Ma quanto mi manca la mamma!

A giugno 2015 mi sono trasferita da una piccola città italiana, Vicenza, a Minneapolis Minnesota,  per seguire mio marito.

La cosa che mi manca in assoluto di più è la mia famiglia, o meglio la regina della famiglia: la mamma.Può sembrare anche banale ma non c’è niente che la possa sostituire.

Ho da sempre avuto un rapporto molto stretto con mia mamma e prima di trasferirmi qui, ricordo che ogni sabato mattina uscivamo assieme: il nostro supermercato preferito, il fruttivendolo, le amiche, il caffè dalla zia Maria. Quanto parlavamo e ridevamo per ore ed ore senza mai essere stanche! Ma soprattutto era ricorrente la domanda: Ma tu cosa pensi? Cosa dici? Secondo te faccio bene? E lei aveva sempre la risposta giusta e la soluzione pronta ad ogni problema.Era sempre la Mamma a cui chiedevo: avrei bisogno di questo o di quello, e lei diceva sempre sì, era sempre lì pronta a soddisfare ogni mio bisogno. Ricordo gli ultimi giorni prima di partire, cercavo di imparare tutto da  lei, il più possibile e all’improvviso è arrivata l’ultima sera, l’ultimo saluto e l’ultimo abbraccio.  Le lacrime di nascosto per non farsi vedere, per non mostrare a tutti che già mi mancavi. La partenza e  sei a 7000 km di distanza, sei in questo mondo nuovo che è tutto da scoprire e da esplorare. Sei da sola, la tua complice e amica è lontanissima, a sette ore di differenza, un oceano, una vita.La chiami tutti i giorni e più volte al giorno ma è difficile descrivere le mille sfumature della tua nuova vita È difficile chiederle: Mi metto questo o quello? E tu cosa ne pensi? Mamma, ma per la pasta frolla quanto burro? Mamma, devo improvvisare una cena che faccio? All’improvviso fai da mamma  a te stessa  e cerchi di tenere insieme tutto: lavoro, famiglia, amici, hobby. Scatti tantissime foto e gliele spedisci perché vorresti condividere con lei i tuoi  pensieri, la tua vita, i tuoi sogni. Qualche volta non ce la fai, avresti solo bisogno del suo  abbraccio, del suo sorriso, della sua parola e del suo sguardo che ti capisce al  volo, senza chiederti nulla.

Cara mamma, ora sì che ti capisco, solo adesso lontana da casa riesco a comprendere fino in fondo i mille sacrifici che hai fatto, i tuoi  silenzi, i tuoi  sorrisi, le tue parole. Ci sono momenti che vorresti mollare tutto e stare con lei, prendere il primo aereo e tornare a casa. Ma dentro di te lo sai che in fondo stai bene qui, in questa terra a 7000 km di distanza, che stai imparando ad amare e ad apprezzare.  Respiri a fondo, rifletti ti fai forza e pensi che è giusto così, che la tua vita è adesso ed è qui. E poi pensi a tuo marito a quanto ti  mancherebbe. Lui è l’altra parte di te, la parte che ti completa e che ti dà coraggio. E allora ti fai forza e pensi a quanto in fondo la Mamma è lì vicino che ti guarda, che ti aiuta, che ti  consiglia, basta solo sapere ascoltare. Volgi gli occhi al  cielo, al di là del mare e ringrazi la Mamma perché ancora una volta ti sta trasmettendo la forza di farcela ad andare avanti.

Torni a sorridere, ripeti un suo gesto, cucini qualcosa che solo lei sapeva preparare.

Perché Berlino?

Questa è la domanda che più spesso mi è stata posta quando ho annunciato al mondo la mia partenza e soprattutto da quando mi trovo qui in pianta stabile.

La verità però è che io una risposta esaustiva e soddisfacente non ce l’ho mai avuta.

La prima volta che ho messo piede sul suolo berlinese circa due anni fa come turista, ho annusato l’aria della città, mi sono riempita gli occhi dei suoi colori e delle sue forme e un’irrazionale consapevolezza ha preso possesso della mia mente: io avrei vissuto in quella città.

Io, Ariane

Io, Ariane

Ci sono state tante altre città in cui mi sono sentita talmente a mio agio da rendermi conto che avrei potuto viverci, ma mai in nessuna di queste mi sono sentita così convinta di poterlo fare e soprattutto che lo avrei fatto davvero.

Meno di un anno dopo, fresca fresca dei miei 24 anni, sono partita da Roma, ufficialmente con una motivazione temporanea, ma così perfettamente consapevole che si sarebbe trattato di un trampolino di lancio per un’esperienza molto più lunga e importante di quei sei mesi previsti.

Per una persona così razionale e riflessiva come me, è stato strano – ma allo stesso tempo meravigliosamente facile – decidere di prendere e partire, complici anche l’essere giunta alla fine di un percorso della mia vita – la laurea -, la necessità di cambiare aria e dare una svolta alla mia esistenza e la voglia irrefrenabile di allontanarmi da una città, che tanto ho amato in passato ma che ho finito per non sentire più mia.

Quindi, perché Berlino?

Perché qui inspiegabilmente mi sono sempre sentita a casa, anche quando ero solo di passaggio.

It feels like home.

Fühlen sich wie zu Hause.

Potevo decidere di andare in un qualunque altro posto che già conoscevo, in cui mi sarei sentita a mio agio con la lingua e dove avrei avuto degli amici ad aspettarmi, invece di imbarcarmi sola con tante valigie, un clima inospitale, una lingua impraticabile, senza un nido sicuro in cui rifugiarmi e con una vita sociale completamente da ricreare.

Non è stata una scelta facile, Berlino, ma è stata la più semplice da prendere.

Berlino, era ciò che mi serviva.

E ancora, perché Berlino?

Perché qui ho scoperto aspetti di me che non conoscevo e che mi sono sorpresa di avere;

perché qui ho fatto cose mai fatte prima o che ormai avevo smesso di fare da tanto tempo – come sedermi in un bar in tarda mattinata e imprimere nero su bianco un flusso di pensieri.

Perché questa città ti fa venire la voglia di uscire anche solo per passeggiare ed esplorare, di prendere i mezzi pubblici e lasciarsi trasportare, guardando la città che scorre fuori dal finestrino, senza essere tentati di posare gli occhi sullo schermo di uno smartphone.

Perché qui ho sentito degli odori prima sconosciuti. Perché nonostante sia una città fredda, architettonicamente squadrata, dal cielo quasi sempre grigio e coperto, non ho mai visto così tanti colori per strada e fantasia nell’aria.

Perché la sua anima e le sue caratteristiche con me non c’entrano niente, eppure mi fanno sentire così bene al punto da avere uno shock culturale quando invece torno in Italia.

Quando mi chiedono come sia vivere all’estero, rispondo sempre che, per quanto vivere in alcuni paesi sia più facile rispetto all’Italia, la tua vita non è più semplice.

Ma più bella; ed è per questo che ne vale la pena.

Quando mi dicono che ci vuole coraggio a lasciare tutto e partire, rispondo sempre che ce ne vuole di più a restare fermi.

Auguro a tutti di avere la fortuna e la voglia di provare una sensazione simile:

sapere che c’è molto di più lì fuori. Scoprire che c’è molto di più dentro di te.

GITA A VIACHA

To read the english version of this post:   https://donnecheemigranoallestero.com/trip-to-viacha/


Or e Simon happy

Or e Simon happy

Viacha e ‘ una comunita’ di montagna sopra il villaggio di Pisac, nella Valle degli Inca. E’ da febbraio che ne sentivo  parlare, finalmente e’ arrivato il momento, ci sono andata anch’ io. Di Viacha mi ha parlato il mio amico Hernan, perche lui e’ di li’ e perche’ varie volte ha portato stranieri a conoscere la laguna del luogo. Come potete intuire, si tratta di un luogo magico e molto importante nella conoscenza andina.

Quindi finalmente ieri e’ stato il mio turno, anzi io sono stata addirittura  la capogita.

L’ appuntamento era alle 8.20, davanti al mercato di Pisac. Essendo la capogita,  sono arrivata  qualche minuto prima del previsto. Pian piano, sono arrivati i partecipanti: Stefan dall’ Austria, Simon dalla Germania, Or da Israele, Laerke dalla Danimarca con due amici ancora. Eravamo gia’ 7, piu’ Don Hernan, piu’ Dona Felicita, piu l’autista. Il van da 10 posti era quindi pieno, abbiamo dovuto lasciare a terra 4 svizzeri, perche’ si e’ presentata piu’ gente del previsto.

Erano le 9 quando il nostro van cominciava la scalata verso l’ Intihuatana. L’ Intihuatana e’ un monumento archeologico molto antico, qualcosa come un Macchu Picchu locale, che si erge altissimo sopra la cittadina di Pisac. Ma noi siamo andati molto piu’ lontano e veramente molto piu’ in alto dell Intihuatana. Pisac si trova  a 3000 metri sopra il mare, noi in un ora e mezza siamo ascesi a 4300 metri. Il cielo era sempre piu’ blu e faceva anche sempre piu’ freddo. A un certo punto la strada non era nemmeno asfaltata, pero’ piu’ entravamo nelle Ande, piu’ spettacolare si faceva il paesaggio. Ormai l’ Intihuatana stava ai nostri piedi. Arrivati quindi a Viacha, abbiamo trovato 4 case sparse nell’ alta montagna andina, 2 asini marroni, un cane, molte pecore, uccellini cantando e molta pace. Hernan si e’ fermato per prendere della legna, per accendere un fuoco, mentre alcuni hanno aprofittato per scattarsi delle foto con gli asini.

Ripresa la strada, ancora curve e curve,  un’ aquila vola davanti a noi, come per darci il benvenuto, poi un’ altra aquila, ferma su una pietra, ad una curva della strada, come una sentinella che e’venuta a vedere chi siamo, poi moltissime alpache di color bianco correndo davanti a noi. Conoscendo i turisti il signor Avelino ha fermato il van e 3 di noi abbiamo rincorso questi bellissimi animali che sembrano dei grandi battuffoli di lana bianca e soffice correndo per queste meravigliose montagne verdi. Noi non riusciamo a stare dierto alle alpache, piu di tanto non riusciamo a rincorrerle, loro sono abituate al poco ossigeno disponibile a queste alture, noi  meno.viachia alpaca

Forse per lo sforzo o forse perche’ semplicemente e’ cosi’,  io avevo bisogno di masticare le foglie di coca, cominciavo a sentirla seriamente l’ altura, mi girava la testa e sentivo nausea. E’ che ormai eravamo a 4000 metri e di ossigeno qui ce n’ e’ circa il 40 % in meno. Or e’ bravissimo a fare massaggi, quindi mi ha massaggiato un punto specifico alla mano, mentre Felicita mi ha dato le foglie di coca da masticare e Hernan mi ha bagnato le mani con dell’ alcohol che io poi ho respirato.

Ancora un paio di curve e siamo finalmente arrivati, davanti a noi c’era uno specchio d’ acqua trasparente, ai piedi della cima della montagna sacra del luogo. Le esclamazioni di meraviglia non sono mancate.

Ci siamo dunque incamminati verso un posto, dove abbiamo avuto l’ onore di partecipare a un rito di connessione con le montagne. Le montagne qui si chiamano Apus e la popolazione locale dice che sono esseri viventi, come delle deità, con le quali e’ importante stare in comunicazione, sopratutto quando si ha la benedizione di essere ospite in queste terre. Abbiamo quindi chiamato gli Apus ad assisterci nel nostro cammino, poi abbiamo fatto un fuoco e alcune cose in piu’.

La laguna di Viacha, specchio dei cielo.

La laguna di Viacha, specchio dei cielo.

A cerimonia finita, alcuni hanno camminato ancora un po’, mentre altri sono rimasti sdraiati sull’erba a prendere il sole. Nel frattempo, per la nostra felicita’, il gregge di alpache aveva raggiunto la laguna. In tutto erano 26 alpache, alcune adulte, alcune baby, ma tutte meravigliose e stupendamente bianche.

In poco tempo, tutti avevamo una fame da lupi e siamo stati vermente molto grati alla mamma di Hernan per averci ricevuto a casa sua, a Viacha, in una casa molto semplice, ed averci preparato una buonissima zuppa di quinoa e verdure del suo orto. Si, abbiamo mangiato tutto, tutto e quasi tutti si sono mangiati almeno due piatti di zuppa ciascuno.

Poi si ritornava giu’ a Valle, tutti felici, tutti contenti, tutti ringraziandomi per aver organizzato la gita. Anche io ero contenta, perche’ loro erano contenti e sono ispirata per  la prossima escursione.

Siamo arrivati a Pisac alle 3.30 del pomeriggio, ma sembrava come se tornassimo alle nostre case dopo molti giorni, la sensazione e’ che siamo stati in un posto fuori dalla linea del tempo “normale”. Sono certa che la sensazione non e’ solo mia.

 

 

TRIP TO VIACHA

Se vuoi leggere la versione in italiano:

https://donnecheemigranoallestero.com/gita-a-viacha/


 

Panorama on the lagoon of Viacha the mirror tho.

Panorama on the lagoon of Viacha
the mirror tho.

Viacha is a mountain community above Pisac, in the Sacred Valley of the Incas. Finally it has come my moment to go there. I heard about Viacha by my friend Hernan, because he is from there and because several times he has taken some foreigners to know the lagoon if that place. As you can imagine, I’m writing about a very magical place and very important in the Andean knowledge.

So, finally, it came my turn and I have been the organizer.

The meeting point was at 8.20, in front of Pisac market. As I was the organizer, I came some minutes before. Slowly, all the participants came: Stefan from Austria, Simon from Germany, Or from Israel, Laerke from Denmark and two more friends of her. It was 7 of us, plus Don Hernan, Dona Felicita and the driver. This is how the 10 sits of the van were all occupied, we had to leave in the village 4 Swiss people, because more people than expected showed up.

It was 9 a.m. when our van started our drive in direction to Intihuatana. Intihuatana is an ancient archeological site, something like the local Macchu Picchu, right above Pisac. But we were going much more far away and much higher than Intihuatana. Pisac is 3000 meters above the sea level, we raised to 4300 meters in 1h 30 minutes. The sky was always bluer and it was always colder. At a certain point the road was unpaved, but the more we were entering into the Andes, the more the panorama was spectacular. The Intihuatana was already very far away from us. Once we got to Viacha we found 4 houses spared in the mountain, 2 brown donkeys, a dog, many sheep, birds singing and lot of peace. Hernan stopped to get some woods in order to make a fire for us, while some of us were taking pictures with the donkeys.

Fluffy white alpacas running in front of us

Fluffy white alpacas running in front of us

Or e Simon happy

Or e Simon happy

Again on the road, there was many curves, an eagle in front of us, as to give us his welcome, than another eagle, staying on a stone, on one of the curves, as a sentinel coming to check who we are, than many white alpacas running in front of us. Avelino, our driver, therefore stopped the car, so we could run behind those so beautiful animals that look like white wool running up those amazing green mountains. We don’t make it to run behind them, they are used to the few oxygen available on such altitude, we are not.

Maybe from the big effort, maybe because it simply had to be so, I needed to chew coca leaves, I was starting to feel the altitude and I had headache and nausea. The thing is we were already on 400 meters and here there is approximately 40% less oxygen. Or is very good at making massage, so he massaged particular points on my hands, while Felicita gave me the coca leaves to chew and Hernan gave me alcohol to inspire.

Some more curves and we finally made it, in front of us there was a mirror of transparent water, at the feet’s of the holy mountain of the place. Exclamations of enthusiasm were very present.

So we walked towards one direction, where we had the blessing to take part to a ritual of connection to the mountains. Local people call mountains Apus and they say they have life, they are like deities, with whom it is important to establish a communication, especially when you have the blessings to be hosted in those lands. So we called the Apus to join us in our journey and we did some more things.

Once the ceremony was over, some of us walked a little bit around, while others simply lied on the grass enjoying the sun. In the meantime, the group of alpacas we met before, came up to the lagoon. It was 26 alpacas, some adults, some babies, but all wonderfully white.

Quite in a short time we were all very hungry and we were very thankful to Hernan’s mother who got us to her home, in Viacha, for a delicious quinoa soup. Yes, we ate it all, some of us, more than one dish of soup each.

Than it was time to go back to the Valley, all happy, all shiny, all thanking me for having organized the trip. Me too I was happy, because they were so and I am inspired to organize the next trip.

At 3.30 we were back in Pisac, but it seemed to me as if we were back after many days to our homes. The feeling is that we have been somewhere out of the normal timeline and I’ m sure it is not only my feeling.

 

 

cinema-ron-moss

Lavorare nel Cinema a Hollywood! Where the dreams come true!

Sono quasi vent’anni che faccio la produttrice  cinematografica.

Ho deciso assieme a mio marito di trasferirmi qui perche’ Los Angeles e’ la mecca del Cinema.
Tutti gli attori abitano in California ed e’molto stimolante per chi fa questo mestiere.
Premetto che quando siamo arrivati avevamo poche , anzi pochissime connessioni, ed oggi, dopo quattro anni ho prodotto una serie TV,una Sitcom con il popolarissimo Ronn Moss, il bellissimo Ridge di Beautiful.
La prima volta lo incontrammo ad una cena e passammo la serata con lui e la moglie.
Fu feeling a prima vista e cosi diventammo buoni amici .
L’idea era quella di fare un prodotto che divertisse la gente.
Il pubblico di Ronn era abituato a vederlo serio e latin lover, cosi mi domandai  “perche’non far vedere Ronn come e’realmente”.
Girare la Sitcom con lui fu una fantastica esperienza e adesso il nostro percorso e’ iniziato alla grande…abbiamo faticato ma iniziamo a raccogliere i nostri frutti.
Il cinema e’un industria spietata, tantissimi approdano qui e tentano tutto. La strada piu difficile e’a mio avviso quella per gli attori. Se non sei cresciuto in mezzo a loro , sarai e rimarrai sempre un carattere inteso come un attore che non potrà fare il protagonista. Certo, poi ci sono le eccezioni, ma si contano sulle dita di una mano.
L’accento italiano rimarrà sempre nel parlare inglese, a meno che non si arrivi qui da giovanissimi o si e’particolarmente predisposti alle lingue.
La soluzione migliore, quella che cerco di consigliare sempre e’di venire a specializzarsi in una delle piu’ conosciute scuole di Hollywood. E’un percorso lungo all’inizio ma poi si accelera durante i vari casting che si andranno a fare.
Qui ci sono produzioni ad ogni angolo della strada , centinaia di film si producono ogni giorno, non c’e’persona che non si incontri per strada che non lavori in questo ambito.
Vi troverete al supermercato assieme a costumisti, scenografi, operatori di camera, producer…ecc..ecc.
Un vero sogno per chi ama il mondo del Cinema.
Sarete in mezzo ad un vero formicaio di operai dell’industria cinematografica.
Incontri con sceneggiature sotto il braccio ad ogni bar della citta’,party un po piu’ per gli addetti ai lavori dove potrete stringere la mano a Andy Garcia o alla principessa Leyla,e state attenti quando camminate per la walk of fame, perche’ vi imbatterete in dieci Jack Sparrow, quattro Batman, e tantissimi altri personaggi con un immancabile Marilyn Monroe, disposti per pochi dollari a fare una foto con voi.
Per i turisti e le famiglie e’ consigliabile il giro agli Universal Studios, dove avrete un giorno intero per divertirvi, vedere spettacoli incredibili e respirare un po di quell’atmosfera magica che tutti almeno una volta nella vita abbiamo sognato.

Amen

 

 

piccole-cose-grandezza

Piccole Cose e Grandezza

“Non so come fartelo capire, ma qui si vive al riparo. E non è una cosa spregevole. È bello. E poi chi l’ha detto che si deve proprio vivere allo scoperto, sempre sporti sul cornicione delle cose, a cercare l’impossibile, a spiare tutte le scappatoie per sgusciare via dalla realtà? E’ proprio obbligatorio essere eccezionali? Io non lo so. Mi tengo stretta questa vita mia e non mi vergogno di niente: nemmeno delle mie sovrascarpe. C’è una dignità immensa, nella gente, quando si porta addosso le proprie paure, senza badare, come medaglie della propria mediocrità. E io sono uno di quelli.
Si guardava sempre l’infinito, a Quinnipark, insieme a te. Ma qui non c’è l’infinito. E così guardiamo le cose, e questo ci basta. Ogni tanto, nei momenti più impensati, siamo felici.”


Castelli di Rabbia – Alessandro Baricco

piccole-cose-grandezzaLa biblioteca civica qua ospita anche una piccola sezione di libri in italiano e – presa dalla voglia di leggere qualcosa in grado di distrarmi a dovere – qualche settimana fa ho preso questo libro, anche se Baricco – diciamolo – non è nella mia top ten di autori italiani preferiti.
Ero sul treno quando ho letto questa frase, stavo andando a dare ripetizioni di inglese presso un istituto che si occupa – appunto – di Nachhilfe e non sono riuscita a levarmela dalla testa. Davvero. Ho persino dovuto mettere mano all’agenda e segnarmela perché non volevo mi sfuggisse nella frenesia delle parole.
Sarà che è un periodo che rifletto molto – forse troppo – e inizio a sentire la voglia di cambiare, ma sto iniziando di nuovo a riapprezzare le piccole cose come non facevo da un po’ di tempo. Una giornata passata a cucinare, un film che aspettavo da tempo di poter vedere, un the con amici, una passeggiata in solitaria nonostante il freddo.. Ho un’immagine impressa sulla retina, un’immagine che in qualche modo mi fa stare bene e mi rimette in pace con me stessa e con chi ho intorno. Sono in Italia, nel mio piccolo appartamento e sul tavolo ho la sporta in vimini comprata a Menton ricolma di frutta e verdura, un raggio di sole a illuminare le sedie in legno scuro e un meal-prep plan appoggiato lì di fianco. Nulla di eclatante, ma quelle sono le immagini a cui ritorno quando ho bisogno di pace. Piccoli momenti, frammenti di una vita semplice che mi fanno stare bene, attimi dedicati a prendermi cura di me stessa.
Ogni volta che qualcosa prova a sopraffarmi, ogni volta che tutto mi sembra troppo, cerco di fare esattamente quello. Mi fermo, chiudo gli occhi, penso a quel frammento di vita e sorrido perché so che quello stare bene partiva da me stessa ed è per questo facilmente ritrovabile e altrettanto insostituibile.
Probabilmente passerò spesso e volentieri per la svitata pseudo-guru che dice a tutti di pensare positivo e poi appena è da sola mugugna e sbuffa come nemmeno una pentola a pressione. Eppure è proprio così..per ogni piccolo disastro c’è un piccolo grande miracolo, per ogni calamità che ci colpisce abbiamo la forza di andare avanti e ogni volta che la vita ci butterà a terra potremo far tesoro di questo frammento di saggezza: c’è grandezza nelle piccole cose, c’è grandezza nei frammenti di tempo che ci fanno stare bene. C’è grandezza in noi stessi, nel nostro essere piccoli uomini (e donne ? ) dal grande potenziale e dal cuore enorme. In una realtà che si fa sempre più competitiva, professionale, elitaria é bello saper di poter tornare a quello stato di pace e soddisfazione che le piccole cose e i frammenti di tempo sanno dare. É bello ricordarsi che c’è valore anche nei piccoli gesti umili e nulla avrà mai maggior valore di ciò che ci rende fieri di noi stessi e ci fa stare bene. Non dimentichiamolo mai.

messico-bruxelles

Pasqua: l’odio e l’amore. Da Bruxelles al Messico.

Era mia intenzione scrivere sulla Pasqua in Messico: sulle tradizioni della “Semana Santa”, forse la festivita’ piu’sentita e celebrata in questo Paese, da sempre in bilico tra dolore, morte e Resurrezione…con le rappresentazioni della via crucis e le processioni che si snodano in molte citta’ Messicane. Ma i recenti orribili attentati di Bruxelles mi hanno gelato le parole in gola. O meglio, le dita sulla tastiera.
Come si fa a rappresentare e ricordare il dolore e la passione di Yeshua di Nazareth 20 secoli fa, quando ne abbiamo una reale manifestazione, con sangue vero di vittime innocenti a due passi da noi, o comunque nel nostro mondo, nel nostro secolo.
Gesu’ Cristo si e’ immolato sul Calvario 2000 anni fa per renderci liberi, per darci la salvezza e la vita eterna, e per seguire il suo esempio di vita, che significa amare il prossimo al punto di scrificarsi fino alla morte. Ma credo che sia lui che il Padre Eterno stiano piangendo scuotendo la testa dicendosi che non abbiamo capito nulla.
Che in nome della religione e di un Dio (Yaveh, Allah) ancora uccidiamo, odiamo, condanniamo…
Ma cio’ che mi fa ancora piu’ tristezza e terrore degli attentati e’ l’accanimento contro i rifugiati ed immigrati, come se fossero loro i colpevoli e responsabili di questa tragedia. Loro, che stanno fuggendo da una tragedia mille volte peggiore: la guerra, i massacri, la paura quotidiana da mesi e anni….
Diceva Martin Luther King “Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi; è l’indifferenza dei buoni“.

Ho letto un post su facebook di una certa Cristina, ragazza Italiana che vive a Bruxelles, scrive : Io vivo in Belgio; quando tutto è successo ero a scuola: nella mia classe ci sono diversi ragazzi rifugiati. Loro erano gli unici che non ricevevano chiamate per sapere se stavano bene perché non hanno più nessuno che li chiami. Le loro non erano facce da paura ma facce di persone che avevano già vissuto l’esperienza milioni di volte. Credo di averli capiti fino in fondo solo questa mattina: ed è stato orribile.

Tornando in Messico, oggi qui a San Miguel de Allende, dove vivo, come ogni anno dal Santuario di Atotonilco parte la Via Crucis. Inizia con l’ultima cena, quando il Dio fattosi uomo lava i piedi ai discepoli, spezza il pane e offre il vino, dicendo “fate questo in memoria di me”, poi va a pregare nell’ Orto dei Getsemani, dove chiede al Padre di allontanare il calice della morte, ma poi si rimette alla Sua volonta’ e viene arrestato…  persone del popolo rappresentano Jesus, gli Apostoli, Pilato, Erode ed i centurioni, Maria e Maddalena…
Una marea di fedeli – e non – assistono in silenzio a questa rappresentazione abbastanza cruenta (le frustate sono vere).
Il Venerdi’ Santo, che gli Americani chiamano Good Friday (perche’, dicono , come chiameresti un giorno in cui qualcuno muore al tuo posto?)
per le strade acciottolate del pittoresco centro di San Miguel si snoda la Procesion del Silencio: una lenta parata, Croce in testa, seguita da centurioni romani, dagli anacronistici calzini rossi e bianchi. Seguiti da donne velate di nero e bimbe vestite di bianco, una banda, un coro di bambini, statue di Angeli, Madonne, immagini del gallo che canta 3 volte, della sindone…
Quest’anno si dovrebbe aggiungere alla processione anche un simbolo per ogni posto nel mondo dove muoiono innocenti.
E ricordare le parole del Cristo: Sono la via, la verità, la vita.

L’odio porta la morte, l’Amore la Resurrezione.

messico processioe donna bella