Ballando in una bolla

lasagna

“Basta lamentarti, proprio tu che vivi in una bolla ultimamente!”, grida mio marito, spagnolo, mentre attacca le lasagne casalinghe che ho preparato per cena.

Mi sa che sotto sotto questa bolla fa comodo anche a lui, a giudicare dalla velocitá con cui ha spazzolato il piatto fino a non lasciare neanche un poco di salsa.
Magari ha ragione e sto vivendo davvero in una bolla.
Sono mesi che ho bozze di articoli per DCCE che inizio a scrivere e abbandono.

La mia idea era raccontare del perché fossi stata assente per sei mesi. La ragione è che stavo studiando per un esame che mi avrebbe permesso di crescere professionalmente.

L’obiettivo è stato raggiunto, l’esame passato a pieni voti ma, per varie ragioni burocratiche, sono al punto di prima. Anche perché vivo in Catalunya, che di secondo nome fa: Regione piú rompipalle di tutta la Spagna.

Forse condivideró le mie pene con voi, spiegandovi come mai io abbia momentaneamente perso la spensieratezza, la “ilusión”, come si dice qui, e l’ultima cosa di cui io abbia voglia di parlare adesso è della figata che sia vivere a Barcellona.

Ero forse piú integrata prima?

Prima Barcellona era il sogno, il piano B, l’alternativa alla routine milanese e ad una Italianetta sempre piú amareggiata e lamentosa…praticamente perfetta.

Sentivo che tutto in me era esplosione, curiositá, desiderio, esplorazione. Un vortice che ti investe e ti spinge verso l’esterno. Tutto era “fuori”.
Ora invece il vortice gira in me stessa, mi rinchiude. Tutto è “dentro”.
Torno alle origini, mi rifugio in quello che conosco da piú tempo, in ció che non mi ha mai tradito: le canzoni dell’adolescenza, la gastronomia tradizionale, la lingua.

piadina- supermercato-Barcellona

L’emozione di trovare le piadine al supermercato.

Tranquilli comunque, penso sia una fase: ieri stavo giá sperimentando una ricetta di lenticchie indiane, per cui credo che la bolla si stia schiudendo poco a poco.
Inoltre, non malinterpretatemi: sono sposata con uno spagnolo, al lavoro parlo catalano, spagnolo e inglese tutto il tempo, perció ci pensano i miei obblighi giornalieri a farmi vivere la realtà esterna.

E quindi in questi giorni, se ho un momento solo per me, sguazzo felice nella mia bolla.
Da una settimana ascolto la radio italiana. Guardo film italiani. Fantastico con viaggi in Italia e… sono stata improvvisamente posseduta dallo spirito di una Sdaura bolognese, per cui inforno lasagne, preparo ragú casalinghi, friggo cotolette, fiori di zucca e quant’altro.

Ho anche ripreso il piacere di andare a piedi al lavoro. Cammino e cammino. Sono circa due chilometri.
Riscopro le delizie del camminare come un momento solo mio.

Camminare-musica

Io camminando e ascoltando musica questo inverno.

Avevo abbandonato questa pratica per i troppi impegni a orari ravvicinati, per cui dovevo solo arrivare dovunque il più velocemente possibile. L’anno scorso, ad esempio, tra turni di lavoro e ristrutturazione dell’appartamento, facevo sempre solo casa-lavoro-nuova casa-lavoro-casa vecchia.  Un  giorno ho contato 8 viaggi in metropolitana, decisamente troppo. Inoltre la metro a Barcellona in estate è un incubo, peggio che in inverno, per la quantità di gente che c’è.

stanchezza- lavoro-stress

Io al lavoro distrutta, l’estate scorsa.

Mi muovo per Barcellona accompagnata dalla musica dell’iPod, mi dondolo vacanziera per le strade di una cittá che credo di conoscere e che invece mi svela nuovi dettagli ogni giorno.

Anche questo è la bolla: camminare con la musica ha qualcosa di sospeso nel tempo, riscopro canzoni che non ascoltavo da anni.

Molto spesso non riesco a resistere all’impulso e mi accorgo che sto accennando piccoli movimenti di danza. Mi chiedo come sarebbe se mi mettessi a ballare per la strada. Mi darebbero della pazza.  La mia immaginazione sviluppa subito i fotogrammi: inizio a ballare, poco a poco si uniscono anche altri passanti fino a dare vita ad un flusso collettivo, stile la scena di apertura del film La la land.

A gennaio avevo provato una classe di un corso che si chiama Los cincos ritmos/I cinque ritmi.
Su indicazione della ballerina che conduceva la lezione, avevamo svolto dei brevi esericizi di riscaldamento in coppia volti a stimolare la concentrazione. D’improvviso la musica lenta e quasi ipnotica era cambiata, diventanto Lady Gaga che gridava e incitava il corpo a muoversi scatenato. Tutti gli altri presenti, per cui evidentemente non era la prima volta, avevano iniziato a ballare agitati. Cosí per un ora e mezza. Un’ora e mezza di musica a tutto volume, con ritmi diversi, e balli sfrenati.

Inutile dirvi che all’inizio, al cambio repentino di musica, ho pensato:
“Aiuto, dove sono finita?”
Peró all’istante ho sentito un energia favolosa attraversarmi il corpo, gli occhi mi sono diventati lucidi dalla commozione, dalla felicità di potermi concedere quell’essere cosí leggera. Era davvero tanto tempo che non ballavo solo per il gusto di farlo.

spiaggia- piedi nudi- Barcellona

Reduce da una bella ballata di anni fa.

Chi era che all’affermazione “Sono infelice”, rispondeva con la domanda: “Da quanto tempo non balli?”.
I miei compagni d’avventura erano un gruppo davvero eterogeneo. Il ballerino classico, la casalinga cinquantenne, il panzuto dai capelli bianchi, il perfettino stile Wall Street…
Eppure quello che volevano tutti era ballare, muoversi, ridere, seguire il ritmo, lasciarsi andare.

Quindi se per caso mi dovreste vedere in giro a Barcellona ballando, per favore non lasciatemi sola, unitevi e… freghiamocene!

Odiavo quando al liceo mi comportavo in maniera pó sopra le righe e le mie compagne esclamavano “Ma sei normale?!”.

Tenetevela la vostra normalità da frangetta bombata a furia di ore con il phon!

attrice

Quando ero attrice ed evidentemente meno  “normale”.

Forse questa bolla di certezze è semplicemente un campanello di allarme che mi avverte affinchè la mia vita non viri verso la troppa normalità. Che rimanga sempre un po’ di spazio per l’estro creativo. Senza programmare tutto e pensare tanto. Piuttosto, ballare e basta.

La scenografia di Barcellona è già uno spettacolo, io devo solo seguire la musica. Chi viene?

4 commenti
  1. Elisa
    Elisa dice:

    Anche se sto abbandonando l idea di mettermi radici …..o sono cambiata io o lei……se prima era il posto dove scappavo sempre ora…..

    Rispondi
  2. Nadia
    Nadia dice:

    Rifaresti quindi la scelta di trasferirti a Barcellona? Io per vari motivi e forse per un po’di timore ho perso un occasione di trasferirmi in questa splendida città… Nn è mai troppo tardi per ritornare sui propri passi? Hai dei consigli a riguardo?

    Rispondi
    • Caterina Barcellona
      Caterina Barcellona dice:

      Ciao, sì, la rifarei. Io mi sono spostata anche perché mio marito è di qui peró. Ho anche appena comprato casa: se avessi pensato”compro e quindi vivo tutta la vita qui”, mi sarebbe venuto un attacco di panico! Invece creo che l’unica cosa che possiamo fare è sperimentare, giorno per giorno, dove ci fa piacere stare. Quindi il mio consiglio è che se hai voglia di provare a vivere a Barcellona, non è mai troppo tardi per venire, esattamente come non sará mai troppo tardi per ritornare sui proprio passi nel momento in cui pensi che sia meglio lasciarla. Insomma, in bocca al lupo! Barcellona, almeno all’inizio sicuramente, innamora sempre! dopo magari si converte in affetto, ma io le voglio ancora bene… Un abbraccio!

      Rispondi

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