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Rientro in Italia: bilancio dopo 5 mesi

Sono passati già 5 mesi dal mio rientro definitivo in Italia e sono tutto, tranne che stabile e rilassata. Mi sento “imbastardita”, mi sento una torta con ingredienti un pò made in Italy, un pò africani, un pò musulmani e un pò cristiani. Provo ad analizzarmi ma so già verrà fuori un macello.

Ricordo che ho passato il primo mese in Italia senza notare troppo le differenze con il Marocco: la zona in cui abito, a Genova, pullula di immigrati marocchini e negozi gestiti da magrebini , dove tutt’ora entro e provo a spiccicare quelle tre parole in croce che mi ricordo in arabo.

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Bimbaminkia

Non mi fa più strano niente: non mi fa più strano vederli rovistare nei bidoni della spazzatura, non mi fa più strano aprire la finestra e vedere centinaia di persone inginocchiate dentro e fuori la “moschea”, durante la preghiera del venerdì, né mi fa strano vederli nascondersi per bere birra e fumare. E’ stato un pò come continuare a vivere laggiù e questo, forse, ha attutito un pò lo schock da rientro”. Ho continuato a vivere in modalità “spirito di sopravvivenza” per molto tempo; era come averlo cucito addosso, era come una seconda pelle, parte integrante di me. Il mio ego non si era reso conto di essere tornato alle origini e si comportava esattamente come una donna che ha lavorato per quasi tre anni in un cantiere di soli uomini, culturalmente maschilisti: mi sentivo ancora in un mare di squali e, per non essere mangiata, avevo occhi ovunque. Se mi si avvicinava qualcuno, automaticamente mi tornava alla mente il giorno dello scippo, se qualcuno mi guardava, mi ricordavo di “quegli ufficiali gentiluomini” che mi puntavano da un chilometro di distanza e mi si attaccavano come cozze, arrivando persino a seguirmi. Insomma, non mi sentivo tranquilla. Piano piano, però, i mattoni si sono sgretolati e ora sono tornata la “ragazzina” curiosa e socievole di sempre; quella che per educazione saluta, scambia una parola gentile con tutti e soprattutto…SOGNA!

La parte adolescente di me sta tornando a giocare e lo vedo quando entro nei negozi di abbigliamento, per esempio:  a 34 anni comprarsi le “all star” con la zeppa e la camicia a quadri bianca e nera che spopola tra i ragazzini? Fatto! Ora sono un pò “bimbaminkia” anche io!

 

Sicuramente una delle cose che più mi manca del Marocco è lo scambio di saluti tra sconosciuti: da noi non si usa, nei paesi islamici è una delle regole dettate dal Corano: quel SALAMALEKUM risuona ancora nelle orecchie come un ritornello di una canzone e, se non venissi presa per pazza, saluterei tutti in questo modo. Salamalekum in ascensore, salamalekum nei negozi, salamalekum dal dottore, sul bus, in posta, in banca, ma niente… sono in Italia e a malapena riesco a strappare un Buongiorno da persone che incontro sulle scale….che peccato… è divertente salutare!

 

Nella vita quotidiana ho fatto una gran fatica a riabituarmi alla raccolta differenziata: sembra una stupidata e invece non lo è per niente. Sono passata da un paese in cui si buttava tutto in un unico sacchetto e in un unico “cassonetto” (quando esisteva) ad un soggiorno di due mesi in una piccola cittadina della Brianza, dove ogni cittadino aveva una tabella dettagliata per la raccolta dei rifiuti: ad ogni tipo di rifiuto corrispondeva un giorno della settimana e un tipo di contenitore/sacchetto. Per me è stato un vero incubo… ho pure rischiato una multa!

 

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La mia casa

Per quanto riguarda la mia vita personale, direi che è tutto da rifare: casa: in piena ristrutturazione con tutto lo stess del caso. Lavoro: disoccupata, in attesa degli ultimi stipendi (incrociando le dita che arrivino..inchallah!); Vita sentimentale: “Meravigliosamente” incasinata, Salute fisica: zoppica ma “tengo botta”, salute psicologica: un caso perso!!!

 

Quello che mi risulta  più strano è il senso di confusione e di disordine mentale che regna in me: io, abituata ad organizzare tutto nei mimini particolari e a ricordarmi l’impossibile, mi ritrovo a viaggiare con un’agenda per non dimenticarmi gli impegni. Io, che mi ricordo (o forse è il caso di dire ricordavo) la data di nascita di gente che non vedo da decenni, ho dei vuoti mentali che sembrano crateri; io, abituata a fare tutto e subito mi ritrovo a dire “LO FACCIO DOPO”  dove per “dopo” si intende quel lasso di tempo tipicamente africano: dalle 24 ore in poi, io che… non ci capisco più niente, insomma! Su una cosa invece sono sicura: i miei angoli si sono smussati, mi arrabbio di meno, anzi, molto spesso faccio “spalluccia”… una persona mi fa un torto? Tempo al tempo tutto gli tornerà oppure ci penserà Qualcuno da lassù a rendergli moneta. Ovviamente non dimentico ma passo oltre.. preferisco dedicare tempo alle mie cose che perderlo con gente negativa e che non merita nulla. Questo non vuole dire essere meno combattiva o non farsi rispettare, si possono fare entrambe le cose in modo più maturo ed elegante, sendendosi, per esempio, ad aspettare  che il cadavere ti passi sotto gli occhi….magari mentre mangi un sano pacchetto di patatine!

WELCOME IN ITALY DEAR LARA e ricorda sempre: “AlhamduliLlah (grazie a Dio) Inchalla (se Dio lo vorrà), Bismillah (Nel nome di Allah)

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Ritorno in Patria definitivo

Ed eccomi qui a scrivere dalla mia nuova casetta ancora da ristrutturare ma, per me, già una reggia; ebbene si, nella vita a volte ci vuole coraggio, un secondo di fottuto coraggio per mettere in atto ciò che il mio inconscio mi ripeteva da tempo!

Erano circa due mesi,infatti, che la vocina interiore mi diceva: “Laretta guarda la realtà, per una volta non fare piacere a nessuno ma fai il punto sul tuo percorso e valuta se sta andando come vorresti; e se non sta andando come vorresti, perchè non cambi direzione? Perchè se non stai bene in un posto non ti sposti? Mica sei un albero!” Ogni giorno dovevo combattere con questi pensieri, con questo diavoletto che voleva portarmi a fare il grande salto senza sapere dove atterrare.  Potevo io chiudere gli occhi, tapparmi il naso e tuffarmi in un mare di incertezze con un mutuo sulle spalle? Certo che potevo: la ditta, purtroppo, stava attraversando un periodo di grosse difficoltà che si ripercuotevano sul mio cammino ma fino ad all’ora avevo sempre resistito, avevo sempre sacrificato la mia vita in favore del  cantiere che ormai era diventato una missione, un Cammino di Santiango senza scarpe e una di quelle processioni che  sembrano non avere fine. Ricordo che un giorno presi un foglio e lo divisi a metà: da una parte i PRO, dall’altra i CONTRO.

Colonna dei contro: una lista infinita.

Colonna dei PRO: ricordo che disegnai solamente il bel sole caldo di Agadir.

Premetto che sono una ragazza resiliente, che si accontenta di poco e che  gode delle piccole cose ma in quel caso non c’era NIENTE di positivo che riuscisse a trattenermi in rientro-patria-definitivoMarocco, e non parlo del clima o delle persone, della natura o della cultura, ma semplicemente della mia situazione. E allora perche rimanere?  Ricordo che non dormii per diversi giorni, ricordo che non riuscivo a stare ferma e che sfogavo il mio stress sul cibo, mandando all’aria mesi di sacrificio; ma ormai ero entrata in modalità ALEA IACTA EST: avevo deciso!

Il 3 DICEMBRE 2015 ho dato le dimissioni e ho cominciato a programmare il rientro definitivo in Italia.rientro-patria-definitivo

Il giorno prima di lasciare il Marocco, provai l’ebbrezza del cosiddetto “pianto di gioia”; è una sensazione strana: ti chiedi perchè piangi quando non c’è niente da piangere, eppure le lacrime scendono e il cuore batte. Sono atterrata a Malpensa con un senso di leggerezza mai provato prima. Ho lasciato un appartamento con piscina per ritrovarmi in una casa da ristrutturare, senza acqua calda e riscaldamento ma non potendomi permettere una stanza oltre al mutuo mensile, ho deciso di occupare un vano ed arrangiarmi come posso; ho lasciato un lavoro pieno di responsabilità e un contratto a tempo indeterminato per ritrovarmi a dover ridisegnare il mio futuro con un BOH come unica certezza, ma sapete una cosa? Sono immensamente fiera e felice della scelta che ho fatto, immensamente curiosa di sapere che piega prenderà la mia vita e immensamente grata di aver dato retta a quella vocina che continuava a ripetermi: “ vai via da qui e non te ne pentirai”.

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Liberaci dal male…

Paese che vai usanze che trovi ma credo ci sia un luogo comune che lega tutti i paesi del mondo: magia nera e occulto. In Italia, in generale, ci si limita a scacciare il malocchio con l’olio nel piatto e a portare qualche amuleto per proteggerci da iettature; sul come infliggerle, le iettatature, sinceramente non mi sono mai informata…

Parto dal presupposto che credo  in questo tipo di cattiveria,  credo negli spiriti e in qualsiasi altra presenza sovrumana: già Gesù e i suoi apostoli si ritrovarono  spesso  a guarire persone da mali fisici e da demoni. Basti pensare alla semplice preghiera “Credo in un solo Dio padre onnipotente creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili” per rendersi conto che non siamo soli, e che Satana, o il male con qualunque nome vogliamo chiamarlo, può esistere sotto varie forme. La chiesa stessa riconosce la sua esistenza ma tratta l’argomento come se fosse un tabù,  oscurando nel buio più completo il povero esorcista dotato di ver12201041_10153288488821378_1537548756_no potere contro il male e, alimentando così, senza volerlo, il proliferarsi di ciarlatani pronti a fingersi guaritori capaci di finti miracoli.

In Marocco, malocchi, fatture, magie nere, spiriti del male che si impossessano di persone comuni sono all’ordine del giorno e alla base di qualsiasi evento nella vita di una persona.

Se si va al Suq ci sono chioschetti che propongono un ampio catalogo di materiale a scopo magico:  pelle di serpente,  pelle di rana,  conchiglie,  polveri… tutto l’occorrente, insomma, per creare un kit diabolico. Questo tipo di mercato è destinato soprattutto alle donne che,  non solo vogliono conquistare un uomo, ma vogliono letteralmente strapparlo dalle braccia della povera moglie per farlo stare con loro forever.

Come si fa per mettere in pratica una “fattura” ? Il  metodo più facile è quello dell’utilizzo di una foto della persona che si desidera danneggiare, ma direi che esistono altre due o tre astuzie niente male. Ripropongo qui di seguito i racconti marocchini che mi sono rimasti più impressi.

marocco-laraÈ il caso di una donna che dopo aver attirato nella sua tana il principe azzurro (il passo più facile), tiene con sé l’asciugamano o il fazzoletto utilizzato dalla vittima. Al posto di buttarlo via o di lavarlo, viene portato con cura dalla fattucchiera che, sulla base di tracce di sperma o di sudore o di saliva su di esso rinvenute, comincia a preparare un kit che ha come unico scopo quello  di rovinare una famiglia. L’uomo, secondo gli effetti della “fattura”, dovrà sentirsi sempre più attratto dall’amante fino ad abbandonare la famiglia in un nome di un vero amore (che successivamente si rivelerà la fregatura del secolo).

Vengo a conoscenza, poi,  della storia di una ragazza che alla tenera età di 15 anni si è fidanzata con un coetaneo. La madre del ragazzo, contraria a questa relazione,  sotterra in un cimitero un barattolo contenente una rana  scuoiata riempita con ogni sorta di cattiveria. Non solo i due si lasciarono all’epoca dei fatti, ma ad oggi , a 32 anni di età, la poveretta non ha mai ricevuto una richiesta di matrimonio. La madre del ragazzo, in punto di morte, per liberarsi dai peccati e guadagnarsi il paradiso, decide di chiamare la ragazza al capezzale rivelandole la verità, dicendole però che non ricorda il posto dove un tempo seppellì l’oggetto maledetto (posto su cui, sicuramente nel tempo, vi sarà stato costruito qualche cosa). Oggi forse la defunta madre sarà volata in paradiso, ma la giovane donna 32enne sta vivendo l’inferno sulla terra perché non sa come poter risolvere il suo incantesimo e, soprattutto, non ha ancora trovato nessuno in grado di toglierle la “fattura” inflittole 17 anni prima.

L’ultimo fatto che merita attenzione è il maleficio tramite il cibo.

In generale amuleti, gris gris o oggetti pieni di negatività vengono  messi di nascosto dentro a cuscini, sotto materassi, in ufficio o in macchina. Considerato però che la vittima  non trascorre tutto il tempo a dormire, a lavorare o a viaggiare, ci vuole qualche cosa di molto più forte per fare in modo che la fattura abbia un effetto costante .. e allora perché non fare passare il maleficio tramite bocca? Ho letto di una donna che ha portato un campione di mestruo da una maga. Dopo averlo fatto essiccare lo ha sbriciolato e ridotto a una piccola pallina inserita, poi, nel piatto che la donna aveva preparato con tanto amore al malcapitato. Vi chiederete se, una volta che lui ha mangiato ma che ha espulso la cosa andando  al bagno, la cosa sia finita .. eh no, cari, è qui che entra in gioco la magia nera. La sostanza resta per anni nel corpo del malcapitato e l’energia negativa invade la persona che improvvisamente comincia a comportarsi in modo sempre più strano, a seconda di ciò che la fattucchiera ha deciso per lui. Il maleficio tramite cibo è molto usato in Marocco e forse solo ora riesco a dare una spiegazione a tutta la premura che mostrano le fidanzatine di alcuni miei colleghi nel preparare loro il pranzo, o di farglielo recapitare a casa, la sera tramite un taxi….il problema è che se lo fai loro notare vieni presa per una pazza, e allora mi limito a guardare l’evolversi del loro rintronamento totale!

Potrei andare avanti con altri esempi ma mi fermo perché comincia a salirmi un po’ di ansia e stanotte vorrei dormire…. Il Marocco mi ha fatto scoprire anche questo. In questa notte che si sta avvicinando non ci resta che dire “ … liberaci dal male”.

 

La studentessa del Marocco che non vuole portare il velo bianco

Oltre al mio lavoro, quando ho occasione, qui in Marocco offro  ripetizioni e corsi di italiano… insegnare è sempre stata una mia passione e da giovincella campavo di ripetizioni.

Vengo chiamata dalla direttrice di una scuola di lingue per un corso di italiano di 20 ore ad una studentessa che prepara l’esame di maturità e tra i tanti argomenti ha deciso di trattare l’Italia e gli italiani immigrati all’estero durante la guerra. Mi viene detto poco di lei, non sapevo nemmeno quale fosse la sua reale conoscenza della lingua ma soprattutto non sapevo se il suo livello rispecchiasse realmente la tabella standard del quadro comune Europeo . Stavo quasi per declinare l’incarico per mancanza di tempo ma sono rimasta lusingata del fatto che qualcuno si interessasse al mio paese in modo serio, senza prenderci per i soliti “pagliacci”/”mafiosi” di turno. E fu cosi che accettai.

Mi si è presenta davanti agli occhi una ragazzina dal velo bianco, occhialuta ma dall’occhio sveglio. SonoMarocco manichini Rimasta stupita dalla sua prima frase “ sono venuta a piedi, abito a circa 20 minuti da qui..è la prima volta che lo faccio; tutti mi guardavano e non capivo cosa avessi”…. una marocchina che non sa che l’uomo marocchino guarda indistintamente le donne di qualsiasi età, forma, altezza bellezza a bruttezza? …mmm… c’è qualche cosa che non mi quadra; vado avanti la tipologia di scuola frequentata “ studio in una scuola pubblica francese, una scuola a distanza, è molto dura; mi alzo al mattino alle cinque e studio fino alla sera alle venti.. Dopo la maturità vorrei andare in Francia o in Italia per studiare architettura”… la prima cosa a cui ho pensato è stata “ ma questa ragazza ha contatti con il mondo esterno? NO! Non ha hobby perché non ha tempo..deve studiare. La sensazione che ho avuto non appena ho incrociato il suo sorriso è stata quella di un animale in gabbia, una bomba pronta a scoppiare e un detenuto pronto a scappare.

La prima lezione è passata veloce, scoprendo che il suo livello di italiano non è nemmeno un A1, ma che, nello stesso tempo, dovevo trattenermi dal correggere: la nuova studentessa si difendeva subito con un “ sì, lo sapevo ma non so perché ho detto così” “ non serve che scrivi, ho molta memoria quando una persona parla” – “ ok! ho capito andiamo avanti”- “ I numeri non li dico, li salto”…. insomma decideva tutto lei e io la lasciavo decidere, fare, parlare e sbagliare scoprendo, la lezione successiva, che quella famosa “memoria quando una persona parla” lasciava molto a desiderare; non era abituata a studiare in gruppo, a confrontarsi con altri studenti e quindi seguiva imperterrita il suo metodo di apprendimento, senza interruzioni da parte mia se non alla frase “ qui non ho capito nulla” (Grazie Dio, a qualche cosa servo!)
Qualche giorno dopo le ho inviato un messaggio su whatsapp per l’ora del secondo incontro. Risposta “ ci marocco donna velo rosso moderan con occhialivediamo alle 9 perché facciamo due ore. Riscrivimi il messaggio tramite messaggio telefonico perchè mia madre non sa che ho whatsapp”….. ahia… si stava materializzando ciò che avevo nella mia testolina.

Alla seconda lezione, comincia a raccontarmi, di sua spontanea volontà, la sua storia in un francese perfetto ma velocissimo, da fare concorrenza ad un parigino doc: “ Mia madre non sa che ho whatsapp, diciamo che la mia vita è cambiata in questi ultimi anni. Ultimamente i miei genitori sono diventati molto credenti e hanno deciso che devo diventare una vera musulmana. Frequentavo la scuola francese ma, siccome è una scuola laica, quando i miei genitori mi hanno obbligata ad indossare il velo, non mi hanno più accettata, quindi mi hanno iscritta a questa scuola francese a distanza. “ E cosa ne pensi. Sei d’accordo?” “ NO! Non mi interessa, così come non mi interessa diventare una brava musulmana. Prima andavo a cavallo, facevo danza e avevo tante amicizie; da quando i miei hanno deciso di farmi avvicinare alla religione, ho smesso di fare tutto: non posso guardare la tv, non ascolto musica, non ho facebook e devo vestire sempre coperta”. Io: “ scusa la domanda ma da una parte mi dici questo e dall’altra ti stai preparando per lasciare il tuo paese. C’è qualche cosa che non mi torna, sinceramente”.

“ Non vogliono…ti spiego, Lara, giuridicamente all’età di diciotto anni i tuoi genitori non possono più decidere per te, né fare in modo di riportarti a casa, nel caso decidessi di andare via. Ho compiuto 18 anni il 19 febbraio. Il 16 febbraio avevo progettato la mia fuga: ho fatto i bagagli e alle quattro di mattina sono scappata di casa per andare a prendere il pullman ed andare a Casablanca. Da lì, sarei andata all’ambasciata per il passaporto. Lo ho già, ma i miei me lo hanno sequestrato. Purtroppo, però, quella mattina mia sorella era sveglia e mi ha vista scappare. Alle cinque ero alla stazione dei pullman, tremavo di paura. Mi sono girata un secondo e ho trovato mio padre, pronto a portami via. Non sapevo cosa fare ma una cosa era certa: non sarei mai salita in macchina con lui: mi avrebbe picchiata! Allora sono andata dai miei nonni. Tornata a casa ho provato a parlare con i miei genitori ma per me ormai era finita, avevo deciso: mi sarei piegata al loro volere e magari mi sarei sposata con non so chi. Più passavano i giorni , però, più avevo voglia di inseguire il mio sogno: andare a studiare in Europa per diventare architetto. Finalmente, hanno capito o meglio mi hanno dato la possibilità di lasciare il Marocco ad un’amara condizione “ se lasci il paese hai chiuso con la tua famiglia, non tornare più”. Sgrano gli occhi e chiedo “ e tu hai deciso di andare via lo stesso?” “ Non sono io che ho deciso, sono loro che hanno deciso per me”

Vola rondine dal velo bianco, prendi la tua strada, credi in quello che fai e assapora le meraviglie della vita, augurandoti di cuore che tu possa trovare persone che non si approfittino della tua ingenuità

PS: maturità presso l’ambasciata superata, continuazione degli studi in Francia, fidanzato….vita!