Catalogna e il patentino come guida turistica:

quando la regione dove vivi ti rema contro

Palau della musica- barcellona

Il Palau della Musica Catalana.

  • L’obiettivo:

Nel 2014 iniziai a lavorare conducendo visite guidate in varie lingue al Palau della Musica Catalana di Barcellona. Dopo un anno avevo chiaro il mio obiettivo: volevo convertirmi in guida turistica professionale per poter esercitare in diversi posti della città.

  • Ostacolo numero 1:

Per lavorare come guida turistica senza restrizioni di nessun genere si richiedeva il  patentino di “Guida ufficiale catalana”.

La legge catalana vigente sosteneva che per ottenerlo si sarebbe dovuto sostenere un esame. Nel sito ufficiale, però, si menzionava anche il fatto che gli esami fossero sospesi dal 2012 perché era in corso una revisione della normativa. Ormai era il 2015 e si aspettava che uscisse una nuova convocatoria d’esame.

Cosí, a gennaio 2016, mi iscrissi ad un corso intensivo di preparazione per guide catalane (che era proprio quello che negli anni precedenti serviva per presentarsi all’esame).

Era anche stata presentata la bozza di una possibile nuova legge che, come criteri per essere guida turistica, stabiliva il raggiungimento di un totale di vari crediti attribuibili a corsi frequentati, anni di esperienza, lingue parlate etc. Anche se non fosse stato convocato un nuovo esame, il corso mi sarebbe comunque stato utile.

  • Ostacolo numero 2:

Questa fatidica nuova legge che sarebbe dovuta essere approvata nel corso 2017, non venne mai promulgata. Nessun nuovo esame venne convocato.

Chi desiderava, come me, accedere alla professione di guida turistica, si trovava in un limbo sospeso di attese senza risposte.

Ah, e non pensiate che tutto questo capitasse perché ci fossero troppe guide a Barcellona!

Le aziende, data la mancanza di esami da oltre cinque anni, ormai non sapevano più da dove pescare nuove guide per rispondere ad un flusso turistico sempre maggiore.

  • Ostacolo numero 3:

La legge in vigore continuava ad essere quella che menzionava la possibilità di essere guida attraverso il superamento un esame, che però non veniva mai convocato, o omologando il patentino di guida di un’altra regione spagnola o di un altro paese straniero.

Una mia collega e un’amica si presentarono all’esame di guida delle Isole Canarie che veniva convocato ogni anno: riuscirono ad approvarlo e dopo pochi mesi la Generalitat catalana omologò il loro titolo con quello catalano.

Mi informai anche di come funzionassero altre regioni spagnole: Andalusia e Aragona conferivano il titolo di guida a chiunque avesse un diploma in turismo, sia che fosse una formazione professionale che una laurea. Quando chiamai spiegando che ero in possesso di una laurea in Scienze e Conservazione dei Beni Culturali (quella che si richiede per essere guida in Italia, visto che quello di cui parla la guida sono  i beni culturali di ogni luogo) mi risposero che, non trattandosi di turismo, non avrei potuto ottenere il patentino.

Altri colleghi più giovani, senza nessun tipo di esperienza e appena usciti da un corso di formazione turistica di due anni, non equivalente ad una laurea, ottennero brevemente il patentino aragonese o andaluso e di conseguenza quello catalano.

  •  Ostacolo numero 4 e good news!

A novembre 2018 la mia amica amica Maria, che tempo prima aveva sostenuto l’esame per le Canarie, mi obbligò ( eh sí, mi ci voleva una spintarella) a presentarmi.

Le Isole Canarie sono 8: non hanno molto patrimonio culturale, ma tantissimo naturale. Anche mio marito Alberto si stupì della mole di informazione che avrei dovuto memorizzare.

A marzo, accompagnata da mia mamma che avrebbe approfittato per trascorrere qualche giorno insieme, andai a sostenere l’esame scritto a Las Palmas de Gran Canaria. Dopo una settimana mi comunicarono che avevo superato l’esame con buoni voti e che avrei dovuto iniziare a prepararmi per l’orale.

ristorante

Io e mamma in un ristorante a Las Palmas.

  • Ostacolo numero 5 e good news!

Stavolta fu mio marito che approfittò dell’esame orale per concedersi una breve vacanza.  Per quest’esame avevo dovuto studiare una media di 4 possibili percorsi per ognuna delle sette isole principali. In sede d’esame avrei pescato a sorte un bigliettino recante, per esempio, la scritta “Ruta Est Tenerife” e, senza l’ausilio di nomi o mappe, avrei dovuto elencare le tappe del percorso e spiegare le loro principali risorse turistiche. Per memorizzare questa quantità industriale di nomi e informazioni mai sentite in vita mia, studiai tantissimo inventando associazioni di parole.

La mattina dell’esame io e gli altri candidati attendevamo di essere chiamati nella stessa stanza. La tensione era palpabile e ogni volta che qualcuno rientrava con la faccia da “è andato male” l’agitazione cresceva, per cui decisi di rilassarmi scappando a nascondermi in un angolo del corridoio, ballando Waka Waka con l’iPod nelle orecchie. Mi sentivo piena di energia e alla conquista del mondo!

L’esame orale andò benissimo, feci anche qualche battuta e la commissione si complimentò con me (perdonate la “modestia”, ma viste le sfortune che racconto in questo post, lasciatemi almeno questa soddisfazione). Ero guida ufficiale delle Canarie!

Più dei due terzi di coloro che si presentarono agli esami non li superarono: la maggior parte di loro erano residenti delle Canarie che, probabilmente, ne sottovalutavano la difficoltà pensando di conoscere il proprio territorio.

Studio- gatte

Chi fa da sé fa per tre.

  • Ostacolo 6 e bad news!

 Adesso avrei dovuto omologare il titolo canario con quello catalano: un banale procedimento amministrativo che moltissimi colleghi avevano realizzato prima di me.

Sull’aereo di ritorno conobbi Greta, una ragazza italiana venuta da Barcellona per il mio stesso motivo: fu lei a smorzare il mio entusiasmo consigliandomi di ricontrollare il sito della Generalitat della Catalogna.

Laddove dal 2012 appariva la frase che faceva riferimento alla revisione della legge, ne avevano aggiunta una nuova che affermava che, da quel momento, non avrebbero più omologato nessun patentino di altre regioni o paesi.

Mi cadde il mondo addosso. Alberto, mio marito, alias “l’ottimismo in persona”, sbiancò e, con le lacrime agli occhi, mi disse che si vergognava, come catalano, della sua regione.

  • Ostacolo 7, j’accuse!

Tornata a Barcellona venni a sapere che un altro ragazzo catalano si trovava nella mia stessa situazione (e in seguito ne conobbi molti altri). Decidemmo di fare come nulla fosse e di inviare tutti i documenti richiesti per l’omologazione. Ci venne risposto che il procedimento non era fattibile.

Su quale base l’avessero deciso, non si sapeva. Grazie ad una frase scritta su un sito internet da un giorno all’altro e senza previo avviso, priva di qualsiasi valore legale, visto che la legge vigente obbligava la Generalitat a omologare i titoli fino a che non avessero promulgato una legge nuova, di cui non si vedeva neanche l’ombra.

Il patentino di guida ufficiale delle Canarie.

  • Ostacolo numero 8, l’attesa:

Ad ottobre 2019 io e Pedro, il mio collega, facemmo causa alla Generalitat Catalana sulla base dell’infondatezza giuridica del loro comportamento. Ad oggi, novembre 2020, siamo ancora in attesa del verdetto.

Intanto, a maggio 2020, uscì una nuova legge per regolare la professione di guide in Catalogna (dopo un anno di sospensione delle omologazioni e di silenzio amministrativo assoluto).

Per me, il peggio del peggio. Anche se vincessi la causa, sta tardando talmente tanto che ci metto meno a ricominciare tutto da capo.

Per essere guida adesso i requisiti sono:

  • Essere diplomati o laureati in turismo (per chi, come me, ha una laurea diversa, è richiesto frequentare dei corsi specializzati di turismo).
  • Avere un livello C1 di spagnolo.
  • Avere un livello C1 di catalano (la legge anteriore ne richiedeva solo una conoscenza basica, tanto che spesso mi capitava di condurre visite in catalano sostituendo guide che, nonostante fossero in possesso del patentino, non avevano nemmeno un livello B).
  • Un livello C1 di un’altra lingua e B2 di una quarta.
  • Essere in possesso di un patentino di guida di un altro Paese europeo per procedere all’eventuale omologazione. Ad eccezione della Spagna.

Quindi omologano una guida polacca, ma non una madrileña.

La mia esperienza non vale niente. La mia laurea neppure. Il mio patentino di guida canaria neanche. Il corso specifico sulla Catalogna del 2016 nemmeno, perché non considerato come ufficiale.

  • Si ricomincia:

Quanto altro tempo e quanti altri soldi dovrò ancora spendere?

Siccome sono testarda come un mulo, sto seguendo un corso per sostenere l’esame di livello C1 di catalano (non vi nascondo che studierei con più piacere lo swahili piuttosto) e mi sono iscritta all’ennesimo corso di turismo.

Si tratta forse di un corso specifico sulla Catalogna? Macché!

Mi obbligano a seguire un altro corso, che però è incentrato sulla Spagna in generale, quindi sto studiando il patrimonio di altre regioni spagnole. Ah, però poi il mio patentino canario non vale perché è spagnolo.

C’è qualcosa che abbia un senso in questa regione? Io non credo.

E posso affermare che questa esperienza non ha assolutamente diminuito il mio amore per Barcellona, ma ha sicuramente portato a zero quello verso tutto ciò che rappresenta la Catalogna.

E adesso?

Il settore turistico è alla frutta, di lavoro non ce n’é per nessuno, e io non posso fare altro che studiare e divertirmi a creare video, sia su Barcellona che comici su noi italiani all’estero, per il mio canale youtube.

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