Riflessioni sul biking a Barcellona

Articolo inviatoci da  Vanessa, Barcellona

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Sono una pessima copilota, me lo dicono tutti, e io rispondo sempre: è perché sono un’ottima pilota.

A 18 anni e con la patente mi sono dovuta accontentare di macchine prestate, noleggiate  o mie, di qualsiasi cosa avesse 4 ruote (o più). Ciononostante, preferisco usare la bicicletta che bloccarmi nel traffico di una città.

Che succede, però, quando la città preferisce macchine e motorini a biciclette e pattini?
Barcellona è una città dal clima mite, con strade ampie e poche salite. Tutti mi avevano tranquillizzata: è perfetta  per donne come te che vanno sempre in bici. Ci ho messo poco, però, a capire che non è tutto oro quello che luccica.
La capitale catalana, con mia grande sorpresa, non ha praticamente strade chiuse alla circolazione: si può benissimo circolare a fianco della Sagrada Família e le moto possono parcheggiare sui marciapiedi (quindi si, di fatto è normale vedere circolare moto e motorini che schivano i pedoni).
Un’altra cosa sorprendente è che Barcellona non ha un piano di mobilità verde, pensato per tutti quei mezzi di trasporto alternativi che ormai da anni riempiono la città.
Barcellona-Tibidabo

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Capita spesso, quindi, di avere la pista ciclabile sul lato destro della strada fino ad un incrocio dove, senza grandi indicazioni, si sposta sul lato sinistro (o direttamente al centro della strada). Oppure, se la pista ciclabile incrocia una rotonda, il ciclista sarà costretta a fermarsi al semaforo anche 4 volte, semplicemente per proseguire dritto.

Una cosa che non mi sorprende ma che mi infastidisce molto è la totale mancanza di rispetto verso i ciclisti.

Nonostante si debba mantenere la distanza di 1.5 metri per superare una bici, in pratica nessuno lo fa (attenzione: in molte altre città spagnole questo problema non esiste). Le moto usano la pista ciclabile per superare le macchine in coda mentre i turisti le usano per passeggiare. La polizia stessa, in questi tratti chiusi, è più propensa a deviare i ciclisti piuttosto che un pedone fermo per fotografare un edificio. Molto spesso, poi, la stessa carreggiata i ciclisti sono obbligati a dividerla con taxi, autobus, furgoni e residenti.
Tutti questi problemi si aggiungono all’elevatissimo tasso di furti delle due ruote e ad un pessimo stato di conservazione delle banchine riservate.

Insomma, per quanto comodo possa essere andare in bici per la capitale catalana, non è affatto facile.

Con le nuove norme anti covid le cose stanno un po’ cambiando, le strade si stanno rimodellando, e i cittadini usano sempre meno i mezzi pubblici. Spero che cambi anche il modo di comportarsi generale, vedendo un ciclista come un plus per le città e non come un fastidio.
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