Caffè e nostalgia

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Trasferirsi all’estero, circondarsi di tutto un altro mondo e sentirsi altro dall’altro.

Non capire frasi semplici come “bella giornata oggi, signorina”.

Chiedersi “ma qui lo troverò il guanciale? E la mozzarella?”.

Fare i conti con strade nuove che ti sembrano tutte uguali o tutte troppo diverse.

Dimenticarsi che i fornelli qui non vanno a gas e lasciarli spesso accesi per ore.

Dimenticarsi che le tubature sono troppo strette e la carta, dopo il suo più intimo utilizzo, va gettata in appositi cestini.

Ritrovare così, per dimenticanza, il bagno completamente allagato.

Capire con facilità dove è il nord e lasciarsi orientare dalla natura.

Parlare un’altra lingua e saper dire “oggi è una brutta giornata, signore”.

Sentire un’amica per telefono e chiederle i programmi per la sera, pensare “dai che fico, ti raggiungo!” e, l’attimo dopo, ripensare il pensiero. Ricordarsi che andare a San Lorenzo non è la cosa più pratica al mondo. Chiedersi perché non hanno ancora inventato il teletrasporto, e ridefinire così i programmi per il sabato sera.

Percepire dei nuovi confini, nel mio caso esclusivamente liquidi. Sentirsi prigionieri del mare, ma anche suoi eccitati esploratori.

Fare i conti con il cambiamento, e con tutto quello che porta con sé, piacevole o meno, a volte sembra un gioco da ragazzi.

Ci si sente forti perché resistenti e aperti al nuovo. Incuriositi dalla dimensione dell’altro ed eccitati dalla continua scoperta. Allora sì che il tuo essere straniero ti fa sorridere, ti piace, ti muove.

Altre volte però svegliarsi in un letto diverso dal proprio, prendere un caffè in una cucina dove ogni singolo prodotto ti ricorda che sei in un posto del quale stai ancora imparando la lingua, uscire e vedere pezzi di un puzzle che non riconosci come familiare, ti fa stare male.

Ti senti giù di tono e il cosiddetto magone diventa il protagonista di quella giornata no.

Che fatica quelle mattine, eh?

I ricordi che si impongono prepotenti, qualche lacrima, dei sospiri lunghi e l’impegno a trovare la forza di stare in quei ricordi senza lasciarsi completamente schiacciare dal loro immenso peso.

Ma che ci succede durante quei momenti?

Accade qualcosa di brutto, qualcosa di cui avere paura? O al contrario, anche dei vissuti nostalgici, che portano a un umore più basso, possono essere considerati positivi, quando chiaramente non si trasformano in un leitmotiv quotidiano?

Queste sono domande che spesso mi sono fatta, durante quelle mattine dai caffè macchiati di nostalgia.

Vivo in Grecia, studio il greco, e l’aspetto che più mi stimola nell’apprenderlo è rendermi conto che ogni singola parola di questa lingua ci racconta piccole storie, perle di saggezza, concetti stracolmi di filosofia.

Prendiamo come esempio la parola nostalgia, appunto: quella che ogni tanto assaporo durante le mie colazioni da espatriata.

Nostalgia, dal greco ‘nostos’ che significa ritorno e ‘algos’, dolore.

Questa semplice parola ci racconta che stiamo provando il cosiddetto dolore del ritorno. Ma il ritorno di cosa?

Di qualcosa che è stato nella nostra vita passata e che oggi non c’è più.

La nostalgia è un’emozione molto vicina alla tristezza.

E’ il prodotto dell’incontro tra l’appagamento per quello che abbiamo vissuto e l’accettazione rispetto al fatto che si tratta di un tempo passato, che come tale non potrà ripresentarsi nello spazio presente.

Ahi, lo sapevo io! La nostalgia è quindi qualcosa da temere, da scansare, tipo peste?

Niente affatto.

Come tutte le emozioni, anche la nostalgia ci è alleata, avendo un forte potere adattivo.

Sembra, infatti, che ci permetta di sostenere e rinforzare l’attribuzione di senso che diamo alla nostra vita. Ha, inoltre, il potere di spronarci a ricercare più contatti sociali, e lavora anche come fattore protettivo, contro quegli stimoli che cercano di minare il senso della vita.

Paradossalmente, leggendo diversi articoli sul tema, ho imparato che la nostalgia va coltivata e nutrita: perché ci guida e ci orienta durante tutti quei momenti altamente stressanti e caotici; e ci permette di vivere in modalità integrata il nostro passato e il momento presente con uno sguardo sempre rivolto verso il futuro.

E Pessoa questa emozione ce la racconta davvero bene:

“C’è qualcosa di lontano in me, in questo momento. Sto sulla terrazza della mia vita ma non si tratta esattamente di questa vita. Mi trovo sopra la vita e dal mio punto di osservazione la osservo. Essa si estende sotto il mio sguardo, in terrazzi e declivi, come un paesaggio diverso, fino al fumo delle case bianche dei borghi della vallata. Chiudendo gli occhi continuo a vedere, proprio perché non guardo. Se li apro non vedo più niente, perché non vedevo. Mi sento tutto una nostalgia vaga, non del passato o del futuro, ma una nostalgia del presente, anonima, prolissa e incompresa”.

Ed ecco che bere i miei caffè macchiati di nostalgia acquisisce tutto un altro sapore.

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4 commenti
  1. Renata
    Renata dice:

    Cara Federica, la nostalgia è per me una sofferenza piacevole, che coltivo con un pizzico di masochismo. Mi manca una persona lontana e non posso fare a meno di ricordare il piacere che mi dava la sua presenza, il poter pensare “adesso la chiamo e vedo se è libera per cena”, il parlare con lei guardandola negli occhi e allungando una mano per sfiorarla con una carezza. Adesso che è lontana la nostalgia è il solo sentimento che in parte colma il vuoto della sua assenza.
    Renata

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    • Federica Leoni
      Federica Leoni dice:

      Carissima Renata, le tue parole rispecchiano esattamente il “senso” della nostalgia che volevo proporre in questo post. Il masochismo con il quale talvolta la nutriamo immagino sia parte integrante di una scelta, come la nostra, di vivere lontane dalle persone amate. Ed è allo stesso tempo la dimostrazione che il mondo che ci siamo lasciate alle spalle, non è assolutamente vero che resta dietro, perché anche nella lontananza ricopre un ruolo centrale, un ruolo presente.
      Grazie per il tuo prezioso feedback.

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  2. Rossella
    Rossella dice:

    Bellissima descrizione della nostalgia, Federica.
    Rubo le parole di Renata. Anche per me la nostalgia è un sentimento sacro che ha vissuto al 100%.
    Quando arriva, me la tengo stretta e guai a provare a cambiare stato d’animo. Io la provo spesso e quindi concluso che, alla fin fine, sto veramente godendomi questa vita se ogni ricordo del mio passato lontano o vicino, mi genera nostalgia e voglia di riviverlo.

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    • Federica Leoni
      Federica Leoni dice:

      Grazie Rossella, come dici tu, credo che il segreto sia proprio quello di “stare” nella nostalgia consapevoli che, in fin dei conti, non fa altro che raccontare la bellezza del nostro passato, lontano e vicino!

      Rispondi

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