Cambiare continente all’improvviso, e rivedere il cielo!

finestra-cielo

Mi sveglio lenta, la lunga dormita dopo quasi 48 ore di veglia e un viaggio intercontinentale mi ha lasciata un po’ intontita, ma rigenerata.

La prima cosa che faccio è tirare le tende della grande finestra per guardare il cielo.

Rimango qualche attimo in contemplazione, era da tanto che non lo vedevo così blu e intenso.

Annuso il profumo di verde, poi vado a farmi il caffè. Lo bevo distesa sul divano mentre leggo gli articoli dei miei magazine preferiti, adesso accanto alla finestra del salotto: larga, aperta, dalla quale si vede il cielo ed entra la fragrante aria estiva. È agosto nel momento in qui scrivo queste righe, ma non c’è afa, si sta da Dio.

Per un’oretta rimango assorta nella lettura, lunga distesa sulla penisola del sofà gustandomi la sensazione della nuova casa e soprattutto l’immobilità di cui avevo bisogno dopo l’ultimo mese da incubo: il licenziamento, il trasferimento, i pacchi da spedire, le persone da salutare, l’ansia da cambiamento, l’ultimo disperato viaggio in una Cina sempre più caotica, affollata e super controllata, tanto da dover passare sotto l’occhio scrutatore delle guardie il passaporto e le borse più volte al giorno; e per ultimo la fobia dell’aereo (cosa brutta per un’expat) e quel viaggio lunghissimo: 12 ore e mezzo di treno, una notte in aeroporto e altre 10 ore di volo, fino a perdere la cognizione del tempo.

Ho lasciato Canton due settimane fa per un viaggio nella provincia cinese dello Yunnan, ho preso il treno veloce a Kunming la mattina del sabato e sono atterrata a Kiev poco dopo l’alba del lunedì.

La mia pelle è diventata la patina di una bolla di sapone, pronta a scoppiare da un momento all’altro.

Le mie stories su facebook in questi primi giorni parlano solo di aria e cielo

Ho distrutto la mia vita immaginaria per tornare nel mondo reale.

Avrei mille cose da fare per iniziare a ricucire la mia esistenza, ma non so neanche da dove iniziare.

Mi sono rifugiata nel caffè e nella lettura, porto sicuro della mia anima in qualsiasi parte del mondo io sia, ma il silenzio e l’aria fresca fuori della finestra mi disturbano, non mi fanno concentrare sulla lettura: dove sono i trapani del mio condominio a Canton? Dove sono il signore che scatarra rumorosamente, i corrieri con i loro tre ruote che parlano senza sosta “Attenzione, il veicolo sta indietreggiando; attenzione, il veicolo sta indietreggiando”, i bambini che urlano come demoni, il traffico della metropoli, il caldo soffocante dell’estate tropicale, i vestiti appiccicati alla pelle, ragni e scarafaggi che scorrazzano tra i muri ammuffiti?

Ci ho messo anni per imparare a isolarmi da tutti questi fastidiosi stimoli esterni e ora mi sento inquieta nel mio nuovo appartamento nella capitale Ucraina, in questa silenziosa periferia dalla quale posso persino vedere il vero colore del cielo.

Maidan Nezaleshnosti, la piazza principale di Kiev. Guardate il cielo! Altro che Cina

Da ieri non devo neanche più imprecare per poter accedere a internet provando a scavalcare la censura posta dal governo cinese, qui internet va bene, liscio, posso leggere tutto ciò che voglio. Che strano.

Ieri sera, passeggiando per le strade della nuova città, ero disturbata dalla mancanza di traffico e di altoparlanti, dalle persone che chiacchieravano sommesse sedute all’esterno dei locali, dalle macchine che si fermavano con il rosso.

Camminavo con il mio lui (per il quale ho fatto questa scelta drastica e assurda) mano nella mano senza dover prendere a spallate nessuno per farmi strada, senza dover schivare i corrieri nelle loro maledette bici elettriche, senza dover urlare per farmi sentire al di sopra della musica da discoteca che in Cina esce dai negozi, misti alla grida dei commessi che battono le mani per attirare l’attenzione. Mi sembrava di scivolare nella vita con facilità.

Passare dall’Asia a una nazione totalmente sconosciuta nel giro di una notte, senza neanche passare per l’Italia, è un trauma. La mia sensazione di straniamento è tuttavia normale, immagino.

Adesso ho solo bisogno di tempo per adattarmi e per incollare insieme i pezzi di una vita che ho fatto esplodere come se ci avessi posto una bomba sotto.

 

Il silenzio, l’aria fresca, il cielo blu, il verde: cose dell’altro mondo

2 commenti
  1. Silvia-Lille
    Silvia-Lille dice:

    Ehi Ale,

    I tuoi racconti sono sempre affascinanti!
    Capisco bene il tuo trambusto.. Ma come sempre e come ben sai è questione di tempo. E poi hai, a mio avviso, un vantaggio: stai in coppia e non sei sola.

    Caspita però, anche tu ti scegli proprio dei bei posti 😂
    In bocca al lupo per la tua nuova avventura!!

    Un abbraccio,
    Silvia

    Rispondi
    • Alessandra Cina
      Alessandra Cina dice:

      Ciao Silvia, intanto grazie 🙂
      Sì il vantaggio è anche che lui è nativo quindi Per qualsiasi problema c’è lui. Poi lavoro nelle scuole e uffici italiani quindi tutti i locali qui parlano italiano, in caso dovessi avere problemi.
      Comunque Kiev è bellissima, cioè chi lo avrebbe mai detto. E si sta benissimo quindi per ora sono felice della scelta! Speriamo bene

      Rispondi

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