Burn Out e Stress

(parte 1)

burn out

Non so voi dove lavorate.

Purtroppo esiste quello che si definisce lo stress da lavoro e spero che a voi non tocchi una simile sciagura.

Può essere dovuto a richieste eccessive e troppo carico di lavoro per l’individuo.

Stress, carico di lavoro, richieste eccessive sembrano cose ovvie e comuni ma non dobbiamo dimenticarci che rappresentano delle vere e proprie minacce per l’individuo, che  mettono a rischio il suo equilibrio e a dura prova la capacità di resistenza.

Gli stressor si dividono in varie categorie: individuali, di gruppo organizzativi e extraorganizzativi.

I primi sono soggettivamente percepiti e connessi a caratteristiche del posto di lavoro.

I secondi sono dovuti a rapporti interpersonali scadenti, magari alla rapidità dei cambiamenti tecnologici a cui ci deve abituare e alla instabilità lavorativa.

L’ultimo gruppo si riferisce alle aspettative mancate. Insomma quello che ci si aspetta da un tipo di lavoro può essere diverso da quello che veramente ci viene prospettato ogni giorno nell’ambiente di lavoro vero e proprio.

L’ambiente fisico e sociale può essere negativo o comunque avere caratteristiche che ci buttano giù invece di aiutarci a fiorire. Il contesto famigliare può essere anche una preoccupazione se pensiamo che per esempio, a casa c’è nervosismo, non possiamo funzionare bene a lavoro.

Lo stress ha conseguenze nefaste per l’organismo, per noi stessi.

Lo stress può portare a problemi fisici, anche dolore alla schiena, indebolimento del sistema immunitario, disturbi cardiaci e ipertensione. Attacca anche la sfera emotiva creando irritabilità , ansia, depressione, disturbi del sonno, ipocondria  e problemi relazionali.

La sfera cognitiva non rimane immune dallo stress, che causa anche difficoltà di concentrazione, perdita della memoria e, metaforicamente parlando, uccide la nostra propensione all’apprendimento di nuovi concetti o nuove procedure.

A livello comportamentale può portare all’abuso di sostanze stupefacenti (speriamo di no), alcol, tabacco o altri comportamenti distruttivi. Insomma lo stress uccide (in questo non in senso metaforico) in maniera lenta o fa in modo che ci autodistruggiamo.

Il coping è un modo di cercare di rispondere a queste situazioni stressanti, detto più propriamente è un insieme di tentativi per controllare eventi  minacciosi o comunque visti e considerati come superiori alle risorse personali.

Il primo passo del processo del coping riguarda la valutazione, che si divide in due step, primaria e secondaria.

La valutazione primaria: si  inizia con il rendersi conto che si ha un problema, quella secondaria avviene quando si cerca di pensare come pensare cosa fare in proposito, come risolverlo o renderlo meno pesante.

E’ possibile analizzare il coping attraverso una struttura tripartitica:

1. le risorse di coping, le capacità personali di cui un soggetto è dotato, tra i quali abbiamo in primis l’autostima, poi le capacità di analisi e di interazioni con gli altri;

2. gli stili di coping che includono tutte le strategie cognitive per affrontare e risolvere il problema. Tra questi non va scartata l’idea di rivolgersi a qualcuno quando si è in difficoltà;

3. per ultimo vanno considerate le tendenze di coping: comportamenti che vengono adottati per arginare io problemi, ad esempio rendersi conto delle proprie emozioni e in qualche modo controllarle.

Non lasciarsi sorprendere e sopraffare da loro.

Le professioni che sono più a rischio di burn out sono le seguenti: gli educatori, infermieri, insegnanti, medici assistenti sociali, vigili del fuoco e gli psichiatri.

Come si può notare sono tutte professioni in cui l’operatore è a stretto contatto con l’utente e magari vi è un forte coinvolgimento emotivo. In questi casi la preoccupazione principale dell’operatore è l’assistenza e la cura.

Cosa succede nel caso di burn out? Ci si esaurisce a livello emotivo.

Come si capisce dall’origine della parola stessa, il burn out ci lascia bruciati, oppure logorati, fusi.

Avviene quando si ha a che fare con altri in situazioni emotive impegnative, eccessivamente tali. Durante questo processo si verifica un graduale distacco emotivo dell’operatore dal contesto lavorativo. Si passa da una fase di depersonalizzazione, si giunge poi all’esaurimento emotivo e a un senso di ridotta di efficacia personale.

Per dirla in breve, il concetto che va ricordato è che nel caso di burn out si verifica un distacco emotivo.

Spero che nessuno dei nostri lettori e delle nostre lettrici debba trovarsi in una situazione di stress lavorativo o di burn out ma è bene conoscerne i sintomi, visto che il mondo lavorativo di oggi è in continuo mutamento, precario e richiede una forza emotiva non indifferente.

In entrambi i casi il consiglio migliore è quello di fermarsi un attimo e parlare con qualcuno che ci possa aiutare a raccogliere le energie e rispondere alle sferzate di vento che ci sballottano per ogni dove o al fuoco delle relazioni che ci brucia.

supporto
2 commenti
  1. Luana
    Luana dice:

    Molto bello questo articolo, rispecchia quello che purtroppo ho vissuto qualche mese fa e dal quale sto cercando di uscire. Cambiare vita è esaltante ma al tempo stesso può davvero metterti alla prova! E io ho dovuto affrontare tutti gli scheletri nell’armadio (che evidentemente non ci stavano in valigia…….).

    Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi con chi vuoi