La collaboratrice domestica

Circa un anno e mezzo è trascorso da quando scrissi di una mia avventura famigliare risoltasi con l’assunzione di una collaboratrice domestica. Il seguente articolo è il seguito di quella storia, oggi contenuta nell’e-Book di Donne Che Emigrano All’Estero in vendita online. Buona lettura.

Poco più di due anni fa rientraCollaboratrice Domestica Singapore 03i a Singapore con il mio pargoletto fra le braccia. Avevo partorito in Italia questo tanto desiderato bimbo, arrivato fra noi dopo sette tentativi di fecondazione assistita di cui solo l’ultimo positivamente riuscito proprio qui a Singapore, e concentrata com’ero a dar luce a questa splendida vita non avevo assolutamente considerato cosa sarebbe successo in seguito, come ci saremmo effettivamente riorganizzati nella nostra nuova routine famigliare: io, il bimbo, mio marito e la gatta Miss Zampetti, mitica compagna di mille avventure, con noi da quasi undici anni ed espatriata anch’essa dagli Emirati Arabi Uniti dove abbiamo vissuto, precedentemente, per quasi dieci anni.

Forte del mio carattere attivo, del mio entusiasmo e consapevole di aver sempre gestito i miei mille impegni sia di lavoro che famigliari, non mi sfiorò minimamente l’idea che avrei anche potuto non riuscire così facilmente in questa mia nuova dimensione e, infatti, fu proprio così: da sola, lontana da casa, con quel piccoletto iperattivo dal momento in cui è nato, senza un’idea di come curarlo e senza un qualsiasi appoggio, sono andata in panne lasciando a rotoli la casa e trovandomi completamente stressata e disorganizzata.

Fu proprio in quel periodo che io e mio marito decidemmo che dovevamo trovare una soluzione per ridarci un equilibrio personale e famigliare, e fu lui a suggerire una live-in Foreign Domestic Worker (FDW), detta anche maid oppure helper, in Italia nota come collaboratrice domestica. Un mondo a me completamente sconosciuto e un’idea assolutamente preoccupante visto che, fra le altre cose, il nostro appartamento era uno spazio abitabile onesto ma non certoCollaboratrice Domestica Singapore 08 così ampio da lasciare i dovuti spazi e privacy a tutti. Ma nonostante le mie serie perplessità decidemmo di provare e fu lì che mi buttai a capofitto per cercare di capire appieno a cosa stavamo andando incontro, sia nella positività di tale opportunità con i suoi vantaggi, sia in coscienza dei limiti, che forse, avrebbe potuto portare con sé avere una nuova persona in casa.

Dopo aver intervistato come potevo tutta la cospicua rete di networks italiani e stranieri che abbiamo qui a Singapore, in cui ho spiegato la mia totale inesperienza e chiesto qualsiasi tipo di informazione che potesse aiutarmi a prendere in mano questa nuova avventura, imparai che le Foreign Domestic Workers sono molto spesso persone umili che si allontanano da casa per lavorare lasciando le proprie famiglie, composte a volte da marito e figli oltre che da genitori e parenti. Provenienti per lo più dalle Filippine ma anche da altri paesi del circondario, portano con sé una grande varietà culturale e per fortuna sono molto ricercate nella multietnica Singapore, e il governo fa veramente di tutto per cercare di proteggere queste lavoratrici ed offrire loro contratti onesti, comprensivi tra l’altro di vitto e alloggio, giorno libero, assicurazione sanitaria e viaggio di rientro in patria per vacanza, a un costo generale davvero accessibile per un potenziale datore di lavoro, tutte cose non sempre così scontate ho potuto appurare nel tempo in giro per il mondo.

E’ il governo stesso, inoltre, che per chiunque desideri assumere una Foreign Domestic Worker ha organizzato uno strutturatissimo sito web col quale, dopo aver precedentemente richiesto la famosa SingPass, una password collegata alla propria carta di identità locale che permette al governo di identificare le persone anche online, e pagato in anticipo con carta di credito, si studiano i propri doveri e diritti nei confronti della futura collaboratrice domestica e del governo di Singapore, ottenendo, in conclusione, un certificato di comprensione delle leggi che dà la possibilità di assumere. Una volta ottenuto il certificato, che viene spedito dallo stesso sito web al proprio indirizzo email, si può decidere di assumerla sbrigando personalmente tutti i processi dei documenti necessari presso gli uffici addetti del governo, oppure, di avvantaggiarsi dell’aiuto di un’agenzia specializzata, e quest’ultima fu la nostra scelta.

La nostra collaboratrice doCollaboratrice Domestica Singapore 05mestica è una donna musulmana di quasi quarant’anni, sorridente, educata, versatile, discreta, lavoratrice e onesta. Non potevamo immaginare di essere tanto fortunati nell’incontrarla quel giorno che ci siamo presentati all’agenzia per i nostri primi colloqui. In città è noto che non sempre le cose funzionano fra le impiegate e i datori di lavoro, a volte a causa delle famiglie che le hanno assunte, a volte per il comportamento delle impiegate stesse. Il governo quindi spinge ad una seria considerazione prima di decidere per tale assunzione: la convivenza, a quanto pare, non è una cosa da dare per scontata. Una volta assunta la collaboratrice domestica poi, la persona diventa responsabilità del datore di lavoro anche nel suo tempo libero, e questo, in taluni casi, può generare serie complicazioni.

Nel nostro caso, e nella speranza che continui sempre così, la nostra collaboratrice domestica è diventata sicuramente una persona importante all’interno del nostro nucleo famigliare: da parte nostra è stato fatto il possibile per cercare di far procedere i rapporti nel migliore dei modi; da parte sua un buon carattere, intelligenza e tanta discrezione, qualità che la rende naturalmente capace di essere presente o di assentarsi a seconda di ciò che serve nei vari momenti della giornata e della famiglia, l’hanno fatta apprezzare veramente tanto. Il suo aiuto è chiaramente indiscusso, ci ha permesso di ritrovare il nostro equilibrio e di migliorare la nostra qualità di vita, specialmente del tempo speso col bimbo, oltre che dargli la possibilità di abituarsi a persone di cultura diversa, nonché di condividere la doppia lingua in casa, caratteristiche molto importanti per quel che riguarda la nostra famiglia.

Col tempo la nostra collaboratrice domestica ha ricavato il suo spazio e Collaboratrice Domestica Singapore 04la sua indipendenza anche nel gestire le cose di casa, benché la mia presenza sia continua come l’aggiornamento sulle attività da svolgere giornalmente e durante la settimana. Infine, le insegno a cucinare. Saper cucinare non è stata una nostra priorità ai tempi dell’assunzione, ma siccome è interessata la rendo partecipe in tutto ciò che preparo e, ogni tanto, ci divertiamo anche ad impastare le nostre Piadine Romagnole: io con lo strutto e lei con l’olio, nel rispetto dei suoi principi religiosi.

La domenica la nostra collaboratrice domestica frequenta la moschea, sia per la preghiera che per studiare. Nella famiglia presso cui ha lavorato a Singapore in precedenza questo non le era stato regolarmente permesso, mentre noi desideriamo che abbia una vita serena anche nelle sue attività di interesse personale, e così studia religione, storia della religione e arabo, sia parlato che scritto, per leggere e capire meglio il sacro Corano. Presso la moschea, oltre alle attività religiose e di studio, la collaboratrice domestica e i suoi amici svolgono anche attività conviviali pranzando e celebrando varie occasioni assieme, organizzano gite ed escursioni e svolgono azioni di volontariato e beneficenza per i più poveri, portando cibo e assistendo i malati e i bisognosi, per esempio. E’ felice di appartenere ad una vera comunità, preziosa per la sua crescita e dove può ritrovare un altro tipo di dimensione familiare. Il velo non è un problema in casa nostra, ma liberamente lei lo indossa solo la domenica quando esce di casa. La sera poi, quando si ritira, spesso prima di dormire studia. Una delle cose più belle e affascinanti di Singapore è la palpabile serenità della convivenza nel rispetto reciproco dei propri ideali, senza il timore che nessuno possa infrangere i propri spazi e la propria vita in alcun modo, e in una situazione di tale serenità non si riesce a non venire coinvolti anche dalle attività altrui, di tradizione o di religione che esse siano, non fosse altro per tutte le festività di vario genere che nel paese si svolgono regolarmente e frequentemente, proprio nel rispetto dell’origine di tutta la sua variegata popolazione, e a cui tutti sono invitati a partecipare.

Una cosa che riempie Collaboratrice Domestica Singapore 01di gioia sia me che mio marito è vedere come la collaboratrice domestica si sia affezionata al nostro bambino, e questo sentimento è davvero reciproco. Ora che il bimbo ha cominciato a pronunciare le prime parole è divertente ascoltare la sua vocina che la chiama per nome, e lei ne è compiaciuta, come noi. Ho lasciato loro modo di trascorrere giornalmente del tempo assieme: scendono in giardino e incontrano gli amichetti con cui condividere i giochi all’aria aperta, in libertà, senza la mia presenza che in qualche modo potrebbe limitare la loro spontaneità. E anche questo spazio credo sia molto educativo. Io e la collaboratrice domestica abbiamo accordato in precedenza quali sono i principi di educazione della nostra famiglia, e benché lei non sia assolutamente un nostro sostituto, crediamo però che, in linea col nostro pensiero, lei possa rafforzare le regole di educazione che già sto cercando di insegnare al bimbo, nella continuità dell’esempio e delle parole che porta avanti con lui in nostra assenza. In quel giardino, il bimbo ha cominciato a camminare, a correre e a condividere i giochi con i bimbi delle più svariate nazionalità.

Il colloquio di lavoro con la nostra Foreign Domestic Worker (FDW), ad ogni modo, non è stato un incontro idilliaco a primo impatto, e questo grazie al comportamento che io ho deciso di tenere, quel giorno, con tutte le possibili future impiegate. Pur essendo sempre stata estremamente educata e gentile ho comunque mantenuto un atteggiamento di freddo distacco e, volutamente, la fermezza del mio sguardo e delle mie parole hanno avuto una pesante valenza durante tutta la chiacchierata.
Non era mia intenzione, nel limCollaboratrice Domestica Singapore 02ite del possibile e con la conoscenza generale che mi ero fatta attraverso l’esperienza di diverse altre persone, di sbagliare persona ai colloqui, scoprendo troppo tardi, per entrambe le parti, che potevamo non essere fatte l’una per l’altra. Ma decidere tutto questo in un solo colloquio è una cosa veramente difficile e, sinceramente, credo che il fattore dominante in tale situazione sia anzitutto una buona dose di fortuna. Nella speranza che questa fortuna ci baciasse, la strategia che ho scelto di seguire è quella di mostrare una pesante severità e di marcare ripetutamente le cose che in casa mia non sarebbero state tollerate, e principalmente quelle che avrebbero leso oltre che le leggi di Singapore, anche la nostra famiglia. Solo dopo un pesante colloquio per metterla sotto pressione quel tanto per capire le sue reazioni e opinioni in merito, mi sono rilassata e sorridendo le ho spiegato che, benché tutte le cose di cui avevamo parlato fossero vere e sarebbero dovute essere rispettate, la nostra casa sarebbe stata una casa serena e noi tutti saremmo stati felici di accoglierla nella nostra vita quotidiana. Alla nostra collaboratrice domestica, di fatto, il mio atteggiamento non aveva creato nessun tipo di problema, mi raccontò in seguito, in quanto capiva bene il perché di tante precisazioni conoscendo personalmente le storie di diverse sue colleghe in città alcune delle quali hanno subito mancanze di rispetto da parte dei datori di lavoro, mentre altre, invece, hanno deliberatamente mancato dello stesso causando anche difficili problemi alle famiglie presso cui lavoravano. Alla fine del colloquio eravamo tutti convinti della nostra scelta, io e mio marito ci siamo rilassati, abbiamo incrociato le dita e ce ne siamo andati via col contratto in mano.

Diversamente è purtroppo andata ad alcune mie care amiche che, con tutti i più buoni propositi sia ai colloqui di lavoro che in seguito a casa, si sono ritrovate a collaborare con persone che hanno mostrato atteggiamenti non consoni agli accordi presi, tanto da avvilire le mie povere amiche e portarle a pensare di non assumere più alcuna collaboratrice domestica dopo avere riportato all’agenzia le attuali. Una di loro, per fortuna, consapevole della precedente esperienza, ha ritentato immediatamente un nuovo colloquio e ha trovato subito un’ottima sostituta con la quale ora conviCollaboratrice Domestica Singapore 06vono felicemente. L’altra amica, dopo aver inciampato in due spiacevoli realtà, ha preso un periodo di pausa e ha preferito, al momento, tornare nella dimensione di casa sua da sola.

Non esistono regole nell’approcciare l’avventura della Foreign Domestic Worker (FDW), forse speranza, onestà intellettuale e buoni propositi possono essere fra gli ingredienti base, per entrambe le parti, che associati a una buona dose di fortuna, fanno sì che si incontri la realtà che si desidera. Benché la collaboratrice domestica sia una spesa accessibile a Singapore, io continuo a considerare il suo aiuto un privilegio avuto in un momento importante della mia vita, e continuo a svolgere i miei compiti e a mantenere salda la mia presenza e i miei ruoli in casa, per tutti, consapevole che in ogni momento le cose potrebbero cambiare ancora e potremmo tornare a riassumerci tutti i doveri pratici, come in effetti li abbiamo sempre svolti in precedenza.

Nel frattempo, complici e compiaciuti degli attimi di pace ritrovati, io e mio marito assaporiamo la realtà della nostra famiglia, ci re-innamoriamo giornalmente del nostro bambino e brindiamo più frequentemente del buon lavoro che abbiamo realizzato assieme. E dopo più di un anno trascorso assieme, auguriamo con tutto il cuore lunga vita alla nostra cara Foreign Domestic Worker (FDW).

Espatrio e cibo

conserve fatte in casaQuando passate vicino ad un gruppo di italiani espatriati state pur certi che l’oggetto del loro discorso è il cibo.
Per me, parmigiana cresciuta a prosciutto, tortelli e lambrusco, sbarcare qui in Marocco è stato difficilissimo dal punto di vista gastronomico.
Qui ad Essaouira si va a fare la spesa al mercato della Medina, souk, dove c’è una grandissima offerta di frutta e verdura fresche a prezzi molto bassi. Nel mercato si può comprare anche la carne: se vuoi un pollo te lo scegli vivo, te lo sgozzano davanti e te lo porti a casa (cosa che non ho mai fatto perché quei polli non mi sembrano in formissima) Se vuoi altra carne vai dal macellaio, guardi la carne appesa fuori al sole ricoperta di mosche, cerchi di non vomitare e quando smette di girarti la testa te ne vai. Davanti al nostro negozio c’era anche il mercato del pesce: niente acqua corrente o frigoriferi. Distese di banchetti di pesce appena pescato coi gatti che gli camminavano sopra. Anche qui come sopra, ho sempre girato alla larga schifata. Son certa che i fricchettoni di Essaouira non mi rivolgeranno più parola leggendo queste cose ma io sono nata schizzinosa, cosa ci posso fare?
La mia dieta nei primi mesi è stata strettamente vegetariana. Ho consumato più amuchina io di un ospedale. Se vogliamo trovare un lato positivo sono anche dimagrita moltissimo.
C’è un supermercato locale: Aswak Assalam, ma anche lì girare vicino al banco della carne mi faceva venire i brividi. La prima volta che ho provato a comprare del macinato di vitello per fare delle polpette ho sbagliato prendendo quella che conteneva del grasso di montone e l’ho sbattuto via con le lacrime agli occhi, tutte le mie belle polpettine che odoravano di pecora morta.

Chicche della nonnaIl primo vero e sostanziale cambiamento è stato l’anno scorso a Natale quando ha aperto il Carrefour, non avete idea della gioia di poter gironzolare in mezzo ai banchi della carne, dei salumi e dei vini. Alla vista del Gorgonzola in vaschetta ho fatto una ola.
Abbiamo finalmente ricominciato a mangiare ogni tanto la carne, limitandoci a carne trita e petti di tacchino perché nemmeno al Carrefour sono capaci di tagliarla e non la fanno neanche frollare. Le bistecche, che abbiamo provato ad acquistare, le avrei potute usare per risuolare gli scarponi invernali.
Due mesi fa sotto casa nostra ha aperto un macellaio che fa i tagli alla francese. Il giorno dopo l’inaugurazione eravamo già in coda. La sera siamo riusciti, dopo un anno e mezzo, a farci un bollito. Maurizio non parlava più dalla gioia. Io ho quasi pianto.

Quando rientriamo in Marocco dopo essere stati in Italia, la prima domanda degli altri italiani è: avete portato qualcosa di buono?
Inizialmente io e Maurizio facevamo solo un valigino e se riuscivamo ad infilare una punta di parmigiano eravamo contenti.
Ora siamo senza ritegno: parmigiano, salami sotto vuoto, spalla cotta, culaccia, carne cruda, cotechini, scatole di tè ed infusi, cioccolato, minestre di orzo e farro, polenta, finché entra roba in valigia la riempiamo di cibo. Partiamo da qui con due vestiti proprio per avere più spazio possibile. Per i primi giorni dopo il rientro ci ammazziamo di salumi finché non iniziamo a star male, quando inizio a svegliarmi due o tre volte a notte per bere vuol dire che è ora di rimettere i salumi in dispensa e tornare per un po’ alle nostre sanissime zuppe e minestre.
Quando ci vengono a trovare degli amici e ci chiedono di cosa abbiamo bisogno la risposta è: “tachipirina, un bel libro e del parmigiano”, l’essenziale per sopravvivere.Qui ad Essaouira gli italiani si rivolgono gli uni agli altri come spacciatori sudamericani. Mentre ci si saluta e ci si stringe la mano si sussurra all’orecchio: “ho portato giù un cotechino, ce lo facciamo una sera a cena da noi, non dirlo in giro che ne ho poco”.

Tortelli home madeMi è sempre piaciuto cucinare ma qui ho iniziato a farlo sul serio. Qui Giovanni Rana non esiste quindi se vuoi mangiare qualcosa di buono devi fartelo tu.
Ora, sempre con l’aiuto di Maurizio che è un cuoco sopraffino, faccio tortelli per dieci persone alla stessa velocità con cui in Italia ordinavo una pizza da portar via.La sera a volte torno a casa e mentre faccio una torta e dei biscotti per il negozio mi metto ad impastare anche due gnocchi. Il sabato mattina prima di andare a lavorare faccio la pasta per la pizza. Domenica ragù e lasagne. Mia nonna sarebbe molto orgogliosa di me. Ora vi saluto perché il nostri amici Gianni e Pier Paolo ci hanno invitati a casa loro a mangiare la Bagna Cauda e noi portiamo i ravioli freschi.

Mellieha - Malta

Walking a Malta: passeggiare tra la natura da Mellieha a Gozo

Una delle cose che più amo della mia nuova vita a Malta è sicuramente il contatto con la natura.

Avendo passato tutta la mia vita in città, non smetto mai di stupirmi quando, passeggiando per le strade dell’isola o affacciandomi dal balcone di casa, ho la possibilità di godere delle bellezze naturalistiche di questo luogo! E’ anche per questo motivo che ho deciso di affrontare questa mia nuova esperienza con un nuovo spirito, più sano e, per così dire, vicino all’ambiente. Ho voluto, infatti, approfittare anche della flessibilità che mi concede il mio lavoro per fare delle piccole escursioni sull’isola, così da conoscerla meglio e concedermi dei brevi momenti di relax, lontano dal computer!

La prima di queste “escursioni” all’aria aperta, che andrò a raccontarvi in questo articolo, mi ha permesso di esplorare la zona che va da Mellieha, dove vivo, fino all’isoletta di Gozo.

Da Mellieha a Gozo: come arrivarci a piedi

La distanza che separa la città di Mellieha, a nord di Malta, da Victoria, la capitale di Gozo, è di circa 17 km. Di certo, se mi avessero detto che avrei percorso questa distanza in qualche ora, non ci avrei creduto! Da profana del “walking”, la prospettiva di dover affrontare anche solo una decina di km mi avrebbero sicuramente dissuasa dall’intraprendere questa “avventura”.

Fortunatamente, sono partita senza controllare maps: abiti comodi, scarpe da ginnastica e via!

Red-Tower-Malta

Red-Tower-Malta

La prima parte del percorso è stata davvero molto piacevole. Seguendo la strada dall’ingresso di Mellieha, fino a Ghadira Bay, si incontrano paesaggi e costruzioni davvero mozzafiato.

A partire dal Selmun Palace che, con il suo colore aranciato, spicca tra il verde circostante.

Per non parlare della splendida Ghadira Bay, una delle poche spiagge di sabbia dell’isola, che regala uno spettacolo unico.

Superata Ghadira Bay e la riserva naturale, la passeggiata comincia a complicarsi: una lunga salita, infatti, collega questa zona all’altopiano calcareo L-Aħrax dove è possibile ammirare, e volendo visitare, la rossissima St Agatha’s Tower (o anche detta Red Tower per l’appunto).

Da qui, un emozionante cammino lungo la costa, porta dritti fino al terminal del traghetto per Gozo, a Cirkewwa.

Selmun-Palace-Malta

Selmun Palace – Malta

Il viaggio fino all’isoletta è brevissimo, circa 15/20 minuti, e assolutamente sopportabile anche per chi, come me, soffre di mal di mare!

E una volta raggiunta Gozo, ci si rende subito conto di quanto l’arcipelago maltese abbia da offrire: la bellezza di questo luogo ripaga senza dubbio ogni sforzo fatto per raggiungerlo!

 

 

Gozo - Malta

Gozo – Malta

Ghadira Bay - Malta

Ghadira Bay – Malta

 

 

 

 

Prendi cio che ti piace e trasformalo in un lavoro…qui a Londra e’ possibile.

  • zairaZaira tu ci hai scritto dicendo che volevi raccontare la tua storia di expat…
Ho letto alcune delle storie che avete pubblicato e d’improvviso mi sono resta conto che in quasi venti anni, io la “MIA” storia  non l’ho mai raccontata! E mi sono detta perché no?
  • Sei in Inghilterra da molti anni: come eri al tuo arrivo e come sei oggi? 
Ieri ero ingenua, speranzosa, delusa.
Oggi sono umana, forte, fiduciosa.
  • Quali sono le qualità del tuo “oggi”  che pensi sarebbero comunque emerse con il tempo, indipendentemente dal tuo espatrio
Non sono sicura che quello che sono oggi sarei potuta esserlo se fossi rimasta in Italia.
Le esperienze della vita, le persone che incontri e hanno in impatto su di te, il cammino che si intraprende a seconda delle cose che ti succedono, ecco, tutto ciò ti forgia  nella persona che diventi. Io sono quella che sono oggi perche’ le decisioni che ho preso nella mia vita sono state il risultato di cio’ che ho assorbito lungo il mio cammino.
  • Qual’è l’aspetto del carattere che secondo te aiuta ad integrarsi in un paese straniero? 
Beh, magari certi aspetti aiutano non solo in in paese straniero, ma  in generale.
Per quanto riguarda il caso specifico dell’Inghiltterra, il paese dove vivo,  sicuramente mi ha aiutato rispettare la riservatezza di questo popolo e, se non altro, adottare un po della loro riservatezza nel mio quotidiano. Può aiutare inoltrarsi nella loro cultura cercando di non restare troppo ancorati alla nostra, cercando di trovare un giusto bilancio tra l’una e l’altra.
Questo  ti fa stare meglio e ti fa sentire parte di qualcosa;  di conseguenza si tende a soffrire meno di nostalgia.
  • Tu gestisci un’attività commerciale  in Inghilterra (Londra?). Come è il business in Inghilterra ? E il customer care? Credi che potresti svolgere la stessa attività in Italia? 
zaira lavoroL’attività’ che gestisco mi porta a conoscere persone di generazioni diverse tra loto. Parte dei miei clienti sono ultra novantenni e l’altra parte è composta da ventenni, trentenni e poco più.  Praticamente accoppiamo persone di età diverse (in italiano il verbo accoppiare usato in questo contesto suona un po’ strano) in uno scambio di aiuto tra le due generazioni, facendole vivere sotto lo stesso tetto.
E’ un  lavoro che mi porta a conoscere gente da tutto il mondo e persone veramente in gamba con tanta voglia di aiutare il prossimo. La concorrenza nel business qui e’ spietata ma il bello è che, se vali, e ti fai notare nella mischia,  vieni premiato. E te lo dicono anche, il che ti fa sentire orgoglioso di quello che fai. Le tasse come dappertutto si pagano anche qui, ma a differenza dell’Italia per esempio vedi anche dove vanno a finire i soldi. Spesso sono usati bene. Il sistema medico e’ interamente gratis, la scuola per i miei figli pure, ci sono tanti benefit per aiutare gli  anziani, i diversamente abili e i più poveri. La burocrazia puo’ essere un  po frustrante perche è un po’ lenta. Ma stiamo parlando  di Londra non di Inghilterra. Londra   e’ super popolata e la domanda di servizi e’ alta. Ma l’aspetto positivo  della burocrazia Inglese sta nella sua semplicità: tutto si può fare on line o al telefono. Il Customer Care può essere eccellente, il popolo britannico adora scrivere lettere di complaint quando il customer care non riflette le  aspettative, dall’altro canto le aziende preferiscono offrire regali per “zittire” i clienti più esigenti; quindi tutti ne escono contenti alla fine e in generale  il servizio e’ soddisfacente un po ovunque. Farei lo stesso lavoro in Italia? Non credo l’Italia sia pronta per un attività’ come la mia, con una mentalità chiusa come la nostra al momento non sarebbe impossibile. Ma chissà, forse un giorno…mi pare ci sia qualcosa di simile a Firenze ma non credo funzioni come in altre nazioni.
  • Hai molte amiche in Inghilterra? Raccontaci le donne inglesi e come sono i loro rapporti con noi italiane 
zaira con amicheSi ho tante amiche qui, tante inglesi.
Cinque o sei di loro sono veramente amiche: hanno riso con me nei momenti belli ma anche pianto con me in quelli piu’ duri. Quando non hai la tua famiglia vicino le tue amiche sono tutto. Come essere amiche delle inglesi? Mah! Non c’e una ricetta speciale. Innanzitutto ci deve essere feeling, poi rispetto, e poi bisogna imparare che quando le inglesi ti aprono il cuore non e’ per essere giudicate o consigliate ma semplicemente per essere ascoltate. Gli italiani in genere piacciono, forse in passato piacevano di più, pero  se un tantino”riservati” sono preferiti.
  • Hai dichiarato di essere “patriottica” nei confronti dell’Inghilterra: cosa provi per questo paese?
zaira familigaIo adoro l’Inghilterra, ne sono completamente innamorata, amore che dura da quasi venti  anni.  E’ grazie a questo paese che sono arrivata dove sono. Ho un lavoro che mi soddisfa, una famiglia che adoro, un futuro solido per i miei figli. L’Inghilterra mi ha ridato un valore che in Italia avevo perso: la fiducia nel prossimo.
  • Hai mai pensato di prendere la cittadinanza inglese? 
Sì, ogni anno ci penso ma per pigrizia non l’ho mai fatto.
  • E per l’Italia cosa provi?
Delusione, tanta delusione per un paese che avrebbe potuto essere in cima ed invece ha toccato il fondo spinto dalle mani di individui egoisti.
  • La tua frase magica per il successo nella vita:

Prendi cio’ che ti piace e trasformalo in un lavoro…qui tutto e’ possibile.

zaira tavola

Vi presento…Perth

Perth, una delle città più isolate al mondo. Città che mi ha accolta e trattenuta da Giugno 2013.

Ve la presento in breve. Non mi soffermo nè sulla storia nè sul clima, wikipedia vi può aiutare meglio di me in quel tipo di ricerca.

Città a misura di famiglie e bambini, immersa nel verde, con spiagge bellissime e natura incontaminata a pochi km dal centro abitato. Città con case che spuntano dal bush, canguri liberi di scorazzare a pochi chilometri dalle case se non addirittura nei giardini, città di bushfires (purtroppo).

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Apertura di Elizabeth Quay

Posto ideale a chi piace la natura, il mare, la vita all’aria aperta ed eventi culturali, non per chi cerca vita notturna e casino. Posto ideale in cui investire nel mattone visto la rivalutazione della città che è in corso e il crollo dei prezzi delle case!

Perth è suddivisa in suburbs, centri abitati facente parte della città stessa, diversi suburbs aggregati formano la city che ha sua volta ha un organo di governo chiamato Council; i suburbs possono essere a Nord del fiume o Sud del fiume. Perth è, infatti, attraversata da un fiume, lo Swan River, utilizzato come “unità di separazione della città”. Spesso infatti una delle prime domande che ci si pone tra persone appena conosciute è “Vivi a Nord o a Sud (del fiume)?”. Mi è stato detto che vivere a Nord (del fiume) è considerato da persone ricche tifosi dei West Coast Eagles (squadra di Perth di football australiano) e del cricket, mentre a Sud ci finiscono i poveri, tifosi dei Dockers (l’altra squadra di football australiano di Perth che, guarda caso, significa “scaricatori di porto”). A Sud si trovano anche le persone più easy going e laid back, alla mano diremmo in italiano.  Sarà un caso che Marito ed io (ed i cagnoni) abitiamo a Sud del fiume? 🙂 Tutti i nostri amici, però, abitano a Nord del fiume.

A parer mio non ci sono suburbs migliori o peggiori, alcuni hanno reputazioni migliori altri hanno brutte reputazioni; da quasi 2 anni viviamo in un suburb molto vicino a uno dei più malfamati, mai avuto problemi di alcun genere. Il marito parcheggia il suo trailer pieno di attrezzi da lavoro ogni sera e la mattina lo ritrova sempre, pieno; la mia ruota di scorta è semplicemente messa nel cassone del mio ute, chiunque potrebbe prenderla, ma è ancora lì.

Parere spassionato: cercate una casa/stanza vicino ad una stazione dei treni, vi renderà la vita molto più comoda.

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Ellis Brook Valley – Gosnells (10 minuti da casa)

A seconda di cosa si voglia, dello stile di vita e della disponibilità economica si può trovare il suburb adatto. Noi abitiamo verso la collina, a 40 minuti dal mare e 30 minuti dal “centro” città e ci va bene così. Non siamo party animals, non amiamo la sabbia, ma amiamo la natura. Ma è normale che mi senta rivolgere la domanda: “Ma abitate lontano!”. Lontano da cosa? Cosa o chi stabilisce la lontananza? Siamo vicini alla natura, al mio posto di lavoro, supermercati, negozi e stazione del treno. Questo ci basta.

Ad attraversare Perth da Nord a Sud ci si impiega circa 2 ore, mentre da Ovest a Est circa 1 ora. Perth è decisamente estesa! Impiegare 1 oretta di macchina per andare a trovare i nostri amici è routine, suburbs a 40 minuti di distanza da casa nostra sono considerati come “vicini”. Per questo mi reputo estremamente fortunata a lavorare a 15 minuti in macchina da casa!

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Point Peron – Rockingham

Perth ha un efficace ed efficente servizio di trasporto pubblico anche se, a parer mio, non perfettamente organizzato: 5 linee di treno (comparabile alla nostra metropolitana), ma solo 2 stazioni in cui le linee si incrociano. Sui bus sarebbe utile se comunicassero le fermate, soprattutto considerato che ci sono fermate ogni 300m.  Comunque in 3 anni a Perth solo una volta mi è capitato che il treno fosse in ritardo e i Transit Officer si sono premurati di informare tutti i passeggeri sul binario, uno a uno. Se questa non è efficenza!

Alla prossima mi soffermo su alcuni suburb in particolare.

Se volete sapere di più su Perth non esistate a contattarmi!

 

 

 

 

 

 

 

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Saltellare in punta di piedi

Quando penso a me stessa, mi piace pensare di essere un po’ come una tartaruga. O una lumaca.
Perché se da un lato entrambe fatto della lentezza una caratteristica importante – un po’ come io ho fatto in questi ultimi anni in termini di decrescita à la Erbaviola -, dall’altro hanno un’altra importante caratteristica in comune: portano la propria casa – che è anche una protezione, una corazza, uno scudo – sulle spalle. Quando si spostano hanno con sé già tutto il necessario, insomma.
Questo – naturalmente – non significa che io non mi munisca di valigie e cartoni in fase di trasloco, ma sta a simboleggiare il fatto che ogni cambiamento inizia e finisce sempre con noi.
L’ultimo mese – per farla breve ed evitare dettagli che non interessano a nessuno – è stato massacrante. A livello fisico e mentale. Tra problemi familiari, impegni di lavoro, dottorato e stanchezza accumulata, non sempre riuscivo a trovare quella scintilla di positività che di massima non mi abbandona mai. Se – insomma – sono nota tra i miei amici per il mio famoso “Alles wird gut. Positiv denken: wir sind helden” (Andrà tutto bene. Pensa positivo: siamo eroi), in queste ultime due settimane li ho visti corrermi dietro preoccupati perché – o almeno così dicono – sono una pessima bugiarda e le mie rassicurazioni non li convincevano per nulla.
Poi, finalmente, la svolta: i miei tanto agognati tre giorni di vacanza a trovare un’amica che si è trasferita in Norvegia dopo la laurea triennale.

saltellare-per-ritrovarsi

Erano settimane che sognavo – anche ad occhi aperti – il momento in cui il mio aereo sarebbe atterrato a Gardemoen e mi sarei lasciata alle spalle problemi e beghe, anche se solamente per un paio di giorni. In nessuno dei miei sogni – nemmeno nei più arditi – mi ero però figurata l’imponente meraviglia di quello che mi sarei trovata davanti.
Mi ero immaginata paesaggi bianchi, innevati e silenziosi. Davanti a me, invece, si stendeva l’enorme massa d’acqua del fiordo, l’imponente bellezza di una natura selvaggia eppure incredibilmente elegante, il rumore della risacca a cullare i miei pensieri. Ho riflettuto tanto in questi tre giorni. Ho lasciato pensieri e preoccupazioni finalmente liberi di fluire dentro e fuori di me sino a ritrovare quell’equilibrio che un poco sentivo di aver perso. Ho chiuso gli occhi e li ho riaperti su un mondo bello, prezioso, che amo e che – a modo suo – mi ama. Che ama tutti noi. Anche quando ci fa disperare. Anche quando vorremmo prendere il muro a testate oppure seppellirci nel piumone e affogare i dispiaceri nel cioccolato.

Ho perso l’equilibrio – non solo metaforicamente. Ho fatto un volo spettacolare, al Parco Vigeland 😉 – e l’ho riacquistato. Mi sono persa e ritrovata nel modo migliore in cui potessi farlo: rimettendomi in movimento.

Insomma, per farla breve, in questi giorni mi sono ricordata di una cosa molto importante: a volte, il miglior modo per mettere a fuoco problemi e preoccupazioni, la miglior maniera per arrivare a risolverli è prendersi una pausa. Fermarsi, chiudere gli occhi e respirare. Guardarsi da fuori per mettere a fuoco cosa ci fa star male e cosa possiamo sistemare. Ognuno con le proprie tempistiche e i propri metodi. A piccoli passi, a volte persino provando a saltellare, ma rimanendo sempre in movimento. Perché – è vero – le battute d’arresto esistono ma quella che non deve mancare mai – proprio mai – è la voglia di andare avanti.
Perché siamo eroi, sempre e per sempre (cit.). Anche quando inciampiamo nel mantello d’ordinanza.

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Buon Compleanno Irlanda!

“I write it out in a verse
MacDonagh and MacBride
And Connolly and Pearse
Now and in time to be,
Wherever green is worn,
Are changed, changed utterly:
A terrible beauty is born.”

W.B.Yeats

Una delle colonne dell'Ufficio Postale nella quale è possibile vedere alcuni fori di proiettile.

Una delle colonne dell’Ufficio Postale nella quale è possibile vedere alcuni fori di proiettile.

 

 

Il 2016 è un anno speciale per l’Irlanda, da quasi due anni la mia casa.

Sono infatti trascorsi cento anni dalla nascita della terrible beauty, di cui parla il poeta irlandese e premio Nobel William Butler Yeats, ovvero la Repubblica d’Irlanda.

Dal 24 al 29 aprile 1916, milleseicento patrioti irlandesi misero in atto la cosiddetta Easter Rising (in gaelico Éirí Amach na Cásca), Rivolta di Pasqua, che ha innescato il processo che portò all’indipendenza dal Regno Unito dopo oltre ottocento anni e alla proclamazione della Repubblica.

Il centro della sanguinosa rivolta fu l’ufficio centrale delle poste a Dublino, in quella che oggi si chiama O’Connell street, ed è una delle vie più importanti della città.

Nelle colonne esterne dell’edificio, che  tuttora mantiene la sua funzione di ufficio postale, è ancora possibile vedere i fori dei proiettili che furono sparati in quei giorni dalla polizia inglese contro i rivoltosi irlandesi. Questi ultimi nonostante il loro coraggio e l’appoggio della popolazione, non ebbero una buona sorte: furono infatti sconfitti, rinchiusi nelle prigioni ed infine pubblicamente giustiziati, indignando così l’opinione pubblica e che ha portato alla proclamazione della Repubblica di Irlanda nel 1919, la quale si riprese l’antico nome gaelico Eire.

Per fare un salto indietro nel tempo e respirare l’aria di quei giorni, oggi si possono visitare le Kilmainham Gaol, ovvero le antiche prigioni di Dublino, nelle cui celle furono detenuti i ribelli che presero parte alla Rivolta. I nomi più noti sono quelli di Padraig Pearse e James Connolly, se non altro perchè diverse street e stazioni di Dublino portano il loro nome.

Oltre che dalla poesia di Yeats, la Easter Rising è ricordata anche nel film del 1970 La figlia di Ryan diretto da David Lean, nella famosissima canzone Zombie del gruppo irlandese The Cranberries e nella ballata The Foggy Dew, cantata tra gli altri anche da Sinead O’Connor.

Quest’anno l’Irlanda si prepara a celebrare orgogliosamente il suo centenario organizzando diversi eventi per commemorare i suoi eroi che sono caduti per la libertà. A marzo uscirà anche un nuovo film dedicato alla vicenda, intitolato, appunto, The Rising.

Insomma sembra proprio che non ci sia alcun dubbio sul fatto che nei prossimi mesi imparerò tante cose sulla storia di questa bellissima e, anche se non si direbbe, passionale isola che mi ospita e che mi regala tanto ogni giorno!

 

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Ufficio Centrale delle Poste a Dublino, teatro degli scontri.

P.S. Vi lascio inoltre un link in cui trovare tutti gli eventi legati alla commemorazione della Easter Rising:http://www.visitdublin.com/see-do/details/easter-rising-centenary/510660/#53.349805|-6.260310|16.

(Se pensate di visitare Dublino o l’Irlanda in generale, il 2016 è l’anno giusto 🙂

Hong Kong dalla mia finestra

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Vista da camera mia.

Ho cominciato a scrivere questo pezzo dal mese scorso, ma continuavo ad aspettare una giornata di DSC_3828sole per fare le foto ed ho continuato a rimandare perche` sembra incredibile, ma quest’inverno quasi non si vede il sole! Qui ad Hong Kong l’inverno e` di solito la stagione migliore, asciutta e soleggiata, ma quest’anno, come a quanto mi dicono dall’Italia, e` stato un inverno diverso. Il sol e e` un regalo raro e la pioggia la fa da padrona. In piu` abbiamo dovuto accendere i deumidificatori per tutta la giornata perche` abbiamo avuto un’umidita` altissima (alcuni giorni abbiamo raggiunto il 98%) come di solito accade alla fine della primavera/inizi dell’estate.

Comunque, come vedete dalle foto, sembra che il tempo non voglia rovinare il capodanno cinese ed ha finalmente tirato fuori un inverno come si deve, col sole e l’aria frizzante!

Hong Kong e` molto verde e ci sono tantissimi parchi dove poter camminare nel verde piu` assoluto sia sull’isola che sulla terra ferma. Io pero` ho scelto di abitare nella giungla di cemento dove di verde e di alberi ce ne sono proprio pochi. Infatti abito al ventiquattresimo piano di un palazzo in centro o meglio sono al confine tra il quartiere chiamato Central (centro) e quello chiamato Mid Levels (livello medio). Nella parte Nord dell’isola di Hong Kong , dove si e` sviluppata la parte principale e piu vecchia

DSC_3835della citta`,c’e` una collina che sovrasta il mare. La parte piu` alta si chiama il Peak (la cima) e la parteDSC_3833 della citta` a meta` tra il centro, che e` per la maggior parte a livello del mare, e la parte piu` alta si chiama per l’appunto Mid Levels. A Mid Levels ci sono tantissimi grattacieli che spuntano stile funghi. Per darvi un’idea, in tre anni, da quando abitiamo nel nostro appartamento, la nostra vista e` stata rovinata dagli ultimi due grattacieli spuntati a rovinarcela. Prima potevamo vedere il mare ed anche Kowloon (la parte della citta` sulla terra ferma direttamente di fronte all’isola di Hong Kong) ed ora vediamo solo i nuovi palazzi e spicchietti di mare tra un palazzo e l’altro. La vista migliore l’abbiamo dalla nostra camera da letto… come potete vedere dalle foto.

Per me ci sono quasi due Hong Kong, quella di giorno illuminata dalla luce del sole e quella di notte illuminata da milioni di luci colorate. Il punto e` che io penso a colori. Vi chiederete cosa voglia dire. Beh, per farvi un’esempio pratico vi racconto di cosa e` successo la prima volta che mio marito, a quel tempo solo moroso, ha messo piede in Italia. Eravamo all’aeroporto di Linate e mia madre doveva venire a prenderci, lui, ingenuo, mi chiede:“ Che macchina ha tua madre?”. Mio marito e` un’ingegnere meccanico e adora le macchine. Non credo mi abbia mai guardata con l’adorazione/ ammirazione totale con la quale guarda una Ferrari! Eppure mi ha sposata nonostante la mia risposta … “Verde!”Ed e` per questo che per quanto la citta mi piaccia anche di giorno, di notte, quando si illumina e si colora tutta per me diventa magica! Di notte i colori si rincorrono e cambiano per segnare il passare del tempo, attirare lo sguardo o solo per avvolgerti in un’atmosfera unica.

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ora-cerca-amore

E ora si cerca l’amore …

ora-cerca-amorePremetto che sono stata sposata tanti anni e dopo aver divorziato non sono mai stata coinvolta in una relazione stabile.

Da quando sono arrivata qui ad Oslo mi sono resa conto che per stare bene con gli altri dovevo trovare serenita’ con me stessa per poi iniziare a cercare nuovamente  qualcuno con cui dividere la vita. Quest’anno sono riuscita a trovare un lavoro fisso e ho cambiato casa, pensavo quindi di avere piu’ stimoli e tempo per mettermi d’impegno e cercare quel “qualcuno“. Questa non si sta rivelando una cosa facile, anzi sta diventando una barzelletta tragicomica.

Vi avevo gia’ accennato al fatto che i norvegesi , sia maschi che donne, ma nello specifico gli esseri di sesso maschile sono quelli che mi interessano,  fanno fatica a relazionarsi, e’ difficile incontrare qualcuno che attacchi bottone al di fuori della sfera lavorativa o che non sia amico di amici. Fatto sta che la sottoscritta per tagliare la testa al toro si e’ buttata nella giungla del nettdating. Mi sono iscritta a due siti molto conosciuti , Tinder e Sukker (zucchero) nella speranza di conoscere qualcuno di interessante . Da quest’estate vivo in un  vortice di profili e fotografie che avrebbero bisogno di un libro per essere descritti. Come avevo gia’ detto, i norvegesi sono molto sportivi e amanti di tutte le attivita’ fatte al’aria aperta, quindi la carrellata delle loro fotografie  spazia dal volo con  il deltaplano, alla maratona di New York  alla nuotata con gli squali …le varianti ammesse sono quelle dei figli  e con alle spalle un fiordo, uno qualsiasi basta che sia spettacolare…con cosa posso competere io?

Con un bel selfie sorridente possibilmente non scattato in bagno.

Quando si arriva al profilo la cosa si fa difficile, ovviamente loro hanno delle richieste che io per lo piu’ disattendo, dato che l’ideale di donna e’ quella che sa stare bene in coppia ma anche da sola, che ama la natura ma quando vuole si diverte anche in citta‘ , che non si senta troppo attaccata al lui in questione perche’ deve sapere che comunque lui ha due figli che ha a casa in condivisione al 50% con la moglie separata e che occupano la maggior parte del suo tempo libero, la parola amore non rientra mai nei profili.

Bene dico io, mi domando che cosa vai cercando su un sito di incontri se in realta’ non sei interessato  ad incontrare nessuno? Ma siccome non demordo io sono uscita con almeno una decina di uomini per dei primi appuntamenti, per dei caffe’, delle cene, anche film al cinema. Il problema e’ che non capisco se gli metto paura, se pensano che mi voglia sposare, se vogliono una storia di una notte e arrivederci, se quelli che avevano moglie e prole e si erano scordati di dirmelo ci sono rimasti male quando gli ho detto che non ero interessata a nessuno con moglie e prole…

Il mondo dell’uomo norvgese che frequenta i siti di incontri e’ un po’ come andare sulle montagne russe: ti scrivo mille messaggi in due giorni e ci mettiamo d’accordo per una cena e improvvisamente non scrivi piu’, perche’? Aiuto, spiegami perche’? Cosa e’ scattato nella tua testa che ti fa venire paura di mangiare una pizza?

L’altro giorno poi ho visto il massimo della tristezza, uno di questi profili firmato da un certo Gino di 36 anni che ha messo nella foto del profilo Fabrizio Corona spacciandosi per lui , e nella carrellata delle foto il bel Kledi, il ballerino di Amici di Maria De Filippi. A parte il fatto che dovresti pensare che qualsiasi donna che apre quel profilo si accorge che le foto non sono della stessa persona, il povero Gino ha incontrato me che gli ha mandato un bel messaggio dicendogli che non si trattano le donne come se fossero delle stupide e che comunque non ci fa una bella figura: non mi ha risposto, chissa’ come mai…

Insomma, son qui a mandare primi messaggi a questi vichinghi nella speranza che uno di loro veda l’esotico che e’ in me e si prenda un po’ di tempo per leggere a fondo il mio profilo e non di sfuggita come si leggono le didascalie sotto alle fotografie negli articoli di giornale…

Vi terro’ aggiornate sugli sviluppi, spero che qualcosa si muova perche’ non ho intenzione di stare da sola un’altra primavera e di sicuro non un’altra estate….voi intanto se avete qualche trucchetto da rivelarmi siete le benvolute!

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