Fiesta Gracia-Barcellona-decorazione

La Fiesta di Gracia a Barcellona!

Dove sono finiti i sogni?

Dopo una meravigliosa presentazione del libro DCCE a Barcellona https://donnecheemigranoallestero.com/barcellona-9-giugno-2016/  oggi riprendo in mano il blog accompagnata dalla dolce voce di Elisa.

Mi è capitato tra le mani un quadernino su cui avevo appuntato delle frasi mentre ero in spiaggia.

Ero in un momento di riflessione, di troppi perché. Un momento di tranquillità, che per “il grillo parlante Caterina” è abbastanza raro! Ho sempre invidiato chi riesce a stare al cento per cento nell’istante, nel Carpe Diem, nel famoso Qui e Ora che hanno cercato di insegnarmi a teatro durante molti anni e che ora, fortunatamente, sto riprendendo grazie all’intensa pratica dello yoga. 

Vivere il momento, non pensare al dopo, non rimpiangere il prima.

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Gli espatriati a Barcellona  elogiano questa citta’ per il suo ritmo  rilassato, per la capacità degli spagnoli di apprezzare il lato godereccio della vita, e non solo quello produttivo. Sono d’accordo, anche se a me sembra che comunque  anche qui a Barcellona tutti più o meno si corra, e io, da milanese incallita, continuo a pianificare tutto. Hospitality desk in hotel 8.00-11.00, corsa casa, cambio, spiaggia e bagno e panino, doccia a casa, yoga in centro 14.20-15.20, biglietteria e visita guidata al Palau della Musica 15.30-18.30. Casa, spesa, cena, serie, baci, coccole ai gatti, libro, nanna.

Qui, là, su e giù. E nei momenti di STOP la vita scorre in fotogrammi, e ci si vorrebbe ritrovare come Gwyneth Paltrow nel film Sliding Doors. Mi è sempre piaciuto questo film (anche per lo strepitoso taglio di capelli di Gwyneth!), perché mostra come sarebbe vivere le varie opzioni possibili dei bivi a cui la vita ci espone.

E se potessi parlare con la mia anima le chiederei Cosa faccio qui?

Quanto tempo rimane ai miei cari?

Dovrei prendere un aereo ora per andare a trovarli, invece di pianificare sempre vacanze per esplorare altri posti?

E quel tempo che non passo con la mia famiglia, chi me lo ridarà?  E se fosse troppo tardi?

Vorrei un figlio? Se rimanessimo qui. O vorrei organizzare il matrimonio, una bella festa, con tutte le persone che amo qui e in Italia. E vorrei che i miei genitori potessero fare i nonni qui a Barcellona. Però vorrei anche vivere 6 mesi a San Francisco e perfezionare il mio inglese. Trascorrere del tempo come expat in nuovo posto, e con Alberto expat per la prima volta. E se succede qualcosa mentre sono via? 900 km non sono lo stesso di  9000. Sarebbe bello riuscire a riunirsi più spesso con mio fratello che vive ad Instabul con la sua famiglia. O vorrei fare tre mesi in Perù in un campo di volontariato. O Vorrei andare a New York a fare un intensivo allo Strasberg Film Institute e riprendere in mano il mio lavoro di attrice.  E le mie gatte? O vorrei tornare in Francia, perfezionare il francese, e ingozzarmi di croque monsieur?!(https://it.wikipedia.org/wiki/Croque_Monsieur).

Caterina, bella mia!!! Quante seghe mentali!!!GetAttachment.aspx-5

Questo è quello che con cui convivo a volte. Speriamo che lo yoga serva. E poi ci sono i momenti di felicità, di quiete, in cui vivere a Barcellona mi sembra la cosa più bella che mi sia capitata!

Qual’è il limite tra il pensare “Non è tanto la male la mia vita” e a seguito di questa presa di coscienza non buttarsi in altre esperienze? Che poi, non vorrei parlare di generazione, ma mi sembra davvero che la mia dei 30 anni sia cresciuta con il leit motiv del che tutto fosse possibile, che devi essere ambizioso, che otterrai qualcosa, unito al mito della fama e della realizzazione personale.

Quando a volte la vera felicità la troviamo anche fermandoci a guardare una distesa di papaveri in fiore e la loro sorprendente bellezza. 
Sto cercando di obbligarmi a non fare e fare e provare a stare, e vivere. A guardare il mare, e lasciare correre, sentire il flusso.GetAttachment.aspx-4

Il mare è il mio maestro. L’onda va, si infrange, scompare, non pensa in quello che ha perso, non ha rimpianti, si rigenera, si ricrea, e va avanti. Lo auguro a tutte voi, ed a me per prima.

E vi lascio con questa poesia, che avevo presentato in una delle mie prime lezioni di teatro. Sono passati dieci anni e, per certi aspetti, la sento ancora mia. Se sei expat una volta, sei marcata a vita? Forse non è poi così male…

GABBIANI

Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro,
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch’essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.

( Vincenzo Cardarelli)

 

 

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A Barcellona “visitando l’artista”

Qui a Barcellona sto facendo un corso intitolato Stay hungry stay foolish, che ha come obiettivo quello di allenare la creatività. Nonostante a prima vista il titolo possa dire tutto e niente, vi assicuro che è molto interessante e lo scopo è trovare nuovi modi, nuovi strumenti per sviluppare la creatività senza l’ansia del foglio bianco, senza il blocco del come cominciare. Una volta alla settimana ci facciamo delle belle chiacchierate: in qualsiasi altro posto sembrerebbero troppo “intellettualoidi”, mentre qui, complice un bicchiere di vino, ci sentiamo liberi di esprimere opinioni, suggerimenti, idee e critiche rispetto a tematiche e testi che affrontiamo di volta in volta e che Lucas, il nostro meraviglioso guru, ci propone. Una delle regole del corso, quasi un compito a casa che Lucas ci dà, è che almeno una volta alla settimana ognuno si conceda una visita all’artista.

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Si potrebbe pensare si tratti di andare a visitare un atelier o una mostra d’arte, invece l’artista che si visita siamo proprio noi, e il compito è quello di  concedersi il tempo di camminare per stare con sé stessi. Anche grandi menti come Steve Jobs, Walt Whitman, Aristotele e altri, condividevano l’idea che il camminare stimolasse la creatività, il fluire di nuove idee e la ricerca di soluzioni alle preoccupazioni quotidiane. Se si parla della felicità, io ho capito che il mio pezzettino me lo posso guadagnare semplicemente così, camminando, senza fretta, possibilmente in spazi naturali o verdi. A Barcellona mi regalo delle bellissime passeggiate lungo la spiaggia o in un parco che si trova vicino a casa mia e che adoro: il Parque del Diagonal Mar. Vi svelo quello che è per me un piccolo angolo di paradiso, con la speranza (o l’ordine!) che se ci andrete non ne comprometterete la meravigliosa quiete e tranquillità che vi si respira. Il quartiere è il Forum, zona che è stata rinnovata e “ripulita” nel 2000, quando vi si sono costruiti alcuni tra gli edifici più moderni di Barcellona.

Uno dei più spettacolari è attualmente sede della Compagnia Telefonica di Barcellona, è stato disegnato dall’architetto Henric Massap-Bosch e si compone di un prisma triangolare che, visto da una certa prospettiva appare come una linea, visto da un’altra acquisisce tridimensionalità.

museo blau

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Di fianco si trova il Museo Blau, altro edificio disegnato per il Forum mondiale delle culture nel 2004 da Jacques Herzog e Pierre de Meuron; dal 2011 ospita il Museo di Scienze Naturali. Proseguendo per una spianata di cemento utilizzata da molti skateboardisti, si raggiunge l’anfiteatro a livello del mare, dove si svolgono i più famosi concerti e festival musicali di Barcellona, ad esempio il Primavera Sound, il Cruilla, il Sonar, etc.

Il Forum è diventato adesso meta turistica grazie alla presenza del Diagonal Mar, un enorme e moderno centro commerciale con una cupola in vetro e gli immancabili bar con terrazzina.

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In mezzo a grattacieli tra i più lussuosi di Barcellona, riscoperti di vetrate a specchio e terrazze a mare e il cui prezzo si oscilla sui 9.000 euro al metro quadro (dove chiaramente non vivo io) si trova  anche il mio amatissimo e tranquillissimo parco. E’ stato disegnato dagli architetti Enric Miralles e Benedetta Tagliabue (italiana!) ed inaugurato nel 2001. Ci sono collinette d’erba, alberi, zone d’ombra, zone d’acqua con ponticelli attraversabili, piante di alloro (il mio fornitore personale), lavanda e rosmarino, oltre a una discreta area gioco per bambini.

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Da quando ho scoperto questo Parco, o meglio, da quando ho compreso gli effetti terapeutici che ha su di me al termine di un’intensa giornata di lavoro, penso sempre che non potrei vivere in un’altra zona che mi tenga lontano da quest’oasi di pace. E voi, dove fate le vostre visite all’artista?

Per chi è a Barcellona, vi linko il corso nel caso vi interessasse!

http://stayhungrystayfoolish.es/taller/entrenamiento-creativo-de-grupos/

Inizia un corso proprio adesso a maggio e, se siete hungry and foolish, non lasciatevelo scappare! E se non lo siete ma vorreste esserlo, ancora meglio! E’il posto per voi!

8 Marzo & le Donne: fugaci visioni dal Mondo

8 Marzo: Donne in Belgio.Belgio donne

Alte, bionde o afro, curate, con lunghi capelli raccolti in casuali chignon o con un velo, lavoratrici, con figli, indipendenti, tanto da non aver bisogno di una festa a loro dedicata. Ci sono anche le donne schiave, quelle in vetrina vicino alla Gare du Nord a Bxl, quelle con mariti-padroni, rinchiuse in casa e nella prigione della lingua d’origine. Poi ci sono quelle come me, venute in questo paese per un breve periodo, che popolano la metro al mattino e che camminano a passo svelto la sera, tenendo stretta la borsa e che guardano le locali con un misto di ammirazione per la sicurezza raggiunta e di rimprovero per l’apparente vacuità.

Lidia – Bruxelles


donna 8 marzo zanzibar8 Marzo: Donne a Zanzibar

L’8 marzo su questa isola non si festeggia,del resto anche qui le donne di strada da fare ne hanno:  sono la colonna portante di questa società e sono molto più affidabili degli uomini.

Annamaria – Zanzibar


8 Marzo: Donne a Rio de Janeirodonna 8 maro rio

Penso che hanno una relazione molto più serena di noi col proprio corpo, lo mostrano senza sentirsi a disagio, molte si allenano tantissimo per modellarlo (qui piace una donna molto muscolosa, per i miei standard decisamente mascolina), alcune mettono silicone nei glutei che qui piacciono enormi… Però Rio resta una città molto maschilista e ho scoperto che la maggior parte delle donne non va in spiaggia senza il marito o non esce con le amiche.

Sara – Rio

 

 

 


donna 8 marzo8 Marzo: Donne a Barcellona

Io se penso alla “donna” a Barcellona penso subito che mi sento più sicura. A Milano in molti posti avevo paura ad andare da sola; qui sto attenta però in generale c’è molta più gente per strada. Gli italiani sono visto come dei “toccaccioni”, e infatti devo dire che la brutta abitudine della mano morta che ricordo provare in alcune discoteche milanesi non mi è mai successa qua: in generale li vedo più rispettosi. La donna mi pare avere un rapporto con il proprio corpo più sereno rispetto al nostro di italiane: vedo la facilità del topless, esibito come qualcosa di comodo e naturale, indipendente dalla taglia e forma fisica che ci si ritrovi, e non come qualcosa da esibire.

Caterina – Barcellona


8 Marzo: Donne in Arabia Saudita

donna 8 marzo arabiaQui a  Riyāḍ non si festeggia la festa della donna  l’8 marzo ma quella della MAMMA!
Ed è una festa molto sentita, stamattina sono stata alla festa della mamma alla scuola delle mie figlie, non ho fatto foto perché ero troppo impegnata a godermi lo spettacolo!
Mi sono emozionata molto perché entrando su un grande schermo venivano proiettate le foto dei nostri figli da piccoli e più recenti.
I bambini di ogni grado (2,3,4,5) hanno cantato tre canzoni:  una in inglese, una in francese ed una in arabo, hanno fatto una piccola recita ed infine hanno cantato un’ultima canzone tutti insieme!
L’emozione e’ stata tanta…fortuna che sul tavolo c’erano già pronti i fazzoletti
La sala era addobbata con fiori colorati e tulle viola e bianchi.
Sui tavoli, oltre agli utilissimi fazzoletti (perché di lacrime ne sono scese tante) c’erano un programma delle canzoni, un vaso di fiori, il mio tanto amato caffè arabo, delle mini cheese cake e dei mini tramezzini.
Alla fine i bambini davano un regalo alla mamma ed io che ho 3 figlie, sono uscita con le mani piene di doni, tra cui due tazze con il mio nome in ARABO!

Giovanna – Riyāḍ


8 Marzo: Donne nel Regno Unito (Devon)

Come tutti o quasi tutti sanno, la Festa della Donna in Inghilterra non esiste. Si festeggia la mamma in un giorno diverso rispettodonna 8 marzo regno unito all’Italia, ma nessun giorno é dedicato alla Donna. Quando ne ho parlato alle mie colleghe e amiche, la loro reazione è stata molto positiva. Ho raccontato che si celebrano le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne ma anche le discriminazioni e le violenze subite del corso dei secoli. Poi ho raccontato anche il modo in cui, al giorno d’oggi, si festeggia questa ricorrenza e sono rimaste un tantino sbalordite. Non nego che quando ero più giovane, anche io ho assistito a “simpatici” spettacoli nei locali della mia città, ma adesso mi rendo conto che tutto questo non ha senso. Bisognerebbe pensarci sopra ogni tanto e trovare un modo alternativo per celebrare le donne. Perché la Donna è forte, la Donna è sveglia, la Donna è orgogliosa e, come tutte tutte noi concordiamo e tramite questo sito lo affermiamo, “il bello delle donne è che hanno paura, ma alla fine trovano il coraggio di fare tutto”.

Luana – Devon


8 Marzo: Donne nel Regno Unito (Londra)

fashion-woman-cute-airport-largeL’8 marzo non si celebra, e quando in passato qualche collega italiano venne in ufficio con la mimosa, i colleghi inglesi ci guardarono con aria divertita e un po’ stupita. La situazione della donna a Londra sicuramente e’ certo progredita: ci sono varie donne imprenditrici e in posti di potere, sia nel governo sia in societa’ private (soprattutto) e pubbliche. Detto questo, e’ sempre vero che anche qui si parla di un “glass ceiling”, cioe’ un livello di “posizione” oltre il quale e’ difficile andare, come anche e’ vero che a parita’ di posizione, le donne sono pagate meno degli uomini. Sicuramente ad una donna in fase di colloquio non verra’ chiesto se ha intenzione di avere dei figli, come avviene in Italia. E nei casi in cui la donna e’ discriminata sul posto di lavoro, puo’ portare in tribunale il datore di lavoro ed ottenere un giusto risarcimento: strada un po’ impervia ma sicuramente percorribile da chi ha veramente subito dei torti. Ci sono stati casi sui giornali di vittorie di alcune donne che sono state discriminate ed hanno vinto. Ricordiamoci anche che questo e’ il paese delle suffragette, che ottennero il voto per le donne nel 1928. Per citare un altro esempio piu’ recente, nel 1968 le donne scioperarono in massa alla sede Ford di Dagenham in quanto discriminate, ed ottennero migliori condizioni di lavoro (evento reso noto nel film “Made in Dagenham”). E come dimenticarsi della Signora di Ferro, The Iron Lady, Mrs Margaret Thatcher, primo e finora unico capo donna di un governo inglese (1979-1990). E’ vero che la violenza sulle donne esiste anche qui, soprattutto casi di violenza domestica che sfociano anche nella morte. Esiste tuttavia una serie di organizzazioni a protezione delle vittime che decidono di lasciare il compagno violento. Insomma, non e’ tutto rose e fiori ma sicuramente la donna in UK se la gioca alla pari – o quasi. Io ho sicuramente avuto delle opportunita’ professionali qui a Londra che non avrei avuto in Italia.

Elena – Londra


8 Marzo: Donne in Senegal donne senegal calcio

Le donne in Senegal sono onnipresenti, polivalenti, instancabili e piene di risorse. Sabato scorso per esempio le donne del mio villaggio hanno organizzato una partita di calcio “donne sposate contro nubili” per raccogliere fondi per le attività delle scuole dei loro figli. Tamburi, danze e tifo dalle altre donne del villaggio per le 22 prescelte ! La migliore partita di calcio mai vista.

Francesca – Casamance (Senegal)



8 Marzo: Donne alle Seychelles

L’8 marzo è una festa di importazione, come quasi tutte le feste su queste Isole. Le donne sono la forza motrice del paese: donne ministro, donne giudice, donne manager. Ma anche donne casalinghe, donne pescatrici, donne che intrecciano panieri e cappelli con le foglie di palma. Donne dai capelli lisci e corvini o dagli occhi verdi e la testa piena di ricci. Donne che sfoggiano abiti dai mille colori, che non si intimidiscono se  una maglietta troppo stretch mette in evidenza i rotolini di ciccia. Donne che ballano e che cantano in ogni occasione del giorno e della notte.  “Enjoy your body” canta un certo rapper…detto fatto: donne che vivono il proprio corpo –giovane, vecchio, esile o grasso non importa –  con l’istinto selvaggio delle lupe e senza il giudizio un po’ bacchettone dell’emisfero nord del mondo.

Katia  – Seychelles

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Vivere in vacanza a Barcellona

A Barcellona si va in spiaggia, la birra costa poco, ci sono i Festivals di musica e si fa fiesta tutto il giorno!

Queste affermazioni, pur essendo in parte vere, racchiudono maggiormente la percezione delle persone che non vivono a Barcellona e ne parlano con chi invece, come me, ci vive.

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La conoscente su Facebook che non vedi e non senti da una vita, ma che ti scrive: “Ciao, avrei bisogno di sconnettere un po’, posso venire a stare da te?

L’amica in crisi di coppia: “Ho bisogno di tempo per me, ti vengo a trovare e possiamo stare un po’insieme!

Quello che vuole risparmiare : “Mi faccio due giri in centro, mi ospiti, magari mi accompagni e ci divertiamo un po’ !”

L’altro giorno parlavo con un’amica di come, per il solo fatto di vivere a Barcellona, la gente rimasta in Italia pensi che tu stia vivendo in una specie di Paese dei balocchi, in una Gardaland perenne, per cui, sia che ti vengano a trovare ad agosto, sia a dicembre, potrete passare intere giornate sulla spiaggia, diventare compagni di ubriacate e divertirvi in interminabili sedute di shopping selvaggio.

Ebbene, sappiate che non è così.

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Qui lavoriamo, corriamo da un angolo all’altro della città per arrivare a fine mese, zampettiamo da un corso di yoga a uno di tango, cerchiamo di mantenere la casa ad un livello di pulizia accettabile, ci lanciamo in posta, dal medico o al supermercato quando ci si presenta un’ora libera e ci facciamo in quattro per fare, fare e fare come chiunque altro! Questo non toglie che poi io sia piú che contenta, quando possibile, di ospitare amici in visita a Barcellona  e godere della loro compagnia. Infatti lo includo in uno dei motivi per cui per me sia fantastico (o no) vivere in una città di vacanza come Barcellona.

  • Molti dei tuoi amici hanno in programma almeno un viaggio a Barcellona.

Quando si vive all’estero puó risultare difficile mantener le amicizie in Italia: il cerchio ogni anno si restringe, e il detto pochi ma buoni diventa sempre più vero. vale e caty barnaQuando ho giorni di vacanza spesso preferisco partire in esplorazione di altre città e paesi, piuttosto che tornare a casa in visita a famiglia ed amici. Questo fa sì che con alcune persone ci si possa vedere, se va bene, solo una volta all’anno. E qui scatta l’incontro jolly! Essendo Barcellona una delle mete vacanziere piú diffuse, non è per niente raro che i miei amici italiani passino di qua per turismo, per la partita FC Barcelona- Roma, per un convegno, per portare gli studenti in gita scolastica, perché l’hanno regalato al compagno, perché lavorano sulle crociere, per incontrare un cliente, per un addio al nubilato, per un matrimonio e tanti altri motivi diversi. Tutte quelle che ho elencato sono state ragioni che hanno spinto in questi anni alcuni amici a passare per Barcellona e quindi a darmi la meravigliosa e inaspettata opportunità di abbracciarli e trascorrere un momento con loro. Una delle ultime occasioni a effetto sorpresa è   stato un messaggio di mio fratello che mi  comunicava che sarebbe venuto qui per lavoro il giorno successivo.  Aveva giusto il tempo di una cena e ne abbiamo approfittato alla grande! Altre volte purtroppo ho ricevuto messaggi simili ma a causa degli impegni di entrambi, o perché mi trovavo fuori città, non siamo  riusciti a vederci.

  • I surfisti.

Da città di vacanza che si rispetti qual’è, a Barcellona si fa surf. O almeno, ci si prova. Io non l’ho mai praticato e da mera osservatrice devo ammettere che di onde mi sembra che questi chicos españoles non ne prendano tante, anzi. Non è raro passare sul lungomare e vederli a mollo sdraiati sulla tavola, aspettando la famosa grande onda che però il Mar Mediterraneo offre molto raramente. In ogni caso ritengo che il loro sia un ottimo modo di trascorrere il tempo e godersi un altro aspetto di Barcellona. Il fatto che costoro sappiano approfittare dell’aria aperta alla minima occasione e se ne stiano lì pazienti, godendosi il sole, l’acqua salata e il giorno libero, mi sembra bellissimo ed anche contagioso. Solo a vederli mi sento in vacanza!

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  • Gli sport da spiaggia.

Rimango in tema surf e aggiungo che ci sono altri mille modi per godersi, disfrutar, di una giornata in spiaggia, inverno o estate che sia. Spesso mi ci sono recata anche solo per prendere un caffè al chiringuito (bar) dopo il lavoro e, aiutata dalla visione e dall’ascolto del mare, concedermi una pausa dallo stress e dalle seghe mentali.  Le spiagge sono attrezzatissime, per cui oltre al classico bar ci sono docce pubbliche, bagni, installazioni per fare ginnastica, reti di beach volley etc. La gente è invogliata a fare sport all’aria aperta. Tutto il lungo mare inoltre è dotato di pista ciclabile e pattinabile. A Barcellona ho anche  visto festeggiare matrimoni, compleanni e feste varie, sempre in spiaggia. Anche questo le fa guadagnare molti punti rispetto alla classica opzione del bar, casa, locale o parco.

  • Turisti in costume da bagno.

Affrontiamo uno dei contro, sempre che per qualcuno non si tratti di un pro! Spesso Barcellona viene percepita dai visitanti solo come meta turistica marittima, invece di città europea e capitale della Catalana qual’è. Capita di vedere gente passeggiare sulla Rambla in costume da bagno, tanto che il comune ha affisso ai muri delle vignette esplicative sulle norme civili da seguire, tra cui il divieto di andare in giro mezzi nudi. Ricordo aver visto una ragazza avvolta nell’asciugamano bagnato post bagno; l’assurdità risiedeva nel fatto che ci trovassimo nella metropolitana, fermata Passeig de Gracia, pieno centro città. Un’altra volta ho scoperto due belle ragazze sedute sull’erba di un’ aiuola della Rambla; a prima vista sembrava si stessero godendo il sole ma poi, guardando bene, ho notato che si stavano depilando le gambe con il rasoio, giuro! Quindi forse il messaggio che Barcellona sia una città, e non un acquapark, dovrebbe essere più chiaro.

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  • Turisti ovunque.

Parlo di Barcellona ma potrebbe essere Venezia, Roma, Firenze. Il catalano, lo spagnolo  e lo straniero residente rifuggono la Rambla, Piazza Catalunya e alcune stradine del quartiere gotico per paura, soprattutto in estate, di rimanere bloccati da un gruppo di turisti in visita guidata. A questo si aggiunge il terrore delle bici fuori controllo: la città è piena di noleggi bici o posti che organizzano tour in bici, per cui si rischia di venire investiti da 30 persone che si lanciano in discesa per le stradine del centro storico. Io non sono di quelle che demonizzano il turismo, visto che sarebbe come sputare nel piatto che mangio, e aggiungerei, nel piatto in cui mangiamo tutti, dato che molte persone sembrano non rendersi conto che uno dei pochi settori che permette ancora possibilità lavorative è proprio il turismo. Forse questi guiris, (gergo per definire i turisti qui a Barcellona), proprio schifo non fanno. Poi certo è che negli anni ci si è ritrovati un tipo di turismo, quello a cui accennavo prima, di chi viene in visita solo per divertirsi e magari non rispetta più di tanto decoro e le norme civiche; credo la colpa sia anche un po’ dell’amministrazione a cui vendere Barcellona come la città della libertà e del divertimento ha sempre fatto comodo.

Da Barcellona a Bordeaux: partire sempre e comunque!

PRONTO!

Je suis en France! Oggi invece di scrivere da e su Barcellona, parlo dalla mia cameretta a Bordeaux.

Sono venuta qui per 11 giorni, pochino, per fare un corso di francese intensivo e migliorare il mio livello. Ma la cosa che mi rende orgogliosa è che sono venuta sola! Capirai, direte voi! Per così poco! Sì, ma vivendo in coppia, abituata adesso a viaggiare sempre insieme (eccetto quando torno in Italia), non è così scontato che riparta per delle avventure indipendenti.

vista brodeaux

La molla è scattata dopo avere scritto l’articolo “Culo inquieto”a Barcellona https://donnecheemigranoallestero.com/culo-inquieto-barcellona/  in cui raccontavo di come ci fossero persone, come me, che non riescono mai a stare ferme in un posto e che si chiedono continuamente come sarebbe vivere in altri luoghi. Dopo avere letto tutte le vostre riposte di culi inquieti, ho pensato che sarebbe stato proprio ipocrita da parte mia scrivere tante belle parole per poi non passare all’azione!

Ed eccomi qua. Si tratta di poco tempo perché la prima parte delle mie vacanze (lavorando nel turismo non lavoro durante il mese di gennaio) sono state dedicate alla scoperta della Polonia con la mia dolce metà e poi a visitare famiglia e amici in Italia. Quei giorni che rimanevano ho deciso di dedicarli a me stessa, e siccome la Francia mi ha sempre affascinato ho prenotato aereo, corso e alloggio presso un famiglia e via all’avventura francese.

guida bordeaux

Ho frequentato un corso intensivo di francese presso l’Alliance. Già dal secondo giorno ho avuto la fortuna di incontrare delle bellissime persone provenienti principalmente da Spagna e Italia con cui si è formato un gruppetto per condividere serate, degustazioni di vini e visite alle attrazioni della città. Ovviamente non sono mancate le mie adorate passeggiate in solitaria alla scoperta della realtà bordelaise. Come quando si è expat, anche qui la causa comune unisce: chi per una settimana, chi per un mese, chi per     ” non lo so, miglioro il francese e se trovo un lavoro resto”, tutti ci si voleva immergere nella cultura e lingua e francese per assorbire al massimo. Infatti tra di noi si parlava comunque francese, e avendo conosciuto anche ragazzi locali, si migliorava la lingua e la comprensione.

Ho conosciuto Alice, nuova amica con cui sicuramente mi ritroverò in Toscana, in Francia o a Barcellona, chissà: anche lei, lasciato a casa il compagno, partita per la sua voglia di Francia. E Maria, spagnola, fidanzata e partita per lo stesso motivo.

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E anche se per poco, questi giorni pieni di incontri, di scambi di esperienze, di novità, di girare a caso in una città nuova, mi hanno fatto sentire viva! Lo chiamerei “quel brivido che ti riempie di energia!”. E adesso mi sento più pronta a riprendere la mia vita lavorativa a Barcellona. Consiglio veramente a tutte di partire. Chi non si vuole trasferire all’estero come me ma nutre comunque il desiderio di farsi un’esperienza, vada, vada e vada! Se non riuscite a frequentare un corso di lingua per motivi economici, buttatevi nell’esperienza au pair, nei campi di volontariato o nel couchsourfing, ma fatevi questo regalo!

E di Bordeaux, che vi dico? Che mi è piaciuta! Il giorno del mio arrivo era domenica, tutto era chiuso, l’atmosfera era deprimente, pioveva ed io ho pensato “mon dieu, cosa ho fatto?!”.

porta rosa bordeauxIl giorno successivo si è intravisto un raggio di sole, la città si è illuminata e ai miei occhi si è mostrata in tutta la sua classica maestosità. La chiese gotiche sono una bellezza, così come alcuni vicoletti del quartiere Chartrons. Inoltre ho apprezzato moltissimo i mercati del week end, in cui con pochi euro (cosa rara in Francia) si possono gustare zuppe di pesce, formaggi e frutti di mare accompagnati da un buon bicchiere di vino.

Sono anche diventata una cine-dipendente del cinema Utopia, dotato di varie salette con lo schermo incorniciato da motivi decorativi. Ogni giorno di possono assistere all’incirca a 30 proiezioni di film in lingua originale e sottotitolati. Il prezzo delle prime sessioni era di solo 4 euro! L’ambiente è molto accogliente, supportato dalla presenza di un ottimo bar-foyer.

foto cinema

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Inutile dirvi che adesso che sono appena tornata a Barcellona non faccio altro che ascoltare musica francese…ah, la langue de l’amour!

porta bordeaux

 

 

 

 

barcellona-milano-andata-ritorno

Barcellona-Milano andata e ritorno

Eccomi qua.

Dopo una decina di giorni in giro per la Polonia, paese che mi ha preso il cuore e di cui vorrei accennare in futuro, adesso mi trovo in Italia. Sono nella “verde Brianza”, da me purtroppo sempre mal sopportata, per cui passo il mio tempo in giro per Milano (città in cui sono nata, ho vissuto i primi anni e che è stata centro di tutta la mia vita lavorativa) e sull’amato lago di Como. Ormai sono 4 anni che vivo a Barcellona; le prime volte che tornavo in Italia mi riabituavo alle amicizie, gli hobby, i luoghi che avevo messo in un angolo del mio cuoricino per evitare che la loro mancanza mi ferisse, e quando veniva il momento di riprendere l’aereo per la Spagna mi sentivo svuotata. Svuotata sì, anche se sapevo che avevo un amato compagno ad aspettarmi, mi assalivano i dubbi e la nostalgia di quella quotidianità che per me era sempre stata CASA e che in quel momento mi veniva negata. Poi, dalla fine del secondo anno di permanenza, ho visto un cambio.

barcellona-milano-andata-ritorno

In genere durante il viaggio che mi porta da Barcellona a Milano non penso, non progetto, non sono neanche presa da un grandissimo desiderio di rientrare. Ma quando scendo dalle scale dall’aereo e capisco che sono in Italia, bacerei la terra! Lo so che posso sembrare una pazza esaltata a dirlo così, forse è come se mi dessi l’opportunità di potermi rilassare ed accettare che la mia vita “di prima” mi riprenda a braccetto, fatto sta che mi sento tutta un sorriso e fremo all’idea di rivedere i miei genitori, la pappa di mamma, i miei amici e…gli italiani.

Sì, anche gli italiani. Per il discorso della lingua mi succede una cosa buffa: da una parte mi sembra di non sopportare più cadenze troppo marcate, volutamente “milanesichic, hipster, designer, siamoalcentrodelmondo” (permettetemi la definizione), dall’altra, non riesco ad abituarmi al fatto che la gente mi parli in italiano. Per strada, in metro, nei negozi, quando mi capita di sentire una conversazione tra due persone penso “Ma dai! Anche loro sono italiani!”,perché è quello che mi succede a Barcellona, dove tra lo spagnolo, il catalano e l’ inglese capita spesso di scovare anche l’italiano.

In Italia sono in vacanza ma mi sento una super manager con l’agenda fitta di colazioni, pranzi e aperitivi volti a rivedere quanti più amici e familiari possibili, nonostante è normale che il cerchio ogni anno si restringa. Inoltre mia mamma mi delizia con tutte le voglie che mi passano per la testa, manco fossi una donna incinta , e via alla casseoula, al bollito, alla trippa, ai fegatini, alla cotenna, allo zampone…quando poi invece a Barcellona non compro carne e mi rimpinzo di verdura e zuppe facendo la finta salutista!

Poi, dato che con i miei vivo fuori Milano, mi entra anche una specie di pigrizia al pensiero di prendere la macchina per muovermi in serata: tutto quello che facevo anni fa, le cose pazze per uscire a Milano, Como e i vari paesi limitrofi mi sembrano una spesa di energia incredibile, visto che oggi a Barna  mi posso spostare con la metro in 10 minuti.

barcellona-milano-andata-ritorno                                    barcellona-milano-andata-ritorno

Però, appena mi do l’opportunità di farlo, ri-eccomi nel tram tram milanese: metro (hanno fatto la lilla! che bella! che nuova!), passeggiata sui Navigli (lungo il canale è stato tutto rimesso a nuovo, ed è pieno di gente che deambula curiosa e beata senza meta),breve salto diurno alla zona di Corso Como (il nuovo skyline di Milano, città che ormai, almeno apparentemente, sembra davvero europea), fino alla Chinatown di Paolo Sarpi in cui mi sono anche affidata al parrucchiere cinese, invaso dalle più disparate signorotte della “Milano bene” che non disdegnano il trattamento di questi giovani cinesi dall’unghia lunga del mignolo e il ciuffo di capelli rosso, verde e viola. E mentre aspetto l’amica per il caffè, guardo questa vita milanese, e mi chiedo come sarebbe, di nuovo, viverla nella quotidianità.

Quando si è expat si entra in un’ altra dimensione: non sei turista, conosci i segreti della città che ti ospita, eppure c’è qualcosa che non ti permette di rientrare nel girone al cento per cento e ti lascia sempre un po’spettatrice.

Passati i giorni stabiliti, si avvicina il volo di ritorno per Barcellona. Come dicevo all’inizio, anni fa mi era difficile tornare in Spagna, poiché vedevo i miei amici attori che continuavano nel vortice milanese e gli invidiavo, sapevo mi sarebbe di nuovo mancata la facilità di un thè con un’amica, di una chiacchierata in casa con i miei, e venivo assalita dai mille “chissà se..”
Oggi invece…

…questi pensieri ci sono ancora!

Poi però, quando seduta vicino al finestrino l’aereo si accinge ad atterrare, vedo nettamente la meravigliosa skyline di Barcellona e, ebbene, mi sento a casa. Sono serena, e finalmente a casa. Un ‘altra, diversa, più lontana, ma pur sempre casa..

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PS.Ho scritto l’articolo e poi sono andata a passare due giorni sul lago di Como, il paese di mia nonna. Lo ammetto, mi manca da morire! È il paradiso! Vorrá dire che di “casa” non ce n’é una sola!