Barcellona: Sei pronto?

Barcellona: oggi il sole splende ma l’aria è freddina: da milanese però mi piace pensare che, vivendo qui, il piumino NON debba diventare un mio complemento di abbigliamento.
E via quindi di minicappottino di lanetta e sciarpetta leggera!

Dopo 4 anni in cui “mi sono guardata intorno”, oggi vorrei proporre, in modo ironico e scherzoso, un piccola lista, un primo assaggio, di ció a cui bisogna essere preparati come italiani a Barcellona.

1 Il BARÇA.

Il Barça NON è l’abbreviazione della città (per cui si usa il termine “Barna“), ma è la squadra di calcio di Barcellona.

Il Barça è “mes que un club”, cioè più di un club, come recita il loro inno. Il Camp Nou, lo stadio del Barça (letteralmente: Campo nuovo), è un istituzione: la gente lo visita, nel progetto nuovo ci sarà la possibilità di esservi seppellito, e le famiglie si ritrovano lì la domenica manco andassero a messa.
camp-nou-615455_1280-2Per chi non va allo stadio, c’è sempre il bar con gli amici: se segna la squadra avversaria, mentre noi italiani sbraiteremmo usando un linguaggio non propriamente da Accademia della Crusca, i tifosi catalani invece si zittiscono, si mettono all’erta in stato meditativo come se dovessero stabilire un contatto con l’energia cosmica, e aspettano silenziosi che succeda qualcosa che gli permetta di esultare nuovamente.

2 Il COMPARTIR.
Compartir“significa condividere, ed è parte dello stile di vita di Barcellona. Pensiamo al mangiare le tapas: piccoli piattini di pietanze diverse (patatas bravas, calamari fritti, polipo alla galiziana, crocchette, etc etc. , per dire le piú comuni), che si condividono tra due o piú persone.
Da milanese schifiltosa quale sonoall’inizio per me è stata un’ esperienza ai limiti del traumatico, o almeno da lasciarmi a bocca asciutta, soprattutto riguardo al condividere l’insalata, rimescolata da piú forchette insieme. E questo non capita solo in casa, ma anche al ristorante.
A casa mia madre ha sempre stabilito le regole, servendo una forchetta per il prosciutto, un cucchiaino per le salse e un cucchiaio per l’insalata: al tentativo mio e di mio fratello di servirci direttamente dal piatto comune, partiva il grido da generale tedesco che tapas-703902_1280ci riportava all’ordine.
L’idea di mangiare tutti dallo stesso piatto, oltre che a farmi un pó ribrezzo, mi creava anche una certa ansia: attacca il calamaro prima che gli altri lo facciano per te! Afferra il pezzo di pane prima che ti rimanga in mano solo la fetta di prosciutto!
Oggi, la convivialità di Barcellona mi piace: si provano cose diverse, ci si fanno gli anticorpi (la battuta la devo sempre fare ehehe), e si impara a mangiare in armonia con gli altri.
Se pensi che faccia per te, avanti tutta! Se sei di quelli che: no, io la pizza non la divido, voi prendetevi quello che volete…allora…ecco, forse non fa per voi.

3 Il CASTELLANO.
Alias lingua spagnola. E qui vengono i dolori.
“Ma come?!” (direte voi) “Lo spagnolo è una lingua musicale, encantadora, dolce , e soprattuto, facileee, per noi italiani!”  Ah si?!
Non nego che se uno spagnolo vi parla lentamente e voi siate ad un minimo livello di conoscenza di Hola, que tal, forse, dico, forse, un 60 per cento di cosa sta dicendo, arrivate pure a capirlo.
Ma quando tocca voi, che fate? Iniziate a parlare in italiano con i verbi solo all’infinito?
Il problema, o lo shock anafilattico, a seconda di dove viviate,  viene da una simpatica letterina dell’alfabeto spagnolo (parlo del castellano della Spagna: se ripiegate sullo spagnolo sudamericano, dimenticatevi della questione).banderas
La lettera è la “J”, si chiama Jota, e a me sembrava un suono così duro da ricordarmi la lingua tedesca. E`una specie di vocale aspirata (anche il suono G è così) che all’inizio ti distrugge le corde vocali, e poi ti fa apparire come se avessi sempre il raffreddore e cercassi inutilmente di liberarti la cavitá orale. Risparmio i dettagli.
Fino a che, dopo vari tentativi e mesi di pratica, capisci il trucco e tutto fila liscio.

4 Il CATALANO.
E qui, vengono altri dolori, o gioie, visto che a livello di suoni, il catalano ricorda molto di piú l’italiano rispetto al castellano.
Barcellona è bilingue:  siamo in Spagna, certo, e se parlate spagnolo, la gente vi capirá e vi risponderá. A volte però, soprattutto se vi relazionate con qualcuno che viene dalla provincia,  vi potrebbero rispondere in catalano. tile-65739_1920
Durante i miei primi mesi a Barcellona, quando ancora lottavo con lo spagnolo ed ero lontana dal prendere coscienza del catalano, mi trovavo in situazioni al limite dell’assurdo. Capitava che mi fermassi ad accarezzare un cane e la proprietaria iniziasse a parlarmi in catalano, mentre io, presa alla sprovvista, cominciavo a sudare al solo pensiero di “adesso mi toccherá rispondere e lo scoprirá, che non sono una di loro, che non so parlare catalano”, manco fossi una spia russa in Usa durante la guerra fredda.
E per ultimo, ricordatevi che il catalano NON è un dialetto (nonostante a noi ricordi moltissimo il suono di molti dei nostri), ma al contrario una lingua. Imparate a dire Bon dia e Adeu, e a Barcellona vi stenderanno il tappeto rosso.

5 Il TURISMO.
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Questo ha che fare con “come viene vista Barcellona da chi viene per le vacanze”, e la risposta è spesso: come  un lunapark.
La cosa potrebbe riguardarvi da vicino nel momento in cui, passeggiando tranquilli per Barcellona, vi troverete a dribblare tra sciami di turisti in bicicletta lanciati tra le IMG-20130601-WA0002strette stradine del gotico, o skateboardisti in preda a nuove acrobazie ad un metro dalla cattedrale. O quando, incastrati nella metro tra ragazze con una minigonna
lunga quanto la mia agenda, vi sentirete probabilmente l’unica persona a non essere bionda con gli occhi azzurri. Per non parlare del momento in cui, forse, sarete i soli a non girare in costume da bagno. Sicuramente da annoverare, perché non ne
veniate presi alla sprovvista, i vari addii al celibato/nubilato, in spagnolo le famose “Despedidas de soltero”, che sono diventate ormai la giustificazione a qualsiasi comportamento più che sopra le righe e di cui Barcellona è la meta prediletta.
Se vi capita di scontrarvi con un uomo particolarmente tettone, uno squadrone di 10 ragazze con le orecchie da coniglio o un uomo vestito da Superman, non preoccupatevi. E’ solo una despedida, e i prossimi, a Barcellona, potreste essere voi!

6 LE PIZZERIE/GELATERIE ITALIANE.
Oltre alle nuove hamburgeserie, ultimo trend del momento, un altro must ristretto agli italiani a Barcellona è l’apertura di un nuovo locale italiano. Ci sono gelaterie, pizzerie, focaccerie, piadinerie, rosticcerie, più o meno ad ogni angolo, e c’è n’è davvero per tutti i gusti. Dal siciliano al friulano, passando per la cucina bolognese e il locale sardo.
Nonostante tutto, la bramosia palatale degli italiani all’estero non si sfama mai, e manca sempre qualcosa. Alla notizia che in un posto finalmente si potranno mangiare i panzerotti caldi, la polenta uncia o la torta Setteveli, inizia il pellegrinaggio/assaggio. Non importa se per farlo si debba attraversare tutta la città e che a livello di tempo ci si metta prima a prendere un aereo: per l’italiano, si sa, la buona cucina è “quasi” tutto.

IMG-20130323-WA00127 I FESTIVALS.
Barcellona è la cittá dei festivals musicali: Primavera sound, Sonar, Cruilla…la gente compra i biglietti e gli abbonamenti un anno prima, e quando il festival arriva non si parla d’altro.
Anche se non vi partecipi, devi sapere perché d’improvviso la metro è invasa da gente con bracciallettini gialli, perché tutti scendono alla fermata Forum, e qual’è la ragione per cui i tuoi amici, durante tre giorni all’anno, scompaiono.

 8 I PREZZI DEI MONUMENTI.

Barcellona, per essere in Spagna, è cara. Se siete turisti, ed oltre al mare, sole e amore,  volete dedicarvi ai giri culturali, preparate un bel gruzzoletto. Chi è expat come me invece ci si puó dedicare a rate, e volendo anche instaurare un mutuo per, mano mano, vedere tutte le attrazioni artistiche della cittá. Perché abbiate un’idea ecco qualche prezzo di entrata:

Casa Battló: 21, 50 eurobarcellona-pronto

La Sagrada Familia: 15 euro

Casa Milà/La Pedrera: 20,00 euro

Palau de la Musica Catalana: 18 euro

Camp Nou: 23,00 euro (…)

Vero è che ci sono moltissimi musei che in certi giorni e orari sono gratuiti, come il Museo Picasso, il Mnac, il Muhba, il Palau Guell etc.; inoltre, vengono spesso organizzate mostre ed esposizioni gratuite. Non lasciatevele scappare!


9 La BIRRA.

foto cocktail fiestaBarcellona è cara tranne che per…la birra! E gli alcolici in generale. Una bottiglia di birra da 33 cl al bar puó arrivare a costare solo un euro, fino a un massimo di tre. La birra piccola costa meno di due euro, e la media poco più. I cocktails, non arrivando a toccare le esorbitanti cifre italiane (o milanesi) da 9 euro e passa, si aggirano sui 5, 6, 7 euro, nei bar. Se li ordinate in discoteca, attenzione. La quantità di alcool puro potrebbe essere maggiore di quella cui siete abituati, dato che il misurino è “questo sconosciuto”;  inoltre la qualità usata potrebbe ricordare il profumo di vostra nonna misto al gel corrosivo utilizzato per sturare i lavandini. Insomma, un’arma letale.

In discoteca, per evitare che l’emicrania si trasformi nel vostro nuovo coinquilino, dite NO ai cubatas (cocktails) e prendetevi una birra.


10 I MODI DI DIRE.

Se di tutto potrei scrivere pagine, qui si dovrebbe proprio aprire un altro capitolo (e prossimamente lo farò). Eccone qualcuno:

  • Me quiere vender la moto: letteralmente, “mi vuole vendere la moto”. Chiariamo subito che qui che venda la moto non c’è proprio nessuno (dato che la sottoscritta chiese “Ah perché, vuoi comprare una moto?”), ma al contrario è un espressione che si riferisce alla situazione in cui qualcuno cerca di convincerci di qualcosa con tutte le armi a sua disposizione.
  • Hacerse el sueco: letteralmente “fare lo svedese”, che poi, chissà cosa gli avranno fatto stì svedesi per meritarsi di rappresentare colui che volutamente ignora qualcosa, facendosi passare per tonto.
  • Ir ciego: “andare cieco”. Se un tuo amico ti dice che ieri notte iba ciego, non pensare che sia stato fulminato sulla via di Damasco, ma semplicemente,  che era ubriaco marcio.
  • No tener abuela: “non avere la nonna”, la mia preferita. Se ti domandano “non hai la nonna tu?”, non sono interessati al tuo albero genealogico, ma probabilmente hai detto qualcosa che è suonato narcisistico e si suppone che di elogi ce ne fa già abbastanza la nonna, senza che ci mettiamo a farceli da soli.

N.B.: Oggi parlo, lavoro e vado a teatro in catalano e in spagnolo, ovviamente. M’encanta condividere le tapas e continuo a non sopportare il calcio, anche se si tratta del Barça. Bevo birrette ed evito i cubatas, ma non dico mai di no ad un nuovo ristorante italiano doc.

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3 commenti
  1. NADIA
    NADIA dice:

    Ciao Caterina

    il tuo articolo è stupendo e mi ha fatto rivalutare Barcellona.

    Volevo trasfermi in Spagna è il mio sogno fin da bambina, è possibile trasferissi e trovare lavoro con una conoscienza base dello spagnolo?

    Ho una buona conoscienza dallingua inglese appresa direttamente sul campo.

    saluti

    Nadia

    Rispondi
  2. Caterina Barcellona
    Caterina Barcellona dice:

    Ciao Nadia, intanto grazie.
    Riguardo a quello che chiedi ti posso dire che come sicuramente sai anche la Spagna è un paese in crisi, nonostante Barcellona sopravviva bene per il turismo. Quindi sì e no: se hai una conoscenza base no sei completamente a digiuno di spagnolo e questo è buono, ma ti direi di investire del tempo in scambi linguistici spagnolo/italiano, con film in lingua spagnola etc, in modo da poter migliorare il tuo livello. L’inglese è importante ed è un punto a tuo favore. Con tre lingue, soprattutto nel turismo, lavoro se ne trova. Va un po’ a fortuna: vieni, con una base per essere protetta durante eventuali mesi da disoccupata, e una volta che sei qui cerca lavoro. A meno che il tuo non sia un profilo altamente specializzato è difficile che le aziende assumano dall’Italia, mentre se vedono il domicilio a Barcellona la cosa cambia. Quindi, rimboccati le maniche e un grandissimo in bocca al lupo!!! Saluti

    Rispondi
  3. Elisa
    Elisa dice:

    Ciao Caterina mi chiamo Elisa e sto seriamente pianificando di muovermi per Barcellona e trovare lavoro. Per un pò di tempo farò esperienza nei Paesi Baschi visto che lí ho un appoggio, magari trovando un lavoretto e cercando di fare qualche corso di grafica. Io sono Interior Designer, ho 2lauree triennali e nel mio campo non si trova niente ormai, quindi ho deciso di puntare alla grafica. Lo spagnolo e l’inglese li parlo molto bene e magari volevo farmi qualche base di catalano. Secondo te può essere fattibile lavorare in studi di grafica anche se non si ha tanta esperienza? So che é una città creativa, ma mi spaventa la difficoltà del campo. Fammi sapere. Ti ringrazio.

    Rispondi

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