Good Bye Lenin

Entrare in contatto empatico  con chi soggiorna  negli alberghi dove mi trovo a prestare servizio: ecco cosa ancora mi piace del mio lavoro.

Qui alle Seychelles  ho avuto modo di conoscere personaggi bizzarri: lords inglesi, calciatori, arabi spendaccioni, magnati russi, fricchettoni di ogni genere.

In questi giorni sto invece facendo conoscenza e tentando un interloquo con degli ospiti particolari, apparentemente timidi e riservati, eppure, quasi inaspettatamente, nell’intimo calorosi e  ricchi di sorprese: i teutonici della ex DDR.

Ovvero quei  tedeschi  che – per intenderci – ancora oggi parlano russo anziché inglese ma che, in giro per il mondo con garbata ed austera educazione, cercano di farsi comprendere; sono quei tedeschi che hanno iniziato a viaggiare da “grandi”, dopo che il famigerato muro nel 1989 ha smesso di esistere e di svolgere la sua funzione divisoria tra due piani diversi di realtà.

Mi avvicino e li annuso: ne sento le vibrazioni, ne colgo le paure, ne osservo i comportamenti.

Questi tedeschi mi piacciono. Sono piccole icone di un tempo che non esiste più.

Minuti o corpulenti  si muovono con tatto tra i tavoli del ristorante, cercando di non urtare nessuno mentre scelgono con cura le vivande della la loro cena a buffet. Si guardano intorno, attenti, gli occhi brillano curiosi, non vogliono perdersi nulla di ciò che li circonda, neppure la vista di un semplice mango esposto a fini decorativi.

La lingua ci divide ma ciò non ci impedisce di comunicare: restiamo tutti entusiasticamente sorpresi quando, nell’intento  di instaurare una conversazione, proprio io  riesco a identificare l’enorme pesce che mi viene mostrato sul display della loro macchina fotografica e gli sputo lì un nome : Zachenbarsch,  che vuol dire “cernia“. Incredibile: a volte non ci capiamo circa “che tempo fa”  ed ora ci siamo capiti sul nome di un pesce. Hanno catturato con uno scatto subacqueo  la più bella cernia che mi sia capitata sotto gli occhi, un grandissimo esemplare con la bocca aperta, immortalata proprio un attimo prima che corresse a nascondersi  in qualche anfratto, assecondando in questo modo la natura  timida e paurosa  dell’animale che è.

La voglia di conoscere li divora: ogni pianta, ogni mollusco, ogni conchiglia è motivo di curiosità.

Gli ex  cittadini della DDR capitati nel mio albergo mi rendono felice e mi ricordano che noi umani siamo bambini euforici  alla scoperta del mondo.  Sorrido quando vado loro incontro, e loro sorridono a me. E’ scattato il click. Possiamo toccarci, darci amichevoli colpetti  sulla spalla.

Quando  si apre uno squarcio nel buio delle nostre verbalizzazioni diventiamo visibili ed intellegibili  l’uno per l’altro: questo ci fa emozionare le mani iniziano a fremere e a non stare  più al loro posto, hanno voglia di aprirsi, di toccarsi, di far sentire che siamo presenti con tutto il nostro essere. Ci guardiamo negli occhi, ci incontriamo, ci vediamo: finalmente. 

Dura un attimo, poi la piccola estasi di totale empatia scompare ed ognuno torna ai propri ruoli impostati.

Che bellezza però essere stati  in empatia per un secondo.

Il fatto che tra di noi esiste un rapporto di “estraneità” rende la cosa ancora più rimarchevole: sentirsi in empatia con degli sconosciuti  – di cui si è appreso null’altro che il nome ed  il numero di camera  e della cui lingua si afferra poco – ci mette di fronte ad una realtà poco esplorata, quella che porta a pensare che noi umani siamo molto di più dei nostri nomi,  del nostro lavoro, della nostra nazionalità, dei nostri profili FB, degli alberghi che frequentiamo. Siamo esseri vibranti, radar biologici che cercano di intercettare  uno scambio in grado di procurarci  gioia, soprattutto quando avviene senza preavviso, veloce, inatteso.

Il vero scambio ci  innalza per un momento dalla nostra condizione terrestre per sua natura un po’ gretta e  limitata – ognuno con il proprio credo, la propria storia, ognuno inscatolato in confini mentali ben definiti –  e ci illumina.

Poi tutto finisce, le mani si liberano dall’intreccio, i sorrisi si smorzano, l’educazione di facciata si ricompone  sui nostri volti: i tedeschi della ex DDR tornano ad interrogarsi di fronte al buffet dei desserts, chiedendosi se sia meglio optare per il semifreddo alla banana o per la mousse al cocco verde.  Sono  lontani adesso, hanno di nuovo  attraversato lo spazio ed il tempo che li divide da questo mondo; i loro movimenti  ricordano ancora  una volta  quelli   dei cittadini della vecchia Europa dell’Est, un poco goffi ed impacciati.

Io torno ad osservarli, cauta.

E resto in attesa,  fiduciosa, del prossimo momento di  scomposta e luminescente empatia.

ines ibiza - montagna di sale

Vita da expat 2.0 Ricomincio da Ibiza

Ines Auckland, dopo essere stata Ines in transito in Italia per un mese e mezzo, ora è Ines Ibiza da 3 settimane. E lo sarà fino alla fine della temporada, a ottobre.

ines ibiza - punta galera
ines ibiza – punta galera

La notte prima di partire non ho chiuso occhio. Ero agitata, mi sono immaginata l’arrivo sull’isola, l’ostacolo della lingua che un tempo sapevo, ma che dopo due anni e mezzo a parlare solo inglese si è dissolta nella mia testa. Non potevo smettere di pensare all’incontro con la mia coinquilina, Mouna, una ragazza marocchina che vive qua a Ibiza da 14 anni, che parla spagnolo e arabo, ma non inglese o italiano. Provavo a simulare delle conversazioni che non ero effettivamente in grado di sostenere non avendo a disposizione un gran vocabolario e la conoscenza dei tempi verbali. Tengo precisare che per parlare spagnolo non basta aggiungere le S in fondo, non è così simile all’italiano come si possa pensare, anzi ci sono un sacco di parole che sono uguali ma in realtà vogliono dire tutt’altro. Ad esempio PRONTO non vuol dire PRONTO, vuol dire presto. PRONTO si dice listo. O SALIR non vuol dire SALIRE, vuol dire uscire. SALIRE si dice subir. Ok sembrano piccolezze, ma in realtà le vedo le facce della gente quando mi lancio in conversazioni col mio spagnolo approssimativo! Un po’ mi capiscono, un po’ no!

L’incontro con la mia coinquilina non è andato così male. E’ stata molto gentile, mi ha accompagnato a fare la spesa, mi ha fatto vedere il quartiere, mi ha messo a mio agio in casa ed è una che parla tantissimo, anche se non capivo tutto lei ha continuato a parlare! Sono arrivata a fine giornata col mal di testa, a volte mi scappavano frasi in inglese invece che in spagnolo o italiano, ma sono sopravvissuta.

Quella notte insonne prima della partenza era tutta concentrata sulla preoccupazione dell’arrivo, ora però voglio raccontarvi del viaggio, lasciandovi con queste righe che ho scritto appena sono salita sull’aereo.

ines ibiza - in volo coi giovanotti
ines ibiza – in volo coi giovanotti

Sono sul mio volo per Ibiza. Miracolosamente sono sul mio volo per Ibiza. Ho ancora l affanno per aver corso fino all’ultimo. Non so per quale motivo sul mio biglietto c’era scritto che il volo sarebbe partito alle 10.10 mentre sui tabelloni l’ora era 9.55. Ho pensato che alle 9.55 chiudesse l’imbarco. Probabilmente non ero molto sveglia, non ho dormito per niente stanotte perché ero agitata. Mi immaginavo le scene di quando sarei scesa dall’aereo, trovare la mia casa che é su una strada che non si trova neanche su Google maps. Parlare con la mia coinquilina mischiando spagnolo e inglese perché alla fine non ho imparato molto in questi mesi. Andare a fare i colloqui di lavoro, mi sono immaginata tutto in una notte, alle 6 ha suonato la sveglia ma non credo di aver dormito più di un’ora. 

ines ibiza - montagna di sale
ines ibiza – montagna di sale

L’ultima volta che sono stata all’aeroporto di  Bologna, nel 2012, stavo andando proprio a Ibiza a festeggiare i miei 30 anni. Ricordo che non c’erano code e addirittura nessuno ci ha controllato biglietti o documenti. Mi immaginavo una situazione simile, non code ma più controlli dopo l’attentato di Bruxelles.

ines ibiza cala bassa
ines ibiza – cala bassa

Salgo con molta calma al piano di sopra dove ci sono gli imbarchi e vedo una coda infinita. Il mio imbarco chiude in 15 minuti e decido di passare avanti a un sacco di gente, fiduciosa che ce l’avrei fatta. Continuo a buttare un occhio sul tabellone che dice “9.55 boarding” e mi convinco che ce la posso fare, sono le 9.45 e devo ancora passare i controlli. Mi fanno pure tirare fuori il computer dallo zaino, non ho tempo di metterlo via, inizio a correre verso il mio Gate con computer in una mano, giacca nell’altra, borsa e zaino. Arrivo al Gate e ci sono solo le hostess che mi stavano aspettando, ma neanche tanto volentieri: “signora lei non ha capito  che il volo lo perde! ” (mentre cercavo di mettere via il computer).


Ok mi rimetto a correre “ma dove va, il documento? ” oohh o mi fai fretta o ti rilassi!

ines ibiza- playa portinaxt
ines ibiza- playa portinaxt

Ricomincio a correre, arrivo nel piazzale in cui l’aereo partirà a secondi e un signore mi dice di non correre, quello dopo mi dice di correre. Arrivo sull’aereo e mi dicono “ormai sei arrivata, non c’è fretta…” Insomma sull’aereo siamo già in modalità “no pasa nada“.

É stata una partenza abbastanza turbolenta, ma se mi conoscete un pó saprete anche che a me piacciono queste situazioni un po incasinate! 

E cosi inizia l’avventura della Ines a Ibiza…

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IL KAFFEE UND KUCHEN: UN IMPERDIBILE RITUALE TEDESCO (CON RICETTA)

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Lima: che caos!

Sono quasi due mesi che vivo qui, nella GRANDE capitale peruviana.

lima- caosLima è una città immensa. Qui vivono più di 10 milioni di persone ed è divisa in distretti. In base a quale distretto vivi, per arrivare da una zona all’altra della città ci possono volere ore! Tutte le capitali sono una rappresentazione a parte della realtà di un paese. Le grandi città offrono più servizi, posti di lavoro e una mescolanza di culture tale da dimenticarsi della cultura principale.

Quando sono arrivata non facevo altro che lamentarmi di tutto.

Ecco di cosa mi lamentavo principalmente:

Prima cosa: il traffico e i mezzi pubblici.

Bene, chi non ci vive non lo può capire: Lima è un caos. C’è traffico a tutte le ore del giorno. I mezzi di trasporto che vengono chiamati “combi” al mattino viaggiano pieni di gente che a malapena può muoversi. Sono strapieni. Per arrivare a lavoro impiegavo un’ora di bus, fino a quando ho cambiato casa per stare più comoda. Alcuni conducenti corrono e non parliamo poi del loro modo di guidare! Sembra di essere ad uno spettacolo di formula1 !

I vari bus sono gestiti da compagnie private e qui esiste la figura del “datero” , il quale fornisce informazioni sul trasporto pubblico, sul tempo, sulla distanza e rotta del veicolo; in questo modo le diverse compagnie possono “competersi” i passeggeri. Una corsa per arrivare all’altra combi e prendersi più passeggeri possibili.

Seconda cosa: il caldo.

Da buona siciliana non posso lamentarmi del caldo. Invece qui a Lima l’ho fatto. Consiglio di munirsi di crema solare per evitare scottature e di non camminare sotto il sole nelle ore più calde. In questo paese tropicale il sole può giocare brutti scherzi.

Il mare non è una tavola: è ottimo per gli amanti del surf e delle onde. Mentre per chi ama il mare calmo, può spostarsi nei “club” dove ci sono piscine e spazi ricreativi. Solo i soci, e gli amici/ospiti dei soci vi possono entrare. Sono clubs un po’ esclusivi.

Terza cosa: il ritardo.

Qui si dice un orario e bisogna calcolare “l’ora peruviana” (che può essere anche un’ ora abbondante di ritardo). Se la prendono comoda i peruviani.

Quarta cosa: l’acqua calda.

Per non parlare del problema che hanno qui con l’acqua calda: a parte la difficoltà a trovarla in alcuni ostelli, è fondamentale chiedere se l’acqua della doccia è fredda o calda quando si affitta una casa.

Insomma all’inizio mi lamentavo di tutto. Un  cambiamento comporta  un processo di adattamento che non sempre è facile. Superata la prima fase – dove si odia più o meno tutto – si passa alla fase in cui o ami il posto in cui vivi o cambi luogo.

Ad un colloquio di lavoro mi è stato chiesto: “Cosa ti piace di Lima?” e io pensai “bella domanda!”. Però capii che era una domanda fatta per comprendere se fossi rimasta in questo mondo diverso dal mio o se sarei  scappata alla prima occasione. Sono ancora qui, e sono già passata alla “fase innamoramento”.

lima-caosCi sono alcuni distretti di Lima che vengono considerati più sicuri di altri. Tra questi ci sono Miraflores, Barranco e San Isidro. Questi distretti sono anche un po’ più cari rispetto ad altri, sia a livello di affitti sia a livello di prezzi di beni di primo consumo. Però vale la pena vederli. In Miraflores c’è un lungomare stupendo con spazi verdi dove tutti i giorni si vedono persone correre, fare attività fisica, chiacchierare, etc. Quasi tutti i giorni faccio una passeggiata lì con un’amica. I tramonti sono stupendi. Avete mai pensato che nonostante lo guardiate tutti i giorni, un tramonto non è mai uguale a un altro?  Per quanto possiamo andare tutti i giorni a lavoro, prendere lo stesso bus e alla stessa ora, non ci sarà mai un giorno che assomiglia ad un altro. Sono tutti UNICI. Per questo dobbiamo viverli a pieno.

A parte la bellezza della città, dove ci sono tantissime cose da visitare, mi piace la gentilezza delle persone. Io penso che non importa il posto in cui vivi (o almeno relativamente), se sei con la gente giusta ti divertirai sempre. Qui la gente sa vivere. Le piace divertirsi, godersi la vita, non pensare solo a lavorare. Alcuni vivono giorno dopo giorno. E cercano spesso di aiutarti, di aprirti le porte delle loro case. Apprezzano ciò che tu fai per loro! Ovviamente non si può fare di tutta l’erba un fascio ma si sente una “buena vibra” qui.

Per esempio, l’altro giorno camminando nel parco, mi sono caduti dei soldi e non me ne sono accorta. Una ragazza mi tocca da dietro e mi restituisce i soldi che mi erano caduti. E di fronte a questo gesto capisci che non bisogna vivere di pregiudizi.

Si’,  Lima è un caos: di colori, di gente, di cibo squisito e di molto altro….


Weekend italo-tedesco sull’Ostsee

A inizio Febbraio la coinquilina tedesca mi ha proposto di passare i giorni precedenti la Pasqua sulla costa del Mar Baltico – Ostsee – e di visitare alcune piccole città nei dintorni. L’idea di viaggiare mi elettrizza sempre e avere una guida esperta disposta a portarmi in giro non può che essere un’ottima opportunità per mettere il naso fuori da Berlino.
Il tutto viene organizzato – da lei – con un anticipo e un’attenzione ai dettagli (come il numero esatto di km da percorrere, opportunamente studiato tramite Google Maps) che solo i tedeschi possono gestire.

(La mia incapacità nell’organizzare una cosa del genere con più di un mese di anticipo si evince fin da subito dalla mia risposta alla suaproposta: “Ah, ma Pasqua è a Marzo? Di solito non è ad Aprile?”).

ostsee-weekend-riflessioniPer noi è il primo “viaggio” insieme, la prima volta che passiamo più di tre ore consecutive in compagnia l’una dell’altra, nonostante viviamo insieme. Per me è la prima volta sul suolo tedesco al di fuori di Berlino, la prima volta che percorro la città e l’autostrada tedesca in macchina.

Partiamo con due piccoli bagagli, ritiriamo la macchina a noleggio. Lei perde portafogli e documenti all’autogrill e io mi trovo ad anticipare tutti i soldi necessari, ma va bene così.

Arrivate a destinazione dopo circa tre ore di viaggio, alloggiamo in una roulotte con bagno all’aperto nella proprietà di una sorridente donna tedesca dallo strano accento e di cui capisco a stento la metà dei discorsi.
Accanto al nostro alloggio ci sono cavalli, conigli, qualche pigro gatto e un immancabile cane allegro.
Uccelli curiosi di varia grandezza e colore volano nel cielo e il loro cinguettio, insieme ai versi degli animali, sono gli unici rumori che si sentono da quelle parti.
ostsee-weekend-riflessioniFinalmente vedo il mare e ne rimango sorpresa: nel mio pregiudizio da italiana lo immaginavo grigio, un po’ cupo, con una sabbia dal colore incerto. Invece l’acqua è azzurra e trasparente; quando c’è, la sabbia è molto chiara e fine, altrimenti si trovano sassolini piccoli e lucidi.
L’aria è pulita ma non ha quell’odore di estate che sono abituata a sentire in Italia quando sono al mare. Il colore blu e il movimento lento dell’acqua mi rilassano e ci sediamo sulla sabbia.
Ogni tanto chiacchieriamo, ridiamo, restiamo in silenzio. Principalmente osserviamo il mare e lasciamo andare tutti pensieri.

Intorno a noi ci sono persone che parlano, bevono, ridono. Bambini che giocano. Ma sono tutti molto composti e ordinati, non c’è confusione o rumore e mi ritrovo a pensare che è così che dovrebbe sempre essere il mare.ostsee-weekend-riflessioni

Per un’amante dei comfort poco avvezza alla vita di campagna come me, la scelta di passare qui e così il weekend precedente la Pasqua è stata sicuramente curiosa. Ma dopotutto l’idea di provare qualcosa di diverso dal solito non mi dispiace, anzi mi attira.

Già da prima di emigrare mi sono sempre sentita “poco italiana” e, tra le altre cose, non mi è mai piaciuto passare i giorni festivi a strafogarmi in quei pranzi infiniti con un migliaio di parenti di cui a malapena ricordo i nomi. Sono sempre stata allergica alle tradizioni e alle convenzioni e, da quando mi trovo all’estero, posso permettermi il lusso di vivere i giorni rossi sul calendario come fossero giorni normali.

Io e la mia coinquilina ci raccontiamo di come si passano le feste e i giorni in famiglia nei nostri rispettivi paesi e, mentre lei si mostra affascinata dalle nostre abitudini, io inevitabilmente apprezzo di più il loro “sistema”.
Come al solito.

Si susseguono giorni di pioggia, vento, sole, caldo.ostsee-weekend-riflessioni
Giriamo tanto in macchina, passeggiamo in varie piccole città di mare, facciamo un tour in barca, osserviamo case e palazzi, mangiamo cibi tipici – riuscendo a trovare anche alternative vegetariane per la sottoscritta – e le ore si scandiscono tra birre e caffè.
Sempre con il cappotto, a volte con gli occhiali da sole, nel verde o al mare, l’aria è sempre pulita e lo spirito è leggero.

Ogni volta che tocchiamo l’argomento, mi rendo conto di come lei cerchi di farmi notare tutti gli aspetti positivi dell’essere italiana e di come io invece mi esalti per la famosa indipendenza e riservatezza teutonica.
I miei tentativi di spiegare ai tedeschi i lati negativi della cultura e delle abitudini italiote si scontrano sempre con la visione romantica che loro inevitabilmente ne hanno tratto, non si sa come.

– è bello avere una grande famiglia composta da tante persone, no?
– Ehm… dipende.
– Passate sempre le feste tutti insieme!
– … appunto.

20160326_180630La sera dell’ultimo giorno ci fermiamo a guardare l’Osterfeuer, un grande fuoco che per tradizione viene appiccato nelle campagne tedesche e che resta acceso fino a tarda notte, per scacciare gli spiriti dell’inverno e accogliere la primavera.

Felici e rilassate ci prepariamo a fare ritorno a Berlino e, una volta caricata la macchina, ci fermiamo in un caffè per prendere uno di quei lunghi Schwarzer Kaffee nei grandi bicchieri zu mitnehmen da consumare pigramente durante il viaggio.

E mentre io mi cullo nei ricordi dei posti appena visitati e nelle riflessioni che hanno suscitato, ecco che la coinquilina tedesca con assoluta disinvoltura chiede al barista se alla cioccolata calda si possono mischiare due espresso.

Tutto in un unico grande bicchiere.

Torno violentemente alla realtà e sbatto ripetutamente le palpebre, chiedendomi ancora per qualche attimo se per caso ho capito male.
Ma, di fronte al sorriso di assenso del barista e alla prontezza con cui soddisfa l’ordine, ecco che il mio cuore sussulta.

Dopotutto sono pur sempre italiana…

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Mexico en la piel

Fra poco di meno di 2 mesi compirò 50 anni, 10 dei quali vissuti in Messico, a Playa de Carmen per la maggior parte di questo tempo.

Il mio piccolo e’ nato qui, a Veracruz , e  questa e’ una storia un po piu’ complicata: una vera telenovela.
Ve la racconterò, un altra volta.
Il Messico e’ un paese che ha moltissima storia, paesaggi meravigliosi ed e’ un paese di mille contraddizioni.mE ora e’ casa mia.
Mexico en la piel, e’ il titolo di una canzone famosa che rappresenta l’orgoglio di essere messicano, e per noi expat e’ come descrivere la sensazione che senti quando cominci a vivere qui.
Non e’ facile e non e’ l’Eldorado ma a me – il Messico –  ha dato tanto.
Sono arrivata a 40 anni con un bambino piccolo e una difficile situazione famigliare e per fortuna non ho mai avuto problemi a trovare un lavoro. Ho iniziato come concierge in un albergo, poi ho fatto la guida turistica, e poi l’assistente turistica prima per un piccolo tour operator italiano e poi per altre compagnie per lo piu’ americane.
Da un paio d’anni lavoro per una impresa che mi sta dando tante opportunità di crescita, e nel giro di poco sono stata promossa a a supervisora: in 5 hotel nella Riviera Maya io dirigo 14 rappresentanti.
Adoro il mio lavoro e quello che mi permette di fare e di vivere.
Mio figlio di 10 anni grazie al mio lavoro ha gia’ vissuto esperienze che difficilmente avrebbe potuto vivere in Italia.
Posso fare gratuitamente tutte le attivita’ che questo meraviglioso paese offre, cosi’ che  abbiamo visitato  Chichen itza, Coba, Tulum, la magica Ek Balam. Abbiamo visitato grotte e ci siamo calati con il rappel nei cenote sacri.
Abbiamo attravesato la foresta correndo sulla zip-line. Abbiamo nuotato con i delfini e i manati’.
Siamo andati a cavallo sulle spiagge bianche e lo so che suona strano pero anche a Cammello!
Ho guidato un quad nella foresta e solcato le onde sul wave ranner.
Abbiamo giocato con i pirati.
e abbiamo guardato lo spettacolo del fondo del mare attraverso l’oblo di un sottomarino.
Abbiamo incontrato sciamani maya che ci hanno dato un po di storia.
Sono stata fortunata ma ho anche lavorato e combattuto tanto per avere quello che ho ora.
Ma molto altro ancora ho  da fare, da vedere e da scoprire.
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La loro prima volta

Dopo quasi due anni dalla mia partenza, finalmente i miei genitori sono riusciti a venire a trovarmi qui in Inghilterra.

In tutto questo tempo se ne era parlato tanto ma, per diverse ragioni, sino ad ora non non erano riusciti a volare oltremanica.

E’ stato un vero e proprio evento! Non solo perchè era la loro prima volta in Inghilterra, ma era la loro prima volta all’estero (senza contare Austria e Slovenia, entrambe a pochi km di distanza da il nostro Friuli) e la loro prima volta su un aereo!

Abbiamo prenotato il volo alcuni mesi prima della partenza, e da quel momento, soprattutto la mia mamma, ha iniziato ad essere alquanto nervosa.

Quelle settimane di attesa però, passarono in grande velocità e il grande giorno arrivò in un lampo.

Io ero al lavoro, quando mia mamma mi scrisse un messaggio che l’aero sarebbe decollato un ora in ritardo. Cose che succedono, ma se è la prima volta in aereo essere assaliti dal panico e’ comprensibile. Una volta riusciti a salire sul volo però,  si sono calmati e hanno potuto godere il paesaggio sottostante.

Una volta atterrati a Bristol, un taxi li aspettava all’aeroporto e in meno di un’ora finalmente sarebbero stati da noi!

Erano lì! Non ci credevo, ce l’avevano fatta e ci aspettavano 3 giorni interi da trascorrere finalmente tutti assieme!

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Ci hanno fatto molti complimenti, sulla casa e su come io e Simone ci siamo sistemati. Credo proprio di aver visto sui loro volti un po’ di orgoglio.

Nei giorni seguenti abbiamo fatto un mini tour del sud-est del Devon visitando la stupenda Sidmouth e il suo lungo mare ventoso e scintillante. La meravigliosa Exeter e la sua Quay popolata da maestosi cigni e da un’atmosfera unica.

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Per la prima volta hanno assaggiato in vero fish and chips inglese, la cucina indiana e degustato una vera e proprio pinta di birra in un vero pub inglese.

Non potevamo farci mancare un’abbondante full English breakfast e naturalmente il gustosissimo Cream Tea.

Come tutte le cose belle, quei giorni purtroppo sono passati troppo in fretta e il momento del rientro arrivò in un batter di ciglia.

Stanchi ma felici, sono ripartiti per il bel Paese, ma già a Settembre vorrebbero ritornare per poter visitare la bellissima Brixham, la città in cui la mia nuova vita ebbe davvero inizio.

Ora aspetto con ansia il mese di giugno, quando la mia sorellina verrà a trovarmi e i piani per lei sono forse ancora più eccitanti!!!