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Felice nuovo anno andino amazzonico!

A Copacabana si può assistere alle celebrazioni per il nuovo anno andino-amazzonico. Sono momenti bellissimi, pieni di emozioni… che ne dite di venire a scoprirli con me?

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Ciao Nonna Libera!

Eccolo, ci siamo, e’ successo.

Non c’ e’ più.  Sono a migliaia di chilometri di distanza e mia nonna e’  passata di dimensione. Si, ha lasciato il corpo. Mia nonna si e’ spenta questo 24 aprile alle 3 del pomeriggio.

Tante cose diverse mi passano per la testa,  ma la piu’ importante e’ il senso di  gratitudine per  aver avuto questa nonna: qualcosa come un generale dell’ esercito di una forza strepitosa, un modello di guerriero al femminile senza paura alcuna, una guerriera che e’ stata qui per ben 97 anni e mezzo e che fino all ultimo e’ stata utile agli altri. Fino a gennaio rispondeva al telefono e prendeva gli appuntamenti per mio papa’.

Grazie nonna per tutto quello che abbiamo potuto condividere in questa vita: dai miei pianti quando ero piccola, ai disegni che facevo a casa tua, al proteggermi dai mostri cattivi, allo studio del latino e della letteratura italiana con Petrarca, Dante, il Quinto  Cantico della Divina Commedia, Paolo e Francesca. Grazie per essermi stata vicina  quando ero una studentessa e grazie anche per esserlo stato in tutte le avventure successive. Grazie per avermi sempre risposto al telefono e per avermi sempre chiesto “Te ga magna’, te ga fame?, vara che ze questo nel frigo” e piu’ recentemente: “Barbara, ma dove te son, te se ricordi ancora dell’Italia…Trieste“.

Me lo sentivo che quest anno passavi di dimensione. Ti ringrazio molto per la chiacchierata telefonica di Natale. Le tue parole mi sono arrivate al cuore.

Ringrazio la mia maestra di kabbalah che mi ha dato il compito di chiamarti, sapendo che ero cresciuta con te nella mia prima infanzia, le tue parole avrebbero avuto  il potere di rompere qualsiasi blocco.

Tornare in Italia e non trovarti a casa tua sara’ sicuramente strano e certamente, quando lo faro’, avro’ fiumi di lacrime che scenderanno  dai miei occhi per non essere stata con te in questi ultimi tempi. Ah, lo sappiamo tutte e due, ci siamo risparmiate questa tristezza.

Bene, cosi’ e’ la vita, si arriva e si va e nel mezzo ci si incontra con tante persone.

Alla fine l’ importante e’ quello che uno ha fatto, come si e’ comportato in vita cosa ha imparato e se si e’ compiuta la missione che si e’ venuti a compiere.

Io ti ho conosciuta solo per un terzo della tua vita e  per me questo terzo  lo hai vissuto  con successo.

Vola alto nonna, e visitaci spesso!

Che i  condor del Sud America ti accompagnino!

 

GITA A VIACHA

To read the english version of this post:   https://donnecheemigranoallestero.com/trip-to-viacha/


Or e Simon happy

Or e Simon happy

Viacha e ‘ una comunita’ di montagna sopra il villaggio di Pisac, nella Valle degli Inca. E’ da febbraio che ne sentivo  parlare, finalmente e’ arrivato il momento, ci sono andata anch’ io. Di Viacha mi ha parlato il mio amico Hernan, perche lui e’ di li’ e perche’ varie volte ha portato stranieri a conoscere la laguna del luogo. Come potete intuire, si tratta di un luogo magico e molto importante nella conoscenza andina.

Quindi finalmente ieri e’ stato il mio turno, anzi io sono stata addirittura  la capogita.

L’ appuntamento era alle 8.20, davanti al mercato di Pisac. Essendo la capogita,  sono arrivata  qualche minuto prima del previsto. Pian piano, sono arrivati i partecipanti: Stefan dall’ Austria, Simon dalla Germania, Or da Israele, Laerke dalla Danimarca con due amici ancora. Eravamo gia’ 7, piu’ Don Hernan, piu’ Dona Felicita, piu l’autista. Il van da 10 posti era quindi pieno, abbiamo dovuto lasciare a terra 4 svizzeri, perche’ si e’ presentata piu’ gente del previsto.

Erano le 9 quando il nostro van cominciava la scalata verso l’ Intihuatana. L’ Intihuatana e’ un monumento archeologico molto antico, qualcosa come un Macchu Picchu locale, che si erge altissimo sopra la cittadina di Pisac. Ma noi siamo andati molto piu’ lontano e veramente molto piu’ in alto dell Intihuatana. Pisac si trova  a 3000 metri sopra il mare, noi in un ora e mezza siamo ascesi a 4300 metri. Il cielo era sempre piu’ blu e faceva anche sempre piu’ freddo. A un certo punto la strada non era nemmeno asfaltata, pero’ piu’ entravamo nelle Ande, piu’ spettacolare si faceva il paesaggio. Ormai l’ Intihuatana stava ai nostri piedi. Arrivati quindi a Viacha, abbiamo trovato 4 case sparse nell’ alta montagna andina, 2 asini marroni, un cane, molte pecore, uccellini cantando e molta pace. Hernan si e’ fermato per prendere della legna, per accendere un fuoco, mentre alcuni hanno aprofittato per scattarsi delle foto con gli asini.

Ripresa la strada, ancora curve e curve,  un’ aquila vola davanti a noi, come per darci il benvenuto, poi un’ altra aquila, ferma su una pietra, ad una curva della strada, come una sentinella che e’venuta a vedere chi siamo, poi moltissime alpache di color bianco correndo davanti a noi. Conoscendo i turisti il signor Avelino ha fermato il van e 3 di noi abbiamo rincorso questi bellissimi animali che sembrano dei grandi battuffoli di lana bianca e soffice correndo per queste meravigliose montagne verdi. Noi non riusciamo a stare dierto alle alpache, piu di tanto non riusciamo a rincorrerle, loro sono abituate al poco ossigeno disponibile a queste alture, noi  meno.viachia alpaca

Forse per lo sforzo o forse perche’ semplicemente e’ cosi’,  io avevo bisogno di masticare le foglie di coca, cominciavo a sentirla seriamente l’ altura, mi girava la testa e sentivo nausea. E’ che ormai eravamo a 4000 metri e di ossigeno qui ce n’ e’ circa il 40 % in meno. Or e’ bravissimo a fare massaggi, quindi mi ha massaggiato un punto specifico alla mano, mentre Felicita mi ha dato le foglie di coca da masticare e Hernan mi ha bagnato le mani con dell’ alcohol che io poi ho respirato.

Ancora un paio di curve e siamo finalmente arrivati, davanti a noi c’era uno specchio d’ acqua trasparente, ai piedi della cima della montagna sacra del luogo. Le esclamazioni di meraviglia non sono mancate.

Ci siamo dunque incamminati verso un posto, dove abbiamo avuto l’ onore di partecipare a un rito di connessione con le montagne. Le montagne qui si chiamano Apus e la popolazione locale dice che sono esseri viventi, come delle deità, con le quali e’ importante stare in comunicazione, sopratutto quando si ha la benedizione di essere ospite in queste terre. Abbiamo quindi chiamato gli Apus ad assisterci nel nostro cammino, poi abbiamo fatto un fuoco e alcune cose in piu’.

La laguna di Viacha, specchio dei cielo.

La laguna di Viacha, specchio dei cielo.

A cerimonia finita, alcuni hanno camminato ancora un po’, mentre altri sono rimasti sdraiati sull’erba a prendere il sole. Nel frattempo, per la nostra felicita’, il gregge di alpache aveva raggiunto la laguna. In tutto erano 26 alpache, alcune adulte, alcune baby, ma tutte meravigliose e stupendamente bianche.

In poco tempo, tutti avevamo una fame da lupi e siamo stati vermente molto grati alla mamma di Hernan per averci ricevuto a casa sua, a Viacha, in una casa molto semplice, ed averci preparato una buonissima zuppa di quinoa e verdure del suo orto. Si, abbiamo mangiato tutto, tutto e quasi tutti si sono mangiati almeno due piatti di zuppa ciascuno.

Poi si ritornava giu’ a Valle, tutti felici, tutti contenti, tutti ringraziandomi per aver organizzato la gita. Anche io ero contenta, perche’ loro erano contenti e sono ispirata per  la prossima escursione.

Siamo arrivati a Pisac alle 3.30 del pomeriggio, ma sembrava come se tornassimo alle nostre case dopo molti giorni, la sensazione e’ che siamo stati in un posto fuori dalla linea del tempo “normale”. Sono certa che la sensazione non e’ solo mia.

 

 

TRIP TO VIACHA

Se vuoi leggere la versione in italiano:

https://donnecheemigranoallestero.com/gita-a-viacha/


 

Panorama on the lagoon of Viacha the mirror tho.

Panorama on the lagoon of Viacha
the mirror tho.

Viacha is a mountain community above Pisac, in the Sacred Valley of the Incas. Finally it has come my moment to go there. I heard about Viacha by my friend Hernan, because he is from there and because several times he has taken some foreigners to know the lagoon if that place. As you can imagine, I’m writing about a very magical place and very important in the Andean knowledge.

So, finally, it came my turn and I have been the organizer.

The meeting point was at 8.20, in front of Pisac market. As I was the organizer, I came some minutes before. Slowly, all the participants came: Stefan from Austria, Simon from Germany, Or from Israel, Laerke from Denmark and two more friends of her. It was 7 of us, plus Don Hernan, Dona Felicita and the driver. This is how the 10 sits of the van were all occupied, we had to leave in the village 4 Swiss people, because more people than expected showed up.

It was 9 a.m. when our van started our drive in direction to Intihuatana. Intihuatana is an ancient archeological site, something like the local Macchu Picchu, right above Pisac. But we were going much more far away and much higher than Intihuatana. Pisac is 3000 meters above the sea level, we raised to 4300 meters in 1h 30 minutes. The sky was always bluer and it was always colder. At a certain point the road was unpaved, but the more we were entering into the Andes, the more the panorama was spectacular. The Intihuatana was already very far away from us. Once we got to Viacha we found 4 houses spared in the mountain, 2 brown donkeys, a dog, many sheep, birds singing and lot of peace. Hernan stopped to get some woods in order to make a fire for us, while some of us were taking pictures with the donkeys.

Fluffy white alpacas running in front of us

Fluffy white alpacas running in front of us

Or e Simon happy

Or e Simon happy

Again on the road, there was many curves, an eagle in front of us, as to give us his welcome, than another eagle, staying on a stone, on one of the curves, as a sentinel coming to check who we are, than many white alpacas running in front of us. Avelino, our driver, therefore stopped the car, so we could run behind those so beautiful animals that look like white wool running up those amazing green mountains. We don’t make it to run behind them, they are used to the few oxygen available on such altitude, we are not.

Maybe from the big effort, maybe because it simply had to be so, I needed to chew coca leaves, I was starting to feel the altitude and I had headache and nausea. The thing is we were already on 400 meters and here there is approximately 40% less oxygen. Or is very good at making massage, so he massaged particular points on my hands, while Felicita gave me the coca leaves to chew and Hernan gave me alcohol to inspire.

Some more curves and we finally made it, in front of us there was a mirror of transparent water, at the feet’s of the holy mountain of the place. Exclamations of enthusiasm were very present.

So we walked towards one direction, where we had the blessing to take part to a ritual of connection to the mountains. Local people call mountains Apus and they say they have life, they are like deities, with whom it is important to establish a communication, especially when you have the blessings to be hosted in those lands. So we called the Apus to join us in our journey and we did some more things.

Once the ceremony was over, some of us walked a little bit around, while others simply lied on the grass enjoying the sun. In the meantime, the group of alpacas we met before, came up to the lagoon. It was 26 alpacas, some adults, some babies, but all wonderfully white.

Quite in a short time we were all very hungry and we were very thankful to Hernan’s mother who got us to her home, in Viacha, for a delicious quinoa soup. Yes, we ate it all, some of us, more than one dish of soup each.

Than it was time to go back to the Valley, all happy, all shiny, all thanking me for having organized the trip. Me too I was happy, because they were so and I am inspired to organize the next trip.

At 3.30 we were back in Pisac, but it seemed to me as if we were back after many days to our homes. The feeling is that we have been somewhere out of the normal timeline and I’ m sure it is not only my feeling.

 

 

Carnevale INCA: carnevale che vai bevanda che trovi

Il Perù e un paese  grande, per cui le usanze sono diverse a seconda della regione, ma ovunque il carnevale è una festa ben amatainca clothing da tutti .

Qui nella regione del Cusco,  la terra dei famosi Inca,  la festa dura quasi una settimana. Ci sono sfilate in costume, carri, musica fino alle 4 del mattino, ballo e molta frutillada e chicha. Più o meno come a casa mia, Trieste, solo che i costumi qui sono i costumi tradizionali delle comunità, niente mickey mouse, pockemon o cars per capirci, bensì i tipici vestiti da festa delle comunità di montagna locali, che sono appunto quelle che sfilano nei paesetti e nella città. E poi questa bibita speciale, di color rosa o anche giallastra, che si serve in bicchieroni di vetro,  bicchieroni da litro, serviti in case private che si riconoscono per un  palo di legno che spicca fuori dalla porta, all’altezza della tua testa, e con all’estremità sistemate due borse di plastica, una rossa e una bianca.

La domenica di carnevale sono entrata in uno di questi posti…sembrano delle vecchie cantine, un po’ scure, un po’ con forte odore d’alcol, fai due scalini e stai in questo spazio…una specie di osmizza triestina, circondata da gente locale, nonni e nonne, ciascuno con il suo bicchierone extra large.

Hernan è di questo paese, quindi mi  fece entrare e ordinò una super bibita rosa anche per me. Di solito non mi fido a bere le cose locali, però questo carnevale Inca mi ha ricordato molto il carnevale di casa mia e  mi fa sentire  “local” nella Valle Sacra degli Inca, così come sono local sul Carso triestino, dove beviamo un buon vino nelle osmizze. Perciò sentendomi  tranquilla bevvi la mia super frutillada: un litro di mais fermentato mescolato con frullato di fragola. Tutte le persone in questo posto hanno ciascuna il suo bicchierone di bibita rosa o gialla. La bevanda gialla è mais fermentato puro, quella rosa  è la stessa ma mescolato con fragola. E’ una  bibita  dal sapore un po’ forte e alla fine la metà della mia l’ ho fatta bere a Hernan. Una volta che i due bicchieri sono rimasti vuoti ci siamo rimessi  in piedi, per tornare alla festa in piazza. Hmm…mi gira un po’ la testa ma   è carnevale, va bene stare un po allegri. Divenni  molto socievole quella domenica, parlai  con tutti e mi misi nei posti piu hippie –Barbara al caminodove normalmente non mi metto- e quasi rimasi fino a chiusura  dentro il  locale degli hippie. Quando arrivò la notte però, non mi sentii molto  bene, il mio stomaco era in subbuglio. Passarono i giorni ma  non migliorai. Sono contraria alle medicine non naturali, così decisi  di visitare un amico curandero.

Amica mia, cosa hai mangiato o bevuto in questo giorni? Mi chiese.

Molto rilassata, raccontai che avevo  provato la Frutillada.

Aham, esclama Oscar, il curandero.

Ma come ti è venuto in mente, non sai che anche  molti locali si ammalano dopo aver bevuto la frutillada?

Risposi che non ne avevo idea,  mi sentivo come a casa, e se questa era la bevanda del carnevale Inca, allora la dovevo provare. Mi disse che questa non è cosa da curandero, dovevo  andare alla farmacia a prendere delle pastiglie e che sono stata molto incosciente ad azzardarmi a bere la famosa frutillada, perchè può essere molto pericolosa, soprattutto una domenica di carnevale e per uno stomaco non peruviano – e io peruviana non  sono!.

Adesso è passata  una settimana dalla magica bevanda. Le medicine mi hanno rimesso a posto :-), posso finalmente mangiarmi un bel piatto di spaghetti al pomodoro e basilico, slurp slurp!