Il bisogno di rallentare

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Il solito tragitto bus – metro – marciapiede di ogni mattina. Il solito, puntuale ritardo di 10 minuti. I cattivi odori della metro, i suoi personaggi strani, i passeggeri stressati e questa perpetua, insopportabile fretta parigina.

Correre sempre, rallentare mai.

Ad un certo punto, nella solita giungla del vagone della metro, il mio respiro sembra fermarsi. La testa rimbomba, è pesantissima, come se non avessi affatto dormito e portassi un macigno sulla fronte e sul petto.

Chiudo gli occhi, cerco di respirare profondamente e a quel punto penso tra me e me: “Basta! Non ce la faccio più!”

Vivo a Parigi da quasi 6 anni. Amo questa città, l’ho sempre considerata casa mia.

Tuttavia, sono qui da abbastanza tempo per affermare che Parigi mi ha dato tutto ciò che aveva da darmi, ed io ho dato tanto a lei, forse anche troppo. Talmente tanto da spolparmi fino all’osso, fino al punto in cui ogni cosa è routine, consuetudine; non c’è più magia, né novità, né emozioni.

Ci sono giorni in cui tutto intorno a me sembra uguale ed immobile, tutta la bellezza è relegata in un angolino nascosto.

Restano solo la fretta e la voglia di evadere.

Il bisogno di respirare e, soprattutto, di rallentare.

A volte mi sembra di vivere in un loop in cui tutto scorre troppo velocemente, senza darmi un attimo di tregua, senza farmi godere il momento né farmi rendere conto di ciò che sta realmente accadendo.

La mia corsa inizia dalla mattina, continua a lavoro, poi in palestra, poi continua finché non torno a casa. Per poi ricominciare il giorno dopo: stesso schema, stessa routine. Una giornata del tipo métro-boulot-dodo, come dicono qui: metro-lavoro-nanna.

Uno schema sterile e sempre uguale in cui ormai anche lo svago, le uscite, i momenti liberi non ne sono esenti. Perché già sai che, finita la festa, la mattina dopo ricomincerai tutto daccapo.

Ed anche quando sto per tornare a casa a riposarmi ho la sensazione di andare sempre di corsa, come tutte le persone intorno a me. Non importa che siano le otto del mattino, le quattro del pomeriggio o le nove di sera, quando tutti dovrebbero già essere a casa: a Parigi si corre, ci si affanna, si perde il fiato a tutte le ore. Talmente tanto che vedere una persona camminare lentamente può addirittura dar fastidio.

Come se quella persona stesse perdendo il suo tempo invece di goderselo.

Ci sono giorni in cui l’unica cosa che desidero è uscire dallo schema e prendermi del tempo per me, tutto il tempo necessario: per restare distesa sul letto a osservare il soffitto, respirare profondamente e con calma,senza niente o nessuno che mi ricordi che tra 15 minuti esatti devo uscire di casa.

Senza dover controllare l’orario dei mezzi.

Prendermi uno o due giorni liberi senza dover dare una motivazione precisa. Due giorni liberi per starmene a casa a scrivere per ore, bermi in tutta calma la mia tazza di tè fino a farla diventare fredda.

Uscire per una passeggiata senza essere travolta dalla folla umana che corre senza sosta per andare chissà dove.

Restarmene con i miei libri e la mia musica tutto il tempo che voglio.

Incontrare gli amici senza darci orari, giorni, luoghi esatti. Senza scusarmi per il ritardo, ma semplicemente dire: “Sono venuta un’ora dopo perché mi andava così”.

Telefonarci ad orari improbabili e dirci “Ci vediamo stasera? Tra 10 minuti sono da te”.

Qui a Parigi tutto questo sembra quasi impossibile. Anche un caffè con un’amica va segnato sull’agenda a momenti, e mi sembra così assurdo, così costruito, così tremendamente finto.

Mi manca tanto la spontaneità, l’inaspettato, l’imprevisto.

Dopo tanti anni in questa città, nonostante la sua bellezza e la sua vitalità, nulla appare più ai miei occhi come inatteso e speciale.

Sento realmente il bisogno di staccarmi un po’ da tutto questo, di liberare la mente da questa forma mentis della fretta.

Sento il bisogno di osservare le mie giornate al rallentatore e vivermi il tempo per quello che è: preziosoTalmente prezioso che viverlo di corsa è il modo migliore per sprecarlo e per fargli perdere il suo splendore.

Parigi, come molte altre città, dovrebbe essere educata alla lentezza. 

Quella lentezza che ci permette di fare respiri profondi, di essere consapevoli di dove siamo e di ciò che facciamo, senza che il tempo ci passi davanti come una folata di vento.

Quella lentezza che non appartiene alla bella Ville Lumière e che la città stessa, forse, ha dimenticato da tempo.

4 commenti
  1. Silvia
    Silvia dice:

    Mamma mia Chiara, come ti capisco!
    Io ho un costante bisogno di emozionarmi per vivere e imprimere i ricordi, e la mentalità così carré con cui mi sono confrontata quest’anno non ha lasciato spazio a nessun batticuore. E ho sofferto, tanto.
    Anche il fatto di segnarsi i caffè e le uscite nonché di doverle programmare con largo anticipo. Quanto mi manca dire “se passo per un caffè tra 10 minuti, ci sei?” o improvvisare pigiama party a casa di amiche.
    Ma ok, ho accettato anche questo vedendolo come una crescita personale che mi ha permesso di smussare alcuni angoli ed essere più flessibile e aperta.

    Un abbraccio,
    Silvia, ex Aix en Pce

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    • Chiara - Parigi
      Chiara - Parigi dice:

      Cara Silvia,

      io ormai ho capito che siamo sempre in cerca di ciò che ci manca. Ho scelto Parigi perché avevo bisogno di movimento intorno a me, ma movimento non vuol dire caos, stress, sporcizia perpetua. Ora che ho sempre bisogno di vitalità, ma anche di calma, pulizia e spontaneità, mi metterò in cerca del mio bonheur 😉

      Ti abbraccio forte

      Chiara – Parigi

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  2. Giulia - Giappone
    Giulia - Giappone dice:

    Eccomi qui.
    Se ben ricordi “mi ha dato tutto ciò che aveva da darmi” è una frase che ho usato anche io, quindi puoi credermi quando ti dico che capisco questa sensazione. Nel mio caso però ci sarebbe ancora tanto da scoprire e da meravigliarsi (sicuramente una cultura orientale risulta per noi molto più difficile da afferrare rispetto ad una cultura europea e richiede quindi più tempo), ma scoperta e meraviglia non sono tutto.
    Quando ti manca la serenità, quando ti manca la felicità, quando quel che hai prima ti basta e ora, beh… non basta più… allora è così che ti senti.
    E ci sta. Per te sono 6 anni, per me 5. Quando abbiamo cominciato avevamo altri sogni, altre esigenze, altri obiettivi. Nessuno rimane uguale, il cambiamento è inevitabile. E allora forse quel di cui hai bisogno ora Parigi non può dartela. Non significa che non ti piaccia più, significa solo che era perfetta per una fase della tua vita, ma non per la prossima. E come tutte le cose positive che ci hanno aiutato a crescere (una bella esperienza, un insegnante che ci ha dato tanto, una città che ci ha accolto) la amerai sempre.
    Se riesci, ora, cercati il tuo tempo, ti servirà per guardarti dentro, riconoscere la persona che sei diventata dopo questi 6 anni e capire cosa vuoi ora per fare il prossimo passo.

    Come sai, in attesa di accorciare le distanze, per te sono lontana “un tap sullo smartphone” 😉

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    • Chiara - Parigi
      Chiara - Parigi dice:

      Giulietta,

      come sempre hai messo i miei pensieri nero su bianco. È esattamente ciò che volevo dire, sebbene sia un concetto difficile da spiegare e da far capire.

      Grazie per la tua “lontana vicinanza” 🙂 sei la prova che ogni tanto uno smartphone è davvero in grado di annullare i chilometri contro 🙂 🙂

      Un bacio grande grande

      Chiara

      Rispondi

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