Belfast disabile expat

Essere disabile a Belfast e ballare la vita!

Da settembre 2014 vivo a Belfast in Nord Irlanda.
Sono arrivata qui grazie al Servizio Volontario Europeo e ho deciso  di rimanere anche dopo la fine del mio progetto. I motivi per cui non voglio tornare in Italia sono tanti, molti dei quali comuni a tutti gli italiani che hanno scelto di andare all’estero: non veder riconosciute le proprie capacità, voler mettersi alla prova e scoprire cosa c’è al di fuori della propria ‘zona sicura’, oltre che  imparare un’altra lingua.

disabile belfast expat Tutte questi motivi mi hanno convinto a partire, ma uno su tutti mi ha convinto a restare: Belfast mi ha insegnato a ballare.
Detta così non sembra una gran motivazione ma forse se vi racconto qualcosa di più su di me, capirete perché è così importante. Sono disabile, cammino con le stampelle praticamente da sempre.
Mi rendo conto in questo momento che ho un po’ di difficoltà a parlare della mia disabilità, non perché me ne vergogni ma perché non la considero una caratteristica importante quando parlo di me e forse anche perché ho ancora in testa strascichi della mentalità italiana che mi ha insegnato a parlarne il meno possibile per evitare di sentire i soliti luoghi comuni primo fra tutti disabile=stupido o persona non adulta. Lo so non tutti la pensano così ma la maggior parte…. (E qui potrei scriverci un libro)
Se i miei genitori hanno piantato in me il seme di un principio, Belfast lo ha fatto germogliare e mi  ha dato la prova della sua veridicità: il mio essere disabile è parte di me ed io per prima non  devo né minimizzare né enfatizzare ma conviverci (non sempre è facile farlo serenamente ma…). Come dice il mio istruttore di danza:

 “le stampelle sono parte di te, non una cosa che puoi mettere da parte: usale”.

La mia famiglia mi ha sempre detto che posso fare tutto, o quasi, quello che mi metto in testa, ma la danza per ovvi motivi non mi era nemmeno passata per la mente. E’ stato per caso che ho scoperto Louminous Souls una compagnia di danza formata da persone disabili e non, dove gli istruttori hanno essi stessi una disabilità. Mi si è aperto un mondo, la mia sola esperienza “artistica” in Italia era stata quella di fare il cespuglio nelle recite scolastiche, e adesso mi dicevano che Cinzia (che in Italia, nelle recite scolastiche, aveva  la grazia di un elefante e la mobilità di un pezzo di legno)  qui a Belfast poteva diventare una ballerina, e non ”oh poverina facciamole fare qualcosa” ma mi hanno detto: “usa quello che hai e insieme con altre persone crea qualcosa di originale e realmente bello da vedere, crea arte”.

Ecco, Belfast è anche questo: con tutte le sue contraddizioni e problemi, che sono ancora molti,  è per me un luogo dove, grazie a una più aperta mentalità e a qualche  barriera architettonica in meno, io posso vivere e  lavorare in autonomia.

Ma,  soprattutto, è la città  dove io e le mie stampelle possiamo ballare!

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2 commenti
  1. valentina
    valentina dice:

    Ciao Cinzia,grazie mille per questo post. Ho pianto e riso allo stesso tempo, mi hai dato una carica immensa. Spero tu possa continuare a ballare e sorridere sotto il cielo d’Irlanda, o ovunque ti renda felice. Con tanta stima, Vale

    Rispondi

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