Figueres; Museo Dalì; Barcellona; guide turistiche

Parlar el Català/Catalano: come sono arrivata fino a qui?

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La Fiesta di Gracia a Barcellona!

Dove sono finiti i sogni?

Dopo una meravigliosa presentazione del libro DCCE a Barcellona https://donnecheemigranoallestero.com/barcellona-9-giugno-2016/  oggi riprendo in mano il blog accompagnata dalla dolce voce di Elisa.

Mi è capitato tra le mani un quadernino su cui avevo appuntato delle frasi mentre ero in spiaggia.

Ero in un momento di riflessione, di troppi perché. Un momento di tranquillità, che per “il grillo parlante Caterina” è abbastanza raro! Ho sempre invidiato chi riesce a stare al cento per cento nell’istante, nel Carpe Diem, nel famoso Qui e Ora che hanno cercato di insegnarmi a teatro durante molti anni e che ora, fortunatamente, sto riprendendo grazie all’intensa pratica dello yoga. 

Vivere il momento, non pensare al dopo, non rimpiangere il prima.

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Gli espatriati a Barcellona  elogiano questa citta’ per il suo ritmo  rilassato, per la capacità degli spagnoli di apprezzare il lato godereccio della vita, e non solo quello produttivo. Sono d’accordo, anche se a me sembra che comunque  anche qui a Barcellona tutti più o meno si corra, e io, da milanese incallita, continuo a pianificare tutto. Hospitality desk in hotel 8.00-11.00, corsa casa, cambio, spiaggia e bagno e panino, doccia a casa, yoga in centro 14.20-15.20, biglietteria e visita guidata al Palau della Musica 15.30-18.30. Casa, spesa, cena, serie, baci, coccole ai gatti, libro, nanna.

Qui, là, su e giù. E nei momenti di STOP la vita scorre in fotogrammi, e ci si vorrebbe ritrovare come Gwyneth Paltrow nel film Sliding Doors. Mi è sempre piaciuto questo film (anche per lo strepitoso taglio di capelli di Gwyneth!), perché mostra come sarebbe vivere le varie opzioni possibili dei bivi a cui la vita ci espone.

E se potessi parlare con la mia anima le chiederei Cosa faccio qui?

Quanto tempo rimane ai miei cari?

Dovrei prendere un aereo ora per andare a trovarli, invece di pianificare sempre vacanze per esplorare altri posti?

E quel tempo che non passo con la mia famiglia, chi me lo ridarà?  E se fosse troppo tardi?

Vorrei un figlio? Se rimanessimo qui. O vorrei organizzare il matrimonio, una bella festa, con tutte le persone che amo qui e in Italia. E vorrei che i miei genitori potessero fare i nonni qui a Barcellona. Però vorrei anche vivere 6 mesi a San Francisco e perfezionare il mio inglese. Trascorrere del tempo come expat in nuovo posto, e con Alberto expat per la prima volta. E se succede qualcosa mentre sono via? 900 km non sono lo stesso di  9000. Sarebbe bello riuscire a riunirsi più spesso con mio fratello che vive ad Instabul con la sua famiglia. O vorrei fare tre mesi in Perù in un campo di volontariato. O Vorrei andare a New York a fare un intensivo allo Strasberg Film Institute e riprendere in mano il mio lavoro di attrice.  E le mie gatte? O vorrei tornare in Francia, perfezionare il francese, e ingozzarmi di croque monsieur?!(https://it.wikipedia.org/wiki/Croque_Monsieur).

Caterina, bella mia!!! Quante seghe mentali!!!GetAttachment.aspx-5

Questo è quello che con cui convivo a volte. Speriamo che lo yoga serva. E poi ci sono i momenti di felicità, di quiete, in cui vivere a Barcellona mi sembra la cosa più bella che mi sia capitata!

Qual’è il limite tra il pensare “Non è tanto la male la mia vita” e a seguito di questa presa di coscienza non buttarsi in altre esperienze? Che poi, non vorrei parlare di generazione, ma mi sembra davvero che la mia dei 30 anni sia cresciuta con il leit motiv del che tutto fosse possibile, che devi essere ambizioso, che otterrai qualcosa, unito al mito della fama e della realizzazione personale.

Quando a volte la vera felicità la troviamo anche fermandoci a guardare una distesa di papaveri in fiore e la loro sorprendente bellezza. 
Sto cercando di obbligarmi a non fare e fare e provare a stare, e vivere. A guardare il mare, e lasciare correre, sentire il flusso.GetAttachment.aspx-4

Il mare è il mio maestro. L’onda va, si infrange, scompare, non pensa in quello che ha perso, non ha rimpianti, si rigenera, si ricrea, e va avanti. Lo auguro a tutte voi, ed a me per prima.

E vi lascio con questa poesia, che avevo presentato in una delle mie prime lezioni di teatro. Sono passati dieci anni e, per certi aspetti, la sento ancora mia. Se sei expat una volta, sei marcata a vita? Forse non è poi così male…

GABBIANI

Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro,
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch’essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.

( Vincenzo Cardarelli)

 

 

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A Barcellona “visitando l’artista”

Qui a Barcellona sto facendo un corso intitolato Stay hungry stay foolish, che ha come obiettivo quello di allenare la creatività. Nonostante a prima vista il titolo possa dire tutto e niente, vi assicuro che è molto interessante e lo scopo è trovare nuovi modi, nuovi strumenti per sviluppare la creatività senza l’ansia del foglio bianco, senza il blocco del come cominciare. Una volta alla settimana ci facciamo delle belle chiacchierate: in qualsiasi altro posto sembrerebbero troppo “intellettualoidi”, mentre qui, complice un bicchiere di vino, ci sentiamo liberi di esprimere opinioni, suggerimenti, idee e critiche rispetto a tematiche e testi che affrontiamo di volta in volta e che Lucas, il nostro meraviglioso guru, ci propone. Una delle regole del corso, quasi un compito a casa che Lucas ci dà, è che almeno una volta alla settimana ognuno si conceda una visita all’artista.

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Si potrebbe pensare si tratti di andare a visitare un atelier o una mostra d’arte, invece l’artista che si visita siamo proprio noi, e il compito è quello di  concedersi il tempo di camminare per stare con sé stessi. Anche grandi menti come Steve Jobs, Walt Whitman, Aristotele e altri, condividevano l’idea che il camminare stimolasse la creatività, il fluire di nuove idee e la ricerca di soluzioni alle preoccupazioni quotidiane. Se si parla della felicità, io ho capito che il mio pezzettino me lo posso guadagnare semplicemente così, camminando, senza fretta, possibilmente in spazi naturali o verdi. A Barcellona mi regalo delle bellissime passeggiate lungo la spiaggia o in un parco che si trova vicino a casa mia e che adoro: il Parque del Diagonal Mar. Vi svelo quello che è per me un piccolo angolo di paradiso, con la speranza (o l’ordine!) che se ci andrete non ne comprometterete la meravigliosa quiete e tranquillità che vi si respira. Il quartiere è il Forum, zona che è stata rinnovata e “ripulita” nel 2000, quando vi si sono costruiti alcuni tra gli edifici più moderni di Barcellona.

Uno dei più spettacolari è attualmente sede della Compagnia Telefonica di Barcellona, è stato disegnato dall’architetto Henric Massap-Bosch e si compone di un prisma triangolare che, visto da una certa prospettiva appare come una linea, visto da un’altra acquisisce tridimensionalità.

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Di fianco si trova il Museo Blau, altro edificio disegnato per il Forum mondiale delle culture nel 2004 da Jacques Herzog e Pierre de Meuron; dal 2011 ospita il Museo di Scienze Naturali. Proseguendo per una spianata di cemento utilizzata da molti skateboardisti, si raggiunge l’anfiteatro a livello del mare, dove si svolgono i più famosi concerti e festival musicali di Barcellona, ad esempio il Primavera Sound, il Cruilla, il Sonar, etc.

Il Forum è diventato adesso meta turistica grazie alla presenza del Diagonal Mar, un enorme e moderno centro commerciale con una cupola in vetro e gli immancabili bar con terrazzina.

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In mezzo a grattacieli tra i più lussuosi di Barcellona, riscoperti di vetrate a specchio e terrazze a mare e il cui prezzo si oscilla sui 9.000 euro al metro quadro (dove chiaramente non vivo io) si trova  anche il mio amatissimo e tranquillissimo parco. E’ stato disegnato dagli architetti Enric Miralles e Benedetta Tagliabue (italiana!) ed inaugurato nel 2001. Ci sono collinette d’erba, alberi, zone d’ombra, zone d’acqua con ponticelli attraversabili, piante di alloro (il mio fornitore personale), lavanda e rosmarino, oltre a una discreta area gioco per bambini.

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Da quando ho scoperto questo Parco, o meglio, da quando ho compreso gli effetti terapeutici che ha su di me al termine di un’intensa giornata di lavoro, penso sempre che non potrei vivere in un’altra zona che mi tenga lontano da quest’oasi di pace. E voi, dove fate le vostre visite all’artista?

Per chi è a Barcellona, vi linko il corso nel caso vi interessasse!

http://stayhungrystayfoolish.es/taller/entrenamiento-creativo-de-grupos/

Inizia un corso proprio adesso a maggio e, se siete hungry and foolish, non lasciatevelo scappare! E se non lo siete ma vorreste esserlo, ancora meglio! E’il posto per voi!