, io questa mania l’ho purtroppo coltivata per un po’, ne ero consapevole, ci ho lavorato e con tanta pazienza sono riuscita a eliminarla.  

Ho notato come altre donne si preoccupavano per me, proiettando la loro visione pessimista della solitudine nella mia situazione. Non ho mai avuto questo problema, anzi il mio spazio è sacro e ben protetto. 

Credo però nell’equilibrio: imparare a stare bene per conto mio, ascoltare i miei pensieri, ballare, cantare, fare quello che mi va, è tanto importante quanto avere una vita sociale. 

Infatti, diversi studi hanno dimostrato che le relazioni con i nostri simili aiutano la nostra evoluzione: abbiamo bisogno di condividere emozioni, idee, progetti e successi. 

Farsi amici all’estero per me non è facile, trovo che bisogna adattarsi, essere propositivi, cercare modi e luoghi per instaurare rapporti. 

Io, tra l’altro, sono un po’ particolare: preferisco poche persone con cui fare esperienze importanti, piuttosto che avere molte conoscenze superficiali con cui passare il tempo in compagnia.

Come ho fatto spesso negli ultimi anni, ho cercato di creare la situazione per conoscere nuove persone. Benediciamo la tecnologia e Facebook per l’aiuto che ogni tanto ci danno.

Ho scritto un invito nel gruppo Comunità italiana a Vancouver per una cena di un sabato sera e ci siamo trovati in 8.

Non era la prima volta per me fare questo genere di incontro, ma lo è stata nel trovare un certo feeling inaspettato.

Infatti, dopo pochi mesi è nata anche un’idea di collaborazione. 

Giulia Spagni ha creato un programma radio insieme a Davide Soncin in cui mensilmente partecipo anch’io. Il titolo è “Un divano a Vancouver” ed è possibile ascoltarlo in tutte le piattaforme Podcast più conosciute.

L’intenzione è quella di raccontarci per intrattenere gli italiani sparsi nel mondo, dando magari qualche spunto di riflessione a chi desidera trasferirsi all’estero. Se hai la curiosità di sapere come viviamo nella West Coast e vuoi farti due risate questo è il Podcast giusto.

Nel frattempo, ho ricominciato a lavorare come comparsa, ci sono nuove regole quali portare sempre la mascherina e fare il Covid test obbligatoriamente una o due volte prima del giorno in cui vengono fatte le riprese.

Da Settembre a oggi ho fatto già più di 40 tamponi nasali, punto a favore è che sono pagata 2 o 4 ore per recarmi nello studio della produzione televisiva in cui farli. 

vancouver

Vista su Vancouver dal seabus – Foto di Alice Fais

Chiudo questo racconto del mio anno con un paio di aforismi che aiutano a riflettere.

Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento.

(Charles Darwin)

Quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo lo chiama farfalla.

(Lao Tzu)

Ti aspetto nei commenti!
Un abbraccio
Alice

2 commenti
  1. Marina
    Marina dice:

    Carissima, ho letto la tua interessante esperienza.
    Posso lasciarti un raccontino tradotto in inglese? E’ una storia che parla della scoperta di sé, come donna. Una donna che scopre la propria cifra identificativa proprio nel bel mezzo di una quotidianità fatta di lavoro, marito, figli.
    Ciao
    Marina

    Rispondi

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