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La partenza si avvicina

Da quando abbiamo deciso di lasciare il Kuwait, non penso ad altro che alla prossima partenza. Come sarà  la nostrapartenza-avvicina nuova avventura?

Sono fatta così io.  Ho bisogno di movimento, di cambiamento, di nuove sfide nella vita seno mi annoio.

Ho contato i giorni, mettendo una croce ogni mattina sul calendario… uno in meno… uno in meno… Adesso, sono rimasti solo 18 giorni. Come mi sento? Strana, confusa, spaventata, ansiosa. Direi che dopo 6 anni qui sia normale sentirsi così. Chissà cosa mi aspetta? Ho deciso di prendere un anno sabbatico: io, che senza fare niente non posso stare!

Oggi, sono andata a cancellare la Civil ID ed ho realizzato in quel momento che era la fine. Un capitolo si sta chiudendo.

Nonostante la paura, mi sento libera, curiosa, sollevata e con la mente piena di progetti. 

Nella nuova vita che mi aspettta avrò tempo a disposizione ed e’ proprio il “tempo” che mi e’ mancato in Kuwait. Sarà forse questo che m’impaurisce? Avere tempo per itrovarmi con me stessa?

Non importa quante volte uno si sia spostato, in quanti paesi sia vissuto. Credo che cambiare vita fa sempre paura. Si assume un rischio e, come dice il proverbio: “si sa quello che si lascia…”.

partenza-avvicinaSarà per questa ragione che tante persone rimangono ferme, nella loro “comfort zone”. Immagino che sia rassicurante per loro e si chiederanno “perché cambiare, perché prendere un rischio”? Avranno ragione? Non so.

Quello che so invece è che essere un expat è uno stato d’animo.

C’è chi ci prova a fare l’expat,  ma poi torna a casa. E ci sono poi gli altri, quelli che, una volta espatriati, non si fermano più, non tornano più perché oramai si sentono estranei proprio lì dove sono cresciuti.

È uno stile di vita che non tutti capiscono.

Per quanto mi riguarda, ho sempre voluto viaggiare e uscire dalla mia comfort zone; è una necessità. Questo, mi permette di andare oltre le mie angosce, di sfidare me stessa, di conoscere i lati nascosti della mia personalità, le mie forze ma anche le mie debolezze.

Cardiff mi aspetta e non vedo l’ora di  aprire questo nuovo capitolo.

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Animali ed espatrio: la mia esperienza in Kuwait

Siamo arrivati in Kuwait in due e lo lasceremo in quattro… con i nostri due migliori amici!

Quattro anni fa, mio marito ha portato un gattino a casa che aveva trovato fuori dal ristorante dove lavorava. Ricordo la prima cosa che ho pensato quando l’ho visto… “oddio, che bruttino!”.

Era una cosa piccolina e magra, bianco però con questa particolarità che lo rende unico, un occhio verde e uno blu. Io, ho sempre avuto cani quindi non ero abituata alla personalità di un gatto. Ha saputo farsi amare e adesso  siamo inseparabili.

Isabelle I mesi sono passati, crescendo Alaska è diventato un gatto splendido, dolce, affettuoso, giocoso… Fa parte della famiglia e da quattro anni ci fa compagnia e ci dà quest’amore che solo gli animali e i bambini ti danno, quest’amore incondizionato. Oramai, non potrei più stare senza di lui.

Io, non volevo prendere un’animale qui in Kuwait. Non perché non mi piacciono, anzi! Ma perché sapevo che il Kuwait sarebbe stato solo una tappa e non la destinazione finale. Quindi ero un po’ reticente all’idea di prendere un’animale perché sarebbe stato un impegno molto importante. Per cui, avevo detto a mio marito che bastava Alaska.

Un anno fa, ci siamo innamorati di Bentley… Il nostro bulldog Inglese che abbiamo adottato senza nemmeno pensare, che devo dire? ÈIsabelle bulldog stato un colpo di fulmine. Era stato abbandonato dal padrone che in pratica doveva tornare in America e per non portarlo aveva detto al rifugio che era un cane aggressivo e che aveva paura per i figli. Purtroppo, qui in Kuwait, si vede spesso. Gente che prende un’animale fino a quando ci sta però al momento di andare via che fa? Eh sì! Lo abbandona. Quando Bentley ci ha visto, è stato amore a prima vista per noi ma anche per lui… Ci è saltato addosso come se fossimo i padroni che non aveva visto da giorni. Da quel momento, non ci siamo più separati tutti e quattro!…

Fino a adesso, purtroppo…
Stiamo organizzando la nostra partenza e cerchiamo di fare tutto gradualmente per facilitare il trasloco. In effetti, dopo 6 anni in Kuwait non è facile. Il primo passo è stato fatto, mio marito è già via per lavoro e per trovare casa. Stare lontano da mio marito non è semplice però la compagnia di Alaska e Bentley ha aiutato molto devo dire. Sfortunatamente, ho dovuto separarmi anche di loro: Bentley, essendo un bulldog Inglese ed Alaska un gatto persiano, ho scoperto che non potevano viaggiare durante l’estate per motivi di salute. Queste razze hanno problemi respiratori e quindi viaggiare in aereo può essere pericoloso per loro quando le temperature sono alte. Per questo motivo, ci sono anche tante compagnie aeree che rifiutano di far viaggiare queste razze. Poi, il viaggio dal Kuwait finoanimali-kuwait all’Inghilterra è lungo. Quindi, per il loro bene, abbiamo deciso di mandarli pure loro in anticipo.

Non vi dico l’incubo per fare viaggiare un animale dal Kuwait in Europa! Vaccini da fare, carte e documenti da compilare, andare dal ministero per avere i permessi adeguati, documenti del veterinario, permessi della compagnia aerea… Ci vuole tempo e denaro… e tanta pazienza!

Menomale che eravamo aggiornati con tutti i vaccini per tutti e due… Spiego.

Qualsiasi animale che viaggia dal Kuwait in Europa o un altro paese occidentale deve essere in regola con tutti i vaccini ed avere il microchip. Ma non basta.  Oltre alle vaccinazioni di routine, è richiesta la vaccinazione antirabbica, con il relativo test di attivazione anticorpi antirabbia (RNAT) – La data in cui è stato eseguito il test conterà sul periodo di tempo di attesa per viaggiare. Per il Kuwait, il periodo di attesa è di tre mesi (prima era di 6 mesi!). Quindi, abbiamo fatto tutto a Novembre per permettere loro di viaggiare a partire dal mese di Febbraio (Mese perfetto al livello di temperature).

gatta-isabelle-kuwaitInoltre è necessario eseguire trattamenti contro i parassiti esterni ed interni (quindi pulci, zecche, ma anche nematodi e cestodi:  i vermi, per dirla breve).

Una volta fatto tutto questo, si devono portare tutti i documenti dal ministero qui per fare confermare che gli animali possono viaggiare con il permesso del veterinario e della compagnia aerea.

Le regole delle compagnie aeree sono  molto severe. Io, ho dovuto fare viaggiare tutti i due in stiva perché oramai sembra molto difficile trovare compagnie aeree che accettano animali in cabina. L’animale deve viaggiare dentro il trasportino o contenitore adeguato e accettato dalla compagnia aerea per l’andata e ritorno.
L’animale dentro il contenitore deve riuscire a stare in piedi e girare su se’ stesso, non deve avere un cattivo odore con un fondo impermeabile. Si deve anche comprare un contenitore apposta per l’acqua che si può agganciare al trasportino.

Per non sbagliare niente, ho chiesto ad una agenzia specializzata nel trasporto di animali d’ occuparsi di tutto per me. Naturalmente tutto questo non è stato gratuito.

Isa e bulldogLoro si sono occupati di tutta la parte amministrativa e mi hanno tolto un un peso (la mia paura era di sbagliare qualcosa e di avere una brutta sorpresa… tipo dovere lasciarli in quarantina). L’agenzia mi è costata  180Kd a testa per organizzare tutto (sui 530 euros, quindi sui 1000 euros solo per fare tutto in regola). Poi, uno ha viaggiato con British Airways e l’altro con Luftansa… Non oso dire il prezzo del biglietto… sono rimasta scioccata quando ho visto che due biglietti solo andata in stiva costavano  di più  che due biglietti andato e ritorno per noi!

Per Bentley abbiamo pagato 400Kd (950 euros) e per Alaska abbiamo pagato 250 Kd (740 euros). Eh sì, già! Più le spese del veterinario che ho preferito non considerare… Fate il conto!

Però dico io, quando si prende un animale, ci si assume una responsabilità, un impegno. Per me, fanno parte della famiglia e mi danno così tanto che non ci ho pensato due volte a dare fondo al portafoglio. Certo che sarebbero venuti con noi, certo che ci avrebbero seguito nella nostra avventura, certo che avrebbero fatto parte del nuovo progetto!

Il giorno della loro partenza ho pianto tantissimo. Non sapevano quello che stava accadendo. Mi hanno guadato con i loro occhioni innocenti ed io non potevo fare altro che preoccuparmi… Il viaggio era lungo! Ma ce l’hanno fatta!

Alaska è a Cardiff con mio marito e si trova bene. Bentley  adesso si trova  in Francia dai miei e sta una meraviglia! A Giugno, passerò da Parigi per prenderlo e portarlo anche lui a Cardiff con noi. Non  vedo l’ora di essere di nuovo riunita con il mio piccolo mondo!

Mi ritrovo quindi sola soletta in Kuwait e devo ammettere che è dura.

Conto i giorni che mi separano dalla gioia di rivedere mio marito e i miei due animali.

L’amore non ha prezzo.

Lascio il Kuwait e torno in Europa!

Essere un “expat”  è una scelta di vita.  lascio-kuwait-europaUna scelta che non tutti farebbero oppure che non tutti capiscono.

Io, fin da piccola, sapevo che avrei lasciato la Francia dove sono cresciuta. Sognavo di paesi lontani, di avventura, di novità. Volevo scoprire il mondo.  In famiglia, ero la sognatrice, la ragazzina che amava stare in camera sua ad ascoltare musica cercando di capire le parole delle canzoni straniere.

Ero la ragazzina silenziosa che si appassionava per le lingue e le trasmissioni di viaggio; tutto questo m’ispirava la libertà. La libertà di movimento, la libertà di scegliere, la libertà di essere me.

Logicamente, appena ho potuto, ho lasciato il nido, ho aperto le mie ali e sono volata via di casa.

All’inizio, non troppo lontano però.  Era la prima mossa del mio piano. Andare in Inghilterra per imparare bene l’inglese: questa era la chiave per poter poi andare dove il vento mi avrebbe portato.

La prima tappa è stata Cardiff dove ho vissuto momenti difficili  ma anche momenti indimen
ticabili e soprattutto dove ho incontrato mio marito.

lascio-kuwait-europaQuesto chef Sardo che mi affittava una camera a casa sua, questo dolce ragazzo che mi portava con lui ogni tanto quando usciva, questo ragazzo che mi aiutava nella vita di tutti i giorni. Io, con il mio inglese maldestro. Sapevo che se avevo bisogno di qualcosa, c’era lui; la sua presenza era un conforto. Una notte, al ritorno di una serata insieme, quest’amicizia è diventata di più ed è iniziata la nostra storia, la nostra avventura insieme. Sono dieci anni che siamo insieme e credo che non avrei fatto tutto quello che ho fatto senza di lui. Mi ha sempre incoraggiata, ha sempre creduto in me, ha sempre assecondato le mie scelte, ha sempre condiviso gli stessi sogni. Mi ritengo fortunata di stare con un uomo che mi accetta per quello che sono, con tutte le mie paure e insicurezze, con le mie follie e le mie idee bizzarre.

Perciò, adesso che è partito ha lasciato un grandissimo vuoto.

No, non ci siamo lasciati, ci siamo separati solo momentaneamente. Abbiamo deciso di lasciare il Kuwait dopo sei anni. Che dire? Non possiamo rimanere fermi, non ce la facciamo. Io, sono rimasta qui perché devo finire il mio contratto con la mia compagnia che finisce a giugno. Lui, è tornato dove tutto è iniziato: Cardiff! Abbiamo deciso di tornare per un po’ di tempo vicino casa. Abbiamo bisogno di ritrovare un po’ di normalità, quella normalità che non si trova in Kuwait. Le cose semplici: la natura, le montagne, le attività culturali, sportive ed è lì che compreremo casa (casa nostra, che bello dirlo). Il nostro nido dal quale di sicuro voleremo via ogni tanto perché siamo fatti così. Abbiamo deciso di dividerci per organizzare bene il trasloco e per facilitare la transizione.lascio-kuwait-europa

Io, non vedo l’ora di andare a trovarlo a febbraio! Non vedo l’ora di vedere come sia diventata Cardiff. Sono come una bambina che conta i giorni prima di Natale!

Ci sono mille cose da fare, da pensare. In 6 anni, abbiamo ammucchiato un bel po’ di cose!

Vi racconterò nel prossimo racconto come me la cavo con il trasloco. Tutto è molto complicato in Kuwait…

Vacanza in Africa

Ernest Hemingway disse: “I never knew of a morning in Africa when I woke up and was not happy

(In poche parole: è sempre stata una gioia svegliarsi la mattina in Africa) ed è stato proprio così per noi.
Questo viaggio, più che un viaggio, è stato una rivelazione.

Lo avevamo sognato e lo abbiamo pianificato nei minimi dettagli per non perdere niente di quello che sarebbe stato uno dei viaggi più belli che abbiamo mai fatto ma non solo. Devo dire però che all’inizio, non era la destinazione prevista ma 4 mesi prima delle ferie estive, ho avuto un flash… Anziché fare un road trip negli Stati Uniti (che comunque faremo, è sulla lista!) perché non andiamo in mezzo alla natura, lontano dalla civilizzazione, lontano dalla superficialità e dal consumismo, là dove possiamo fare tantissime attività varie… deciso: Sud Africa.

Quattro mesi per organizzare tutto, sembra tanto ma non lo è. L’idea era di iniziare con un safari di 5 giorni al Kruger Park per poi affittare una macchina e fare un road trip da Johannesburg fino a Cape Town con diverse tappe. Il sogno stava per diventare realtà! Dopo 10 mesi di lavoro intenso, di stress, di temperature che non potevo più sopportare (50 gradi)…
Ci serviva proprio una bella vacanza. Vivere in Kuwait non è sempre facile, psicologicamente, può essere pesante, se
chiedete, tutti lo diranno: bisogna uscire dal paese quando si può, per prendere una boccata d’aria, per respirare, per vivere la normalità, per vedere i famigliari, per bersi una birra tra amici, per vedere il verde degli alberi, le montagne.
L’Africa ci ha sempre fatto sognare, sempre e devo dire che non ci ha delusi, anzi… Per noi, amanti della natura, degli animali, delle montagne, del mare, è stato come nei nostri sogni, oltrepassando pure le nostre aspettative.
Svegliarsi la mattina all’alba e godersi lo spettacolo del sole che sorge nella savana e addormentarsi in una casa sull’albero con tutti i rumori della natura (anche essere svegliati di notte da una rana che si era introdotta in camera ), vedere giraffe, leoni, zebre, leopardi, rinoceronti, ippopotami nel loro habitat è stato un’esperienza davvero indimenticabile. Ogni giorno era un giorno diverso, ogni giorno era una sorpresa, ogni giorno stampava un sorriso sul nostro viso. Fuori dalla mattina alla sera, camminando, girando a destra e sinistra con la macchina, con il sole, il freddo, o la pioggia, non importava… Eravamo come due bambini che scoprivano il mondo per la prima volta, fermandosi ogni minuto per catturare ogni momento (Abbiamo fatto oltre 2000 foto mi sembra…).

L’altro aspetto che rende l’Africa così particolare è anche il suo popolo. Abbiamo incontrato gente fantastica, sempre allegra nonostante tutto. Abbiamo visto la povertà, e devo dire che vedere le townships fa realizzare che c’è ancora tantissimo da fare per arrivare alla parità tra bianchi e neri. Personalmente, non ho voluto fare il “tour” dei townships che si trovano la maggior parte del tempo nelle periferie delle grandi città e dove vivono gli Africani di colore in condizioni terribili… Non ho voluto perché trovo il concetto inumano e riduttivo nei confronti di queste persone. Stare seduti in una macchina con altri turisti e fare foto come se fossero in uno zoo, dico di no. Abbiamo preferito andare con degli amici del posto ed essere a contatto con loro, cercare di comunicare e non guardali come se fossero alieni, comprare quello che avevano da vendere senza cercare di ridurre il costo, 2 euro, non mi cambiano la vita, a loro, sì.
Il contrasto è palese a Cape Town, dove si vedono i townships intorno alla città e poi, andando verso table mountain, si vedono ville stupende che affacciano sul mare con le rete elettriche e la scritta “armed response” in caso qualcuno avrebbe l’idea di avventurarsi dentro.
Questo viaggio è stato diverso dagli altri perché ci ha fatto riflettere tanto. L’idea di lasciare questo paese meraviglioso ci ha reso tristi… Stavamo per tornare nella nostra “gabbia dorata” dove certo non manca niente ma allo stesso tempo manca tutto. Mi spiego. Il Kuwait offre tanto: ho un lavoro in una scuola stupenda dove cresco ogni anno di più a livello professionale con delle possibilità finanziarie cheisabelle africa con giraffa non avrei in Europa. C’è sempre il sole, vivo a pochi metri dal mare, e ho tante ferie… Si esce al ristorante, si beve un caffè con gli amici, si va in palestra, si viaggia, ci si abitua ad un certo livello di vita. Visto dall’esterno, uno dice “ma di cosa si lamenta questa!”
Credo che dopo 5 anni qui, mi manca la vita reale, mi manca sempre di più la mia famiglia, i miei nipoti che vedo crescere da lontano, i miei genitori che invecchiano, mia sorella che è l’altra mia metà. Mi manca la natura, mi manca passeggiare a piedi, mi mancano le quattro stagioni, il vento, la pioggia, la neve. Mi mancano i temporali con il suono del tuono, mi manca l’aria fresca di un sabato mattina in bicicletta… Mi mancano i venerdì sera al pub con gli amici a scherzare, i barbecue nel giardino.
E vi dirò, mi manca anche ricevere posta… aprire la casetta e trovare lettere o anche bollette… non importa!
Penso che tutte le donne expat si ritroveranno in certe cose che ho detto, forse non nell’ultimo punto…

Crescendo, ho imparato che la felicità si trova nelle piccole cose e mi piace tantissimo questa frase di Paulo Coelho che dice:
E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità” giustissimo!

Eh sì, in pochi giorni, dopo il nostro ritorno dal Sudafrica, abbiamo preso una decisione. Abbiamo deciso che era ora di lasciare il Kuwait per una nuova avventura…