Brexit o no Brexit?

Sono di natura una persona positiva ma, a dire il vero, quella mattina di fine giugno di quasi tre anni fa quando, al risveglio, ho sentito della vittoria del Leave mi sono sentita morire.

Ho stretto forte forte mio marito e ho pianto.

Fino a quel momento non avevo mai pensato concretamente a quella possibilità che, invece purtroppo, sì era concretizzata, materializzata in una notte.

Sono stati giorni caratterizzati da smarrimento, confusione e anche un po’ di rabbia.

Poi, con il passare del tempo la mia positività è ritornata.

Ora siamo a poche settimane dalla fatidica data e la situazione cambia di giorno in giorno, di ora in ora.

Lunedì scorso, ad esempio, il Parlamento ha votato una serie di emendamenti che danno il via libera a quelli che sono stati definiti voti indicativi: ovvero a Westminster potrebbero acquisire il controllo sulle opzioni alternative a Brexit.

La May non ci sta, la situazione si fa sempre più ingarbugliata. E in maniera del tutto inaspettata, oggi mercoledì 27 si va al voto per decidere se tenere l’opzione dei voti indicativi oppure no. Mentre scrivo, si decide ancora una volta il futuro. Lo scenario potrebbe capovolgersi.

Una cosa è certa, però: soprattutto per l’Irlanda del Nord, sono giorni di tensione.

Il cuore di Brexit siamo noi. E sì, siamo noi!

Intanto, perché dopo 12 anni passati in questa parte, fresca, del mondo mi sento decisamente un po’ irlandese anche io e, poi, perché il problema grosso di questo pasticcio colossale chiamato Brexit è proprio l’Irlanda del Nord e i suoi svariati confini.

Infatti Derry, per chi non lo sapesse, è situata a pochi minuti (da casa mia sono precisamente due) dal confine con la Repubblica d’Irlanda.

Qualche sera fa sono stata ad un evento musicale con mio marito, intitolato per l’appunto Borders (Confini).

La cantante Roe durante l’evento Borders.

Artisti locali, eccezionali tra l’altro, si sono esibiti in una bellissima location (la vecchia sede del comune, il Guildhall), per ricordare quanto sia pericoloso e ingiusto sollevare dei muri o dei confini, specialmente dopo il sangue che, per decenni, è stato versato con lo scopo di abbatterli.

Solo gli irlandesi (quelli che lo hanno vissuto davvero sulla loro pelle o che ne hanno vissuto gli strascichi) sanno che devastazione hanno portato, nelle loro vite, i cosiddetti confini.

E quegli stessi irlandesi, anche molti di quelli britannici, non sono più disposti a mettere in pericolo la loro serenità, conquistata dopo il Good Friday Agreement, nel recente 1998.

Roe, Conor Mason, Aul Boy, Elma Orchestra e Ryan Vail hanno suonato e cantato la loro splendida musica per ricordare che Derry, come la musica, non ha Borders.

Derry è la città di Bloody Sunday, dalla quale la famosa canzone Sunday Bloody Sunday degli U2, irlandesi di Dublino, ha preso spunto.

Murales dedicato alle vittime di Bloody Sunday

Il brano, infatti, racconta i fatti reali di una sanguinosa domenica di fine gennaio del 1972, durante la quale fu organizzata una manifestazione – pacifica – contro le decisioni del governo nord irlandese di favorire i cittadini di religione protestante nella suddivisione dei lavori pubblici e delle case popolari.

Nel bel mezzo della innocua sfilata i cecchini dell’esercito britannico cominciarono a sparare all’impazzata sulla folla di manifestanti, colpendone 26 e uccidendone 14 (tra cui qualche minorenne).

Una spietata e inutile carneficina.

Trenta anni di inchieste, alla fine, hanno portato alla condanna, da parte dello stesso governo Britannico, dell’atteggiamento tenuto dall’esercito Inglese .

È notizia, proprio di questi giorni che un, solo, soldato verrà processato per l’uccisione di due delle vittime.

Ma che ripercussioni avrà Brexit su noi stranieri residenti in questa parte turbolenta di mondo?

Da poco si è svolto, presso la sede del consolato a Belfast, un incontro per gli italiani residenti nell’Irlanda del Nord. Purtroppo, a causa di impegni concomitanti, non ho potuto assistervi, ma il Consolato, gentilmente, mi ha fornito un riassunto dell’evento e i vari argomenti trattati. Nel frattempo, la data della ipotetica uscita del Regno Unito dall’Europa è slittata di qualche settimana, in attesa che Theresa May veda approvato il famoso accordo (Deal).

Partendo dal presupposto che non ci sono ancora certezze, soprattutto alla base del voto di oggi, ecco al momento i tre possibili scenari: 

Ad oggi l’UK dovrebbe uscire dall’Europa il 12 Aprile, ma in caso di accordo (Deal) ci sarà comunque un periodo di transizione.

Dopo questo periodo non ci sarà scambio/ingresso libero di persone o merci. Subentreranno nuove regole e leggi sull’immigrazione. Non si prevedono problemi per i cittadini europei residenti in UK da almeno cinque anni.

E se, invece, non c’è accordo (No Deal)?

Il Regno Unito uscirà dall’Europa senza nessun accordo il 12 Aprile. Il movimento/passaggio libero di merci e persone si bloccherà quel giorno, e qui, in Irlanda del Nord, ci sarà il caos più totale.

Proteste all’esterno del Parlamento londinese

Se, invece, la May si dimettesse e si andasse, di nuovo, alle elezioni  la terza opzione potrebbe essere  un nuovo referendum. 

Inutile dire che io opterei per la terza, considerando anche che qui, in Irlanda del Nord,  ha vinto il Remain, e ha vinto proprio perché la popolazione irlandese( cattolici e protestanti) sa quanto disastrose le conseguenze del Leave potrebbero essere.

Se volete, potete dare uno sguardo, saltuariamente (nel caso in cui cambi qualcosa), a questi utili link: Esteri.it e Gov.uk.

Io continuerò ad essere positiva, in attesa di risposte sicure.

Nel frattempo, speriamo che me la cavo.

2 commenti
  1. Laura
    Laura dice:

    Buongiorno. Grazie per questo post che mette in rilievo tutte le difficoltà della situazione. Per quanto riguarda il tuo caso (scusa se mi permetto il « tu », spero non disturbi), perché non chiedere la naturalizzazione? Certo, non risolverà la politica nazionale e internazionale, ma forse potrebbe rendere meno stressante l’attesa della decisione e la decisione stessa a livello personale.

    Rispondi
    • Margherita
      Margherita dice:

      Grazie a te per averlo letto. Certo che mi puoi dare del tu. In realtà io non sono preoccupata per la mia situazione, sono qui da troppi anni e ho famiglia non mi potrebbero fare nulla. Sono preoccupata per la sorte di questo paese e questa gente meravigliosa che non merita nemmeno di aver paura che si torni alle vecchie divisioni, rancori, confini etc… Ma possiamo solo aspettare e vedere come va. Un abbraccio e grazie per il consiglio. Margherita Derry

      Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi con chi vuoi