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Barbecue in Berlin

L’estate a Berlino esplode all’improvviso e spesso dura molto poco, ed è per questo che i berlinesi sanno quanto sia importante non mancare nemmeno un’occasione per stare all’aperto! La parola d’ordine dei weekend estivi berlinesi è : Barbecue!

I barbecue qui a Berlino sono un po’ diversi dalle tipiche grigliate venete, che si iniziano ore prima dell’arrivo degli invitati, per avere le “bronse” (le braci) pronte in tempo, in un bel giardino di casa e una tavola imbandita. Qui sono più dei pic nic, che si svolgono in tutti i parchi della città, dove si trovano aree adibite allo scopo, con qualche wurstel nel menù (e naturalmente questo “qualche” è piuttosto riduttivo) cotto su una griglia usa e getta, e tanta birra.

Per quanto in Italia sia molto diffuso considerare i tedeschi puntuali, la mia esperienza in terra teutonica mi ha insegnato che probabilmente questo è vero sul lavoro, ma nella vita di relazione gli orari sono materia da studiare e interpretare, soprattutto per una come me che odia il ritardo e inizia a sudare freddo e avvolgersi nel senso di colpa se malcapitatamente si trova ad arrivare 10 minuti dopo l’orario prestabilito ad un appuntamento. L’eleganza dei quindici minuti accademici fa un baffo ai berlinesi! Se l’invito dice dalle 14:00 in poi, sappiate che alle 14:15 sarete fortunati se troverete il festeggiato, con cui passerete in solitudine i prossimi 20-30 minuti, poiché nessuno arriverà prima delle 14:45, e la festa inizierà ad animarsi solo alle tre del pomeriggio inoltrate! Ora, questa non è una scienza esatta, e ci sto ancora lavorando su, per capire quando dovrei arrivare per essere puntualmente in ritardo, ma di sicuro, arrivare all’orario scritto sull’invito non è previsto, e nemmeno “in”.

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Ho sempre detto quanto di questa città io ami l’idea del condividere, e queste occasioni non fanno certo eccezione, se si tratta di un compleanno infatti, è molto probabile che il festeggiato vi chieda di contribuire con del cibo (e naturalmente la dose personale d’alcool, ma su questo torneremo più tardi), piuttosto che comprargli un regalo. Io lo trovo molto intelligente, piuttosto che comprare regali magari non graditi e far spendere una fortuna in cibo al festeggiato, che ognuno partecipi al menu della festa. E qui si apre una grande parentesi, perché se mi immagino un evento del genere con i miei amici in Italia nella mia mente iniziano a sfilare bellissime torte salate, paste e risi freddi con ingredienti buonissimi e freschissimi, tramezzini, salatini, torte… quando invece riesco a fermare la mia immaginazione e torno con i piedi a terra, vedo arrivare gli invitati berlinesi, che portano con se : gambi di sedano (gambi di sedano??), mandorle avvolte nel bacon, pane nero e formaggio gouda tagliato a cubetti. Come dicevo appunto sono piuttosto diversi dalle nostre grigliate, ma se sarete fortunati potrete assaggiare meravigliose torte al rabarbaro (al momento la mia preferita), ottimi falafel fatti in casa e tante altre pietanze che riescono a farmi, anche se solo per un momento, dimenticare le grigliate venete. In una cosa sono certamente molto simili a noi veneti questi berlinesi, e infatti l’ingrediente che non può mancare in assoluto è l’alcool! Anche da noi è usanza portare una buona bottiglia di vino per omaggiare l’oste, qui è usanza più che altro portarsi la propria scorta personale d’alcool e bersela, dimostrandosi molto gentili e magnanimi se si decide di condividerla con i commensali.

Comunque sia io lo trovo il modo perfetto per passare una domenica pomeriggio in compagnia, sotto l’ombra degli alberi e rinfrescati dal tipico vento berlinese.

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Lavoro : architetti a Berlino

Da quando sono arrivata a Berlino quasi due anni fa, mi è successo di essere contattata da giovani architetti, o amici di amici, o figli di amici di famiglia, che volevano sbarcare a Berlino, e avere qualche informazione da chi era qui già da un po’.

Non ho una formula magica per trovare lavoro come architetto a Berlino (anche se nel frattempo ho cambiato lavoro, e al momento mi occupo di 3D / Rendering) , ma sia io che Andrea (il mio ragazzo), ce l’abbiamo fatta, e con non poche soddisfazioni, e quindi non vedo perché non condividere con voi la mia esperienza.

architettura-berlinoIo sono arrivata a Berlino senza esperienza lavorativa, a parte un breve tirocinio durante la laurea triennale e un’estate a lavorare all’interno della Biennale di Venezia. Mi sono laureata a Marzo, e avevamo già le idee chiare, a fine estate ci saremmo trasferiti a Berlino. La cosa più importante in assoluto, a mio avviso, è avere un Portfolio curato nei minimi dettagli. Io avevo da mostrare “solo” i lavori sviluppati durante l’università, per la maggior parte frutto di esami preparati in gruppo, per cui ho ripreso in mano la grafica di molti di questi, in modo che chi avrebbe dovuto visionarlo avesse un’idea chiara di chi fossi io. Un’ ottimo sito per farsi un’idea di cosa sia un Portfolio fatto davvero bene è : issuu.com . Io ho passato del tempo a studiare il lavoro degli altri proprio su questo sito prima di dedicarmi al mio. Dopo circa un mese il mio Portfolio era pronto, ma eravamo solo all’inizio.

architettura-interno-berlinoLa seconda fase è stata fare una lista, nel mio caso un file Excel, di tutti gli studi che mi interessavano, segnando quali di questi in particolare avessero posizioni libere all’interno dello studio, per fare questo mi sono fatta aiutare dal sito competitionline.com che offre una lista di studi di architettura, per esempio presenti a Berlino. Ogni mail che ho inviato, e non sono state poche, è stata accompagnata da una “cover letter” (=lettera di presentazione), personalizzata per ogni studio. È di certo stato un lavoro piuttosto impegnativo, ma ne è valsa la pena, visto che sono riuscita ad avere dei colloqui in studi che mi interessavano davvero, e alla fine anche un lavoro che non mi sarei mai sognata in Italia.

Lo stesso ho fatto quando, dopo quasi un anno e mezzo nel mio studio, ho deciso che volevo cambiare lavoro, e con non poca fortuna dalla mia parte, sono riuscita nel mio intento anche questa volta.

Per quanto riguarda la lingua io sono andata sempre avanti con l’inglese, tutte le mail che ho inviato e i colloqui che ho fatto sono stati in inglese. Molti studi che hanno sede qui a Berlino sono internazionali, nel mio attuale ufficio ci sono persone provenienti davvero da tutto il mondo, e quindi la lingua ufficiale rimane l’inglese. Io però non ho mai smesso di studiare il tedesco da quando sono arrivata, per un datore di lavoro è importante sapere che si cerca almeno di fare uno sforzo per imparare la lingua del Paese in cui vivi, anche se si potrebbe sopravvivere anche senza.

Trovare lavoro a Berlino non è facile come molti pensano, ho ricevuto anche delle proposte ridicole, con salari altrettanto ridicoli e condizioni pietose, ma tenendo duro e sapendo dire no, si possono davvero realizzare i proprio sogni, e questo penso valga in tutti i campi, non solo l’architettura.

cioccolata-ufficioLavorare in questa città è un’esperienza unica, nel mio ufficio abbiamo tre cani, il “capo” cucina con le proprie mani una torta di compleanno per ogni dipendente (siamo più di 40), abbiamo una scatola piena di cioccolata per ogni evenienza e riserve di birra per il venerdì sera. Naturalmente non tutte le aziende sono uguali, ma mediamente vince la meritocrazia e la voglia di fare viene sempre premiata, al capo si da del tu e se c’è un problema si cerca di parlarne apertamente, nei limiti del possibile.

Io sono contenta di questa esperienza che mi ha dato tanto e insegnato ancora di più, non so quanto tempo rimarrò a Berlino, ma di sicuro non sarà facile da dimenticare!

Spero i miei consigli possano tornare utili a qualcuno, e nel caso servisse io sono qui per rispondere a dubbi e curiosità!

Un abbraccio e alla prossima

 

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Non fate arrabbiare i Berlinesi

 

Quando si vive in una grande città come Berlino ci si inizia a sentire a casa anche quando si prendono le abitudini dei suoi cittadini. Un po’ come quando ero a Venezia, e come i Veneziani camminavo tra i turisti a passo di marcia, facendomi largo tra loro sbuffando.

Per i Veneziani i mezzi di trasporto più veloci sono i propri piedi e i vaporetti, ed è proprio lì che finiscono per innervosirsi più facilmente quando sono di fretta. I Berlinesi invece si muovono in bici o con i mezzi pubblici, sì, anche le auto non mancano a Berlino, ma il traffico si sa, innervosisce tutti, non è una peculiarità dei tedeschi.
Berlino-ciclisti-berlinesiSe volete fare davvero arrabbiare un Berlinese, camminate sulle piste ciclabili, possibilmente a braccetto o in gruppo, e lì sì che sentirete loro tirar fuori il peggio di sé. Va detto che per chi non è abituato a vivere in una città con così tante piste ciclabili, è normale non farci caso, e quindi mi trovo spesso a provare compassione per i poveri turisti insultati e scampanellati da i folli, velocissimi ciclisti Berlinesi.
Devo ammettere, per natura sono piuttosto pigra, e adoro i mezzi pubblici, a Berlino sono così capillari, efficienti e puntuali che difficilmente rinuncio alla mia Monatskarte (l’abbonamento mensile che permette di muoversi su tutti i mezzi di trasporto, dal tram alla S-Bahn, dai bus alla metropolitana, e c’è pure un Ferry), abbonamento che però costa 81€ al mese, e quindi con l’arrivo della bella stagione combatto contro la mia pigrizia e tiro fuori il mio bellissimo bolide impolverato dalla cantina.
Ed è proprio a cavallo delle mie due ruote che mi trasformo, divento anch’io uno di quei folli ciclisti (nel mio caso non così veloce come quelli sopracitati) che scampanella ai poveri malcapitati che all’uscita della metropolitana si trovano loro malgrado a camminare sulla pista ciclabile. Sì perché in alcuni punti sono segnalate molto bene, con una pavimentazione rossa, o si trovano direttamente sul manto stradale, ma a volte si trovano sul marciapiede, separate solamente da una striscia bianca, che può trarre in inganno i non esperti in materia.

Al secondo posto troviamo : le scale mobili! Lasciate che vi spieghi; ci sono stazioni della metropolitana labirintiche, come quella di Alxanderplatz, nodi in cui si trovano fino a tre diverse linee della U-Bahn (metropolitana) e altrettante della S-Bahn (treni di superficie), muoversi al loro interno prevede una conoscenza profonda del luogo e non poca agilità. Le distanze tra una linea e l’altra posso essere piuttosto lunghe, ed è qui che entrano in gioco le amatissime e fedeli scale mobili! Ecco, diciamo che i berlinesi Berlino-Lisahanno un approccio un po’ diverso dal nostro rispetto a questo mezzo di trasporto. Noi praticamente sveniamo appena mettiamo piede su una scala mobile, ci immobilizziamo, come al mare quando si fa il morto e ci si fa trasportare dalla corrente, di certo non lo consideriamo un mezzo per renderci più veloci, ma un mezzo per assecondare il nostro spirito di amebe, piuttosto che affrontare 20 scalini in più. Per loro invece sulle scale mobili si corre, certo, anche alcuni di loro si fanno dolcemente cullare, rimanendo immobili fino a destinazione, ma queste a queste creature è premesso di incagliarsi esclusivamente a destra, la parte sinistra della scala deve essere libera, per i centometristi, che corrono disperati per raggiungere il treno che sta per partire.
La cosa che mi diverte di più in tutto ciò, è che queste corse disperate avvengono per prendere treni che passano ogni 5, massimo 10 minuti. Cioè, vogliamo parlarne? Io che ho fatto la pendolare per 6 anni tra Padova e Venezia con il servizio di Trenitalia, quando ho visto per la prima volta i berlinesi lanciarsi dentro alle porte della S-Bahn mentre si chiudeva, con la stessa agilità del protagonista di Matrix, per poi scoprire che avrebbe potuto aspettare il treno successivo che sarebbe arrivato nel giro di 3 minuti, sono rimasta allibita. Ma come ho detto in precedenza, vivere in una città significa prenderne le abitudini, e quindi mi trovo anch’io a correre sulle scale mobili, battendo i piedi più forte se vedo che qualcuno “osa” sostare sul lato sinistro della scala, per far sentire il mio arrivo e sperando questo basti a farlo desistere e rientrare nella corsia dei cullati dalla marea. A volte purtroppo questo non basta, e bisogna sfoggiare nell’ordine : schiarimento di voce, “Entschuldigung” e infine un più internazionale e meglio comprensibile “Sorry”.

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Ecco, se vi capiterà di passare per Berlino non dite che non vi avevo avvertiti quando un ciclista vi suonerà o un centometrista vi batterà sulla spalla per farsi strada sulla scala mobile, provare per credere 😉

Tschüß e alla prossima!

 

 

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La città delle mille opportunità

Il primo anno da expat è stato un anno intenso, senza tregue, senza pause, senza il tempo di prendere il fiato. A settembre 2014 mi sono trasferita a Berlino da neolaureata in Architettura con il mio ragazzo, Andrea, architetto anche lui. Trovare lavoro è stato impegnativo, ma ce l’abbiamo fatta, dopo tre mesi lui è passato a tempo indeterminato, dopo 6 mesi a me hanno offerto un contratto di un anno. Nel frattempo abbiamo organizzato un viaggio in Namibia, che è stato burocraticamente piuttosto impegnativo, ma che a maggio ci ha regalato immagini, ricordi ed emozioni che ci accompagneranno per tutta la vita e che ci hanno aiutato a superare tanti altri momenti difficili. Tornati dal viaggio la notizia che avremmo dovuto lasciare la nostra casa nel giro di un anno, ma andava bene, c’era tempo. Intanto continuavamo a lavorare tanto, tantissimo, a fare un’infinità di straordinari, notti e weekend al lavoro, e i mesi passavano senza che ce ne accorgessimo, complici anche le molte visite estive di parenti e amici, che ci trasportavano con la mente in altri posti, come se fossimo in vacanza anche noi, come se non vivessimo davvero qui. A fine luglio il padrone di casa cambia idea, abbiamo due mesi di tempo per lasciare la casa, panico, ma ce l’abbiamo fatta, e il 30 agosto abbiamo traslocato nel nostro nuovo e bellissimo nido. E qui, finalmente, un enorme sospiro di sollievo, tutto sembra essere al suo posto, troviamo la pace e la tranquillità che non abbiamo conosciuto per quasi un anno intero. Settembre e ottobre sono stati due mesi meravigliosi, climaticamente ed emotivamente, ci siamo goduti la città e il bellissimo Brandeburgo in cui Berlino è immersa con gite domenicali e infinite passeggiate, invitando per la prima volta i primi amici berlinesi a casa nostra, e sentendo per la prima volta questa immensa città davvero come casa.

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Io però, che tanto normale non devo essere, proprio in questo periodo ho preso una decisione importante, quella di cambiare lavoro, e di dedicarmi alla visualizzazione architettonica (o computer grafica).

Ho lavorato per più di un anno come architetto del paesaggio in uno studio molto conosciuto e rinomato, ho imparato moltissimo e sono cresciuta ancora di più, ma non ero soddisfatta. Ho fatto fatica ad ambientarmi ed integrarmi, ma alla fine ce l’ho fatta, e i miei colleghi sono diventati anche amici, mi sono lasciata andare con la lingua e tutto è stato più facile, ma ormai la decisione era presa, volevo cambiare, e non sarei tornata indietro.

E quindi ho iniziato come un anno prima a mandare curriculum, ho aggiornato il mio portfolio, sonoopportunita-mille-citta tornata a sussultare a ogni mail ricevuta sperando fosse qualche studio che avevo contattato. Berlino è una città che può dare veramente infinite opportunità e possibilità, ma comunque nessuno regala niente, e i lavori non cadono dal cielo nemmeno qui. Dopo qualche settimana e molti no ricevuti, sono arrivate due mail, due studi mi invitavano per un colloquio. Che emozione, di nuovo l’agitazione come un anno prima, le farfalle nello stomaco, le prove d’abito, solo che questa volta dopo i colloqui dovevo andare nel mio ufficio, e rimettermi al lavoro come niente fosse. Naturalmente il mio team e i miei colleghi più stretti sapevano quali erano le mie intenzioni, mi fido di loro e ci tenevo che sapessero.

Entrambi i colloqui sembravano andati davvero bene, in uno però l’offerta non era così allettante, considerando che stavo lasciando un lavoro sicuro e un buono stipendio, l’altro ufficio invece mi disse di aspettare, che ci voleva tempo per prendere una decisione. E io ho aspettato, una, due, tre settimane, dopo un mese quella risposta è arrivata, mi offrivano il lavoro!! Nemmeno il tempo di riprendermi dallo shock della notizia, che via mail mi arriva la proposta di contratto : era a tempo indeterminato!!! Che infinita soddisfazione.

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Appena avuto conferma ho comunicato al mio capo che me ne sarei andata a gennaio, non è stato facile, visto che lui rimane davvero un buon capo, e che si è dimostrato sinceramente dispiaciuto, ma ha capito e mi ha augurato buona fortuna. Era un lunedì, e avevo ancora così tante ore di straordinari accumulati, che il venerdì stesso è stato il mio ultimo giorno in ufficio. Ho salutato tutti con grande affetto, il giovedì sera siamo usciti con alcuni colleghi per festeggiare, il venerdì ho preparato un enorme tiramisù per ringraziare. Quando stavo ormai impacchettando le poche cose che avevo in ufficio, uno dei capi e la mia team leader hanno riunito tutti i colleghi e cogliendomi davvero di sorpresa mi hanno consegnato un bellissimo regalo ma soprattutto si sono presi del tempo per spendere per me parole che non mi sarei aspettata, che mi hanno commossa fino a farmi piangere come una bambina : ancora un volta i tedeschi hanno saputo stupirmi per la loro infinita gentilezza e profonda lealtà.

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Chiudere quel capitolo non è stato facile, ma mi lascia dentro un’esperienza intensa che mi ha insegnato tanto, non solo dal punto di vista lavorativo, ma soprattutto umano. Adesso sono pronta ad affrontare questa nuova avventura che mi aspetta da gennaio, e non vedo l’ora di crescere ancora, incontrare nuove persone e imparare. Prima però mi aspetta l’Italia, per delle lunghissime vacanze natalizie in famiglia, con gli amici di sempre e tanto tanto cibo! 😉

Auguro a tutti voi un bellissimo Natale, e vi auguro, ovunque voi siate, di passarlo con le persone che amate, io farò così, e non vedo l’ora!

Un abbraccio da Berlino,

 

 

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Trovare la voce : il tedesco

Una delle cose che accomuna praticamente tutti gli expat, è esprimersi in una lingua che non sia la propria. C’è chi sceglie il Paese in cui si trasferirà proprio perché ha già studiato quella lingua e chi, come me, parte senza saperla, sapendo che la fatica sarà doppia.

A dire la verità a me il tedesco non è mai piaciuto, sono sempre stata appassionata di lingue, imparo e assimilo piuttosto in fretta, ma l’idea di avvicinarmi al tedesco non mi ha mai sfiorato minimamente. Poi invece succede che la vita riservi delle sorprese, e che sia stata proprio Berlino la città in cui la mia avventura da expat è cominciata, e quindi, volente o nolente, questa lingua bisognava farsela entrare in testa, e mi sono davvero dovuta ricredere, perché ora che la conosco meglio, trovo che il tedesco sia una lingua davvero affascinante.

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Naturalmente Berlino è una città particolare, la multiculturalità che la caratterizza fa sì che passeggiando per le sue strade sia spesso più probabile assistere ad una conversazione in inglese, turco, spagnolo e italiano che in tedesco. Con un buon inglese e una base di tedesco si riesce a fare praticamente tutto, ma a me sopravvivere con un tedesco stentato non basta, e quindi da più di un anno vado a scuola due volte a settimana, dopo il lavoro.

Da quando mi sono trasferita qui ho iniziato a pensare in inglese, spesso anche quando sono da sola, nel tempo libero naturalmente la mia mente si mette quieta e torna a prevalere l’italiano, ma c’è sempre una piccola parte del mio cervello che si sforza, e che ogni tanto formula brevi e semplicissime frasi in tedesco, tanto per allenarsi, ma il problema principale resta tirarle fuori queste frasi, farle uscire. Mi è capitato spesso che qualche collega mi si rivolgesse in tedesco, e nella mia testa la risposta si formulasse in tedesco, poi però, al momento di aprire la bocca le parole si bloccavano, e l’inglese accorreva in mio soccorso.

Fino a quando una sera di Novembre sono uscita con i miei colleghi per la tradizionale Feierabendbier (=birra dopo il lavoro), e a una domanda in tedesco sono riuscita a rispondere in tedesco, e da lì…non mi sono più fermata!

Complici due bicchieri di primitivo e uno di limoncello, ho affrontato la mia prima serata completamente in tedesco, e che soddisfazione! Certo il mio è un tedesco molto semplice, con una serie infinita di strafalcioni grammaticali, ma ho ricevuto così tanti complimenti dai miei colleghi, stupiti e sorpresi dalla mia performance linguistica, che sinceramente ho deciso di buttarmi e non preoccuparmene troppo. Da quel momento mi sono imposta di non smettere, e di parlare tedesco in ogni occasione possibile, quando li incontro nella cucina dell’ufficio, in pausa pranzo e quando si esce la sera. Sul lavoro ancora preferisco l’inglese, perché sono più efficace, veloce e credibile. Infatti capita spesso che mentre parlo in tedesco ridano o mi dicano farsi come “Oh, wie süß!” (=oh, che dolce!), che sul lavoro non è esattamente il massimo, ma non demordo!

Sono convinta che quando si impara una nuova lingua, l’ostacolo più grande da superare per riuscire a lasciarsi andare sia quello della timidezza e della paura di sbagliare, ma quando questo muro cade è tutto in discesa, e la soddisfazione è immensa. In bocca al lupo con tutte le vostre nuove lingue da imparare 🙂

Un abbraccio da Berlino,

Tschüß!

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Auf Wiedersehen Italien

È più forte di me, ogni volta che torno, poi non sono in grado di lasciare l’Italia senza soffrire il distacco. vacanze-expatEppure questa volta l’avevamo pensata bene! Come vi avevo detto nell’ultimo video pubblicato sulla nostra pagina FB, ho trascorso una settimana di ferie tra Puglia e Roma. Io sono veneta, e volutamente io e il mio ragazzo in Veneto abbiamo deciso di non metterci piede, per evitare di stare ancora peggio. Una settimana a casa per noi non è abbastanza, tra la mia famiglia allargata, la sua famiglia, gli amici di entrambi e i nostri posti, dove tornare è per noi d’obbligo, 7 giorni non bastano, figuriamoci poi pensare di fare scalo a Venezia senza salutare nessuno! E quindi abbiamo volato su Roma, dove comunque abbiamo dedicato parte della vacanza allo stare in famiglia, i 5 giorni in Puglia infatti li abbiamo trascorsi con una parte della mia famiglia, mio papà e sua moglie, che ci hanno viziati e coccolati. Per non sentire troppo il trauma da distacco, e per concederci un paio di giorni tutti per noi, da bravi piccioncini, ci siamo regalati un paio di giorni a Roma, ma niente da fare, nonostante non ci fosse nessuno da salutare con le lacrime agli occhi, io sono stata male comunque. In stazione a Termini, mentre aspettavamo il treno per Fiumicino, gli altoparlanti non la smettevano più di annunciare il treno in partenza per Venezia Santa Lucia, che fermava a Padova, e su cui sarei voluta saltare senza guardarmi indietro, per tornare a Casa tra le braccia della mamma e della famiglia intera, riunita per la domenica. Gli occhi si sono fatti lucidi e nella mia mente mi pareva impossibile dover tornare quassù, a Berlino, dove l’autunno è già iniziato, lasciandomi alle spalle delle meravigliose giornate estive, anche se di settembre.

Devo dire che Roma si impegnata a ricordarmi perché questa Italia che tanto amo, ho deciso di lasciarla,expat-vacanze almeno per qualche anno. Il nostro volo di ritorno era intorno alle 14.00 di domenica, ci eravamo organizzati per bene con gli orari controllando su internet più volte quale fosse la soluzione più “economica”, sempre che di soluzione economica si possa parlare visti gli 8€ di biglietto per raggiungere Fiumicino in treno. Alla fermata di Tuscolana abbiamo scoperto però che il primo treno per l’aeroporto sarebbe stato 2 ore dopo, in totale disaccordo con quanto scritto sul sito Trenitalia. Di corsa siamo tornati sui nostri passi, per andare in direzione opposta e raggiungere Termini, da dove i treni per Fiumicino ne costano 14 di Euro (!!!!!!). Lì expat-vacanzeabbiamo scoperto che il treno che avremmo dovuto prendere era stato “cancellato a causa di animali di grossa taglia vicino ai binari” (cosa?!) di non di sa quale fermata. Finalmente dopo altri 25 minuti ne è arrivato un altro e abbiamo potuto raggiungere Fiumicino. Una normale giornata di follia sui mezzi pubblici italiani, che ci ha fatto quasi sentire la mancanza della rigidità e puntualità tedesche.

I miei sentimenti al ritorno da questa meravigliosa settimana sono ancora una volta sballottati e confusi, la cordialità e infinita ospitalità pugliesi, la qualità superiore e insuperabile di cibo e vino italiani, i luoghi pieni di storia e il mare da sogno, il rito dell’aperitivo che tanto mi mancava, il poter parlare la propria lingua, ma soprattutto lo stare in famiglia, mi hanno reso davvero difficile anche questo ritorno a Berlino. A consolarmi c’è la stabilità ritrovata con l’appartamento in cui si siamo appena trasferiti e sapere che in fondo qui stiamo bene, anche se non è la stessa cosa, ma credo che non sarà mai la stessa cosa. Qui è diverso, è uno stare bene differente, fatto della consapevolezza che tutto quello che abbiamo qui ce lo siamo faticati e guadagnati, che si tratti di lavoro, casa o amicizie (anche se per ora parlerei ancora di conoscenze). Per me Casa rimane dove si trovano gli affetti, ma nella mia seconda casa in fondo non si sta poi così male 😉

Un abbraccio da Berlino!