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Brexit: aspettando il verdetto

In attesa del verdetto referendario su Brexit – ecco tre riflessioni dall’Inghilterra (Luigina, Sheffield ed Elena, Londra) e dall’Irlanda del Nord (Margherita, Derry) su questa difficile settimana in UK.


 

DA LONDRA

brexitNei miei 18 anni a Londra sono spesso tornata in Italia, per lavoro o in vacanza, dove ho spesso sognato di dovere rimanere in Italia senza poter ritornare a quella che per me è casa. Ogni volta il risveglio angosciato, seguito poi dalla realizzazione che era solo un sogno, o meglio un incubo. Ora, con Brexit, sembra che il mio incubo si stia avverando!

Facciamo un passo indietro: perché si è arrivati a questo referendum? I motivi sono vari ma quello che, erroneamente, viene considerato il motivo principale è l’immigrazione. La prima grossa ondata immigratoria, in tempi recenti ovviamente, si è avuta negli anni di Blair (fine anni 90, inizio 2000) quando, all’insaputa della popolazione, il governo aprì le porte, soprattutto agli extraeuropei. Ci fu grande malcontento nella popolazione quando questi fatti vennero alla luce, soprattutto per la carenza di scuole, case e strutture sanitarie. Una immigrazione che sicuramente cambiò la struttura della società. Con l’ingresso dei paesi dell’est Europa nella UE, c’è stata una grande migrazione da parte di questi paesi, unitamente a quella dei paesi “tradizionali”, Italia in testa. La conseguenza più tangibile è nella quotidianità: carenze di scuole, di abitazioni, lunghe code al pronto soccorso, dai dottori. La Gran Bretagna  ha accolto e continua ad accogliere con molta tolleranza ma è chiaro che non può accogliere tutti, soprattutto chi viene solo per accedere al generoso sistema di sussidi.

In realtà il vero tema è economico/politico: dalla difficoltà ad espellere i criminali per rispettare i loro diritti umani alle quote latte. Nonché il contributo annuo che il paese deve pagare alla UE. La percezione è che i politici che siedono nel parlamento europeo siano solo dei “fat cats“, cioè persone che pensano solo ad intascare alti stipendi e benefici, in più senza considerare il benessere dei popoli. Ma questo è un argomento che potrebbe riguardare tutti i paesi europei: pensiamo ad esempio alle arance siciliane che vanno al macero per non superare le quote comunitarie.

E’ vero che la GB è uscita dalla crisi post 2008 prima degli altri paesi europei per aver mantenuto la propria moneta, a dimostrazione forse che la moneta unica era un’utopia. Ma è un’Europa unita, federale, sul modello americano, un’altrettanta utopia?

Torniamo a Brexit. Nessuno ha spiegato finora cosa un’eventuale uscita dalla UE comporterebbe per gli stranieri che vivono e risiedono in GB, né tantomeno agli inglesi che vivono nel “continente”. Diventeremo improvvisamente stranieri in bisogno di visto? Dovremo rimpatriare? Nessuno sa o vuole rispondere a queste domande, togliendo il sonno agli expat!

Fino a qualche giorno fa i sondaggi davano per certa la vittoria degli “out”, cioè fuori dall’Europa. La campagna ha puntato soprattutto sull’immigrazione, indicandolo come uno strumento per fermarla. In realtà sembra che questo non sarà comunque possibile. C’è anche un forte desiderio di riprendere la propria sovranità, senza dover sottostare a quanto impone il Parlamento Europeo.

La tragica uccisione della parlamentare Jo Cox, uccisa da un folle mentre si recava al proprio ufficio, in pubblico ed in pieno giorno, ha scosso gli animi. I sondaggi ora indicano la vittoria dell’ “in”, cioè rimanere. La parlamentare infatti era una sostenitrice del rimanere in Europa, manifestando anche il giorno prima della sua morte in barca sul Tamigi con marito e figli, mentre il suo uccisore era uno xenofobo.

Tra pochi giorni sapremo per certo: a mio parere, vinceranno i sì. La GB ha bisogno dell’Europa e soprattutto l’Europa ha bisogno che la GB resti.

Elena – Londra


DA SHEFFIED

Giovedì 16 Giugno era iniziato come una giornata ad alta tensione. Ho passato la mattina ad un incontro di lavoro per discutere di finanziamenti europei e il clima nella stanza, tra i colleghi e gli esperti che erano venuti a spiegarci i dettagli dei programmi di quest’anno, era di pura e semplice paura – paura riguardo al nostro futuro: cosa succederà se perdiamo accesso a questa fonte di sopravvivenza per la nostra ricerca? Cosa succederà a noi, ai nostri collaboratori riguardo lavoro, visti e tasse? Cosa succederà a questo paese? Nessuno, ovviamente, ha le risposte. Sono ormai settimane che ascolto discussioni infinite ovunque vado tra “Leave” e “Remain”, tra chi vuole lasciare l’Unione Europea e chi vuole rimanere, e sono tutte basate su scenari ipotetici su cosa succederà all’economia, all’immigrazione, ai posti di lavoro, al sistema sanitario. La realtà è che tutti ci stanno pensando costantemente. Io non ho il diritto di voto, quindi di solito rimango in silenzio e mi limito ad ascoltare, a meno che qualcuno non mi faccia una domanda precisa. C’è anche un altro motivo per cui preferisco tenere la bocca chiusa, ed è che, per la prima volta in quasi 20 anni da emigrata, ho un po’ paura che qualcuno senta il mio accento straniero e mi aggredisca verbalmente, come è successo a un’amica pochi giorni fa. Incredibile ma vero: molti nella Gran Bretagna multiculturale e tollerante in questo periodo sembrano aver riscoperto un atteggiamento molto nazionalista nel senso negativo del termine. Purtroppo infatti c’è chi si è impossessato della campagna referendaria per usarla come argomento contro gli immigrati, ed anche nella tollerante e “lefty” Sheffield purtroppo ci sono persone che si sentono incoraggiate ad esprimersi in toni molto forti. Nella zona dove abito, a giudicare dai manifesti referendari alle finestre, sembrano quasi tutti orientati a rimanere – e sinceramente mi sento sollevata e anche più sicura, indipendentemente da quale sarà il risultato.

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Nelle case di Sheffield sono spuntati i poster referendari

Tra amici e colleghi tutti ci stavamo dicendo che il clima stava diventando insostenibile, ma nessuno si aspettava quello che poi è successo giovedì pomeriggio: il brutale attacco alla “Member of Parliament” Laburista Jo Cox, una persona rispettata, appassionata e onesta – oltreché una giovane mamma di due bambini ancora piccoli. Al lavoro tutto si è fermato per alcune ore mentre seguivamo le “breaking news” su Internet, ed un silenzio innaturale e scioccato è caduto quando è stata data la notizia della sua morte. La dichiarazione di suo marito Brendan è stata bellissima e tragica insieme, e infinitamente coraggiosa. Ci vuole coraggio a rispondere ad un gesto tanto pieno di odio con un appello al rispetto reciproco. La sua forza e la sua dignità hanno commosso tutti, di qualsiasi schieramento. Una mia collega abita in una barca sul Tamigi proprio accanto alla famiglia Cox. Ci ha mostrato le bellissime foto dei fiori e pensieri lasciati per Jo da amici e vicini. Ma non sono solo i suoi amici più cari che manterranno vivo il ricordo di questa donna straordinaria che ha segnato così tante vite in così poco tempo.

La campagna elettorale, interrotta per due giorni in segno di rispetto, sta per riprendere e spero che queste parole abbiano l’effetto di far riflettere tutti su quanta violenza sia nell’aria in questi giorni, e su quanto è importante invece non farsi sopraffare dall’odio, dal rancore, dalle divisioni.

Possiamo solo sperare che, qualunque sia il risultato del 23 Giugno, tutti si impegnino alla solidarietà reciproca. Senza dubbio aspetterò i risultati con il fiato sospeso – una buona parte del mio futuro si deciderà il 23 Giugno.

Luigina – Sheffield


DA DERRY, IRLANDA

Si respira un clima un po’ pesante anche a Derry, da quando la notizia della morte di Jo Cox, deputata laburista, è apparsa su tutte le breaking news di tutto il mondo, pochi giorni dopo l’orribile massacro di Orlando, che ancora risuonava nelle nostre orecchie. Qui sono ancora freschi i ricordi del Bloody Sunday e dei Troubles, anche se la maggior parte della popolazione nord irlandese, cattolica e protestante, non ci pensa assolutamente a riviverli e si stanno impegnando tutti a garantire un futuro migliore e pacifico per i loro figli.

Le parole del marito di Jo Cox, Brendan, pero’ hanno spento qualche animo acceso, e mi hanno commosso tanto. Incredibile l’amore che questa donna ha seminato in soli 41anni. Brendan Cox ha ribadito che non ci sarà spazio nelle loro vite per quell’odio che ha ucciso sua moglie e la madre dei suoi bimbi, nonostante la loro vita d’ora in poi sarà meno ricca di amore e gioia. Che uomo coraggioso e saggio.

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Il Ponte della Pace a Derry

Quindi non ci resta che impegnarci al massimo, ognuno nel proprio piccolo, a far sì  che questo mondo sia per tutti pacifico e pieno di amore, soprattutto per chi è più debole o ne ha più bisogno. Questo deve essere il senso della morte di Jo Cox, teniamola viva in questo modo. Il referendum è alle porte, c’è chi dice che usciremo da questa Europa un po’ malandata, io non ho diritto di voto perché non ho rinunciato al voto italiano, ma il mio compagno irlandese ha già espresso la sua volontà via posta, visto che non sarà in Irlanda quel giorno.

Sono qui da tanti anni, mi sento anche Irlandese,  non  ho mai subito nessun tipo di torto per il mio essere prima di tutto Italiana, anzi le mie sensazioni sono frutto del loro senso di accoglienza e di generosità. Mi auguro che il messaggio di Brendan Cox passi chiaro e forte, e mi auguro di consegnare ai miei figli un futuro migliore di questo. Mi impegnerò perché ciò accada.

Riposa in pace Jo.

Margherita – Derry – Irlanda del Nord


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#Qui Londra – un caffe’?

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Il cappuccino di “Italian farmers”

Quando arrivai a Londra nel 1998 c’erano pochi posti per prendere giusto un caffe’, e mancava anche la cultura ad esso legata, ed il piacere di sedersi ad un tavolino a fare due chiacchiere.

A quei tempi c’era quasi esclusivamente il pub, dove si poteva ancora fumare, e se chiedevi un caffe’ ti guardavano inorriditi e non tutti lo servivano. Il pub era quindi un posto che io frequentavo molto raramente, visto che da non fumatrice mi dava tremendamente fastidio l’odore di fumo sui miei vestiti e da bevitrice “light” (cioe’ poco o niente) la birra ed altro non faceva per me.

Fast forward quasi 20 anni ed ora i “coffee house” si sono moltipiclati a vista d’occhio, o “mushroomed” per usare un espressione inglese che secondo me rende molto l’idea (cresciuti come funghi). Infatti, anche con l’aiuto di sit come americane come “Friends”, negli anni ’90 si e’ assistito ad un lento e costante crescere di caffe’ bar, tanto che oggi sono popolarissimi.

Il mio preferito e’ Starbucks.  Ogni negozio ha un suo stile, con tocchi particolari come inlondra-caffe queste sedie di velluto nel negozio di North Finchley. L’atmosfera e’ sempre molto relaxed, a mio parere, e in genere ci sono abbondanti prese per caricare il proprio cellulare o laptop. E’ abbastanza comune trovare gente che lavora sul proprio laptop, oppure leggere un libro. Le poltrone sono molto comode ed ambite! I miei drink preferiti sono il cappuccino o il frappuccino. Il primo, che secondo me e’ piu’ buono di quello italiano!, Si puo’ avere in varie misure: tall (piccolo), grande (medio) e venti (grande). Poi si sceglie: avere magro (skinny), normale o soya, one or two shots (di caffe’), ed ogni altra preferenza. Se si consuma nel locale, viene servito nelle loro tazze di ceramic, che si possono anche acquistare. Il Frappuccino e’ un drink ghiacciato: si tratta di ghiaccio tritato al quale viene aggiunto lo sciroppo scelto. Il mio preferito e’ quello al caffe, che si puo’ avere skinny, regular, con panna, senza, tall, grande, o venti o altro. Starbucks offre anche una varieta’ di panini, qualche insalata e dolci. Una novita’ introdotta da un paio di anni credo – vabbe’ non piu’ una novita’! – e’ quella di chiedere al cliente il nome; il barista chiama per nome quando il drink e’ pronto.

londra-caffeIl secondo mio preferito e’ Costa, creato da due fratelli italiani, che non so se sono ancora coinvolti nella compagnia. I locali sono tutti piu’ o meno simili come interni, e recentemente hanno fatto ingresso alcuni divani e poltrone. Anche Costa offre vari drink in varie porzioni, e un assortimento di panini e dolci. Da Costa il mio preferito e’ sempre il cappuccino ma anche il mocha: praticamente un cappuccino a base di cioccolato, delizioso! Hanno anche piccole confezioni di wafer ed i panettoncini. Costa ha anche una loyal card, che da’ dei punti per ogni acquisto, punti poi spendibili in negozio.

Clondra-caffe‘e’ Caffe’ Nero, che e’ il caffe’ preferito degli italiani in quanto e’ il piu’ italiano. Anche qui l’offerta di bevande e cibo e simile alle altre catene. Come capirete dalle poche righe, non e’ il mio preferito!

C’e’ anche Coffee Republic, del quale non vi so dire molto perche’ non ci sono mai stata! L’offerta comunque e’ sempre simile a quella delle alter catene.

Ci sono poi anche tanti negozi indipendenti, a seconda delle zone in cui si abita, di discreta qualita’.

Sappiate comunque che ordinare un “latte” non vuol dire un bicchiere di latte bianco ma latte macchiato con caffe’, un drink molto popolare. Potete anche chiedere un “flat white“, cioe’ caffe’ con latte, il classico Americano, cioe’ il tazzone di caffe’ – mio preferito, ma per chi ne sente la mancanza anche l’espresso. E lo potete avere macchiato, lungo o ristretto, proprio come in Italia, o quasi!Allora, dove ci vediamo?

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Qui Londra: la sanita’

Uno dei servizi pubblici dei quali ho sicuramente fatto più’ uso nei miei 18 anni londinesi e’ quello sanitario, sia per me sia per i miei figli.

Il servizio sanitario inglese e’ pubblico, si chiama “NHS” (National Health Service) e da inglese di adozione quale mi considero, per me e’ intoccabile. nhs-logo[1]Creato nel 1948, e’ un sistema completamente gratuito, o quasi: chi non riceve sussidi, paga il ticket per le medicine (£8.20) ma ha diritto ad esami, ricoveri e dottore completamente gratuiti. Per i bambini, tutto e’ completamente gratuito fino ai 16 anni, compreso il dentista (anche gli apparecchi) e l’oculista (compresi gli occhiali da vista). I metodi anticoncezionali, compresa la pillola del giorno dopo, sono gratuiti e durante la gravidanza non si pagano i medicinali; fino all’anno del bimbo la mamma ha il dentista gratuito. Dentisti che operano come parte dell’NHS sono molto diffusi, e sono in genere anche molto validi. Per chi non ha esenzioni, i costi variano dalle £18.50 (controllo) ad un massimo di £250 (capsula).

L’appuntamento con il dottore della mutua dura al massimo 10 minuti, e non considerano più di un malanno alla volta. A differenza di quanto succede in Italia, bisogna essere veramente malati perché il dottore prescriva qualche medicina. In genere dicono di tornare un paio di settimane dopo se non ci si sente meglio! A parte che ora che si ha l’appuntamento, tranne in casi di emergenza, si e’ gia’ guariti! Gli antibiotici vengono prescritti raramente e solo in caso di bisogno; non ho mai visto prescrivere supposte, considerate una “violenza”, ne’ aerosol.

Per i casi più’ gravi od in caso di approfondimenti il medico della mutua prepara un “referral” per uno specialista: in pratica, contatta lo specialista del caso dell’ospedale di zona chiedendo che il paziente venga visitato e spiegando il motivo della richiesta. Il paziente riceve poi una lettera direttamente a casa con la data, l’ora ed il luogo dell’appuntamento. Le attese dipendono dall’ospedale e dai centri, io credo di avere aspettato al massimo due mesi.

La figura tanto amata dalle mamme italiane, il pediatra, non esiste. Mi spiego meglio. Qui il pediatra e’ uno specialista, dal quale si viene mandati solo se il bambino ha qualcosa di grave. I neonati vengono seguiti da una figura diversa, quella della “health visitor”. Ogni “surgery” (il dottore della mutua non e’ mai un solo dottore ma un mini ambulatorio con dottori, infermieri e personale amministrativo) ha le proprie health visitor, personale qualificato che aiuta le mamme a gestire la crescita del bambino. Ma preparatevi, le cose sono piu’ sbrigative. Ogni bambino avrà un libretto rosso (“red book”) sul quale la health visitor segnerà le date più importanti: le vaccinazioni, le misure, il peso e quant’altro. Il tutto e’ gratuito.

Pensate che prima del 1948 tutto era a pagamento, e non tutti potevano permettersi di poter vedere un dottore in caso di bisogno. L’idea quindi che ha portato alla creazione dell’NHS e’ senz’altro un’idea nobile, quella che la sanità sia accessibile a tutti indipendentemente dal reddito. Purtroppo questa nobile idea deve fare i conti con i costi ad essa legati, ed il servizio e’ perennemente in deficit: negli ultimi anni, operazioni considerate non necessarie non vengono più eseguite ed addirittura anche l’accesso ai medicinali per i malati di cancro non e’ sempre garantito. Non mi voglio dilungare sui perché e percome, mi limito solo a dire che il costante afflusso migratorio degli ultimi 20 anni (cominciato con Blair, e poi dovuto anche all’ingresso di nuovi paesi nella CEE) ha sicuramente messo sotto pressione il servizio sanitario, e non solo.

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una stanza quasi privata, North Middlesex hospital

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la tenda divide dal vicino, North Middlesex hospital

Il servizio sanitario e’ anche vittima del cosiddetto “health tourism” (turismo sanitario). Si tratta di persone, in genere dai paesi più poveri, che vengono in UK con un visa turistico ed una volta qui, si fanno curare per malattie anche gravi. In teoria, questo e’ un servizio per cui dovrebbero pagare ma purtroppo non e’ mai il caso.

Come alternativa al sistema pubblico, esiste un sistema privato in costante evoluzione.

Un dipendente privato di una grande società ha in genere l’assicurazione medica privata pagata dal datore di lavoro. A scelta del dipendente, la copertura può anche comprendere il coniuge ed i figli. Il costo e’ sostenuto dal datore di lavoro; il costo per il lavoratore e’ riflesso nelle tasse, in quanto l’assicurazione e’ considerata un benefit tassabile. L’assicurazione può comunque anche essere acquistata privatamente, con costi mensili che variano  a seconda del livello di copertura scelto. Alcune compagnie pagano anche una surgery privata, dove gli appuntamenti sono più veloci da ottenere.

Il settore assicurativo privato e’ in espansione anche perché, per tagli di bilancio, alcune procedure non sono più disponibili come NHS o richiedono tempi molto lunghi. Chi ha l’assicurazione privata in genere ne usufruisce.

Io sono stata ricoverata varie volte sia nel pubblico sia nel privato, e sono appena stata dimessa da un’ospedale privato per un intervento di ernia. Nel pubblico ho avuto due parti cesarei, sono stata ricoverata due volte per meningite e ho avuto qualche emergenza, compreso un ginocchio rotto. Nel pubblico e’ stata ricoverata mia figlia diverse volte per l’asma; la prima volta aveva solo 1 anno. Verso i suoi 6/7 anni, quando ha anche avuto la tubercolosi, conoscevamo tutti i dottori del PS pediatrico di Homerton! Per non parlare poi delle corse con il figlio! Mi sono sempre trovata bene con le varie surgeries e sono anche molto contenta del mio dentista della mutua.

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formaggio di capra e cetriolo, salmone e linguine, apple crumble

Devo dire pero’ che il trattamento dell’ospedale privato e’ qualcosa di eccezionale. In questo mio ultimo “soggiorno” ho avuto non solo la camera privata con bagno e televisione ma anche un servizio di catering con menu’ alla carta! Insomma sono ingrassata stando in ospedale, e non ne avevo bisogno! piatti di ottima qualità e con addirittura la specialità del giorno! e gli infermieri che arrivano appena suoni il campanello, e non dover aspettare ore prima di venire dimessi!

Per rendere l’idea la differenza e’ come volare in prima o business class e volare in economy!

Detto questo, io mi sono rivolta al privato solo perché il mio dottore della mutua non voleva operare la mia ernia con la scusa che NHS non passa l’operazione perché e’ un tipo di ernia che si può riformare. Incredibile ma vero, a questo hanno portato i tagli.

Comunque, io stanca di vedere questo bitorzolo spuntare dalla mia certo non modesta pancia mi sono decisa ad usare l’assicurazione privata, e per fortuna! il dottore ha detto che ne avevo proprio bisogno e che se si dovesse riformare si riopera di nuovo!

Per dovere di cronaca vi informo che a Londra ha recentemente aperto uno studio di dottori italiani che credo stia avendo ed avrà molto successo in quanto molti italiani pensano di dover necessariamente avere un dottore italiano anche all’estero. Io sinceramente non ne vedo il motivo e non ne faro’ uso: perché pagare per un servizio quando  ce n’e’ uno pubblico che funziona?

Avrete notato spero che ho volutamente evitato di dire se il sistema inglese sia migliore dell’italiano o viceversa; personalmente preferisco quello inglese. Posso solo concludere dicendo che ogni sistema ha pregi e difetti, e che la malasanita’ non e’ specifica di un paese….e parlo con esperienza, visto che mi occupo di sinistri di malasanita’ europea!

8 Marzo & le Donne: fugaci visioni dal Mondo

8 Marzo: Donne in Belgio.Belgio donne

Alte, bionde o afro, curate, con lunghi capelli raccolti in casuali chignon o con un velo, lavoratrici, con figli, indipendenti, tanto da non aver bisogno di una festa a loro dedicata. Ci sono anche le donne schiave, quelle in vetrina vicino alla Gare du Nord a Bxl, quelle con mariti-padroni, rinchiuse in casa e nella prigione della lingua d’origine. Poi ci sono quelle come me, venute in questo paese per un breve periodo, che popolano la metro al mattino e che camminano a passo svelto la sera, tenendo stretta la borsa e che guardano le locali con un misto di ammirazione per la sicurezza raggiunta e di rimprovero per l’apparente vacuità.

Lidia – Bruxelles


donna 8 marzo zanzibar8 Marzo: Donne a Zanzibar

L’8 marzo su questa isola non si festeggia,del resto anche qui le donne di strada da fare ne hanno:  sono la colonna portante di questa società e sono molto più affidabili degli uomini.

Annamaria – Zanzibar


8 Marzo: Donne a Rio de Janeirodonna 8 maro rio

Penso che hanno una relazione molto più serena di noi col proprio corpo, lo mostrano senza sentirsi a disagio, molte si allenano tantissimo per modellarlo (qui piace una donna molto muscolosa, per i miei standard decisamente mascolina), alcune mettono silicone nei glutei che qui piacciono enormi… Però Rio resta una città molto maschilista e ho scoperto che la maggior parte delle donne non va in spiaggia senza il marito o non esce con le amiche.

Sara – Rio

 

 

 


donna 8 marzo8 Marzo: Donne a Barcellona

Io se penso alla “donna” a Barcellona penso subito che mi sento più sicura. A Milano in molti posti avevo paura ad andare da sola; qui sto attenta però in generale c’è molta più gente per strada. Gli italiani sono visto come dei “toccaccioni”, e infatti devo dire che la brutta abitudine della mano morta che ricordo provare in alcune discoteche milanesi non mi è mai successa qua: in generale li vedo più rispettosi. La donna mi pare avere un rapporto con il proprio corpo più sereno rispetto al nostro di italiane: vedo la facilità del topless, esibito come qualcosa di comodo e naturale, indipendente dalla taglia e forma fisica che ci si ritrovi, e non come qualcosa da esibire.

Caterina – Barcellona


8 Marzo: Donne in Arabia Saudita

donna 8 marzo arabiaQui a  Riyāḍ non si festeggia la festa della donna  l’8 marzo ma quella della MAMMA!
Ed è una festa molto sentita, stamattina sono stata alla festa della mamma alla scuola delle mie figlie, non ho fatto foto perché ero troppo impegnata a godermi lo spettacolo!
Mi sono emozionata molto perché entrando su un grande schermo venivano proiettate le foto dei nostri figli da piccoli e più recenti.
I bambini di ogni grado (2,3,4,5) hanno cantato tre canzoni:  una in inglese, una in francese ed una in arabo, hanno fatto una piccola recita ed infine hanno cantato un’ultima canzone tutti insieme!
L’emozione e’ stata tanta…fortuna che sul tavolo c’erano già pronti i fazzoletti
La sala era addobbata con fiori colorati e tulle viola e bianchi.
Sui tavoli, oltre agli utilissimi fazzoletti (perché di lacrime ne sono scese tante) c’erano un programma delle canzoni, un vaso di fiori, il mio tanto amato caffè arabo, delle mini cheese cake e dei mini tramezzini.
Alla fine i bambini davano un regalo alla mamma ed io che ho 3 figlie, sono uscita con le mani piene di doni, tra cui due tazze con il mio nome in ARABO!

Giovanna – Riyāḍ


8 Marzo: Donne nel Regno Unito (Devon)

Come tutti o quasi tutti sanno, la Festa della Donna in Inghilterra non esiste. Si festeggia la mamma in un giorno diverso rispettodonna 8 marzo regno unito all’Italia, ma nessun giorno é dedicato alla Donna. Quando ne ho parlato alle mie colleghe e amiche, la loro reazione è stata molto positiva. Ho raccontato che si celebrano le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne ma anche le discriminazioni e le violenze subite del corso dei secoli. Poi ho raccontato anche il modo in cui, al giorno d’oggi, si festeggia questa ricorrenza e sono rimaste un tantino sbalordite. Non nego che quando ero più giovane, anche io ho assistito a “simpatici” spettacoli nei locali della mia città, ma adesso mi rendo conto che tutto questo non ha senso. Bisognerebbe pensarci sopra ogni tanto e trovare un modo alternativo per celebrare le donne. Perché la Donna è forte, la Donna è sveglia, la Donna è orgogliosa e, come tutte tutte noi concordiamo e tramite questo sito lo affermiamo, “il bello delle donne è che hanno paura, ma alla fine trovano il coraggio di fare tutto”.

Luana – Devon


8 Marzo: Donne nel Regno Unito (Londra)

fashion-woman-cute-airport-largeL’8 marzo non si celebra, e quando in passato qualche collega italiano venne in ufficio con la mimosa, i colleghi inglesi ci guardarono con aria divertita e un po’ stupita. La situazione della donna a Londra sicuramente e’ certo progredita: ci sono varie donne imprenditrici e in posti di potere, sia nel governo sia in societa’ private (soprattutto) e pubbliche. Detto questo, e’ sempre vero che anche qui si parla di un “glass ceiling”, cioe’ un livello di “posizione” oltre il quale e’ difficile andare, come anche e’ vero che a parita’ di posizione, le donne sono pagate meno degli uomini. Sicuramente ad una donna in fase di colloquio non verra’ chiesto se ha intenzione di avere dei figli, come avviene in Italia. E nei casi in cui la donna e’ discriminata sul posto di lavoro, puo’ portare in tribunale il datore di lavoro ed ottenere un giusto risarcimento: strada un po’ impervia ma sicuramente percorribile da chi ha veramente subito dei torti. Ci sono stati casi sui giornali di vittorie di alcune donne che sono state discriminate ed hanno vinto. Ricordiamoci anche che questo e’ il paese delle suffragette, che ottennero il voto per le donne nel 1928. Per citare un altro esempio piu’ recente, nel 1968 le donne scioperarono in massa alla sede Ford di Dagenham in quanto discriminate, ed ottennero migliori condizioni di lavoro (evento reso noto nel film “Made in Dagenham”). E come dimenticarsi della Signora di Ferro, The Iron Lady, Mrs Margaret Thatcher, primo e finora unico capo donna di un governo inglese (1979-1990). E’ vero che la violenza sulle donne esiste anche qui, soprattutto casi di violenza domestica che sfociano anche nella morte. Esiste tuttavia una serie di organizzazioni a protezione delle vittime che decidono di lasciare il compagno violento. Insomma, non e’ tutto rose e fiori ma sicuramente la donna in UK se la gioca alla pari – o quasi. Io ho sicuramente avuto delle opportunita’ professionali qui a Londra che non avrei avuto in Italia.

Elena – Londra


8 Marzo: Donne in Senegal donne senegal calcio

Le donne in Senegal sono onnipresenti, polivalenti, instancabili e piene di risorse. Sabato scorso per esempio le donne del mio villaggio hanno organizzato una partita di calcio “donne sposate contro nubili” per raccogliere fondi per le attività delle scuole dei loro figli. Tamburi, danze e tifo dalle altre donne del villaggio per le 22 prescelte ! La migliore partita di calcio mai vista.

Francesca – Casamance (Senegal)



8 Marzo: Donne alle Seychelles

L’8 marzo è una festa di importazione, come quasi tutte le feste su queste Isole. Le donne sono la forza motrice del paese: donne ministro, donne giudice, donne manager. Ma anche donne casalinghe, donne pescatrici, donne che intrecciano panieri e cappelli con le foglie di palma. Donne dai capelli lisci e corvini o dagli occhi verdi e la testa piena di ricci. Donne che sfoggiano abiti dai mille colori, che non si intimidiscono se  una maglietta troppo stretch mette in evidenza i rotolini di ciccia. Donne che ballano e che cantano in ogni occasione del giorno e della notte.  “Enjoy your body” canta un certo rapper…detto fatto: donne che vivono il proprio corpo –giovane, vecchio, esile o grasso non importa –  con l’istinto selvaggio delle lupe e senza il giudizio un po’ bacchettone dell’emisfero nord del mondo.

Katia  – Seychelles

WOMAN SEY