CARI ITALIANI ALL’ESTERO…

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Barbecue estivo, luglio 2014

Disclaimer: in questo articolo non è mia intenzione accusare qualcuno in particolare né far di tutta l’erba un fascio. Tutto ciò che è scritto è frutto della mia esperienza e di discorsi nei quali purtroppo mi sono trovata spesso. Se qualcuno dovesse sentirsi chiamato in causa, sappia che il mio articolo è soltanto uno specchio della realtà che vivo e non intende offendere nessuno. Buona lettura.

Quando mi sono trasferita a Parigi ero entusiasta all’idea di vivere in un ambiente internazionale e di andare oltre la cultura, la lingua e la cucina italiana.

Volevo scoprire la realtà parigina e francese in prima persona e non “per sentito dire”.

Neanche per un attimo mi sono lasciata influenzare dai pregiudizi che si hanno sulla Francia e su altre nazioni.

“Ma come farai a sopportare quegli stupidi mangia-lumache?” – “come fa a piacerti il francese, con quella erre moscia?” – “Ma come fai a vivere a Parigi? Si mangia malissimo e la gente è così spocchiosa!”

Come rispondo io ogni volta? Con un’altra domanda: “Quanti francesi avete conosciuto in vita vostra per affermare tutto questo?” Risposta: “Eh ma è risaputo che tutti i francesi sono cosi'”.

Ecco, queste sono le cose che mi danno veramente fastidio: il generalizzare, l’avere pregiudizi infondati. Posso accettare un discorso ironico e leggero, ma non delle affermazioni che rasentano lo sciovinismo e che purtroppo ho sentito molto spesso.

A Parigi ho avuto un’accoglienza fantastica.

Ho incontrato delle bellissime persone che mi sono state di grande aiuto sul lavoro e nella vita di tutti i giorni. Ho lavorato e vissuto in ambienti internazionali in cui tutti, dal tutor di stage al vicino di stanza, hanno sempre fatto del loro meglio per farmi sentire perfettamente integrata. E soprattutto, altro che francesi freddi e distaccati! Io ne ho conosciuti alcuni che sono dei gran caciaroni!

Generalizzare non è mai un bene: per quanto io sia socievole ed espansiva, non mi si può definire come la classica italiana “amicona di tutti”. Sono sempre stata un po’ selettiva con le amicizie, non riesco a fidarmi subito di chiunque e non mi piace chi, da subito, prende troppa confidenza senza neanche conoscermi.

Al primo impatto, i francesi possono sembrare di certo più riservati di noi italiani, ma non lo trovo affatto un difetto.

Ci vorrà solo un po’ più di tempo per fare amicizia con loro, ma anche in questo caso dipende dalle singole persone. Ne ho conosciute alcune molte espansive e con mille cose da raccontare da subito, altri invece molto restii ad accettare un invito ad una cena. Avete capito bene: esistono anche dei francesi estroversi e simpatici, quindi niente etichette.

In ogni caso, se hanno un carattere diverso dal nostro, è del tutto normale.

Non sono nati nello stesso luogo, non hanno goduto dello stesso clima, degli stessi stimoli, dello stesso cibo. In poche parole, hanno una cultura diversa.

Sapete che in Francia si cambiano compagni di classe e maestre ogni anno scolastico? Che a 17/18 anni quasi tutti vanno via di casa e che fare un semestre universitario all’estero è di routine? Fin da piccoli devono affrontare mille cambiamenti, non abituarsi agli amichetti di scuola, né alla maestra del cuore, né alla famigerata comfort zoneDa cui, probabilmente, la loro apparente “riservatezza”.

Con la reale conoscenza dei fatti si aprono gli occhi su tante cose.

E vivere in una città come Parigi mi ha dato la conferma che ogni cultura ha le sue sfaccettature, alcune gradevoli altre meno, ma bisogna imparare ad accettarle tutte per convivere serenamente e senza inutili conflitti.

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Afterwork del giovedì, settembre 2018

I Francesi, come qualsiasi altro popolo, sono ognuno diverso dall’altro.

Non sono persone “particolari”, sono persone come tutte le altre. Quindi per favore, non chiamatemi più “Quella a cui stanno simpatici i francesi” o “A cui non piacciono gli italiani”.

Incontrare dei connazionali all’estero è sempre un piacere per me invece.

Qui a Parigi ho dei carissimi amici italiani. Ma è importante non perdere di vista l’obiettivo: vivere in un altro paese e non passare il proprio tempo a fare confronti con l’Italia, la quale non è il centro del mondo. Altrimenti, che senso avrebbe partire?

Non è piacevole passare il tempo a fare continui confronti con l’Italia, a lamentarsi del tempo grigio, della pizza immangiabile, della sporcizia, dei nuovi colleghi francesi che “mi stanno antipatici a prescindere perché sono francesi.

Cari italiani all’estero, ma allora perché restate?

“Ho un buonissimo lavoro, mi pagano un sacco, non potevo rifiutare una simile offerta”. Validissimi motivi, ma non si vive per lavorare ed i soldi non fanno la felicità. Almeno non la mia.

Per me vivere in un altro paese significa anche apprezzarne la cultura, i costumi, i servizi, le persone. E per apprezzare queste cose bisogna conoscere il paese ospitante, adattarsi e, per quanto possibile, farne la propria seconda casa. E se così non fosse, meglio uscire dalla comfort zone ed andarsene che continuare a torturarsi inutilmente.

Anche a me ogni tanto manca la pizza a portafoglio, lo Spritz a 2 euro, il sole 365 giorni l’anno, le chiacchiere con gli sconosciuti nei vicoletti del centro storico di Napoli.

Che problema c’è? Viaggio spesso, recupero tutto quando torno in Italia. Se ho voglia di cibo italiano me lo preparo a casa, e al supermercato trovo quasi tutto ciò che mi occorre. E intanto mi godo quel che la Francia mi offre e che, credetemi, è tantissimo.

Cari italiani all’estero, buttatevi a capofitto in questa esperienza: incontrate autoctoni, stranieri, ascoltate le loro storie e fatene tesoro, raccontate le vostre, imparate la lingua locale.

E voi italiani a Parigi, non abbiate il solito alibi del “parigino spocchioso”: trovare un parigino DOC è come cercare un ago in un pagliaio.

Piuttosto, rompete il ghiaccio ed ogni tanto invitate i vostri colleghi francesi a prendere un caffè: quei caffè potrebbero diventare 3-4, trasformarsi in aperitivi, cene, uscite culturali e feste. Provare per credere!

Ogni tanto dovremmo tornare bambini e ricordate gli insegnamenti dei cartoni Disney. Come dei moderni John Smith in Pocahontas dovremmo convincere noi stessi che non tutti al mondo pensano, parlano e si comportano come noi. Ma con la conoscenza e la curiosità, potremmo abbattere i pregiudizi e scoprire le tante cose che non sappiamo.

8 commenti
  1. Silvia
    Silvia dice:

    Aaah Chiara, ma che francesi hai conosciuto?!?! 😂😂😂😂 Ahahahah

    -Vado a uffici e non ho MAI trovato un impiegato che non alzasse il sopraciglio, storcendo il naso e la bocca, appena il mio accento mi tradiva e quindi si capiva che non ero francese…
    – stessa situazione all’università quando cerchi di interagire con i compagni di corso per fare amicizia, loro e si rendono conto che sei straniera, non ti dico le facce quando sbagli a parlare o non capiscono cosa vuou dire e non si sforzano minimamente di aiutarti a farti capire
    – più di una volta ne hanno approfittato per il fatto che ero straniera, rispondendomi che non potevano fare nulla per risolvere quel dato problema, quando palesemente non era così
    – inviti e reinviti ad apero andati a vuoto

    Ho avuto solo una ragazza francese, nel mio corso, che considero amica e che è stata di una squisitezza inaudita e mi ha molto aiutata. Per il resto, nonostante io mi sia sempre buttata e ci abbia sempre provato, insistendo con garbo, i miei tentativi non sono stati accolti..
    Tuttavia mi è stato detto più volte e da più persone che il Sud è molto diverso dal Nord e che soprattutto Aix è una bolla dorata borghese e snob, a detta anche degli stessi francesi e questo lo si nota infatti nel costo della vita della città e nel loro stile di vita.
    Diciamo che in parte anche il contesto gioca un ruolo fondamenrale nell’inclusione: per quanto è vero che se ne vanno presto di casa, non vale altrettanto per le esperienze oltre confine.
    Vivevo in una residenza universitaria, in un corridoio con 20 stanze. Gli unici che trovavi a mangiare nella cucina comune erano due algerini, un iraniano, un senegalese, qualche italiano erasmus. I francesi si portavano la pentola in cucina, quando il pasto era pronto tornavano a mangiarselo in camera. È successo anche, più di una volta, che ci fosse un francese seduto a mangiare da solo, arrivava anche solo una persona a cucinare e questo prendeva le sue cose, il piatto con il cibo da finire e se ne tornava in camera. (scena a cui ho assistito personalmente più volte e con francesi diversi)

    È stata dura per me, molto e apertamente e a malincuore, dico che loro non hanno fatto nulla per aiutarmi ne per venirmi incontro. Ho un’amica malgascia e una colombiana, entrambe conosciute in aula. Hanno avuto gli stessi problemi che ho riscontrato io.

    Non credo nemmeno sia una questione di approccio: sono abituata a lavorare con culture diverse e anche molto difficili, ho fatto più volte la volontaria nei centri di accoglienza, sto studiando per lavorare come cooperante.
    E non sono una che generalizza ne ama i luoghi comuni.
    Ma la mia esperienza è tutt’altro che positiva e posso parlarne solo negativamente.

    Un abbraccio forte❤️
    Silvia, (ormai non più) Aix en Pce

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    • Chiara - Parigi
      Chiara - Parigi dice:

      Silvietta,

      probabilmente, come ti dissi tempo fa, sono stata estremamente fortunata ed anche il fatto di essere a Parigi ha influenzato positivamente la mia esperienza.

      Ho lavorato e avuto a che fare con persone sicuramente riservate, ma abituate ad interagire con gli stranieri, a viaggiare, ad approcciarsi ad altre culture. Anche alla banca, nei vari uffici, raramente ho trovato arroganza e maleducazione e non ricordo battute infelici sul mio accento. A me dispiace tantissimo che tu ti sia trovata male ma, come ha già detto qualcuno, Parigi non è la Francia. Ho degli amici francesi DOC che si sono trasferiti a Aix da Parigi per motivi di lavoro ed anche loro, che sono autoctoni, hanno avuto difficoltà ad integrarsi.

      Non ti nascondo poi che le mie comitive sono sempre state piuttosto miste: italiani, francesi, persone di altre nazionalità. Ed anche in residence i francesi si contavano sulla punta delle dita, ma a quanto ricordo erano tutti cool. Anche uscendo solo con francesi non ho mai avuto problemi perché, appunto, qui hanno tutti una mentalità molto più aperta. Basti pensare che all’inizio ero io la timidona che si portava il piatto in camera XD finché gli altri non mi hanno spronata 😉 vedi?

      In ogni caso, tu sei stata brava a capire che Aix non è il tuo posto e che quindi devi cambiare. Anche a me dopo 6 anni Parigi inizia a stare stretta ma, invece di restarci “per abitudine”, già sto pensando a quale sarà la mia prossima seconda casa. Ed una cosa è certo: non voglio andarmene per colpa delle persone.

      Bisous,
      Chiara – Parigi

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  2. Alessandra Cina
    Alessandra Cina dice:

    Verissimo. Proprio due secondi fa stavo leggendo sul gruppo degli italiani qui da me la solita discussione sulla pizza schifosa in Cina ahhahah e vabbè, dovrebbero provare il cibo cinese, quello qui lo fanno davvero bene.
    P.s. gli italiani all’estero hanno un po’ la stessa attitudine ovunque, non solo nei confronti dei francesi :/

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    • Chiara - Parigi
      Chiara - Parigi dice:

      Ciao Alessandra,

      infatti mi indirizzo proprio agli italiani all’estero in generale. Parlo in particolare di Parigi perché ho vissuto solo qui e a volte mi chiedo come abbiano fatto certi a trasferirsi :/ partono coi pregiudizi ancor prima di partire… e coi pregiudizi restano!

      Rispondi
  3. Auramaga
    Auramaga dice:

    Ciao Chiara,
    sono passata per caso sul tuo articolo e non posso trattenermi dal commentare che ho avuto la tua stessa esperienza, lo stesso entusiasmo, e la stessa impressione della Francia e dei francesi.
    Io sono arrivata prima di te, 18 anni fa: non parlavo una sola parola di francese ma avevo una voglia matta di conoscere tutto di Parigi, della Francia e di questa marea di culture nuove e tutte da scoprire.
    Sono stata accolta a braccia aperte e non ho mai avuto problemi (neanche quando andavo in giro con un dizionario e mi esprimevo a gesti). I francesi sono sempre stati curiosi rispetto alle mie origini, felicissimi di venire a casa mia ad assaggiare la “vera pasta italiana” e di invitarmi per condividere le specialità delle loro regioni. E’ vero, le meccaniche di amicizia sono diverse, l’approccio è diverso ma il risultato per me è sempre stato positivo. L’importante, come dici tu, è lasciare perdere la propria cultura e amalgamarsi con il nuovo ambiente (soprattutto non commettere l’errore di alcuni italiani che cercano di imporre la propria cultura : “La vostra pizza fa schifo, la pasta è immangiabile, non avete il bidet…”).
    Oggi la maggior parte dei miei amici sono francesi (ma anche arabi, africani, portoghesi, spagnoli… di tutto di più, viva la multicultura). Posso contare su di loro come loro su di me e sono perfettamente integrata. La cultura in casa mia è italiana (romagnolissima) ma fuori mi piace esplorare gli usi e costumi degli altri.
    Scusa la lunghezza, ovviamente si tratta solo della mia esperienza 🙂
    Ciao!

    Rispondi
    • Chiara - Parigi
      Chiara - Parigi dice:

      Puoi anche scrivere un papiro 😃 grazie per aver condiviso la tua esperienza, è sempre un piacere ascoltare le storie degli altri ☺️

      Chiara – Parigi

      Rispondi
  4. Annalisa
    Annalisa dice:

    Brava Chiara!!! Ho adorato ogni singola parola di questo articolo.

    Sono in Francia da 5 anni, in Alta Savoia, dove le persone sono particolarmente riservate, ma ho incontrato delle persone eccezionali. Appena arrivata la commessa di un negozio, dopi aver scalbiato un po’ di chiacchiere, mi ha dato il suo numero dicendomi che se avessi avuto bisogno di aiuto potevo chiamarla. La vicina di casa è diventata mia amica da subito e io nn parlavo una parola di francese. Come dici tu nella media sono più riservati di noi, ma siamo sicuri che sia un male? Dobbiamo fare lo sforzo di capire la loro cultura e di proporci secondo le loro abitudini. Devo anche dire che le volte che ho chiesto aiuto ho trovato solo pirte aperte.

    Rispondi
    • Chiara - Parigi
      Chiara - Parigi dice:

      Ciao Annalisa,

      sono molto contenta per te! Purtroppo è molto comune apprezzare le persone aperte e socievoli senza andare oltre le apparenze. Tante si comportano da super-amiche, ma poi dove sono nel momento del bisogno? Per me quella gente là puo’ essere di buona compagnia solo per un aperitivo o per una serata in discoteca.
      Brava tu che sei riuscita ad adattarti alla loro cultura e a fidarti della loro accoglienza senza considerarla, come fanno molti, “falsa” o “di circostanza” 😉

      Chiara – Parigi

      Rispondi

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