BUENOS AIRES: SARANNO CULTURA E “ALEGRÍA” A SALVARCI DAL COVID

buenos-aires

Visto che la quarantena – almeno a Buenos Aires e provincia, perché nel resto del paese quasi non ci sono contagi – si prolunga fino al 24 maggio, i porteños sopravvivono nel modo a loro più congeniale: facendo corsi.

In tempi normali l’offerta ha dell’incredibile: dalle danze popolari nordiche al teatro in esperanto, dal guaranì, una lingua nativa, alla filosofia di Sartre, per non parlare di classici come tango, swing, danze latinoamericane, cinema. Da quando, a metà marzo, è iniziata la quarantena, l’offerta si è intensificata, ovviamente online.

Anch’io sono stata presa nel vortice. E se non fosse che sono a mia volta docente, al liceo e in università, quindi impegnata con la didattica online, probabilmente flipperei come una pallina impazzita.

Risveglio muscolare la mattina, dirette e webinar di ogni tipo (e non solo – per fortuna – dedicati al coronavirus), lezioni di filosofia la domenica sera (con l’immancabile Foucault, ora più attuale che mai)…

Ho persino ripreso una diplomatura universitaria in Scienze del linguaggio che avevo accantonato perché non sono dotata del dono dell’ubiquità, ho chiesto alla mia università un finanziamento per un progetto di ricerca e sto preparando il concorso come ricercatrice dello Stato.

Ricevo ogni giorno avvisi di corsi online, a pagamento e gratuiti, di regia teatrale, scrittura creativa, danza classica, Pilates, tarantella, geopolitica, scrittura creativa, letteratura femminista latinoamericana, canto.

Non sono solo io: noto una strana fibrillazione anche nei miei studenti, alla facciaccia della proverbiale indolenza degli adolescenti. Alcuni mi scrivono che alternano un comprensibile scoramento a una strana euforia: “Prof, non so cos’è, ma mi escono dalla testa tantissime idee, mi aiuta a realizzarle?”

Io lo so, cos’è: si chiama resilienza ed è quello che ha permesso agli argentini di sopravvivere alla dittatura e al default del 2001 grazie alla cultura. Arrangiandosi a fare teatro o a ballare tango anche nelle case private, se non si può fare altro.

“Que nadie nos saque la alegría” (che nessuno ci tolga la gioia) è il motto con cui qui si affronta l’avversità. È ciò che più amo di questa città. Certo, bisogna sapere come approfittarne.

Non posso fare altro che ringraziare la mia famiglia per avermi fatto capire fin da bambina che l’arte, la letteratura, il teatro, il cinema possono salvarti la vita.

Non è la stessa cosa fare la quarantena in una casa con giardino, in un attico con vista panoramica o in una baracca di una favela. La differenza non la fanno solo i metri quadrati di spazio (io ne ho 35), ma soprattutto la disponibilità di un collegamento a Internet e le risorse culturali per potersi dedicare allo studio (insomma, studiare deve piacerti e agli argentini piace tantissimo). Aiuta a scandire il tempo e a trovare un senso a ciò che apparentemente “un senso non ce l’ha” (tanto per citare Vasco).

Pochi giorni fa ho chiesto a un ospedale universitario, dove alcuni studenti del mio liceo hanno fatto uno stage, di pensare come proseguire la collaborazione con attività online. In 48 ore abbiamo organizzato una riunione con 20 persone e siamo riusciti a inventarci una serie di corsi e conferenze (devo dire che tutti i professionisti di altre istituzioni a cui ho chiesto aiuto si sono messi gratuitamente a disposizione per darmi una mano).

Alla fine della riunione, per salutare, ho detto: “Chicos, nemmeno il Coronavirus riesce a fermarci”. La risposta è stata: “No, Francesca, se riusciamo a fare tutto questo non è malgrado il coronavirus, ma per il coronavirus”.

2 commenti
  1. Solare
    Solare dice:

    Che bello ricevere notizie dall’Argentina e soprattutto direi notizie positive! Ho fatto un lungo viaggio in Sudamerica l’anno scorso e ho passato due mesi in Argentina quindi mi dispiaceva molto non sapere cosa stava succedendo durante questo periodo. Riceviamo notizie da molte parti del mondo, Africa , America del Nord ecc ma non si parla mai del Sudamerica. Forza BA!

    Rispondi
    • Francesca Capelli
      Francesca Capelli dice:

      Fortunatamente il lockdown è stato precoce e i morti sono pochi (sempre troppi). Vedremo come ne usciremo economicamente, ma gli argentini sanno rialzarsi! Ti aspetto a Buenos Aires!

      Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi con chi vuoi