Bigamia culturale e dintorni

di Giovanna Pandolfelli

schengen

Di ritorno a casa dopo una lunga rigenerante vacanza al mare in Italia, la prima sera qui a Lux mia figlia d’improvviso attira la mia attenzione:
– Senti che silenzio, mamma!
Io sospiro pronta ad uscirmene con uno dei miei sarcasmi cui ormai sono tutti abituati in famiglia, tipo “si’, tesoro, la morte civile” o cose del genere.
Abituata al traffico di Roma, sono cresciuta con gli autobus che facevano tremare i vetri, rigorosamente singoli, di una finestra dagli infissi non troppo ben sigillati di un palazzo d’epoca, tanto a Roma non fa mai veramente freddo…
Finché mia figlia mi precede:
– E’ bellissimo!
Questa frase segna tutta la distanza tra me e i miei figli, tra la mia vita e la loro, tra le mie radici e le loro. E’ si’, è una fregatura avere radici altrove, per quanto elastiche, tirano sempre facendoti sentire tutta la loro tensione. Allora ho pensato al viaggio di ritorno, quando, osservando sul monitor l’aeroplanino che puntava al nord, avevo scherzato tutto il tempo con mio figlio

“stiamo andando nella direzione sbagliata, aiuto!”

Già perché la direzione giusta è quella di casa ma sempre più spesso ci si domanda dove sia casa. Tornando a Lussemburgo per la prima volta quest’anno ho visto chiaro il divario tra casa e ambiente circostante. Casa è qui, è solo sbagliato il terreno su cui è posata. Ma in fondo casa non sarebbe la stessa se non affondasse le proprie fondamenta in questo terreno. E allora ricomincia la girandola, stiamo tornando o stiamo partendo? Rientriamo o lasciamo casa? Si può amare il caos della metropoli che ti ha cresciuta e ti riaccoglie ogni volta e allo stesso tempo voler tornare in quella tranquillità e sicurezza che ti ha offerto tante opportunità? E’ come amare due uomini allo stesso tempo, l’artista e il burocrate, Narciso e Boccadoro. Due amori tanto diversi, l’opposto l’uno dell’altro.

La bigamia culturale è socialmente accettata.

Mi domando ancora come io riesca a dormire tanto bene riempendomi i polmoni di quell’aria densa, appiccicosa, pesante di smog e le orecchie di motori e di voci, con il riverbero dei lampioni che penetra dalle persiane, e allo stesso tempo dormire ugualmente al buio completo della campagna circostante, con i doppi vetri che bloccano qualsiasi brusio e un’arietta sempre pronta a pungere quando meno te lo aspetti…

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