belgio-voloTrasloco e installazione nel Belgio fiammingo

Sono trascorsi già quattro mesi e mezzo dal nostro sbarco ad Anversa e di acqua sotto i ponti, ne è scorsa tanta.

È un po’ strano: questo periodo di tempo è passato in fretta anche se sono state ore eterne, ad aspettare appuntamenti  risolutivi per mettere al posto giusto tutti gli importanti tasselli inerenti la nuova installazione.

L’inizio impegnativo e il tempo che vola

Sono stati giorni spessi, così spessi che ci sarebbe voluta un’accetta per tagliarli… Ci siamo adattati ad abitare per il primo mese e mezzo, senza le nostre cose, in una prima casa provvisoria scomoda, ridotta male e lontana da tutto!

Dalle foto dell’agenzia sembrava molto meglio e accettare standard nettamente ridotti non è stato così simpatico, ma pazienza. È andata. E se mi guardo indietro devo sforzarmi per ricordare quel primo periodo, perché mi sembra lontano. La casa definitiva era così nuova che non c’erano ancora i pavimenti e i tempi di attesa sono stati d’obbligo!

Sono state settimane pesanti, così pesanti che il container, finalmente arrivato per il vero trasloco, mi è sembrato di spostarlo io a mani nude nelle interminabili giornate trascorse a trovare il nuovo assetto.

All’interno della nostra nuova abitazione ci sono entrati l’appartamento di  Locarno e la precedente grandissima casa di Johannesburg…imprese titaniche che portano via anni di vita e capelli!

E mentre tutto questo accadeva non senza fatica o stanchezza, mi sono voltata un secondo e tutto ad un tratto era già Natale!

Prime volte e sorprese

Prima di decidere come iniziare a “muovermi”, professionalmente parlando, nella nuova realtà, è successa una cosa inattesa. Senza capire come, mi sono ritrovata ad accettare supplenze come assistente di maestra d’asilo, al nido e alla materna della scuola internazionale di Anversa.

Queste docenze sono il frutto di una precedente esperienza identica del breve periodo vissuto a Dubai.

Ne avevo un ricordo dolce e piacevole e qui la proposta è arrivata sotto forma di urgenza e senza che me lo aspettassi, al momento giusto, quando stavo per tirare fuori la testa dalle scatole del trasloco per riprender fiato.

Ma so di essere stata molto fortunata a ricevere questa opportunità, perché il bisogno di socializzare e di iniziare a farmi conoscere in una forma neutra, da un punto di vista strettamente professionale, iniziavano già a farsi sentire. Spero che mi chiamino ancora, anche se la situazione di emergenza che ho coperto è per loro fortuna rientrata nell’ordine.

In contemporanea, ho ripreso a fare un minimo di attività fisica, racimolato le energie per la mia pratica personale di yoga e, perché tranquilla non ci so stare, preparato un invito per una piccola colazione internazionale con le prime timide conoscenze fatte nella nuova vita!

Con il cuore aperto e per il puro piacere di organizzarla, ho accolto nella luce candida della mia tavola festiva un piccolo delizioso mélange di culture e piatti, in pieno stile di quei piccoli eventi che ho sempre organizzato ovunque abbia vissuto prima!

Questo è il mio modo di “aprirmi” al nuovo, spalancando materialmente le porte di casa: un modo che le due sole connazionali incontrate qui non hanno saputo capire né apprezzare e a causa del quale invece hanno deciso di allontanarmi da sé non appena arrivata.

Peccato per loro che hanno perso l’occasione di condividere una mattinata carinissima in presenza di persone eterogenee che si sono divertite e rilassate, mescolandosi gioiosamente tra loro.

Tutti i partecipanti hanno apprezzato tantissimo l’iniziativa divertente e questo mi ha dato moltissima gioia, una vera soddisfazione!

Condividere buon cibo e buona compagnia: la formula felice di ogni nuovo inizio

Bilanci e prime impressioni

Insomma, è stata una fase molto densa e pregna di cambiamenti e aggiustamenti più o meno importanti sia per me che per tutta la famiglia.

E prima che potessi fermarmi un solo secondo a commentarli mi sono resa conto che questi primi mesi sono scivolati via come la sabbia nella clessidra quando prepari le uova alla coque: non fai in tempo a girarla una volta che è già finita giù…!

E visto che il nuovo anno tutto sommato è ancora all’alba, voglio permettermi di dire, con una punta di orgoglio che sin qui, la nostra piccola troupe girovaga non se l’è cavata per niente male!

Ma facciamo il punto della situazione e andiamo per gradi. Di quel poco che del nuovo territorio abbiamo conosciuto e appreso, vi voglio dire, ancora a caldo, quali siano le prime impressioni del Belgio, e in particolare delle Fiandre, la regione nella quale adesso viviamo.

Lingua

se è vero che tutti, proprio tutti, tranne l’impiegato della posta che ho trovato io quel giorno, parlano volentieri Inglese e ben più volentieri del Francese, è vero anche che dal mio punto di vista saper comunicare anche in Fiammingo, ovvero Olandese, è fondamentale per integrarmi davvero.

O perlomeno, mettiamola così, lo è per me. A me manca e mancherà sempre qualcosa se non lo conoscerò almeno ad un livello che mi  permetta di comunicare il minimo indispensabile!

Voglio avere la spontaneità di fare le due chiacchiere di rito con la cassiera del supermercato, di dire gentilmente alla commessa, nella sua lingua madre, che non voglio comprare niente e sto solo facendo un giretto. Insomma, voglio essere me, al 100%, anche in Olandese.

Non pretendo di disquisire sull’iperuranio di Platone in fiammingo. O di insegnare subito yoga in questa lingua.

Ma non mi va neanche di passare sempre e per forza attraverso l’inglese, come vedo fare  regolarmente agli altri expat che vivono qui.

Non siamo mica venuti a vivere in un Paese anglofono. Quando si arriva in un posto si fa lo sforzo di impararne lingua, usi e costumi. Non credo ci siano alternative degne di senso del rispetto e di civiltà.

L’olandese non mi riesce facile e frequento un corso una sola volta alla settimana, quindi ci vorrà del tempo, ma non dispero. Intanto non l’ho preso in antipatia come era successo per lo Svizzero-Tedesco e dunque questo è già un buon punto di partenza!

Biciclette

così vicini-vicini come siamo all’Olanda, il mezzo di trasporto più utilizzato qui è la bicicletta.

Ammiro un sacco la loro perseveranza e tenacia nel prendere e spostarsi in bicicletta con ogni temperatura, condizioni meteo e in ogni ora del giorno o della notte. Dai più piccini ai più anziani cercano davvero di farlo tutti.

Con i loro accessori catarifrangenti, i coprimano sul manubrio, le coperture impermeabili delle selle, le mantelle svolazzanti e le loro prolunghe protundenti anteriori o appendici a rimorchio, sono quasi commoventi nel caricare prole, animali domestici, spesa e attrezzi di lavoro!

Ecologica e rispettatissima: la bicicletta, mezzo di trasporto più comune in Olanda e nelle Fiandre

Io però che nelle belle giornate di inusuale fine estate di settembre e ottobre ero murata viva a smaltire le 300 scatole dei traslochi, mi sono fatta sfuggire le migliori occasioni per acquisire queste nobili ed ecologiche usanze locali.

E quindi, diciamo che per sfoggiare di nuovo la mia comunissima mountain bike aspetto furtivamente la fine dell’inverno e un sensibile rialzo delle temperature.

Cielo

se a Parigi si parla di cielo grigio e precipitazioni un po’ impulsive è perché diciamocelo, i Parigini sbuffano tanto e si lamentano non poco.

Per esser grigio, da un mese o due a questa parte è parecchio grigio, non lo negherò. E non poche sono le persone che mettono un po’ in guardia sul rischio di depressione, ti consigliano fughe mirate e premeditate al sole in mezzo all’inverno e si raccomandano di assumere vitamina D in quantità industriale.

Però io per il momento non ne risento, sto bene e ne sono grata. Forse perché più del grigio mi colpisce tutto questo verde, che poi è il risvolto della medaglia, visto che piove parecchio?

Però, anche qui, ridimensionerei: magari abbiamo semplicemente avuto fortuna finora, ma a me queste piogge sembrano fini, non certo alluvionali e catastrofiche come quelle africane o perenni come quelle che di tanto in tanto si abbattono per un mese e fanno fuoriuscire il lago, sulle Alpi svizzere.

Sarà che vedo sempre il bicchiere mezzo pieno? Però mi hanno anche detto che il peggior momento è questo, il mese di Gennaio, quindi io sento che se non mi sono depressa fino ad ora forse l’ho scampata.

E comunque, quello che si sa del cielo belga è che è tanto spesso, tanto grigio. Nessuno aveva mai detto delle albe e dei tramonti colorati, infiammati di rosa e rosso!

Tramonto invernale dietro casa

Cibo e bevande

e qui arriva il peggio. Dovevo proprio trasferirmi nel luogo di perdizione di due dei miei cibi preferiti, patatine fritte e cioccolato?

I momenti e i luoghi di piacere qui abusano del mio autocontrollo, si tratta di una provocazione continua.

Per non parlare dell’altra prelibatezza che finora avevo largamente tenuta distante perché non suscitava alcun interesse in me: i waffle, o “gaufre” , alla francese. Purtroppo, sia con lo zucchero a velo sopra, le fragole alla panna, la nutella o in qualsiasi altro diabolico modo, pure questi mi piacciono troppo e l’ingrasso facile è praticamente predestinato.

Per non menzionare le birre.

Degustazioni, assaggi, prove, prezzi più modici che altrove e birrerie e pub, anche storici, a iosa. Come si può uscirne indenni se si è sposate ad un grande estimatore di birre e vini e si è indotti a tentazione almeno ogni fine settimana?

“Les gaufres” di Brussels
con il famoso Manneken-Pis, simbolo della città, in cioccolato

Burocrazia

Avendo lasciato l’Italia 13 anni fa e non rimpiangendola certo per quanto lenta ed inefficiente ne considerassi la burocrazia, sono rimasta un po’ delusa da quella belga.

Complice il fatto che tra l’Italia e il Belgio abbiamo anche avuto la fortuna di due felici parentesi, prima in Francia e poi soprattutto in Svizzera, imbattibile sotto questo aspetto, ho trovato spaventoso che per immatricolare l’auto acquistata in Svizzera e cambiarne le targhe con quelle belghe ci siano voluti solo tre mesi!

Ma ripeto, probabilmente siamo stati un po’ viziati prima e allora da questo punto di vista la Confederazione Elvetica ci manca un po’, ecco, un bel po’.

Case

un’altra cosa che francamente mi sciocca, sempre colpa dell’impeccabile trattamento ricevuto in Ticino, è che un padrone di casa, a caso, il nostro, metta in affitto una casa senza nemmeno finire di intonacarne i muri.

Due livelli sono stati finiti, ma la grande mansarda suddivisa in tre ambienti, no. Affari nostri e voilà.

Per quanto riguarda le luci nemmeno l’ombra di una: due lampadine penzolanti in tutta casa e fine della questione.

Il pensiero di consegnare casa poi, dopo aver fatto effettuare una pulizia professionale, è una pura fantasia.

Sarà che in Svizzera usa addirittura occuparsi del nome dell’inquilino da far trovare pronto su citofono e campanello eh? Però che fastidio.

Spese…inattese

Per la prima volta, in un nuovo trasferimento, stiamo anche spendendo un capitale in luci che non ho la più pallida idea di dove utilizzeremo in futuro.

Probabilmente, ne ficcheremo quattro o cinque di stile diverso in ogni stanza: la nostra sarà la casa più illuminata della storia!

Per non parlare degli armadi. In Francia ci sono quelli a muro e allora noi, i nostri, li avevamo regalati e lasciati in Italia. Ma in Svizzera non ci sono armadi a muro e così li avevamo dovuti ricomprare tutti. Che gioia per il portafogli, evviva, hurrà!

E qui? Dipende dai casi credo…

Morale della favola: abbiamo la fortuna di un’enorme camera da letto con bagno attiguo e tra i due ambienti è stata creata una mini camerina cieca, oblunga, con WC separato nel fondo, nuda come un verme.

Ovviamente il padrone di casa ha lasciato a noi la gioia di arredarla, creando il tanto da me sospirato dressing! Io dico sempre che bisogna stare attenti a quel che si desidera, perché poi in genere lo riceviamo!

Mamma Ikea ci fornisce a prezzo interessante gli armadi per creare il nostro dressing immacolato, lineare e pieno di spazi studiati ad hoc. Ma visto che il servizio di montaggio ha una lista di attese di due mesi, passiamo, senza esagerare, tre fine settimana della nostra troppo breve esistenza a montare e assemblare pannelli poco più bassi del soffitto!

Si rompono unghie, scatole e anche qualcos’altro, in modo, vi assicuro, semplicemente memorabile!

Poi voglio vedere come faccio a disincastrare da lì tutti quei pannelli di compensato laminato che pesano un accidenti e non si riescono mai a forare decentemente!

Bravo il padrone di casa che quando sarà, erediterà anche quello.

Ma non pensiamoci adesso, l’anno è appena cominciato e un sacco di progetti frullano nella mia testa, che alta, con il naso che si bagna un po’ sotto l’ombrello, andrà in cerca di ogni altra occasione per stare bene così e continuare a lasciar fluire le cose il più armoniosamente possibile.

Tot ziens!

Che in fiammingo significa “ a presto”!

1 commento
  1. Valentina
    Valentina dice:

    6 mesi brillanti… e faticosi! Ma sono certa che il meglio deve ancora venire… forza Katia che appena passa gennaio piano piano si comincerà ad annusare l’aria di primavera e anche se una rondine non la contraddistinguerà sono certa che con tutte quelle luci che avete messo in casa vi sembrerà di essere arrivati in estate senza passare per la primavera!!!😁🥰🤗 tscuss

    Rispondi

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