La Casa e le Radici

Dintorni di casa dei miei, in Umbria

Ripenso spesso alla casa, alle radici e a tutto ciò che ha a che fare con la memoria e con ciò che è avvenuto prima.

A volte, mi accompagna uno sguardo melanconico, nostalgico, a ciò che è stato, alla storia familiare. Ma, in fondo, l’identità personale cosa richiede per potersi emancipare?

Una delle parole che ho sentito più spesso da mia madre è radici. Lei vive ancora nella casa in cui è nata e non potrebbe mai pensare di lasciarla. Quando a diciotto anni le ho detto che me ne sarei andata, non l’ha presa bene, non ha capito la mia scelta, il mio desiderio di esplorare.

“Un giorno tornerai qui, però, vero?”

“Non credo, mamma”

“Ma casa tua è qui, le tue radici sono qui! Non siamo nessuno senza le nostre radici!”

“Io sono nata qui, ma non l’ho scelto io e nessuno decide dove sia casa mia. Tutto quello che so è che adesso voglio andarmene e che quando troverò casa mia, lo saprò e mi fermerò”.

Non vorremmo mai dare dispiaceri ai genitori – benché a volte loro pensino il contrario – ma non decidiamo noi cosa ci farà felici o quale sarà la nostra strada, è la vita che decide di mandarci lontano e non sta a noi opporci.

Io non sapevo cosa avrei trovato all’arrivo,

né avevo idea che nel tempo sarei arrivata a fare quasi quindici traslochi, ma sapevo che dovevo partire, dovevo staccarmi. Era il momento.

Firenze è stata la mia prima meta, lì ho trascorso gli anni dell’università e ne ho un bel ricordo. Dopo un po’ però ho sentito di nuovo quella specie di prurito, quella voglia di partire: le folle di turisti, gli spazi ristretti, la città piccola, in cui tutti conoscono tutti…avevo voglia di altro.

Ormai sono passati più di quindici anni da allora

e con il tempo mi sono spostata sempre più lontano. I miei genitori non hanno mai veramente capito le mie scelte, ma va bene così. L’allontanamento è stato ciò che mi ha permesso di capire chi fossi, di diventare me stessa ed essere pienamente consapevole di cosa voglio e cosa posso fare.

firenze

Firenze

Adesso sono a Berlino, nella casa che ho preso in affitto qualche mese fa.

Mi circondo di poche cose, ho imparato a viaggiare leggera. Sto mettendo un annuncio per vendere il mio tavolino da caffè e qualche cuscino colorato. Sto per partire e devo disfarmi di alcune cose. Un altro trasloco, un’altra città, un altro prefisso internazionale. Tutto da capo.

Ormai sono anni che non sento più la parola “radici”, credo che mia madre ci abbia rinunciato definitivamente. In compenso mi sono sentita dire molte volte “tu non hai pace”. Non voglio dubitare delle buone intenzioni degli altri, ma è un errore credere che tutti troviamo la pace (o la felicità) nelle stesse cose. Io credo che casa mia esista, sono certa che a breve mi troverò a disfare le valigie per l’ultima volta. Ma se anche così non fosse, andrebbe bene lo stesso.

Che lo capiamo o no, il mondo ha bisogno di chi resta ad aspettare, quanto di chi parte ad esplorare.

 

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