8 Marzo & le Donne: fugaci visioni dal Mondo

8 Marzo: Donne in Belgio.Belgio donne

Alte, bionde o afro, curate, con lunghi capelli raccolti in casuali chignon o con un velo, lavoratrici, con figli, indipendenti, tanto da non aver bisogno di una festa a loro dedicata. Ci sono anche le donne schiave, quelle in vetrina vicino alla Gare du Nord a Bxl, quelle con mariti-padroni, rinchiuse in casa e nella prigione della lingua d’origine. Poi ci sono quelle come me, venute in questo paese per un breve periodo, che popolano la metro al mattino e che camminano a passo svelto la sera, tenendo stretta la borsa e che guardano le locali con un misto di ammirazione per la sicurezza raggiunta e di rimprovero per l’apparente vacuità.

Lidia – Bruxelles


donna 8 marzo zanzibar8 Marzo: Donne a Zanzibar

L’8 marzo su questa isola non si festeggia,del resto anche qui le donne di strada da fare ne hanno:  sono la colonna portante di questa società e sono molto più affidabili degli uomini.

Annamaria – Zanzibar


8 Marzo: Donne a Rio de Janeirodonna 8 maro rio

Penso che hanno una relazione molto più serena di noi col proprio corpo, lo mostrano senza sentirsi a disagio, molte si allenano tantissimo per modellarlo (qui piace una donna molto muscolosa, per i miei standard decisamente mascolina), alcune mettono silicone nei glutei che qui piacciono enormi… Però Rio resta una città molto maschilista e ho scoperto che la maggior parte delle donne non va in spiaggia senza il marito o non esce con le amiche.

Sara – Rio

 

 

 


donna 8 marzo8 Marzo: Donne a Barcellona

Io se penso alla “donna” a Barcellona penso subito che mi sento più sicura. A Milano in molti posti avevo paura ad andare da sola; qui sto attenta però in generale c’è molta più gente per strada. Gli italiani sono visto come dei “toccaccioni”, e infatti devo dire che la brutta abitudine della mano morta che ricordo provare in alcune discoteche milanesi non mi è mai successa qua: in generale li vedo più rispettosi. La donna mi pare avere un rapporto con il proprio corpo più sereno rispetto al nostro di italiane: vedo la facilità del topless, esibito come qualcosa di comodo e naturale, indipendente dalla taglia e forma fisica che ci si ritrovi, e non come qualcosa da esibire.

Caterina – Barcellona


8 Marzo: Donne in Arabia Saudita

donna 8 marzo arabiaQui a  Riyāḍ non si festeggia la festa della donna  l’8 marzo ma quella della MAMMA!
Ed è una festa molto sentita, stamattina sono stata alla festa della mamma alla scuola delle mie figlie, non ho fatto foto perché ero troppo impegnata a godermi lo spettacolo!
Mi sono emozionata molto perché entrando su un grande schermo venivano proiettate le foto dei nostri figli da piccoli e più recenti.
I bambini di ogni grado (2,3,4,5) hanno cantato tre canzoni:  una in inglese, una in francese ed una in arabo, hanno fatto una piccola recita ed infine hanno cantato un’ultima canzone tutti insieme!
L’emozione e’ stata tanta…fortuna che sul tavolo c’erano già pronti i fazzoletti
La sala era addobbata con fiori colorati e tulle viola e bianchi.
Sui tavoli, oltre agli utilissimi fazzoletti (perché di lacrime ne sono scese tante) c’erano un programma delle canzoni, un vaso di fiori, il mio tanto amato caffè arabo, delle mini cheese cake e dei mini tramezzini.
Alla fine i bambini davano un regalo alla mamma ed io che ho 3 figlie, sono uscita con le mani piene di doni, tra cui due tazze con il mio nome in ARABO!

Giovanna – Riyāḍ


8 Marzo: Donne nel Regno Unito (Devon)

Come tutti o quasi tutti sanno, la Festa della Donna in Inghilterra non esiste. Si festeggia la mamma in un giorno diverso rispettodonna 8 marzo regno unito all’Italia, ma nessun giorno é dedicato alla Donna. Quando ne ho parlato alle mie colleghe e amiche, la loro reazione è stata molto positiva. Ho raccontato che si celebrano le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne ma anche le discriminazioni e le violenze subite del corso dei secoli. Poi ho raccontato anche il modo in cui, al giorno d’oggi, si festeggia questa ricorrenza e sono rimaste un tantino sbalordite. Non nego che quando ero più giovane, anche io ho assistito a “simpatici” spettacoli nei locali della mia città, ma adesso mi rendo conto che tutto questo non ha senso. Bisognerebbe pensarci sopra ogni tanto e trovare un modo alternativo per celebrare le donne. Perché la Donna è forte, la Donna è sveglia, la Donna è orgogliosa e, come tutte tutte noi concordiamo e tramite questo sito lo affermiamo, “il bello delle donne è che hanno paura, ma alla fine trovano il coraggio di fare tutto”.

Luana – Devon


8 Marzo: Donne nel Regno Unito (Londra)

fashion-woman-cute-airport-largeL’8 marzo non si celebra, e quando in passato qualche collega italiano venne in ufficio con la mimosa, i colleghi inglesi ci guardarono con aria divertita e un po’ stupita. La situazione della donna a Londra sicuramente e’ certo progredita: ci sono varie donne imprenditrici e in posti di potere, sia nel governo sia in societa’ private (soprattutto) e pubbliche. Detto questo, e’ sempre vero che anche qui si parla di un “glass ceiling”, cioe’ un livello di “posizione” oltre il quale e’ difficile andare, come anche e’ vero che a parita’ di posizione, le donne sono pagate meno degli uomini. Sicuramente ad una donna in fase di colloquio non verra’ chiesto se ha intenzione di avere dei figli, come avviene in Italia. E nei casi in cui la donna e’ discriminata sul posto di lavoro, puo’ portare in tribunale il datore di lavoro ed ottenere un giusto risarcimento: strada un po’ impervia ma sicuramente percorribile da chi ha veramente subito dei torti. Ci sono stati casi sui giornali di vittorie di alcune donne che sono state discriminate ed hanno vinto. Ricordiamoci anche che questo e’ il paese delle suffragette, che ottennero il voto per le donne nel 1928. Per citare un altro esempio piu’ recente, nel 1968 le donne scioperarono in massa alla sede Ford di Dagenham in quanto discriminate, ed ottennero migliori condizioni di lavoro (evento reso noto nel film “Made in Dagenham”). E come dimenticarsi della Signora di Ferro, The Iron Lady, Mrs Margaret Thatcher, primo e finora unico capo donna di un governo inglese (1979-1990). E’ vero che la violenza sulle donne esiste anche qui, soprattutto casi di violenza domestica che sfociano anche nella morte. Esiste tuttavia una serie di organizzazioni a protezione delle vittime che decidono di lasciare il compagno violento. Insomma, non e’ tutto rose e fiori ma sicuramente la donna in UK se la gioca alla pari – o quasi. Io ho sicuramente avuto delle opportunita’ professionali qui a Londra che non avrei avuto in Italia.

Elena – Londra


8 Marzo: Donne in Senegal donne senegal calcio

Le donne in Senegal sono onnipresenti, polivalenti, instancabili e piene di risorse. Sabato scorso per esempio le donne del mio villaggio hanno organizzato una partita di calcio “donne sposate contro nubili” per raccogliere fondi per le attività delle scuole dei loro figli. Tamburi, danze e tifo dalle altre donne del villaggio per le 22 prescelte ! La migliore partita di calcio mai vista.

Francesca – Casamance (Senegal)



8 Marzo: Donne alle Seychelles

L’8 marzo è una festa di importazione, come quasi tutte le feste su queste Isole. Le donne sono la forza motrice del paese: donne ministro, donne giudice, donne manager. Ma anche donne casalinghe, donne pescatrici, donne che intrecciano panieri e cappelli con le foglie di palma. Donne dai capelli lisci e corvini o dagli occhi verdi e la testa piena di ricci. Donne che sfoggiano abiti dai mille colori, che non si intimidiscono se  una maglietta troppo stretch mette in evidenza i rotolini di ciccia. Donne che ballano e che cantano in ogni occasione del giorno e della notte.  “Enjoy your body” canta un certo rapper…detto fatto: donne che vivono il proprio corpo –giovane, vecchio, esile o grasso non importa –  con l’istinto selvaggio delle lupe e senza il giudizio un po’ bacchettone dell’emisfero nord del mondo.

Katia  – Seychelles

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Vivere in vacanza a Barcellona

A Barcellona si va in spiaggia, la birra costa poco, ci sono i Festivals di musica e si fa fiesta tutto il giorno!

Queste affermazioni, pur essendo in parte vere, racchiudono maggiormente la percezione delle persone che non vivono a Barcellona e ne parlano con chi invece, come me, ci vive.

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La conoscente su Facebook che non vedi e non senti da una vita, ma che ti scrive: “Ciao, avrei bisogno di sconnettere un po’, posso venire a stare da te?

L’amica in crisi di coppia: “Ho bisogno di tempo per me, ti vengo a trovare e possiamo stare un po’insieme!

Quello che vuole risparmiare : “Mi faccio due giri in centro, mi ospiti, magari mi accompagni e ci divertiamo un po’ !”

L’altro giorno parlavo con un’amica di come, per il solo fatto di vivere a Barcellona, la gente rimasta in Italia pensi che tu stia vivendo in una specie di Paese dei balocchi, in una Gardaland perenne, per cui, sia che ti vengano a trovare ad agosto, sia a dicembre, potrete passare intere giornate sulla spiaggia, diventare compagni di ubriacate e divertirvi in interminabili sedute di shopping selvaggio.

Ebbene, sappiate che non è così.

caty zumo

Qui lavoriamo, corriamo da un angolo all’altro della città per arrivare a fine mese, zampettiamo da un corso di yoga a uno di tango, cerchiamo di mantenere la casa ad un livello di pulizia accettabile, ci lanciamo in posta, dal medico o al supermercato quando ci si presenta un’ora libera e ci facciamo in quattro per fare, fare e fare come chiunque altro! Questo non toglie che poi io sia piú che contenta, quando possibile, di ospitare amici in visita a Barcellona  e godere della loro compagnia. Infatti lo includo in uno dei motivi per cui per me sia fantastico (o no) vivere in una città di vacanza come Barcellona.

  • Molti dei tuoi amici hanno in programma almeno un viaggio a Barcellona.

Quando si vive all’estero puó risultare difficile mantener le amicizie in Italia: il cerchio ogni anno si restringe, e il detto pochi ma buoni diventa sempre più vero. vale e caty barnaQuando ho giorni di vacanza spesso preferisco partire in esplorazione di altre città e paesi, piuttosto che tornare a casa in visita a famiglia ed amici. Questo fa sì che con alcune persone ci si possa vedere, se va bene, solo una volta all’anno. E qui scatta l’incontro jolly! Essendo Barcellona una delle mete vacanziere piú diffuse, non è per niente raro che i miei amici italiani passino di qua per turismo, per la partita FC Barcelona- Roma, per un convegno, per portare gli studenti in gita scolastica, perché l’hanno regalato al compagno, perché lavorano sulle crociere, per incontrare un cliente, per un addio al nubilato, per un matrimonio e tanti altri motivi diversi. Tutte quelle che ho elencato sono state ragioni che hanno spinto in questi anni alcuni amici a passare per Barcellona e quindi a darmi la meravigliosa e inaspettata opportunità di abbracciarli e trascorrere un momento con loro. Una delle ultime occasioni a effetto sorpresa è   stato un messaggio di mio fratello che mi  comunicava che sarebbe venuto qui per lavoro il giorno successivo.  Aveva giusto il tempo di una cena e ne abbiamo approfittato alla grande! Altre volte purtroppo ho ricevuto messaggi simili ma a causa degli impegni di entrambi, o perché mi trovavo fuori città, non siamo  riusciti a vederci.

  • I surfisti.

Da città di vacanza che si rispetti qual’è, a Barcellona si fa surf. O almeno, ci si prova. Io non l’ho mai praticato e da mera osservatrice devo ammettere che di onde mi sembra che questi chicos españoles non ne prendano tante, anzi. Non è raro passare sul lungomare e vederli a mollo sdraiati sulla tavola, aspettando la famosa grande onda che però il Mar Mediterraneo offre molto raramente. In ogni caso ritengo che il loro sia un ottimo modo di trascorrere il tempo e godersi un altro aspetto di Barcellona. Il fatto che costoro sappiano approfittare dell’aria aperta alla minima occasione e se ne stiano lì pazienti, godendosi il sole, l’acqua salata e il giorno libero, mi sembra bellissimo ed anche contagioso. Solo a vederli mi sento in vacanza!

surf

sport spiaggia

  • Gli sport da spiaggia.

Rimango in tema surf e aggiungo che ci sono altri mille modi per godersi, disfrutar, di una giornata in spiaggia, inverno o estate che sia. Spesso mi ci sono recata anche solo per prendere un caffè al chiringuito (bar) dopo il lavoro e, aiutata dalla visione e dall’ascolto del mare, concedermi una pausa dallo stress e dalle seghe mentali.  Le spiagge sono attrezzatissime, per cui oltre al classico bar ci sono docce pubbliche, bagni, installazioni per fare ginnastica, reti di beach volley etc. La gente è invogliata a fare sport all’aria aperta. Tutto il lungo mare inoltre è dotato di pista ciclabile e pattinabile. A Barcellona ho anche  visto festeggiare matrimoni, compleanni e feste varie, sempre in spiaggia. Anche questo le fa guadagnare molti punti rispetto alla classica opzione del bar, casa, locale o parco.

  • Turisti in costume da bagno.

Affrontiamo uno dei contro, sempre che per qualcuno non si tratti di un pro! Spesso Barcellona viene percepita dai visitanti solo come meta turistica marittima, invece di città europea e capitale della Catalana qual’è. Capita di vedere gente passeggiare sulla Rambla in costume da bagno, tanto che il comune ha affisso ai muri delle vignette esplicative sulle norme civili da seguire, tra cui il divieto di andare in giro mezzi nudi. Ricordo aver visto una ragazza avvolta nell’asciugamano bagnato post bagno; l’assurdità risiedeva nel fatto che ci trovassimo nella metropolitana, fermata Passeig de Gracia, pieno centro città. Un’altra volta ho scoperto due belle ragazze sedute sull’erba di un’ aiuola della Rambla; a prima vista sembrava si stessero godendo il sole ma poi, guardando bene, ho notato che si stavano depilando le gambe con il rasoio, giuro! Quindi forse il messaggio che Barcellona sia una città, e non un acquapark, dovrebbe essere più chiaro.

sedie

torri

  • Turisti ovunque.

Parlo di Barcellona ma potrebbe essere Venezia, Roma, Firenze. Il catalano, lo spagnolo  e lo straniero residente rifuggono la Rambla, Piazza Catalunya e alcune stradine del quartiere gotico per paura, soprattutto in estate, di rimanere bloccati da un gruppo di turisti in visita guidata. A questo si aggiunge il terrore delle bici fuori controllo: la città è piena di noleggi bici o posti che organizzano tour in bici, per cui si rischia di venire investiti da 30 persone che si lanciano in discesa per le stradine del centro storico. Io non sono di quelle che demonizzano il turismo, visto che sarebbe come sputare nel piatto che mangio, e aggiungerei, nel piatto in cui mangiamo tutti, dato che molte persone sembrano non rendersi conto che uno dei pochi settori che permette ancora possibilità lavorative è proprio il turismo. Forse questi guiris, (gergo per definire i turisti qui a Barcellona), proprio schifo non fanno. Poi certo è che negli anni ci si è ritrovati un tipo di turismo, quello a cui accennavo prima, di chi viene in visita solo per divertirsi e magari non rispetta più di tanto decoro e le norme civiche; credo la colpa sia anche un po’ dell’amministrazione a cui vendere Barcellona come la città della libertà e del divertimento ha sempre fatto comodo.

Da Barcellona a Bordeaux: partire sempre e comunque!

PRONTO!

Je suis en France! Oggi invece di scrivere da e su Barcellona, parlo dalla mia cameretta a Bordeaux.

Sono venuta qui per 11 giorni, pochino, per fare un corso di francese intensivo e migliorare il mio livello. Ma la cosa che mi rende orgogliosa è che sono venuta sola! Capirai, direte voi! Per così poco! Sì, ma vivendo in coppia, abituata adesso a viaggiare sempre insieme (eccetto quando torno in Italia), non è così scontato che riparta per delle avventure indipendenti.

vista brodeaux

La molla è scattata dopo avere scritto l’articolo “Culo inquieto”a Barcellona https://donnecheemigranoallestero.com/culo-inquieto-barcellona/  in cui raccontavo di come ci fossero persone, come me, che non riescono mai a stare ferme in un posto e che si chiedono continuamente come sarebbe vivere in altri luoghi. Dopo avere letto tutte le vostre riposte di culi inquieti, ho pensato che sarebbe stato proprio ipocrita da parte mia scrivere tante belle parole per poi non passare all’azione!

Ed eccomi qua. Si tratta di poco tempo perché la prima parte delle mie vacanze (lavorando nel turismo non lavoro durante il mese di gennaio) sono state dedicate alla scoperta della Polonia con la mia dolce metà e poi a visitare famiglia e amici in Italia. Quei giorni che rimanevano ho deciso di dedicarli a me stessa, e siccome la Francia mi ha sempre affascinato ho prenotato aereo, corso e alloggio presso un famiglia e via all’avventura francese.

guida bordeaux

Ho frequentato un corso intensivo di francese presso l’Alliance. Già dal secondo giorno ho avuto la fortuna di incontrare delle bellissime persone provenienti principalmente da Spagna e Italia con cui si è formato un gruppetto per condividere serate, degustazioni di vini e visite alle attrazioni della città. Ovviamente non sono mancate le mie adorate passeggiate in solitaria alla scoperta della realtà bordelaise. Come quando si è expat, anche qui la causa comune unisce: chi per una settimana, chi per un mese, chi per     ” non lo so, miglioro il francese e se trovo un lavoro resto”, tutti ci si voleva immergere nella cultura e lingua e francese per assorbire al massimo. Infatti tra di noi si parlava comunque francese, e avendo conosciuto anche ragazzi locali, si migliorava la lingua e la comprensione.

Ho conosciuto Alice, nuova amica con cui sicuramente mi ritroverò in Toscana, in Francia o a Barcellona, chissà: anche lei, lasciato a casa il compagno, partita per la sua voglia di Francia. E Maria, spagnola, fidanzata e partita per lo stesso motivo.

bordeaux chicas

ostriche bordeaux

 

 

 

 

 

 

 

E anche se per poco, questi giorni pieni di incontri, di scambi di esperienze, di novità, di girare a caso in una città nuova, mi hanno fatto sentire viva! Lo chiamerei “quel brivido che ti riempie di energia!”. E adesso mi sento più pronta a riprendere la mia vita lavorativa a Barcellona. Consiglio veramente a tutte di partire. Chi non si vuole trasferire all’estero come me ma nutre comunque il desiderio di farsi un’esperienza, vada, vada e vada! Se non riuscite a frequentare un corso di lingua per motivi economici, buttatevi nell’esperienza au pair, nei campi di volontariato o nel couchsourfing, ma fatevi questo regalo!

E di Bordeaux, che vi dico? Che mi è piaciuta! Il giorno del mio arrivo era domenica, tutto era chiuso, l’atmosfera era deprimente, pioveva ed io ho pensato “mon dieu, cosa ho fatto?!”.

porta rosa bordeauxIl giorno successivo si è intravisto un raggio di sole, la città si è illuminata e ai miei occhi si è mostrata in tutta la sua classica maestosità. La chiese gotiche sono una bellezza, così come alcuni vicoletti del quartiere Chartrons. Inoltre ho apprezzato moltissimo i mercati del week end, in cui con pochi euro (cosa rara in Francia) si possono gustare zuppe di pesce, formaggi e frutti di mare accompagnati da un buon bicchiere di vino.

Sono anche diventata una cine-dipendente del cinema Utopia, dotato di varie salette con lo schermo incorniciato da motivi decorativi. Ogni giorno di possono assistere all’incirca a 30 proiezioni di film in lingua originale e sottotitolati. Il prezzo delle prime sessioni era di solo 4 euro! L’ambiente è molto accogliente, supportato dalla presenza di un ottimo bar-foyer.

foto cinema

schermi cine

 

 

 

 

 

 

 

Inutile dirvi che adesso che sono appena tornata a Barcellona non faccio altro che ascoltare musica francese…ah, la langue de l’amour!

porta bordeaux

 

 

 

 

barcellona-milano-andata-ritorno

Barcellona-Milano andata e ritorno

Eccomi qua.

Dopo una decina di giorni in giro per la Polonia, paese che mi ha preso il cuore e di cui vorrei accennare in futuro, adesso mi trovo in Italia. Sono nella “verde Brianza”, da me purtroppo sempre mal sopportata, per cui passo il mio tempo in giro per Milano (città in cui sono nata, ho vissuto i primi anni e che è stata centro di tutta la mia vita lavorativa) e sull’amato lago di Como. Ormai sono 4 anni che vivo a Barcellona; le prime volte che tornavo in Italia mi riabituavo alle amicizie, gli hobby, i luoghi che avevo messo in un angolo del mio cuoricino per evitare che la loro mancanza mi ferisse, e quando veniva il momento di riprendere l’aereo per la Spagna mi sentivo svuotata. Svuotata sì, anche se sapevo che avevo un amato compagno ad aspettarmi, mi assalivano i dubbi e la nostalgia di quella quotidianità che per me era sempre stata CASA e che in quel momento mi veniva negata. Poi, dalla fine del secondo anno di permanenza, ho visto un cambio.

barcellona-milano-andata-ritorno

In genere durante il viaggio che mi porta da Barcellona a Milano non penso, non progetto, non sono neanche presa da un grandissimo desiderio di rientrare. Ma quando scendo dalle scale dall’aereo e capisco che sono in Italia, bacerei la terra! Lo so che posso sembrare una pazza esaltata a dirlo così, forse è come se mi dessi l’opportunità di potermi rilassare ed accettare che la mia vita “di prima” mi riprenda a braccetto, fatto sta che mi sento tutta un sorriso e fremo all’idea di rivedere i miei genitori, la pappa di mamma, i miei amici e…gli italiani.

Sì, anche gli italiani. Per il discorso della lingua mi succede una cosa buffa: da una parte mi sembra di non sopportare più cadenze troppo marcate, volutamente “milanesichic, hipster, designer, siamoalcentrodelmondo” (permettetemi la definizione), dall’altra, non riesco ad abituarmi al fatto che la gente mi parli in italiano. Per strada, in metro, nei negozi, quando mi capita di sentire una conversazione tra due persone penso “Ma dai! Anche loro sono italiani!”,perché è quello che mi succede a Barcellona, dove tra lo spagnolo, il catalano e l’ inglese capita spesso di scovare anche l’italiano.

In Italia sono in vacanza ma mi sento una super manager con l’agenda fitta di colazioni, pranzi e aperitivi volti a rivedere quanti più amici e familiari possibili, nonostante è normale che il cerchio ogni anno si restringa. Inoltre mia mamma mi delizia con tutte le voglie che mi passano per la testa, manco fossi una donna incinta , e via alla casseoula, al bollito, alla trippa, ai fegatini, alla cotenna, allo zampone…quando poi invece a Barcellona non compro carne e mi rimpinzo di verdura e zuppe facendo la finta salutista!

Poi, dato che con i miei vivo fuori Milano, mi entra anche una specie di pigrizia al pensiero di prendere la macchina per muovermi in serata: tutto quello che facevo anni fa, le cose pazze per uscire a Milano, Como e i vari paesi limitrofi mi sembrano una spesa di energia incredibile, visto che oggi a Barna  mi posso spostare con la metro in 10 minuti.

barcellona-milano-andata-ritorno                                    barcellona-milano-andata-ritorno

Però, appena mi do l’opportunità di farlo, ri-eccomi nel tram tram milanese: metro (hanno fatto la lilla! che bella! che nuova!), passeggiata sui Navigli (lungo il canale è stato tutto rimesso a nuovo, ed è pieno di gente che deambula curiosa e beata senza meta),breve salto diurno alla zona di Corso Como (il nuovo skyline di Milano, città che ormai, almeno apparentemente, sembra davvero europea), fino alla Chinatown di Paolo Sarpi in cui mi sono anche affidata al parrucchiere cinese, invaso dalle più disparate signorotte della “Milano bene” che non disdegnano il trattamento di questi giovani cinesi dall’unghia lunga del mignolo e il ciuffo di capelli rosso, verde e viola. E mentre aspetto l’amica per il caffè, guardo questa vita milanese, e mi chiedo come sarebbe, di nuovo, viverla nella quotidianità.

Quando si è expat si entra in un’ altra dimensione: non sei turista, conosci i segreti della città che ti ospita, eppure c’è qualcosa che non ti permette di rientrare nel girone al cento per cento e ti lascia sempre un po’spettatrice.

Passati i giorni stabiliti, si avvicina il volo di ritorno per Barcellona. Come dicevo all’inizio, anni fa mi era difficile tornare in Spagna, poiché vedevo i miei amici attori che continuavano nel vortice milanese e gli invidiavo, sapevo mi sarebbe di nuovo mancata la facilità di un thè con un’amica, di una chiacchierata in casa con i miei, e venivo assalita dai mille “chissà se..”
Oggi invece…

…questi pensieri ci sono ancora!

Poi però, quando seduta vicino al finestrino l’aereo si accinge ad atterrare, vedo nettamente la meravigliosa skyline di Barcellona e, ebbene, mi sento a casa. Sono serena, e finalmente a casa. Un ‘altra, diversa, più lontana, ma pur sempre casa..

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PS.Ho scritto l’articolo e poi sono andata a passare due giorni sul lago di Como, il paese di mia nonna. Lo ammetto, mi manca da morire! È il paradiso! Vorrá dire che di “casa” non ce n’é una sola!

 

 

“Culo inquieto” a Barcellona

Un culo inquieto.
Questo è il termine con il quale qui a Barcellona ci si riferisce a chi non sa mai stare fermo.
Mi calza a pennello, dato che da milanese incallita non sono capace di passeggiare ma solo di “marciare”, e che mi muovo anche per comprare il pane come se stessi al punto di perdere un costosissimo volo per l’Australia.usa 1
L’espressione “culo inquieto”, peró, serve principalmente a designare coloro che viaggiano sempre da un posto all’altro, cambiando lavoro facilmente, non essendo mai soddisfatti.
Io la adoro!
Sono circondata da culos inquietos: basta pensare che quando si ha un momento libero dal lavoro l’argomento di discussione preferito è sempre la prossimo destinazione di viaggio.
Un giorno è Israele, perché: “vuoi mettere il clima a gennaio?!”. Quello dopo: “anche la Slovenia innevata è interessante, hai visto che paesaggi, che natura?!”. Per poi: “una bella ripassata alle realtá artistiche italiane ci vorrebbe però… noleggi la macchina, e te la fai in lungo e in largo..”. E via dicendo.
Oltre al viaggio, per me un tema caldo di conversazione rimane sempre l’esperienza all’estero.ist
Ogni volta che la nomino al mio compagno, mi sento rispondere che io sono giá un’italiana all’estero.
Ed ha anche ragione.
Ma chi è expat come me, sa che quel brividino, quella sensazione di non volersi accomodare troppo, e quella curiositá insaziabile, rimangono sempre. Non a caso, quando viaggio, amo moltissimo entrare nei mercati o nei supermercatini, e immaginarmi in attivitá quotidiane proprio come fare la spesa o andare al lavoro.
E non credo sia una questione di insoddisfazione, anzi.
Non passo le mie giornate a lamentarmi di Barcellona ed ho tanti motivi per credere che vivró qua anche in futuro, tanto che prossimamente vi renderó partecipi dei vantaggi, (ed anche dei pochi svantaggi), del risiedere in una cittá meta di vacanze.
Peró, la sola idea di deciderlo ora, e di precludermi una pausa migratoria in un altro paese, anche solo di tre mesi, mi angoscia.gatto Imparare un’ulteriore lingua, confrontarsi con un’altra realtá, intraprendere nuove avventure lavorative…

Stavolta mi piacerebbe viverla con il mio compagno spagnolo, cosí potremmo essere “pari”, ex-patriati! L’altro giorno lo commentavo con una collega catalana, sposata con un inglese. A seguito di una relazione a distanza durata quattro anni, si trovarono al bivio di scegliere chi si sarebbe trasferito dei due. Decisero che chi godeva del lavoro piú sicuro non si sarebbe mosso: vinse il suo compagno, e la mia collega annunciò che si sarebbe spostata con lui a Londra, dove lei aveva giá vissuto in passato. Prima di compiere il grande passo però, gli impose le sue condizioni: io vengo, ma tu prima fai una esperienza all’estero per comprendere la condizione di vivere in un paese che non è il tuo, senza la tua famiglia, certezze, amici etc. Inoltre, non mi farai mai storie riguardo a quante volte io voglia tornare a casa o a quante persone mi possano venire a trovare o per quanto tempo. Stabilite le regole, lui si prese un’aspettativa dal lavoro e trascorse un anno sabbatico qui a Barcellona, per immergersi nella vita da expat. cielProvata la vita barcellonese, alla fine di quel periodo le comunicó che non c’era bisogno che si trasferisse lei, ci avrebbe pensato lui! Ora vivono a Barcellona, e lei si rimangia tutte le regole che aveva imposto all’inizio. O meglio, detto alla spagnola, “se come (mangia) con patatas” il fratello di lui, che ogni estate le si installa in casa un mese, oltre ad amici, nipoti, parenti e Natali londinesi.

Tornando all’inizio del post, io, amiche expat, vi verrei a trovare ad una ad una. E voi, quanto siete culos inquietos? E quanto lo sono i vostri compagni di vita?

Barcellona: Sei pronto?

Barcellona: oggi il sole splende ma l’aria è freddina: da milanese però mi piace pensare che, vivendo qui, il piumino NON debba diventare un mio complemento di abbigliamento.
E via quindi di minicappottino di lanetta e sciarpetta leggera!

Dopo 4 anni in cui “mi sono guardata intorno”, oggi vorrei proporre, in modo ironico e scherzoso, un piccola lista, un primo assaggio, di ció a cui bisogna essere preparati come italiani a Barcellona.

1 Il BARÇA.

Il Barça NON è l’abbreviazione della città (per cui si usa il termine “Barna“), ma è la squadra di calcio di Barcellona.

Il Barça è “mes que un club”, cioè più di un club, come recita il loro inno. Il Camp Nou, lo stadio del Barça (letteralmente: Campo nuovo), è un istituzione: la gente lo visita, nel progetto nuovo ci sarà la possibilità di esservi seppellito, e le famiglie si ritrovano lì la domenica manco andassero a messa.
camp-nou-615455_1280-2Per chi non va allo stadio, c’è sempre il bar con gli amici: se segna la squadra avversaria, mentre noi italiani sbraiteremmo usando un linguaggio non propriamente da Accademia della Crusca, i tifosi catalani invece si zittiscono, si mettono all’erta in stato meditativo come se dovessero stabilire un contatto con l’energia cosmica, e aspettano silenziosi che succeda qualcosa che gli permetta di esultare nuovamente.

2 Il COMPARTIR.
Compartir“significa condividere, ed è parte dello stile di vita di Barcellona. Pensiamo al mangiare le tapas: piccoli piattini di pietanze diverse (patatas bravas, calamari fritti, polipo alla galiziana, crocchette, etc etc. , per dire le piú comuni), che si condividono tra due o piú persone.
Da milanese schifiltosa quale sonoall’inizio per me è stata un’ esperienza ai limiti del traumatico, o almeno da lasciarmi a bocca asciutta, soprattutto riguardo al condividere l’insalata, rimescolata da piú forchette insieme. E questo non capita solo in casa, ma anche al ristorante.
A casa mia madre ha sempre stabilito le regole, servendo una forchetta per il prosciutto, un cucchiaino per le salse e un cucchiaio per l’insalata: al tentativo mio e di mio fratello di servirci direttamente dal piatto comune, partiva il grido da generale tedesco che tapas-703902_1280ci riportava all’ordine.
L’idea di mangiare tutti dallo stesso piatto, oltre che a farmi un pó ribrezzo, mi creava anche una certa ansia: attacca il calamaro prima che gli altri lo facciano per te! Afferra il pezzo di pane prima che ti rimanga in mano solo la fetta di prosciutto!
Oggi, la convivialità di Barcellona mi piace: si provano cose diverse, ci si fanno gli anticorpi (la battuta la devo sempre fare ehehe), e si impara a mangiare in armonia con gli altri.
Se pensi che faccia per te, avanti tutta! Se sei di quelli che: no, io la pizza non la divido, voi prendetevi quello che volete…allora…ecco, forse non fa per voi.

3 Il CASTELLANO.
Alias lingua spagnola. E qui vengono i dolori.
“Ma come?!” (direte voi) “Lo spagnolo è una lingua musicale, encantadora, dolce , e soprattuto, facileee, per noi italiani!”  Ah si?!
Non nego che se uno spagnolo vi parla lentamente e voi siate ad un minimo livello di conoscenza di Hola, que tal, forse, dico, forse, un 60 per cento di cosa sta dicendo, arrivate pure a capirlo.
Ma quando tocca voi, che fate? Iniziate a parlare in italiano con i verbi solo all’infinito?
Il problema, o lo shock anafilattico, a seconda di dove viviate,  viene da una simpatica letterina dell’alfabeto spagnolo (parlo del castellano della Spagna: se ripiegate sullo spagnolo sudamericano, dimenticatevi della questione).banderas
La lettera è la “J”, si chiama Jota, e a me sembrava un suono così duro da ricordarmi la lingua tedesca. E`una specie di vocale aspirata (anche il suono G è così) che all’inizio ti distrugge le corde vocali, e poi ti fa apparire come se avessi sempre il raffreddore e cercassi inutilmente di liberarti la cavitá orale. Risparmio i dettagli.
Fino a che, dopo vari tentativi e mesi di pratica, capisci il trucco e tutto fila liscio.

4 Il CATALANO.
E qui, vengono altri dolori, o gioie, visto che a livello di suoni, il catalano ricorda molto di piú l’italiano rispetto al castellano.
Barcellona è bilingue:  siamo in Spagna, certo, e se parlate spagnolo, la gente vi capirá e vi risponderá. A volte però, soprattutto se vi relazionate con qualcuno che viene dalla provincia,  vi potrebbero rispondere in catalano. tile-65739_1920
Durante i miei primi mesi a Barcellona, quando ancora lottavo con lo spagnolo ed ero lontana dal prendere coscienza del catalano, mi trovavo in situazioni al limite dell’assurdo. Capitava che mi fermassi ad accarezzare un cane e la proprietaria iniziasse a parlarmi in catalano, mentre io, presa alla sprovvista, cominciavo a sudare al solo pensiero di “adesso mi toccherá rispondere e lo scoprirá, che non sono una di loro, che non so parlare catalano”, manco fossi una spia russa in Usa durante la guerra fredda.
E per ultimo, ricordatevi che il catalano NON è un dialetto (nonostante a noi ricordi moltissimo il suono di molti dei nostri), ma al contrario una lingua. Imparate a dire Bon dia e Adeu, e a Barcellona vi stenderanno il tappeto rosso.

5 Il TURISMO.
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Questo ha che fare con “come viene vista Barcellona da chi viene per le vacanze”, e la risposta è spesso: come  un lunapark.
La cosa potrebbe riguardarvi da vicino nel momento in cui, passeggiando tranquilli per Barcellona, vi troverete a dribblare tra sciami di turisti in bicicletta lanciati tra le IMG-20130601-WA0002strette stradine del gotico, o skateboardisti in preda a nuove acrobazie ad un metro dalla cattedrale. O quando, incastrati nella metro tra ragazze con una minigonna
lunga quanto la mia agenda, vi sentirete probabilmente l’unica persona a non essere bionda con gli occhi azzurri. Per non parlare del momento in cui, forse, sarete i soli a non girare in costume da bagno. Sicuramente da annoverare, perché non ne
veniate presi alla sprovvista, i vari addii al celibato/nubilato, in spagnolo le famose “Despedidas de soltero”, che sono diventate ormai la giustificazione a qualsiasi comportamento più che sopra le righe e di cui Barcellona è la meta prediletta.
Se vi capita di scontrarvi con un uomo particolarmente tettone, uno squadrone di 10 ragazze con le orecchie da coniglio o un uomo vestito da Superman, non preoccupatevi. E’ solo una despedida, e i prossimi, a Barcellona, potreste essere voi!

6 LE PIZZERIE/GELATERIE ITALIANE.
Oltre alle nuove hamburgeserie, ultimo trend del momento, un altro must ristretto agli italiani a Barcellona è l’apertura di un nuovo locale italiano. Ci sono gelaterie, pizzerie, focaccerie, piadinerie, rosticcerie, più o meno ad ogni angolo, e c’è n’è davvero per tutti i gusti. Dal siciliano al friulano, passando per la cucina bolognese e il locale sardo.
Nonostante tutto, la bramosia palatale degli italiani all’estero non si sfama mai, e manca sempre qualcosa. Alla notizia che in un posto finalmente si potranno mangiare i panzerotti caldi, la polenta uncia o la torta Setteveli, inizia il pellegrinaggio/assaggio. Non importa se per farlo si debba attraversare tutta la città e che a livello di tempo ci si metta prima a prendere un aereo: per l’italiano, si sa, la buona cucina è “quasi” tutto.

IMG-20130323-WA00127 I FESTIVALS.
Barcellona è la cittá dei festivals musicali: Primavera sound, Sonar, Cruilla…la gente compra i biglietti e gli abbonamenti un anno prima, e quando il festival arriva non si parla d’altro.
Anche se non vi partecipi, devi sapere perché d’improvviso la metro è invasa da gente con bracciallettini gialli, perché tutti scendono alla fermata Forum, e qual’è la ragione per cui i tuoi amici, durante tre giorni all’anno, scompaiono.

 8 I PREZZI DEI MONUMENTI.

Barcellona, per essere in Spagna, è cara. Se siete turisti, ed oltre al mare, sole e amore,  volete dedicarvi ai giri culturali, preparate un bel gruzzoletto. Chi è expat come me invece ci si puó dedicare a rate, e volendo anche instaurare un mutuo per, mano mano, vedere tutte le attrazioni artistiche della cittá. Perché abbiate un’idea ecco qualche prezzo di entrata:

Casa Battló: 21, 50 eurobarcellona-pronto

La Sagrada Familia: 15 euro

Casa Milà/La Pedrera: 20,00 euro

Palau de la Musica Catalana: 18 euro

Camp Nou: 23,00 euro (…)

Vero è che ci sono moltissimi musei che in certi giorni e orari sono gratuiti, come il Museo Picasso, il Mnac, il Muhba, il Palau Guell etc.; inoltre, vengono spesso organizzate mostre ed esposizioni gratuite. Non lasciatevele scappare!


9 La BIRRA.

foto cocktail fiestaBarcellona è cara tranne che per…la birra! E gli alcolici in generale. Una bottiglia di birra da 33 cl al bar puó arrivare a costare solo un euro, fino a un massimo di tre. La birra piccola costa meno di due euro, e la media poco più. I cocktails, non arrivando a toccare le esorbitanti cifre italiane (o milanesi) da 9 euro e passa, si aggirano sui 5, 6, 7 euro, nei bar. Se li ordinate in discoteca, attenzione. La quantità di alcool puro potrebbe essere maggiore di quella cui siete abituati, dato che il misurino è “questo sconosciuto”;  inoltre la qualità usata potrebbe ricordare il profumo di vostra nonna misto al gel corrosivo utilizzato per sturare i lavandini. Insomma, un’arma letale.

In discoteca, per evitare che l’emicrania si trasformi nel vostro nuovo coinquilino, dite NO ai cubatas (cocktails) e prendetevi una birra.


10 I MODI DI DIRE.

Se di tutto potrei scrivere pagine, qui si dovrebbe proprio aprire un altro capitolo (e prossimamente lo farò). Eccone qualcuno:

  • Me quiere vender la moto: letteralmente, “mi vuole vendere la moto”. Chiariamo subito che qui che venda la moto non c’è proprio nessuno (dato che la sottoscritta chiese “Ah perché, vuoi comprare una moto?”), ma al contrario è un espressione che si riferisce alla situazione in cui qualcuno cerca di convincerci di qualcosa con tutte le armi a sua disposizione.
  • Hacerse el sueco: letteralmente “fare lo svedese”, che poi, chissà cosa gli avranno fatto stì svedesi per meritarsi di rappresentare colui che volutamente ignora qualcosa, facendosi passare per tonto.
  • Ir ciego: “andare cieco”. Se un tuo amico ti dice che ieri notte iba ciego, non pensare che sia stato fulminato sulla via di Damasco, ma semplicemente,  che era ubriaco marcio.
  • No tener abuela: “non avere la nonna”, la mia preferita. Se ti domandano “non hai la nonna tu?”, non sono interessati al tuo albero genealogico, ma probabilmente hai detto qualcosa che è suonato narcisistico e si suppone che di elogi ce ne fa già abbastanza la nonna, senza che ci mettiamo a farceli da soli.

N.B.: Oggi parlo, lavoro e vado a teatro in catalano e in spagnolo, ovviamente. M’encanta condividere le tapas e continuo a non sopportare il calcio, anche se si tratta del Barça. Bevo birrette ed evito i cubatas, ma non dico mai di no ad un nuovo ristorante italiano doc.

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Barcellona: incontri tra expat

Quando lavori nel turismo sai che le vacanze sono a gennaio e le domeniche sono la mattina presto, in metro, con gli ubriachi del saturday night. L’altro giorno era una domenica così: alle 8 a.m mi trovavo già al Palau della musica per iniziare con le visite guidate, con uno stato d’animo facilmente riassumibile in: “ho una voglia matta di tornare a letto”. Il mio tour in inglese iniziava alle 9. E per chi? Generalmente per quelle tre, quattro persone, astemie, che hanno deciso di vivere la Barcellona diurna lasciando da parte sia la movida sia la sangria.

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Ho preso il mio solito caffè e un croissant di cioccolato per farmi una piccola coccola mattutina, mentre aspettavo colei che, secondo quanto mi era stato riferito, sarebbe stata l’unica a partecipare alla prima visita della giornata. Immaginatevi la sorpresa, il sollievo e, sì, anche la contentezza, nel vedere che, a dispetto di ogni mia previsione, avrei fatto il tour a una ragazza italiana. Chiara, così si chiamava la mia ospite, mi ha raccontato di avere 26 anni e di vivere in Australia, per cui per lei non sarebbe stato un problema seguire la visita in lingua inglese. Io invece contenevo la gioia di potermi esprimere nel mio amato, quanto spesso dimenticato, italiano.

La domenica mattina di lavoro ha preso subito un altra piega; ho condotto Chiara per i meravigliosi spazi modernisti del Palau, intervallando le informazioni didattiche a domande a tema personale, volte a condividere la nostra condizione comune di expat.

2015-05-14 16.07.56Quando la visita si è conclusa ho avuto la fortuna di non dovere fare quella successiva e ho potuto chiacchierare con Chiara per un’ altra ora intera. Ma che leggerezza, che bello sentirsi subito capite, in sintonia! Che facilità nel ritrovarsi compagne d’avventura! Grazie allo scambio delle mail, due giorni dopo ci siamo riuscite a incontrare per quello che doveva essere un caffè, ma si è trasformato in due birre (dico sempre che mi sono abituata alla tradizione spagnola della birretta nella terrazzina, ecco, qui abbiamo fatto il bis per far provare l’esperienza anche a Chiara). Tra i vari temi che abbiamo affrontato c’é stato anche quello della difficoltà di mantenere intatto il proprio italiano. Chiara e due suoi amici hanno inventato un metodo che credo proprio copierò: si crea un sistema di punti, per cui utilizzare una parola straniera parlando italiano vale tot. punti, mentre italianizzare una parola straniera, o viceversa, vale il massimo dei punti. Passato un po’ di tempo si fa un bilancio e chi ha accumulato più punti paga pegno e offre da bere! Sicuramente un ottimo deterrente! Chiara vive a Sidney da due anni; è arrivata con la working holiday, (il visto di 6 mesi per lavorare), e adesso frequenterà una scuola di formazione di babysitter che dà diritto al visto permanente, grazie al quale potrà finalmente a iscriversi alla scuola di osteopatia.

Quando le ho chiesto se in futuro si sarebbe voluta spostare ancora, per provare altri paesi e continenti per esempio, mi ha risposto così:< Sai, io giocavo professionalmente a basket, anche qui ho trovato la mia squadra e io, se trovo il basket, trovo casa>. E’ bellissimo potersi sentirsi a casa così, giocando il proprio sport preferito, esercitando il proprio lavoro o in mille altre cose magari anche più banali. A volte attraversiamo oceani per trasferirci in un altro continente e poi la nostra casa diventa quello che ci fa stare bene.Per me a Barcellona, “casa” sono le piccole viuzze medievali del barrio gotico, il suono delle campane di una chiesa, le volte che ho calcato un palcoscenico.

La settimana scorsa Chiara è partita per Madrid , poi sarebbe andata prima dalla famiglia in Italia e successivamente di nuovo ad Amsterdam, Londra, Dublino e forse Berlino, girando qua e là per il vecchio continente. Forza Chiara, continua così, spero che ci vedremo presto di nuovo nel vecchio o chissà, perché no, anche nel “tuo”nuovo continente!