#Qui Londra – Cenerentola? Io no!

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vi sembro?!?

Ovvero…la realta’ e’ un’altra cosa.

Uno dei miei primi ricordi di bambina e’ una rara uscita al cinema con la mia amatissima nonna materna, che poco dopo sarebbe purtroppo mancata, per vedere il cartone animato di Cenerentola nella sala cinematografica annessa alla parrocchia (parliamone!). Io, bambina cicciottella con i capelli scuri – ma se mamma e’ bionda, perche’ io no? (perche’ assomiglio a papa’!) – comincio a sognare….che un giorno arrivera’ la fatina buona con la bacchetta magica a rendere tutto perfetto ed a farti incontrare il principe azzurro che ti offrira’ il riscatto dalla matrigna cattiva (non che io l’avessi), il riscatto sociale ed il “vissero felici e contenti”.

Fast forward (come si dice in italiano?) 40 anni, e capita che su Sky diano quello stesso cartone di allora, quello degli anni ’50 (credo). Be’, non potevo perderlo! Gli occhi di una 51enne sono chiaramente diversi da quelli di una bambina di 6 anni nata nel secolo scorso! (mamma mia, detto cosi’ mi sento improvvisamente antica!) soprattutto quelli ormai un po’ cinici come i miei!

Innanzitutto, ma perche’ sta benedetta Cenerentola non si ribella? Non e’ che a fare quello che le dicono ci guadagni, anzi! Io la matrigna e le sorellastre le manderei a quel paese e hasta la vista, baby! Per non parlare poi dei topini che la aiutano e le confezionano il vestito per il ballo. Allora,nella realta’ i topi non sono simpatici ne’ animali domestici ne’ amici di altri animali, e vanno solo sterminati! Per non parlare poi di questo principe che si veste di azzurro – ma veramente? Ma quanti anni hai? Ed e’ talmente imbesuito che non le chiede nemmeno come si chiama? O a raggiungerla quando scappa? Ed infine, la scarpetta di vetro….ma quanto sara’ scomoda? E di un delicato….! Poi se la fatina te l’ha fatta su misura…come fai a perderla?!?

Bene dai, un po’ esagero; fatto sta’ che a me la fiaba di Cenerentola, combinata poi con la pubblicita’del Mulino Bianco anni ’80 ha un po’ condizionato.

Si’ perche’ io, in quegli anni un po’ difficili dell’adolescenza quando non capisci quello che ti succede, non ti piaci e soprattutto non c’e’ Google a rispondere ed alla tue domande!, speri che veramente un giorno arrive la fatina, o un miracolo (dipende a cosa credi), e tutto si risolve!

Fatto sta’ che nel mio caso il miracolo non e’ ancora capitato, e per il principe azzurro….stendiamo un velo pietoso!

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family!

Il fatto e’ che a me il ruolo della povera sfigata che aspetta che qualcuno la salvi, tanto per riassumere, e’ sempre andato stretto. Fin da bambina io ho sempre avuto un senso molto forte dei principi e della giustizia. Una delle mie prime “battaglie”, persa, fu con la mia parrocchia. Si’ perche’ fino ai 10 anni i corsi di catechismo erano misti, per poi diventare separati. E per essere sicuri che non ci parlassimo tra maschi e femmine, i corsi erano pure in due posti distinti: le ragazze nell’istituto delle suore, i ragazzi nella sala parrocchiale. Il mio ragionamento era: ma se nella vita di tutti i giorni maschi e femmine, di ogni eta’, convivono, perche’ la Chiesa ci tiene separati? Non dovrebbe insegnarci a vivere insieme? Niente da fare, battaglia persa ed allora preferii gli allenamenti di pallavolo al catechismo!

Le “battaglie” successive furono in famiglia. Io ho un fratello di un paio di anni piu’ giovane. I miei genitori erano molto tradizionalisti; mia madre, in particolare, si aspettava che io mi curassi di mio fratello, non tanto come babysitter che magari ci poteva anche stare, ma come badante. Eh si perche’ dall’adolescenza in poi mia mamma si aspettava che tenessi in ordine il suo armadio e la sua scrivania! Per non parlare di cucinare e rassettare la cucina, che spettava sempre a me! E questo anche quando lui aveva imparato a fare la lavatrice ed io no! Inutile dirvi che l’armadio e la scrivania non gieli ho mai sistemati! Oppure le uscite serali: anche una volta iniziato a lavorare, passati i 25 anni, mia mamma mi aspettava la sera con la chiave nella porta, che quindi mi costringeva a suonare il campanello!, per dirmi che le brave ragazze non rientrano alle due di notte! Che nervi, soprattutto quando ero semplicemente stata a casa di qualche amica a chiacchierare!

Casa dei miei riuscii a lasciarla solo a 32 anni, per andare a vivere da sola. Ci avevo provato anche prima di allora, per un desiderio di liberta’ e anche di invidia nei confronti delle mie compagne di studi (lingue) che, venendo da altre citta’, a Milano vivevano da sole o in gruppo. I miei pero’ non ne volevano sapere, usando quel senso di colpa tipico dei genitori italiani: ma perche’, a casa tua non stai bene? Cosa ti manca?

Capirete quindi perche’ quando si e’ presentata l’occasione di partire per Londra ho detto di si’! Le primavere erano ormai 34.

Ero una zitella senza speranza: in Italia mai avuto un ragazzo/fidanzato, a parte un paio di storielle estive intorno ai 25 anni. Non so il perche’: scarsa frequentazione maschile e non so che altro. O forse il fatto che a me gli uomini italiani non sono mai piaciuti: troppo sciovinisti per i miei gusti!

Pero’ volle dire poter partire senza doversi confrontare con un compagno lasciato alle spalle, o peggio ancora, scegliere tra partire ed il compagno.

Vi dico subito che a Londra ho avuto una vita sentimentale piu’ intensa, ho recuperato! Conobbi il mio ex marito a due mesi dal mio arrivo in un locale dove si ballava la salsa: era chiaro che non era adatto a me, mancava totalmente del senso del ritmo! Probabilmente l’unico africano a non averlo!

Scherzi a parte, non eravamo proprio fatti uno per l’altra: sebbene mi fosse chiaro, pensai di potermi “accontentare”. La mia famiglia non prese molto bene il fatto che frequentassi un africano, ne’ accetto’ che ci sposassimo. Mio papa’ non venne per il matrimonio, mia mamma in una foto ha la faccia di una che sembra stia affrontando il plotone di esecuzione! Quindi usai io il senso di colpa, “giocando” sulla loro fede cristiana (cosa vi insegnano in chiesa? Non siamo tutti uguali davanti a Dio?); pian piano si convinsero. Ci penso’ la nascita di mia figlia, prima nipotina, a riconciliare gli animi. Non a salvare il matrimonio pero’.

Il problema principale era la mentalita’ africana, a mio giudizio (e per la mia esperienza), peggiore di quella degli uomini italiani. Dove l’uomo ha sempre ragione, anche quando ha palesemente torto!, ed il passatempo preferito e’ discutere di politica africana con altri connazionali. Il torto principale poi era la continua lamentela daparte sua della vita in UK, cosa insopportabile per chi come me l’aveva accettata in pieno!

Fu mia la decisione di divorziare, e non vi sto a raccontare – almeno per questa volta – l’incubo economico ed emotivo che il divorzio ha rappresentato, e le conseguenze, che ancora lasciano il segno.

Circa un anno e qualche flirt occasionale dopo il divorzio incontrai il mio ex, su uno dei primi siti online. Fu amore a prima vista, almeno per me; dopo una settimana vivevamo gia’ insieme. Ero convinta di aver trovato il mio principe azzurro; anche lui nero: inglese di origine caraibica. La storia duro’ circa 3 anni e mezzo; lui se ne ando’ quando nostro figlio aveva 6 mesi. I litigi erano all’ordine del giorno, scoprii poi perche’: alcol e spinelli, anche crack quando io ero incinta. E nonostante allora fossi convinta del suo amore e fedelta’, scoprii in seguito che aveva continuato a vedere altre donne. Quando se ne ando’ pensavo amasse me ed i bambini talmente tanto da ritornare “redento”; scoprii invece, qualche anno e tantissime bugie dopo, che stava con una ragazza piu’ giovane dalla quale aveva anche avuto un bambino.

La separazione da quest’uomo fu molto piu’ dolorosa dell’altra, e solo 2-3 anni fa ho accettato che lui non sarebbe stato parte della mia vecchiaia, che era la persona sbagliata per me ed era ora di dimenticarlo.

La svolta e’ stata la meningite, che mi colpi’ a fine 2014 e mi vide in ospedale per due settimane, ed in convalescenza per due mesi. E’ vero che la malattia ti fa scoprire cosa veramente conta nella vita, e su chi fare affidamento. Il mio ex marito, con il quale ci eravamo recentemente “riconciliati” per amore della figlia, trovo’ il tempo di venire a trovarmi in ospedale, passare da casa a prendere le cose da portarmi ed anche portare i bambini a trovarmi. Il mio ex compagno non si fece mai vedere, nemmeno nella convalescenza.

il tacchino!

Quel Natale non andammo in Italia come al solito, in quanto io non stavo ancora bene, e quindi io e i miei figli lo passammo a Londra per la prima volta, da soli. Trascorremmo un bel Natale, tranquillo, alla prese con il tacchino – tradizione Britannica – che io cucinavo per la prima volta e bruciai, nel timore di non cuocerlo abbastanza! Ma ce lo gustammo lo stesso. Ed in quel Natale realizzai, per la prima volta, che la mia famiglia siamo io ed i miei figli. Per anni ho vissuto con i sensi di colpa per non aver dato loro la famiglia “tradizionale”, quella del Mulino Bianco. In quell’occasione capii in pieno che non ci mancava nulla, e che ci completavamo cosi’. I miei figli sono cresciuti sereni, e mi sembrano felici ed equilibrati, nonostante la mamma sia un po’ fuori!

Quel Natale mi ha cambiato. Ho capito che sto bene da sola e che non sono disposta ad accontentarmi pur di dire che ho un uomo al mio fianco. Ho imparato a dire no a quello che non mi va, ed a dire quello che voglio. Preferisco stare da sola piuttosto che con l’uomo “sbagliato”.

E alla mia festa di compleanno, l’estate successiva, invitai entrambe i miei ex (senza che lo sapessero), immortalandoli in una foto, con il sottotitolo: errore 1 e 2. Perche’ se il passato non lo puoi cambiare, e’ meglio farci la pace.

Errore 1 e 2

Comunque al lieto fine non ho ancora rinunciato, anche se finora ho incontrato solo rospi! Gli uomini che piacciono a me, di origine caraibica e almeno 1.90 di altezza!, alla mia eta’ hanno i figli gia’ grandi, magari sono gia’ nonni (cominciano presto!) e non hanno voglia di ricominciare da capo (mio figlio ha 8 anni). Ed a me e’ chiaro che prima di qualunque uomo vengono i miei figli.

Ultimamente allora ho deciso di essere piu’ conciliante sull’eta’, e di accettare il fatto che anche un uomo piu’ giovane puo’ andare bene. Be’ non e’ che le cose siano cambiate di molto!

L’ultimo esempio: un “ragazzo” di 35 anni che, dopo una corte serrata, improvvisamente “sparisce”. Io, notoriamente impaziente e convinta che ogni momento sia prezioso, gli mando un messaggio dicendogli che visto che sei molto impegnato o hai un’altra, io getto la spugna. Lui risponde: trovero’ il tempo per te, credimi. La mia risposta? “ok…considera che non sono una giovincella”! Per la cronaca: il tempo non l’ha mai trovato!

A mia figlia ho letto Cenerentola, spiegandole che in realta’ le donne non hanno bisogno del  principe azzurro per essere felici! e trovai una bellissima storia: “Princess smartypants”. E’ la storia di una principessa che dimostra al padre che sta meglio da sola che con principi che non sono all’altezza.

Sperando che la storia non si ripeta!


English

London calling – Cinderella? Not me.

In other words….let’s rewrite the story!

One of my few memories as a child is going to the movies with my beloved maternal grandmother; this was a rare event, and she would pass away not long after that. We went to watch the cartoon Cinderella, which was being shown in the church hall (seriously!). I am a chubby, dark-haired child – but if mummy is blonde, why am I not? (because I look like daddy!) – and start dreaming that one day the good fairy will turn up with her magic wand to make everything perfect and I will meet Prince Charming, who will take me away from the evil stepmother (not that I had one!), give me a social status and a happy ending.

Fast forward 40 years, and one evening Sky is showing the same cartoon, from the 50s’ (I think). I had to watch it! A 51-year-old’s perspective is different from a 6-year-old’s from the last century (oh my gosh, I feel ancient!), especially if you are a bit cynical, like me.

First of all, why does Cinderella not rebel? She does not benefit from doing as she is told! I would tell the stepmother and the stepsisters where to go, and hasta la vista baby! Not to mention the mice that help her and sew her dress for the ball. In real life, mice are neither nice nor are they pets nor are they friends with other animals, and they have to be exterminated! Not to mention this prince in baby blue clothes – seriously? How old are you? And he is such a wimp that he does not even ask her name? Or catch up with her when she flees? Lastly, the glass shoe…how uncomfortable must it be? And so delicate… and if the good fairy made it to your size…how can you lose it?

Ok, I am exaggerating; truth is though, Cinderella and the 80s’ ad for Mulino Bianco have kind of shaped my thinking.

As an adolescent, in those difficult teen years, when you do not understand what is going on, you do not like yourself and you cannot ask Google, I hoped that the good fairy would materialize or a miracle would happen (depending on your belief) and everything would be fine!

In my instance the miracle has not happened yet, and as for prince charming….no comment!

I have always struggled with the idea that a girl is someone unlucky who needs a saviour; I have had a strong sense of justice from a young age. One of my first (lost) “battles” was with the church I attended, where catechism was taught in mixed classes until the age of 10, and then boys and girls apart. And to make sure there was no interaction, the courses were held in two different locations: girls at the nuns’, boys in the church hall. My reasoning was: if in everyday’s life girls and boys, of any age, live together, why does the church keep us apart? Should it not teach us how to live together? I lost the battle so I chose volleyball practice over catechism!

The following “battles” were at home. I have a younger brother. My parents were very traditional: my mother expected me to look after my brother not as much as a babysitter, which could have been understandable, but as a carer. As teenagers, my mum expected me to keep his wardrobe and his desk tidy! Not to mention cooking and cleaning the kitchen, which was always down to me? And this continued even when he learnt to use the washing machine before me! Needless to say, I never tidied up his wardrobe or his desk! Then came going out in the evenings: even once I started working and was in my late twenties, my mum would wait up for me with the key in the door, which forced me to ring the bell, to tell me that good girls do not come home at 2am! How irritating, given that all I had done was being at some friend’s house and chat!

I only managed to flee the nest aged 32, to live on my own. I had tried to earlier, wanting my freedom and jealous of my (language) school mates who, coming from outside Milan, would live on their own or sharing. My parents did not want to know, using the guilty trap that Italian parents are known for: why, do you not like living at home? What do you miss?

You understand then why, when the chance to go to London presented itself, I had to say yes! I was 34 years old.

I was a hopeless spinster: in Italy I never had a boyfriend, apart from a couple of summer flings in my mid twenties. I do not know why: not many male friends and I do not know what else. Or maybe because I never liked Italian men: they are too chauvinistic for my liking!

On the other hand it meant I could leave without having to deal with a partner left behind or, even worse, choosing between leaving and a partner.

My love life in London has been more intense, I have made up for lost time! I met my ex-husband in a salsa club two months after arriving: it was clear we were not suited, he completely lacked rhythm! He is probably the only African lacking it!

Jokes aside, we were not meant for each other: it was clear to me but I thought I could “make do”. My family was not pleased with me seeing an African man, nor did they accept our marriage. My dad did not come to the wedding; my mum has a face like thunder in one of the pictures! I then used the guilt trap, “playing” with their catholic faith (what are you taught in church? Are we not all the same in front of God?); slowly, they came around. When my daughter, their first grandchild, was born, all was forgotten. It did not save my marriage though.

The main issue was his African mentality, in my opinion (and experience) worse that the Italian men’s. The man is always right, even when he is clearly wrong, and their favourite pastime is discussing African politics with other African men. His main fault was his constant complaining of the English lifestyle, one that I had completely accepted!

I decided to divorce and I am not going to tell you – at least this time – what a financial and emotional nightmare the divorce has been, with consequences that still affect my life today.

About a year and a few flings later I met my ex partner on one of the first online dating sites. It was love at first sight, at least for me: a week after meeting we were living together. I was convinced I had met my prince, he too a black man, London born from Caribbean parents. We were together for about 3 and a half years: he left when our son was about 6 months old. We fought all the time, and I later found out why: alcohol and spiffs, even crack during my pregnancy. I never doubted his love at the time, but I found out later that he had seen other women. When he left, I thought he loved me and the children so much that he would come back “redeemed”; I found out a few years and countless lies later that he had a younger girlfriend who had given him a son.

Splitting from this man was more difficult than from my ex, and only 2-3 years ago I finally accepted that he would not be with me in our old age, that he was the wrong person for me and I better forget him.

The turning point was when I fell ill with meningitis in 2014: I was in hospital for two months and it took me two months to recover. It is true that when you are ill you realize what matters in life and whom you can trust. My ex-husband, whom I had recently “reconciled” with because of our daughter, made the time to come and see me in hospital, stop by my house to fetch things I needed and take the children to see me. My ex boyfriend never turned up, not even during my recovery.

We did not go back to Italy as usual that Christmas, I was still unwell, and so my children and I spent it in London for the first time after many years. We had a nice, quiet Christmas, with me cooking the turkey – a British tradition – for the first time: I burnt it because I was afraid it was not cooked enough! We still enjoyed it! That Christmas was the first time I realised that my family is made of my children and myself. I had lived years riddled with guilt for not giving my children the “traditional” family. I then understood we were not missing out, and we are complete as we are. My children have grown up peacefully; they seem happy and balanced despite their crazy mum!

That Christmas changed me. I realised I am fine by myself and that I am not prepared to make do in order to have a man by my side. I learnt how to say no to what I do not like, and to say what I want. I would rather be alone than with the “wrong” man.

The following year, for my birthday party, I invited both my exes, without their knowing, and took a picture of them together, whose title is: mistake 1 and 2. I can’t change my past, so it is better to make peace with it.

I have not given up on a happy ending yet, even though I have only met frogs so far! The type of man I like, of Caribbean origin and at least 6 feet tall, of my age already have grown-up children, they can already be grandparents (they start early!) and they do not want to start again (my son is 8). I know very well that my children come before any men.

I recently decided to make age allowances, and to accept that a younger man may be suitable. Well, it did not make much of a difference!

The last example: a 35-year-old “boy” who, after a hot pursuit, suddenly “disappears”. I, notoriously impatient and a strong believer that every moment counts, text him to say that I give up, given that he is either very busy or with someone else. His answer: I shall find the time for you, believe me. To which I answer: please bear in mind that I am no spring chicken! For the record, he has not been in touch since!

I read  my daughter Cinderella, and used to  tell her afterwards that women do not need Prince Charming to be happy. I found a brilliant book, “Princess smartypants”,  where a princess proves her father that  she is better off on her own as  all the princes are unsuitable.

I hope  story will not repeat itself!

 

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#Qui Londra – Liverpool Street Station

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L’ingresso su Bishopsgate visto dall’interno

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L’ingresso da Liverpool Street

Seconda puntata della serie alla scoperta di Londra. Oggi vi parlo di Liverpool Street Station. Per chi e’ stato in visita a Londra, il nome vi sara’ senz’altro familiare. Infatti, per chi atterra a Stansted e raggiunge Londra con lo Stansted Express o il bus Terranova, Liverpool Street e’ la stazione di arrivo – o partenza.  La stazione, nel cuore della City, e’ il punto nevralgico per chi ci lavora. Infatti, a Liverpool Street:

  • transitano varie linee della metropolitana: Hammersmith e City line, Circle line e Central line;
  • la London Overground collega il nord di Londra – Enfield, Chingford e Cheshunt – “povero” di metropolitana, alla City;
  • Abellio Greater Anglia (treno) collega Stratford, e quindi l’est di Londra;
  • Abellio Greater Anglia collega inoltre Norwich, Ipswich, Braintree, Southend e Clacton-on-Sea (east England).

Per darvi un’idea, nell’ora di punta (rush hour) mattutina (tra le 8 e le 9.30) transitano dalla stazione circa 75.000 persone, me compresa! Io usufruisco della London Overground, un treno locale che in 20 minuti mi porta da Seven Sisters a Liverpool Street, e viceversa.londra-liverpool-street-station

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Alcuni dei negozi

Nella stazione c’e’ sempre un gran via vai di persone, a quasi ogni ora del giorno ma soprattutto tra le 8 e 9.30 del mattino e 5-7 della sera. All’interno della stazione ci sono negozi di alimentari, soprattutto di cibo di asporto: qualcosa di caldo per il viaggio, e per tutti i gusti. C’e’ Starbucks, un Costa coffee, un pub ristorante, negozi di abbigliamento, Boots (farmacia), telefonini….e molto di piu’.

La stazione fu originariamente costruita nel 1865 per collegare Londra e Norwich, e venne espansa nel 1875.

Il 13 giugno 1917, durante il primo bombardamento della guerra sulla capitale inglese, la stazione venne colpita: morirono e furono ferite centinaia di persone. Dopo la Guerra, 1000 dipendenti della ferrovia che persero la vita nel conflitto vennero commemorati con una targa, svelata il 22 giugno 1922 da Sir Henry Wilson, allora uno dei piu’ alti ufficiali dell’esercito inglese. Anche lui e’ ricordato con una targa nella stazione, in quanto fu assassinato dall’IRA lo stesso giorno sulla via del rientro a casa.

A Liverpool Street arrivarono migliaia di bambini ebrei subito prima della seconda Guerra mondiale, parte della missione di salvataggio chiamata “Kindertransport”. A memoria di cio’, dal 2006 (in sostituzione di una precedente opera), all’ingresso di Liverpool Street si trova una statua in bronzo che rappresenta un gruppo di bambini ed un binario, con una targa commemorativa.

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In tempi storici piu’ recenti la stazione, precisamente la metropolitana, subi’ un attentato da parte dell’IRA il 24 aprile 1993, nel quale mori’ una persona e 44 furono ferite. A seguito di questo attentato, fu creato un anello di ferro (a ring of steel) intorno alla City: e’ il nome dato al sistema di sicurezza e sorveglianza tramite CCTV creato a protezione della City. Nonostante cio’, durante gli attentanti del 7 luglio 2005, 7 persone morirono a bordo di un treno della metropolitana appena partito da Liverpool Street station.

Io quel giorno lo ricordo molto bene: una giornata di sole, mia mamma era in visita, io avevo un appuntamento dal dottore, presi un taxi per andare al lavoro. Il taxi mi lascio’ a Shoreditch, “oltre non si puo’ andare – mi disse il tassista – sembra ci sia un guasto alla metropolitana, e’ tutto bloccato”. Scesi, e mi avviai a piedi, brontolando per i soliti disservizi. Passai davanti alla stazione, ricordo un po’ di confusione, ed il fatto che il telefonino non prendeva. Anche qui gli accidenti, pensando fosse solo il mio; seppi dopo che tutta le linee dei cellulari erano cadute. Solo una volta in ufficio, pian piano, emerse la verita’, una cosi’ agghiacciante ed angosciante da lasciare tutti noi sgomenti. Quel giorno ci lasciarono andare a casa di primo pomeriggio, un viaggio quasi tutto a piedi fino a trovare un autobus, uno dei pochi. La gratitudine di poter rivedere la mia famiglia.

Torniamo alla stazione: ci sono tre ingressi, da Bishopsgate, Liverpool Street e Broadgate.

Intorno alla stazione, su Bishopsgate e poi a Moorgate, uscendo dalla parte di Broadgate, ci sono diverse fermate di autobus che collegano varie parti della citta’, con il 242 ad esempio che arriva fino a Tottenham court road o il 15 a collegare la parte est della citta’.

In Bishopsgate, appena fuori dalla stazione, c’e’ un piccolo gabbiotto che vende giornali e riviste: non so con esattezza da quanto tempo e’ li’ ma sicuramente tantissimi anni! Ci sono poi i distributor di giornali gratuity e di Evening Standard la sera, il giornale – ora gratuito – di Londra.

Di fronte all’uscita c’e’ una stazione della polizia – non tanto evidente ma c’e’. Poliziotti a piedi pattugliano regolarmente la stazione, e stazionano all’ingresso della City.

A circa 200 metri sulla sinistra della stazione, uscendo su Bishopsgate (spalle alla stazione dunque), c’e’ il “Bishopsgate Institute”, una piccolo culla culturale. E’ infatti un centro che offre svariati corsi per adulti; io ne frequentero’ uno di scrittura creativa prossimamente – preparatevi!

E poco dietro l’istituto si trova Spitafields market, un vero e proprio mercato al coperto che esiste da 350 anni: alla prossima puntata!


ENGLISH TEXT

London calling – Liverpool Street Station

Discovering London, part two. Today I am going to talk about Liverpool Street Station.

This should be a familiar name if you already have visited London. Indeed, if you land at Stansted and travel to London by Stansted Express or the Terranova bus, Liverpool Street is your end destination – or where you leave from.

The station is located in the heart of the City, and it is crucial for the City workers. Indeed, in Liverpool Street we have:

  • The underground: the Hammersmith and City Line, the Circle Line and the Central Line;
  • The London Overground, which connects an underground-poor North London – Enfield, Chingford and Cheshunt -,to the City;
  • Abellio Greater Anglia (train service) connecting Stratford and East London;
  • Abellio Greater Anglia also connecting Norwich, Ipswich, Baintree, Southend and Clacton-on-Sea (eastern England).

Just to give you an idea, during the morning rush hour (between 8 and 9.30) there are 75,000 people going through the station, including me! I use the London Underground, a local train, for a 20-minute journey from Seven Sisters to Liverpool Street, and vice versa.

The station is always busy throughout the day and above all between 8-.30am and 5-7pm. Inside the station there are food shops, especially take-aways: a varied offer of something hot for your journey. There is Starbucks, Costa, a pub serving food, clothes shops, Boots (pharmacy), mobile shops….and much more.

The station was built in 1865 to link London and Norwich, and was enlarged in 1875.

On 3rd June 1917, during the first bombing in London, the station was hit: hundreds of people either died or were injured. After the war, 1,000 train employees that died during it were remembered with a plate that was uncovered on 22nd June 1922 by Sir Henry Wilson, who was then one of the highest-ranking officers of the British Army. There is a plate to remember him too in the station, as he was murdered by the IRA on the same day on his way back home.

Thousands of Jewish children arrived in Liverpool Street just before the Second World War during the “Kindertransport” rescue mission. In its memory, a bronze statue sits by the Liverpool Street entrance since 2006, a replacement of a previous one. It shows a group of children and a track, and there is a plate.

More recently, on 24th April 1993, the station or rather the tube suffered an IRA attack that resulted in one person dying and 44 being injured. Following this attack, a ring of steel – the name of the security and CCTV surveillance system – was then created around the City for protection. Notwithstanding this, 7 people died aboard an underground train that had just left Liverpool Street during the 7Th July 2005 bombings.

I remember that day very well: it was a sunny day, my mum was visiting, I had a GP appointment, and I was in cab on my way to work. The cab driver left me in Shoreditch: “we can’t go any further – said the cab driver – there seems to be a breakdown on the tube, we can’t go any further”. I got off and started walking, complaining about the usual disservice. I passed the station, I remember the confusion, and that I could not make any calls with my mobile. I was not happy, I thought it was only mine playing up; I found out later that there was no reception. Once in the office, the truth slowly came out, one so dreadful and distressing that we were all dismayed. That day we were allowed to leave early, a trip almost on foot until I found a bus, one of the few running. I was so grateful I could see my family again, when many could not.

Back to the station: there are three entries, Bishopsgate, Liverpool Street and Broadgate.

Around the station, Bishopsgate and Moorgate side, from Broadgate, a number of buses stop, and they linked various parts of the city: the 242 gets as far as Tottenham Court Road, or 15 links the eastern side of the city.

In Bishopsgate, not far from the station, there is a booth that sells newspapers and magazines: I do not know how long it has been there for; it has been a long while! There are then people handing out the free newspapers/magazines and the Evening Standard, in the evening, which is the now free London paper.

Opposite the station there is a police station – it is not very obvious but it is there. Policemen on foot regularly patrol the station, and they are stationed at the entrance to the City.

Approx 100 yards from the station, on the left with your back on the station Bishopsgate side; there is the “Bishopsgate institute”, a small cultural centre. Here a number of courses for adults are held; I am going to attend a seminar there on creative writing – you are warned!

Behind the institute there is Spitafields Market, a real indoor market that has been there for 350 years: this will be my next topic!

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Qui Londra – si parte!

Si parte! Ovvero…cosa succede quando l’expat torna in Italia, suo malgrado!

Nella mia lunga residenza londinese, ho perso il conto delle volte che sono tornata in Italia, prima da sola, poi con i figli: vacanze pasquali, estive, natalizie. Appena potevo partivo, in fondo ai miei avevo detto che sarei tornata dopo 3 mesi! E poi con i bambini, per permettere loro di conoscere le loro radici italiane e la mia famiglia. Viaggi per me sempre un po’ all’insegna della sofferenza, con una grande voglia di rientrare subito a Londra, “casa”. Viaggi comunque a distanza di qualche mese uno dall’altro, quindi sopportabili.

Poi un giorno arriva il lavoro sognato da sempre, con un piccolo particolare: viaggi mensili in Italia! Viaggio ormai da 5 anni, e sempre meno volentieri!londra-si-parte

Prima che mi diate della matta – ma come, non ti piace tornare in Italia? come sei fortunata! vi sento dire – passo a spiegare, dandovi un primo dato indicativo: dal marzo 2012, cioe’ un anno dopo avere iniziato a viaggiare per lavoro, ho volato per ben 46.567 miglia, cioe’ quasi 75.000 chilometri! Ho passato 5.558 minuti su un aereo. E’ come se avessi fatto da polo a polo per 3 volte!

Con gli anni poi sono diventata un po’ come George Clooney in “Up in the air”, film del 2009. In questo film, il bel George gira di continuo l’America, di aereo in aereo, per licenziare gente – e’ il suo mestiere. Viaggiando cosi’tanto, sviluppa delle piccole manie, insofferenze e scorciatoie nelle quali mi sono riconosciuta in pieno!

L’unica differenza con il George del film, (be’ non solo l’unica!), e’ che io la la valigia la faccio sempre all’ultimo momento, ed e’ sempre piena di vestiti che poi non mettero’ mai, in fondo sto via solo 3 o 4 giorni. La mia filosofia e’: non si sa mai! Anche perche’ io mi vesto a seconda dell’umore – in genere pessimo! – del mattino! Cosi’ ho questa valigia enorme, rosa per distinguermi, nella quale stipo di tutto, anche il laptop del lavoro: infatti oltre alla borsa, non mi piace avere altro con me!londra-si-parte

Agli inizi, viaggiavo Easyjet per poi passare a British Airways quando la mia destinazione divenne Torino, e quindi partenza da Gatwick. Da North London, era taxi fino a London Bridge e poi treno. Dopo che mi capito’ di perdere l’aereo, e per Torino ce n’e’ uno solo al giorno, cambiai strategia: taxi da casa all’aereoporto. Trovai una compagnia di taxi privata a prezzi molto convenienti, che da allora uso anche quando viaggio con i figli: l’autista ti viene a prendere all’orario stabilito, e – salvo traffico – ti lascia all’aeroporto senza stress e senza fermate! Per fortuna io parlo poco perche’ l’inglese degli autisti e’ quasi inesistente! Poi per qualche strano motivo non accendono mai il riscaldamento, quindi guai a togliere il piumino!

L’insofferenza comincia all’aereoporto: c’e’ sempre qualcuno in coda davanti che non ha ancora capito che se ti porti la casa, come faccio io, ti devi limitare a 23kg di bagaglio! Quindi scene fantozziane di gente che cerca di “alleggerire” la valigia, con il risultato di 10 borse a mano! Scena tipica a Heathrow.

Al controllo bagagli, c’e’ ancora chi non ha capito che deve togliere la giacca, oppure la cintura, oppure il laptop dalla borsa; oppure e’ vestito tipo “cipolla”, e ci mette 5 minuti e tre cestini! Oppure ci sono le scarpe che i raggi rossi per qualche strano motivo non gradiscono, quindi devi togliere anche quelle – a caso, non lo sai prima se la tua calzatura piacera’ alla macchina! O chi non sa dei liquidi: ma da quanto non viaggi?

Dopo aver attraversato l’aereoporto, arrivi al gate: io per fortuna ho la tessera BA che mi da’ priorita’ di imbarco, e scelgo sempre il posto vicino al finestrino, almeno una volta sistemata non mi rompe piu’ le scatole nessuno!

Resta il mistero dell’unico volo giornaliero di BA su Torino (a volte due durante la stagione invernale) con il risultato che l’aereo e’ sempre pieno! Poi non capisco perche’ la gente si ostini a portare i trolley sull’aereo: e’ cosi’ comodo metterli in stiva! Le cappelliere dovrebbero essere solo per le giacche/cappotti. Perche’ poi se tutti avessimo un trolley non ci sarebbe posto per tutti! Io propongo il divieto di portare il trolley a bordo!londra-si-parte

L’ Aeroporto di destinazione e’ la prima cosa del paese visitato con cui il viaggiatore si confronta. Io odio il fatto che a Milano ti venga a prendere il bus, scesi dal quale c’e’ poi la corsa per il controllo passaporti. Ma che fretta c’e’? tanto dobbiamo passare tutti (e stendiamo un velo su come controllano i passaporti in Italia!).

Io, vista l’eta’, appena sbarcati devo andare in bagno, e rimango sempre schifata dallo stato dei bagni degli aeroporti. In particolare, odio il fatto che a Linate non posso decidere io quando tirare l’acqua!

Alla fila del taxi c’e’ sempre poi quello che si avvicina per bisbigliarti “taxi, signora”? ed un giorno sono certa rispondero’ che non ho scritto fessa sulla fronte!

E sono dunque in Italia, sia Torino, Milano, Venezia o Roma. L’impressione e’ sempre quella: di essere in un altro mondo, anche se i paesaggi sono ormai famigliari, Milano poi e’ la mia citta’ di origine.

Torino mi “piace”: soggiorno da sempre in un bellissimo albergo in centro, dove mi conoscono per nome e mi trattano sempre benissimo, vado molto d’accordo con i miei colleghi e poi e’ la citta’ della Juventus, tutt’ora la “mia” squadra! Rispetto alla Milano snob, mi sembra una citta’ con meno pretese, piu’ a misura d’uomo. E’ anche vero che la mia esperienza si limita al centro citta’.

Milano e’ sempre la mia citta’: la trovo diversa eppure sempre uguale. I ricordi di una vita non molto lontana riaffiorano: qui c’era l’ufficio, qui si andava a pranzo, qui c’era il cinema. Anche qui ho la fortuna di soggiornare in un bell’albergo in centro.

Venezia ha un aereoporto che mi piace molto, con dei pavimenti che sembrano quadri. Roma….e’ caos totale!

L’impressione dell’Italia? E’ che viaggi al rallentatore. E’ ancora l’Italia dove la donna in TV e’ quasi sempre solo una bella presenza (vedi le veline) oppure di contorno. Dove agghiaccianti fatti di cronaca fanno spettacolo la mattina; dove le conduttrici hanno le facce super tirate per tentare di sembrare ancora 20enni invece di essere orgogliose della loro eta’, con quei obbligatori tacchi 12….ma davvero la donna in Italia e’ tutta qui?

Giravo da sola per Milano, in una pausa di lavoro, e vedevo i ventenni di oggi, tutti vestiti all’ultima moda, anche se poi stanno malissimo con quello che indossano! Gli uomini sotto i 30 anni che si salutano come si fa in UK o in USA, senza sapere cosa vuol dire ma soprattutto…sono ridicoli!

Ricordo ancora lo sguardo di disgusto, tipicamente milanese e tipicamente della Milano “bene”, che una signora 60enne, molto elegante e ben vestita, che io ammiravo, mi diede mentre aspettavo dietro di lei ad un ristorante. Lei magrissima, capelli perfetti, trucco anche, un bellissimo tailleur, stivale al ginocchio. Io, capello selvaggio, corporatura super abbondante (già, questo un problema!), con un semplice paio di pantaloni neri, top e giacca nera, eppure nello stesso ristorante di lusso! Un tempo quello sguardo mi avrebbe ferito nel profondo, in quell’occasione poco, tant’e’ che ne parlai subito al mio collega che, da bravo uomo, si era perso la scena!

Ho imparato a fregarmene del look sempre super ricercato, della borsa che si appaia alle scarpe, delle marche, ecc ecc, e noto con curiosita’ che in genere la gente pensa che io sia straniera e mi parla in inglese! Fatto che mi diverte e mi fa anche piacere!

Cosa straordinaria del mio viaggiare: pur avendo dei letti molto confortevoli, non riesco mai a dormire bene, soprattutto la prima notte. In genere mi servono 2 o 3 giorni di assestamento, quindi quando finalmente mi sistemo e’ ora di ripartire!

E poi arriva il momento del rientro: da Torino il volo e’ spesso in ritardo! Ma gia’ sull’aereo respiro aria di “casa”, ed appena atterro – sia Gatwick sia Heathrow – tutto e’ familiare: i posti, la gente, i negozi, l’aria che respire.

Arriva il taxi, salgo, chiamo casa….sto arrivando! Ed il post su Facebook, inevitabile: “home sweet home”. Fino al prossimo viaggio!

elena londra selfie

Qui Londra: a voi mondo!

Cari amici vicini e lontani, buongiorno, buongiorno ovunque voi siate! (parafrasando la famosa frase di Nunzio Filogamo, primo intrattenitore televisivo della TV italiana).

Mi sento molto Sandro Paternostro, famoso corrispondente da Londra in tempi recenti.IMG_2155[1]

Oggi il vostro corrispondente da Londra sono io!

Mi presento: sono Elena, ho 51 anni e vivo a Londra dal 3 Maggio 1998, era il primo bank holiday di Maggio. Ho due figli nati e cresciuti qui: Lisa, 14 anni, e Alex, 8 anni. Ho anche un figlio peloso, il nostro gatto, Stripey. Sono una mamma single e lavoro a tempo pieno nella City per un sindacato dei Lloyd’s of London. Mi sento perfettamente integrata, e considero Londra come casa.

Londra e’ una citta’ conosciuta in tutto il mondo; probabilmente l’avrete visitata oppure l’avete vista in televisione o in foto. In genere pero’ la Londra che viene rappresentata e’ quella del West End, la zona piu’ influente, dove c’e’ Buckingham Palace, il Parlamento e Big Ben, la ruota e cosi’ via. Il mio intento e’ quello di farvi conoscere la Londra che non si vede, o della quale non si parla. Vi portero’ alla scoperta di altre zone, oltre a farvi vedere come si vive.

Facciamo delle premesse geografiche.

Londra si divide in cinque zone geografiche: Central London (centro), West London (ovest), East London (est), North London (nord) e South London (sud). North e South London sono a loro volta suddivise in North West e North East, e South West e South East, mentre West e East possono essere West Central e East Central.

I codici postali danno subito un’idea della zona in cui si trova un indirizzo; la prima parte identifica la zona (generalmente usato), mentre la seconda parte identifica la via e il numero. Per esempio, SW1A 1AA e’ il codice postale di Buckingham Palace. SW significa che si trova a South West. 1 e’ la zona all’interno di SW dove si trova il palazzo (le aree sono sotto divise da 1 a 3). La City, cuore finanziario di Londra, e’ identificata da EC, con le zone da 1 a 4. EC3 per esempio e’ l’area vicino al palazzo dei Lloyd’s of London.

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Leadenhall market da Gracechurch street

Un’altra divisione geografica e’ data dal Tamigi. Si parla di abitare a “north” o “south” of the river, e in genere chi abita al nord del fiume tende a rimanere a nord e viceversa. Io ho sempre abitato a nord.

Un’altra ancora e’ data dalle “zones”, per quanto riguarda i trasporti. Londra si estende dalla zona 1 (centro) alla 6, con prezzi che variano a seconda della distanza. I trasporti pubblici coprono un’area molto vasta, tra autobus (alcuni anche notturni), metropolitana (tube) e treni locali e non.

Oggi vi voglio far conoscere Leadenhall Market (EC3V), un vero e proprio mercato al coperto che si trova all’interno della City, con accesso da Gracechurch Street o Lime Street o altre piccolo stradine conosciute agli addetti ai lavori. La metropolitana piu’ vicina e’ Monument ma si trova anche a breve distanza da Liverpool Street station o Bank, ed e’ a fianco del palazzo dei Lloyd’s of London, il tempio mondiale assicurativo.

E’ uno dei mercati piu’ vecchi di Londra, le cui origini risalgono al 14esimo secolo, ed e’ aperto dalle 10 alle 18 dal lunedi’ al venerdi’. Ci sono negozi/bancarelle di cibo fresco: carne, pesce e formaggio. Ci sono anche un negozio di fiori, un paio di cartolerie, ristoranti, negozi di abbigliamento, oculista, ferramenta un’edicola ed un pub.

Il pavimento e’ fatto di pietrini, camminare con i tacchi richiede una certa abilita’ e sicurezza. I colori sono verde,qui-londra-mondo marrone e crema. L’entrata principale e’ da Gracechurch Street. Il mercato venne restaurato negli anni 90-91, ed e’ classificato come “Grade II listed building”. Questo vuol dire che ha un interesse storico, ed ogni eventuale modifica deve essere approvata ed eseguita senza snaturarne il carattere originale.

Il mercato appare in alcuni film. Il piu’ famoso e’ “Harry Potter e la pietra filosofale”, nel quale rappresenta l’area di Londra tra “The Leaky cauldron” e “Diagon Alley”. https://www.youtube.com/watch?v=rQLfqdLZ49A

Si vede anche nel video del 1991 degli Erasure, “Love to hate you“. https://www.youtube.com/watch?v=ygLy02y7_n8

La maratona dei giochi olimpici del 2012 passo’ anche per il mercato.

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Per chi lavora nella City, e nel mondo Lloyd’s in particolare, il mercato e’ soprattutto un punto di incontro. Il pub”Lamb Tavern”, in particolare, e’ il favorito. Spesso e volentieri parte del mercato e’ “occupata” dai client del pub che, non trovando posto all’interno, consumano birra e vino all’esterno, in un vivace cicaleccio; il lavoro e’ l’argomento principale ma non solo. Ogni occasione e’ buona per andare al pub; le piu’ comuni: festeggiare un compleanno, “dare l’addio” ad un dimissionario, dare il benvenuto ad un nuovo arrivato, celebrare il venerdi’, e via discorrendo.

Durante l’ora di pranzo, c”e chi siede ai tavolini esterni del “M bar” – si’, anche di’inverno – oppure da Pizza Express o Eat o nei ristoranti, o semplicemente acquista il pranzo per poi tornare in ufficio e pranzare alla scrivania, abitudine molto diffusa e che mi appartiene.

Data la vicinanza al palazzo dei Lloyd’s, i frequentatori del mercato sono soprattutto legati al mondo assicurativo, riconoscibili dall’abbigliamento, soprattutto gli uomini: il vestito, inteso come giacca e pantalone, e’ tipicamente gessato, a righe piu’ o meno sottili, oppure monocolore: blu, nero o grigio L’abbigliamento delle donne e’ un po’ piu’ libero: puo’ essere un tailleur (sempre monocolore, in genere nero) o un vestito; nessun colore vistoso ne’ minigonne.

Si avvicina Natale, e anche il mercato e’ decorato a festa e con un bell’albero. E si festeggia: ristoranti e pub sono ancora piu’ gremiti del solito!

Londra: che tempo fa?

Oggi vi parlo del tempo, quello meteorologico per intenderci.
Il tempo, o il lamentarsi del tempo, e’ uno degli argomenti preferiti dei britannici e, da buona inglese d’adozione, anche il mio.
Ci si lamenta perché fa freddo, perché piove, perché nevica, perché fa caldo…insomma, c’e’ sempre da dire!
Le stagioni in UK non esistono….praticamente si passa da un inverno all’altro! Scherzo ovviamente! Però non abbiamo stagioni così definite: capita che in primavera continui a piovere e a fare freddo, o che faccia caldo in autunno…
Capita che nevichi, e la città quasi si paralizza. Tipica e’ la chiusura di Heathrow, che coincide con il periodo più busy dell’anno, Natale! Ma se gli aerei atterrano in Svezia, possibile che a Londra bastino 5 cm di neve e si chiude l’aeroporto? Ogni volta che succede sono polemiche, abbiamo imparato la lezione, non succederà più ed alla nevicata successiva….stessa storia! Ma al freddo ci siamo abituati, e con il freddo ti puoi coprire e stare al caldo.
london childrenCapita anche che faccia caldo….molto caldo! Il 1 luglio avevamo 34 gradi…che saranno mai, direte voi lettrici che abitate in paesi molto caldi. Ve lo dico io: insopportabili! Eh sì perché al caldo “noi” inglesi non siamo abituati, ed io poi lo soffro in modo particolare. Sto bene solo in presenza di aria condizionata!
Anche l’estate scorsa ci fu un periodo molto caldo, durante il quale non si trovava un ventilatore nemmeno a pagarlo oro! Allora quest’anno, appena letto sul giornale che avremmo avuto un “heatwave” (ondata di caldo), mi sono subito munita di ventilatore, trovandolo pure scontato. Grande acquisto! Senza questo prezioso congegno non avrei potuto dormire!
La temperature si e’ già rinfrescata….siamo sui 20 /23 gradi con quella fantastica brezzolina londinese che ti tiene bello fresco….perfetto! il mio tempo ideale! Le previsioni parlano di nuovo caldo in arrivo, anche 39 gradi dicono….io già mi sento male!
Il caldo così soffocante, oltre a rendere inutile farsi la doccia!, rende tutti più insofferenti. Io per fortuna non devo prendere la metropolitana, perché ho sentito che le temperature nelle carrozze sono da tropici!
Ma con il sole, come detto in un precedente post, Londra e’ bellissima. Tranne casi eccezionali, c’e’ sempre una leggera brezzolina, il cielo e’ blu, i parchi si riempiono di gente, la domenica vai di barbecue – per chi lo sa fare, io no – e via libera ai vestiti estivi!
Tipicamente nella City appena fa un po’ caldo la gente si riversa fuori dai pub a bMETEO 1ere e socializzare, METEO 2con un brusio di voci che abitualmente non si sentono.
Nella nostra nuova casa abbiamo finalmente un bel giardino, ed io ho deciso di attrezzarmi in modo
da poterlo godere appieno: ora sono fiera del mio giardino da copertina! Grazie al gazebo possiamo stare fuori anche se piove. A parte che da buoni inglesi anche noi non ci facciamo spaventare da due gocce di pioggia: nessuno di noi ha l’ombrello per esempio. Se piove forte, abbiamo tutti le giacche idrorepellenti con il cappuccio.
Insomma, il tempo inglese io ho imparato a conoscerlo ed apprezzarlo, e mi va bene così come e’. Anche se me ne lamento.

Stripey, un gatto londinese!

Stripey, gatto londinese, e’ nella nostra famiglia da poco più di 2 anni, ed e’ il migliore amico di mio figlio – anche se chi gli da’ da mangiare/acqua e gli pulisce la lettiera sono io!
Il suo arrivo e’ dovuto….ai topi! Ma procediamo con ordine.
All’età’di 32 anni, quando finalmente spiccai il volo lasciando casa dei miei, decisi di prendere un gatto: era una femmina, bianca, con delle chiazze scure ed il pelo lungo, che chiamai Lucy. Era praticamente mia figlia! abbiamo vissuto in simbiosi finché io non sono partita per Londra, ed ho pianto quando l’ho lasciata!
A Londra avere un gatto all’inizio non era possibile; poi, quando cominciai ad avere topi per casa, gli amici cominciarono a dirmi di prenderne uno. Non lo feci per anni, convinta che non avrei potuto gestire il topo morto.
Qualche anno fa, presa dalla disperazione dovuta all’assedio dei topi, mi arresi: proviamo! L’idea era che sarebbe stato un bene anche per i bambini, avevo letto che se si prendono cura di un animale si responsabilizzano prima. E mio figlio aveva bisogno di colmare il vuoto della mancanza del padre.
Con Stripey per mio figlio e’ stato amore a prima vista, contentissimo anche del fatto che era un maschio: in una casa di donne sentiva la mancanza di altro testosterone.

Stripey e’ un vero gatto: indipendente, non particolarmente affettuoso – mai che si avvicini per una carezza – però si lascia prendere e “stropicciare” da mio figlio. A suo modo dimostra il suo affetto: viene a salutarmi la mattina, mi segue fino in bagno – la privacy in bagno e’ un lontano ricordo! – e scende le scale con me. La sera, se scrivo al computer come ora, mi sta vicino, sul pavimento o sulla sedia. E anche da me si lascia “stropicciare”.
Io e lui facciamo anche dei discorsi, in genere lui mi chiede di uscire ed io dico di no! Sì perché lui da bravo gatto ama uscire in giardino, saltare in quello dei vicini e nascondersi non so dove.
Devo dire che da quando c’e’ lui topi in casa zero però nella casa precedente me ne portò in casa uno vivo ed uno morto – per chi segue i miei post saprà della mia fobia per i topi! – e rischiò il licenziamento! Nella casa nuova ho il terrore che porti dentro qualcosa, quindi lo guardo a vista. Siccome non abbiamo il cat flap, gli devo aprire la porta e prima mi accerto che non abbia niente in bocca!
Un paio di volte e’ rimasto fuori di notte – ah sì perché se non vuole rientrare non c’e’ verso ed io, dopo un furto in casa di notte, quando e’ buio ho paura ad aprire la porta del giardino – ed un paio di volte l’ho “beccato” che giocava con un topo nel mio giardino! Quindi di aprirgli la porta non se ne parlava! Per fortuna in entrambe le occasioni al mattino dopo non c’era traccia di “cadaveri”! e non voglio sapere cosa ne abbia fatto!
Evidentemente dormire fuori la notte non gli deve piacere più di tanto, perché poi al mattino e’ fuori la porta a miagolare per entrare! E l’ultima volta, quando non ha voluto tornare nemmeno il mattino, alla sera e’ arrivato appena l’ho chiamato! E sapendo di averla fatta grossa – era l’ultima volta del topo – poi mi stava sempre attorno con un’aria contrita! Ovviamente volgendomi il sedere, o con un’aria indifferente, ma della serie: mi sei mancata e non voglio dimostrartelo! Perché dove altro trova cibo ed acqua a disposizione ed un posto tranquillo per dormire? Dovrei fargli pagare l’affitto!
Devo dire che con il tempo ho capito che se anche non torna quando lo chiamo, alla fine torna quando ne ha voglia….sì perché per il gatto ho delle ansie che nemmeno per i miei figli! Soprattutto perché so che mio figlio ne soffrirebbe se succedesse qualcosa.
Andare in vacanza richiede anche organizzare la copertura per Stripey, e quindi la mia childminder viene giornalmente per prendersi cura di lui, diventando temporaneamente catminder!
Rimane comunque il fatto che anche se Stripey e’ un’altra responsabilità per me, gli sono affezionata. Poi abbiamo quella “telepatia” che si instaura tra gli animali e i loro umani: capisco subito se per esempio e’ scappato di casa la mattina, perché non mi viene incontro; riconoscerei il miagolio ovunque; e mi fa anche compagnia.
Stripey ha una sua personalità ed ha pure una sua pagina Face book (Stripey – a cat’s diary), dove racconta le sue giornate di gatto londinese.

Avremo una lunga vita insieme …. ma se si presenta con un topo – che so che e’ segno di affetto – io lo licenzio!!

                                             Gatti e ladri