Espatrio e cibo

conserve fatte in casaQuando passate vicino ad un gruppo di italiani espatriati state pur certi che l’oggetto del loro discorso è il cibo.
Per me, parmigiana cresciuta a prosciutto, tortelli e lambrusco, sbarcare qui in Marocco è stato difficilissimo dal punto di vista gastronomico.
Qui ad Essaouira si va a fare la spesa al mercato della Medina, souk, dove c’è una grandissima offerta di frutta e verdura fresche a prezzi molto bassi. Nel mercato si può comprare anche la carne: se vuoi un pollo te lo scegli vivo, te lo sgozzano davanti e te lo porti a casa (cosa che non ho mai fatto perché quei polli non mi sembrano in formissima) Se vuoi altra carne vai dal macellaio, guardi la carne appesa fuori al sole ricoperta di mosche, cerchi di non vomitare e quando smette di girarti la testa te ne vai. Davanti al nostro negozio c’era anche il mercato del pesce: niente acqua corrente o frigoriferi. Distese di banchetti di pesce appena pescato coi gatti che gli camminavano sopra. Anche qui come sopra, ho sempre girato alla larga schifata. Son certa che i fricchettoni di Essaouira non mi rivolgeranno più parola leggendo queste cose ma io sono nata schizzinosa, cosa ci posso fare?
La mia dieta nei primi mesi è stata strettamente vegetariana. Ho consumato più amuchina io di un ospedale. Se vogliamo trovare un lato positivo sono anche dimagrita moltissimo.
C’è un supermercato locale: Aswak Assalam, ma anche lì girare vicino al banco della carne mi faceva venire i brividi. La prima volta che ho provato a comprare del macinato di vitello per fare delle polpette ho sbagliato prendendo quella che conteneva del grasso di montone e l’ho sbattuto via con le lacrime agli occhi, tutte le mie belle polpettine che odoravano di pecora morta.

Chicche della nonnaIl primo vero e sostanziale cambiamento è stato l’anno scorso a Natale quando ha aperto il Carrefour, non avete idea della gioia di poter gironzolare in mezzo ai banchi della carne, dei salumi e dei vini. Alla vista del Gorgonzola in vaschetta ho fatto una ola.
Abbiamo finalmente ricominciato a mangiare ogni tanto la carne, limitandoci a carne trita e petti di tacchino perché nemmeno al Carrefour sono capaci di tagliarla e non la fanno neanche frollare. Le bistecche, che abbiamo provato ad acquistare, le avrei potute usare per risuolare gli scarponi invernali.
Due mesi fa sotto casa nostra ha aperto un macellaio che fa i tagli alla francese. Il giorno dopo l’inaugurazione eravamo già in coda. La sera siamo riusciti, dopo un anno e mezzo, a farci un bollito. Maurizio non parlava più dalla gioia. Io ho quasi pianto.

Quando rientriamo in Marocco dopo essere stati in Italia, la prima domanda degli altri italiani è: avete portato qualcosa di buono?
Inizialmente io e Maurizio facevamo solo un valigino e se riuscivamo ad infilare una punta di parmigiano eravamo contenti.
Ora siamo senza ritegno: parmigiano, salami sotto vuoto, spalla cotta, culaccia, carne cruda, cotechini, scatole di tè ed infusi, cioccolato, minestre di orzo e farro, polenta, finché entra roba in valigia la riempiamo di cibo. Partiamo da qui con due vestiti proprio per avere più spazio possibile. Per i primi giorni dopo il rientro ci ammazziamo di salumi finché non iniziamo a star male, quando inizio a svegliarmi due o tre volte a notte per bere vuol dire che è ora di rimettere i salumi in dispensa e tornare per un po’ alle nostre sanissime zuppe e minestre.
Quando ci vengono a trovare degli amici e ci chiedono di cosa abbiamo bisogno la risposta è: “tachipirina, un bel libro e del parmigiano”, l’essenziale per sopravvivere.Qui ad Essaouira gli italiani si rivolgono gli uni agli altri come spacciatori sudamericani. Mentre ci si saluta e ci si stringe la mano si sussurra all’orecchio: “ho portato giù un cotechino, ce lo facciamo una sera a cena da noi, non dirlo in giro che ne ho poco”.

Tortelli home madeMi è sempre piaciuto cucinare ma qui ho iniziato a farlo sul serio. Qui Giovanni Rana non esiste quindi se vuoi mangiare qualcosa di buono devi fartelo tu.
Ora, sempre con l’aiuto di Maurizio che è un cuoco sopraffino, faccio tortelli per dieci persone alla stessa velocità con cui in Italia ordinavo una pizza da portar via.La sera a volte torno a casa e mentre faccio una torta e dei biscotti per il negozio mi metto ad impastare anche due gnocchi. Il sabato mattina prima di andare a lavorare faccio la pasta per la pizza. Domenica ragù e lasagne. Mia nonna sarebbe molto orgogliosa di me. Ora vi saluto perché il nostri amici Gianni e Pier Paolo ci hanno invitati a casa loro a mangiare la Bagna Cauda e noi portiamo i ravioli freschi.

Mellieha - Malta

Walking a Malta: passeggiare tra la natura da Mellieha a Gozo

Una delle cose che più amo della mia nuova vita a Malta è sicuramente il contatto con la natura.

Avendo passato tutta la mia vita in città, non smetto mai di stupirmi quando, passeggiando per le strade dell’isola o affacciandomi dal balcone di casa, ho la possibilità di godere delle bellezze naturalistiche di questo luogo! E’ anche per questo motivo che ho deciso di affrontare questa mia nuova esperienza con un nuovo spirito, più sano e, per così dire, vicino all’ambiente. Ho voluto, infatti, approfittare anche della flessibilità che mi concede il mio lavoro per fare delle piccole escursioni sull’isola, così da conoscerla meglio e concedermi dei brevi momenti di relax, lontano dal computer!

La prima di queste “escursioni” all’aria aperta, che andrò a raccontarvi in questo articolo, mi ha permesso di esplorare la zona che va da Mellieha, dove vivo, fino all’isoletta di Gozo.

Da Mellieha a Gozo: come arrivarci a piedi

La distanza che separa la città di Mellieha, a nord di Malta, da Victoria, la capitale di Gozo, è di circa 17 km. Di certo, se mi avessero detto che avrei percorso questa distanza in qualche ora, non ci avrei creduto! Da profana del “walking”, la prospettiva di dover affrontare anche solo una decina di km mi avrebbero sicuramente dissuasa dall’intraprendere questa “avventura”.

Fortunatamente, sono partita senza controllare maps: abiti comodi, scarpe da ginnastica e via!

Red-Tower-Malta

Red-Tower-Malta

La prima parte del percorso è stata davvero molto piacevole. Seguendo la strada dall’ingresso di Mellieha, fino a Ghadira Bay, si incontrano paesaggi e costruzioni davvero mozzafiato.

A partire dal Selmun Palace che, con il suo colore aranciato, spicca tra il verde circostante.

Per non parlare della splendida Ghadira Bay, una delle poche spiagge di sabbia dell’isola, che regala uno spettacolo unico.

Superata Ghadira Bay e la riserva naturale, la passeggiata comincia a complicarsi: una lunga salita, infatti, collega questa zona all’altopiano calcareo L-Aħrax dove è possibile ammirare, e volendo visitare, la rossissima St Agatha’s Tower (o anche detta Red Tower per l’appunto).

Da qui, un emozionante cammino lungo la costa, porta dritti fino al terminal del traghetto per Gozo, a Cirkewwa.

Selmun-Palace-Malta

Selmun Palace – Malta

Il viaggio fino all’isoletta è brevissimo, circa 15/20 minuti, e assolutamente sopportabile anche per chi, come me, soffre di mal di mare!

E una volta raggiunta Gozo, ci si rende subito conto di quanto l’arcipelago maltese abbia da offrire: la bellezza di questo luogo ripaga senza dubbio ogni sforzo fatto per raggiungerlo!

 

 

Gozo - Malta

Gozo – Malta

Ghadira Bay - Malta

Ghadira Bay – Malta

 

 

 

 

Prendi cio che ti piace e trasformalo in un lavoro…qui a Londra e’ possibile.

  • zairaZaira tu ci hai scritto dicendo che volevi raccontare la tua storia di expat…
Ho letto alcune delle storie che avete pubblicato e d’improvviso mi sono resta conto che in quasi venti anni, io la “MIA” storia  non l’ho mai raccontata! E mi sono detta perché no?
  • Sei in Inghilterra da molti anni: come eri al tuo arrivo e come sei oggi? 
Ieri ero ingenua, speranzosa, delusa.
Oggi sono umana, forte, fiduciosa.
  • Quali sono le qualità del tuo “oggi”  che pensi sarebbero comunque emerse con il tempo, indipendentemente dal tuo espatrio
Non sono sicura che quello che sono oggi sarei potuta esserlo se fossi rimasta in Italia.
Le esperienze della vita, le persone che incontri e hanno in impatto su di te, il cammino che si intraprende a seconda delle cose che ti succedono, ecco, tutto ciò ti forgia  nella persona che diventi. Io sono quella che sono oggi perche’ le decisioni che ho preso nella mia vita sono state il risultato di cio’ che ho assorbito lungo il mio cammino.
  • Qual’è l’aspetto del carattere che secondo te aiuta ad integrarsi in un paese straniero? 
Beh, magari certi aspetti aiutano non solo in in paese straniero, ma  in generale.
Per quanto riguarda il caso specifico dell’Inghiltterra, il paese dove vivo,  sicuramente mi ha aiutato rispettare la riservatezza di questo popolo e, se non altro, adottare un po della loro riservatezza nel mio quotidiano. Può aiutare inoltrarsi nella loro cultura cercando di non restare troppo ancorati alla nostra, cercando di trovare un giusto bilancio tra l’una e l’altra.
Questo  ti fa stare meglio e ti fa sentire parte di qualcosa;  di conseguenza si tende a soffrire meno di nostalgia.
  • Tu gestisci un’attività commerciale  in Inghilterra (Londra?). Come è il business in Inghilterra ? E il customer care? Credi che potresti svolgere la stessa attività in Italia? 
zaira lavoroL’attività’ che gestisco mi porta a conoscere persone di generazioni diverse tra loto. Parte dei miei clienti sono ultra novantenni e l’altra parte è composta da ventenni, trentenni e poco più.  Praticamente accoppiamo persone di età diverse (in italiano il verbo accoppiare usato in questo contesto suona un po’ strano) in uno scambio di aiuto tra le due generazioni, facendole vivere sotto lo stesso tetto.
E’ un  lavoro che mi porta a conoscere gente da tutto il mondo e persone veramente in gamba con tanta voglia di aiutare il prossimo. La concorrenza nel business qui e’ spietata ma il bello è che, se vali, e ti fai notare nella mischia,  vieni premiato. E te lo dicono anche, il che ti fa sentire orgoglioso di quello che fai. Le tasse come dappertutto si pagano anche qui, ma a differenza dell’Italia per esempio vedi anche dove vanno a finire i soldi. Spesso sono usati bene. Il sistema medico e’ interamente gratis, la scuola per i miei figli pure, ci sono tanti benefit per aiutare gli  anziani, i diversamente abili e i più poveri. La burocrazia puo’ essere un  po frustrante perche è un po’ lenta. Ma stiamo parlando  di Londra non di Inghilterra. Londra   e’ super popolata e la domanda di servizi e’ alta. Ma l’aspetto positivo  della burocrazia Inglese sta nella sua semplicità: tutto si può fare on line o al telefono. Il Customer Care può essere eccellente, il popolo britannico adora scrivere lettere di complaint quando il customer care non riflette le  aspettative, dall’altro canto le aziende preferiscono offrire regali per “zittire” i clienti più esigenti; quindi tutti ne escono contenti alla fine e in generale  il servizio e’ soddisfacente un po ovunque. Farei lo stesso lavoro in Italia? Non credo l’Italia sia pronta per un attività’ come la mia, con una mentalità chiusa come la nostra al momento non sarebbe impossibile. Ma chissà, forse un giorno…mi pare ci sia qualcosa di simile a Firenze ma non credo funzioni come in altre nazioni.
  • Hai molte amiche in Inghilterra? Raccontaci le donne inglesi e come sono i loro rapporti con noi italiane 
zaira con amicheSi ho tante amiche qui, tante inglesi.
Cinque o sei di loro sono veramente amiche: hanno riso con me nei momenti belli ma anche pianto con me in quelli piu’ duri. Quando non hai la tua famiglia vicino le tue amiche sono tutto. Come essere amiche delle inglesi? Mah! Non c’e una ricetta speciale. Innanzitutto ci deve essere feeling, poi rispetto, e poi bisogna imparare che quando le inglesi ti aprono il cuore non e’ per essere giudicate o consigliate ma semplicemente per essere ascoltate. Gli italiani in genere piacciono, forse in passato piacevano di più, pero  se un tantino”riservati” sono preferiti.
  • Hai dichiarato di essere “patriottica” nei confronti dell’Inghilterra: cosa provi per questo paese?
zaira familigaIo adoro l’Inghilterra, ne sono completamente innamorata, amore che dura da quasi venti  anni.  E’ grazie a questo paese che sono arrivata dove sono. Ho un lavoro che mi soddisfa, una famiglia che adoro, un futuro solido per i miei figli. L’Inghilterra mi ha ridato un valore che in Italia avevo perso: la fiducia nel prossimo.
  • Hai mai pensato di prendere la cittadinanza inglese? 
Sì, ogni anno ci penso ma per pigrizia non l’ho mai fatto.
  • E per l’Italia cosa provi?
Delusione, tanta delusione per un paese che avrebbe potuto essere in cima ed invece ha toccato il fondo spinto dalle mani di individui egoisti.
  • La tua frase magica per il successo nella vita:

Prendi cio’ che ti piace e trasformalo in un lavoro…qui tutto e’ possibile.

zaira tavola

Vi presento…Perth

Perth, una delle città più isolate al mondo. Città che mi ha accolta e trattenuta da Giugno 2013.

Ve la presento in breve. Non mi soffermo nè sulla storia nè sul clima, wikipedia vi può aiutare meglio di me in quel tipo di ricerca.

Città a misura di famiglie e bambini, immersa nel verde, con spiagge bellissime e natura incontaminata a pochi km dal centro abitato. Città con case che spuntano dal bush, canguri liberi di scorazzare a pochi chilometri dalle case se non addirittura nei giardini, città di bushfires (purtroppo).

IMG-20160207-WA0003

Apertura di Elizabeth Quay

Posto ideale a chi piace la natura, il mare, la vita all’aria aperta ed eventi culturali, non per chi cerca vita notturna e casino. Posto ideale in cui investire nel mattone visto la rivalutazione della città che è in corso e il crollo dei prezzi delle case!

Perth è suddivisa in suburbs, centri abitati facente parte della città stessa, diversi suburbs aggregati formano la city che ha sua volta ha un organo di governo chiamato Council; i suburbs possono essere a Nord del fiume o Sud del fiume. Perth è, infatti, attraversata da un fiume, lo Swan River, utilizzato come “unità di separazione della città”. Spesso infatti una delle prime domande che ci si pone tra persone appena conosciute è “Vivi a Nord o a Sud (del fiume)?”. Mi è stato detto che vivere a Nord (del fiume) è considerato da persone ricche tifosi dei West Coast Eagles (squadra di Perth di football australiano) e del cricket, mentre a Sud ci finiscono i poveri, tifosi dei Dockers (l’altra squadra di football australiano di Perth che, guarda caso, significa “scaricatori di porto”). A Sud si trovano anche le persone più easy going e laid back, alla mano diremmo in italiano.  Sarà un caso che Marito ed io (ed i cagnoni) abitiamo a Sud del fiume? 🙂 Tutti i nostri amici, però, abitano a Nord del fiume.

A parer mio non ci sono suburbs migliori o peggiori, alcuni hanno reputazioni migliori altri hanno brutte reputazioni; da quasi 2 anni viviamo in un suburb molto vicino a uno dei più malfamati, mai avuto problemi di alcun genere. Il marito parcheggia il suo trailer pieno di attrezzi da lavoro ogni sera e la mattina lo ritrova sempre, pieno; la mia ruota di scorta è semplicemente messa nel cassone del mio ute, chiunque potrebbe prenderla, ma è ancora lì.

Parere spassionato: cercate una casa/stanza vicino ad una stazione dei treni, vi renderà la vita molto più comoda.

IMG_20150920_123540

Ellis Brook Valley – Gosnells (10 minuti da casa)

A seconda di cosa si voglia, dello stile di vita e della disponibilità economica si può trovare il suburb adatto. Noi abitiamo verso la collina, a 40 minuti dal mare e 30 minuti dal “centro” città e ci va bene così. Non siamo party animals, non amiamo la sabbia, ma amiamo la natura. Ma è normale che mi senta rivolgere la domanda: “Ma abitate lontano!”. Lontano da cosa? Cosa o chi stabilisce la lontananza? Siamo vicini alla natura, al mio posto di lavoro, supermercati, negozi e stazione del treno. Questo ci basta.

Ad attraversare Perth da Nord a Sud ci si impiega circa 2 ore, mentre da Ovest a Est circa 1 ora. Perth è decisamente estesa! Impiegare 1 oretta di macchina per andare a trovare i nostri amici è routine, suburbs a 40 minuti di distanza da casa nostra sono considerati come “vicini”. Per questo mi reputo estremamente fortunata a lavorare a 15 minuti in macchina da casa!

20140112_144748

Point Peron – Rockingham

Perth ha un efficace ed efficente servizio di trasporto pubblico anche se, a parer mio, non perfettamente organizzato: 5 linee di treno (comparabile alla nostra metropolitana), ma solo 2 stazioni in cui le linee si incrociano. Sui bus sarebbe utile se comunicassero le fermate, soprattutto considerato che ci sono fermate ogni 300m.  Comunque in 3 anni a Perth solo una volta mi è capitato che il treno fosse in ritardo e i Transit Officer si sono premurati di informare tutti i passeggeri sul binario, uno a uno. Se questa non è efficenza!

Alla prossima mi soffermo su alcuni suburb in particolare.

Se volete sapere di più su Perth non esistate a contattarmi!

 

 

 

 

 

 

 

saltellando-per-ritrovarsi

Saltellare in punta di piedi

Quando penso a me stessa, mi piace pensare di essere un po’ come una tartaruga. O una lumaca.
Perché se da un lato entrambe fatto della lentezza una caratteristica importante – un po’ come io ho fatto in questi ultimi anni in termini di decrescita à la Erbaviola -, dall’altro hanno un’altra importante caratteristica in comune: portano la propria casa – che è anche una protezione, una corazza, uno scudo – sulle spalle. Quando si spostano hanno con sé già tutto il necessario, insomma.
Questo – naturalmente – non significa che io non mi munisca di valigie e cartoni in fase di trasloco, ma sta a simboleggiare il fatto che ogni cambiamento inizia e finisce sempre con noi.
L’ultimo mese – per farla breve ed evitare dettagli che non interessano a nessuno – è stato massacrante. A livello fisico e mentale. Tra problemi familiari, impegni di lavoro, dottorato e stanchezza accumulata, non sempre riuscivo a trovare quella scintilla di positività che di massima non mi abbandona mai. Se – insomma – sono nota tra i miei amici per il mio famoso “Alles wird gut. Positiv denken: wir sind helden” (Andrà tutto bene. Pensa positivo: siamo eroi), in queste ultime due settimane li ho visti corrermi dietro preoccupati perché – o almeno così dicono – sono una pessima bugiarda e le mie rassicurazioni non li convincevano per nulla.
Poi, finalmente, la svolta: i miei tanto agognati tre giorni di vacanza a trovare un’amica che si è trasferita in Norvegia dopo la laurea triennale.

saltellare-per-ritrovarsi

Erano settimane che sognavo – anche ad occhi aperti – il momento in cui il mio aereo sarebbe atterrato a Gardemoen e mi sarei lasciata alle spalle problemi e beghe, anche se solamente per un paio di giorni. In nessuno dei miei sogni – nemmeno nei più arditi – mi ero però figurata l’imponente meraviglia di quello che mi sarei trovata davanti.
Mi ero immaginata paesaggi bianchi, innevati e silenziosi. Davanti a me, invece, si stendeva l’enorme massa d’acqua del fiordo, l’imponente bellezza di una natura selvaggia eppure incredibilmente elegante, il rumore della risacca a cullare i miei pensieri. Ho riflettuto tanto in questi tre giorni. Ho lasciato pensieri e preoccupazioni finalmente liberi di fluire dentro e fuori di me sino a ritrovare quell’equilibrio che un poco sentivo di aver perso. Ho chiuso gli occhi e li ho riaperti su un mondo bello, prezioso, che amo e che – a modo suo – mi ama. Che ama tutti noi. Anche quando ci fa disperare. Anche quando vorremmo prendere il muro a testate oppure seppellirci nel piumone e affogare i dispiaceri nel cioccolato.

Ho perso l’equilibrio – non solo metaforicamente. Ho fatto un volo spettacolare, al Parco Vigeland 😉 – e l’ho riacquistato. Mi sono persa e ritrovata nel modo migliore in cui potessi farlo: rimettendomi in movimento.

Insomma, per farla breve, in questi giorni mi sono ricordata di una cosa molto importante: a volte, il miglior modo per mettere a fuoco problemi e preoccupazioni, la miglior maniera per arrivare a risolverli è prendersi una pausa. Fermarsi, chiudere gli occhi e respirare. Guardarsi da fuori per mettere a fuoco cosa ci fa star male e cosa possiamo sistemare. Ognuno con le proprie tempistiche e i propri metodi. A piccoli passi, a volte persino provando a saltellare, ma rimanendo sempre in movimento. Perché – è vero – le battute d’arresto esistono ma quella che non deve mancare mai – proprio mai – è la voglia di andare avanti.
Perché siamo eroi, sempre e per sempre (cit.). Anche quando inciampiamo nel mantello d’ordinanza.

saltellare-per-ritrovarsi

Buon Compleanno Irlanda!

“I write it out in a verse
MacDonagh and MacBride
And Connolly and Pearse
Now and in time to be,
Wherever green is worn,
Are changed, changed utterly:
A terrible beauty is born.”

W.B.Yeats

Una delle colonne dell'Ufficio Postale nella quale è possibile vedere alcuni fori di proiettile.

Una delle colonne dell’Ufficio Postale nella quale è possibile vedere alcuni fori di proiettile.

 

 

Il 2016 è un anno speciale per l’Irlanda, da quasi due anni la mia casa.

Sono infatti trascorsi cento anni dalla nascita della terrible beauty, di cui parla il poeta irlandese e premio Nobel William Butler Yeats, ovvero la Repubblica d’Irlanda.

Dal 24 al 29 aprile 1916, milleseicento patrioti irlandesi misero in atto la cosiddetta Easter Rising (in gaelico Éirí Amach na Cásca), Rivolta di Pasqua, che ha innescato il processo che portò all’indipendenza dal Regno Unito dopo oltre ottocento anni e alla proclamazione della Repubblica.

Il centro della sanguinosa rivolta fu l’ufficio centrale delle poste a Dublino, in quella che oggi si chiama O’Connell street, ed è una delle vie più importanti della città.

Nelle colonne esterne dell’edificio, che  tuttora mantiene la sua funzione di ufficio postale, è ancora possibile vedere i fori dei proiettili che furono sparati in quei giorni dalla polizia inglese contro i rivoltosi irlandesi. Questi ultimi nonostante il loro coraggio e l’appoggio della popolazione, non ebbero una buona sorte: furono infatti sconfitti, rinchiusi nelle prigioni ed infine pubblicamente giustiziati, indignando così l’opinione pubblica e che ha portato alla proclamazione della Repubblica di Irlanda nel 1919, la quale si riprese l’antico nome gaelico Eire.

Per fare un salto indietro nel tempo e respirare l’aria di quei giorni, oggi si possono visitare le Kilmainham Gaol, ovvero le antiche prigioni di Dublino, nelle cui celle furono detenuti i ribelli che presero parte alla Rivolta. I nomi più noti sono quelli di Padraig Pearse e James Connolly, se non altro perchè diverse street e stazioni di Dublino portano il loro nome.

Oltre che dalla poesia di Yeats, la Easter Rising è ricordata anche nel film del 1970 La figlia di Ryan diretto da David Lean, nella famosissima canzone Zombie del gruppo irlandese The Cranberries e nella ballata The Foggy Dew, cantata tra gli altri anche da Sinead O’Connor.

Quest’anno l’Irlanda si prepara a celebrare orgogliosamente il suo centenario organizzando diversi eventi per commemorare i suoi eroi che sono caduti per la libertà. A marzo uscirà anche un nuovo film dedicato alla vicenda, intitolato, appunto, The Rising.

Insomma sembra proprio che non ci sia alcun dubbio sul fatto che nei prossimi mesi imparerò tante cose sulla storia di questa bellissima e, anche se non si direbbe, passionale isola che mi ospita e che mi regala tanto ogni giorno!

 

IMG_0064 (1)

Ufficio Centrale delle Poste a Dublino, teatro degli scontri.

P.S. Vi lascio inoltre un link in cui trovare tutti gli eventi legati alla commemorazione della Easter Rising:http://www.visitdublin.com/see-do/details/easter-rising-centenary/510660/#53.349805|-6.260310|16.

(Se pensate di visitare Dublino o l’Irlanda in generale, il 2016 è l’anno giusto 🙂

Hong Kong dalla mia finestra

DSC_3827

Vista da camera mia.

Ho cominciato a scrivere questo pezzo dal mese scorso, ma continuavo ad aspettare una giornata di DSC_3828sole per fare le foto ed ho continuato a rimandare perche` sembra incredibile, ma quest’inverno quasi non si vede il sole! Qui ad Hong Kong l’inverno e` di solito la stagione migliore, asciutta e soleggiata, ma quest’anno, come a quanto mi dicono dall’Italia, e` stato un inverno diverso. Il sol e e` un regalo raro e la pioggia la fa da padrona. In piu` abbiamo dovuto accendere i deumidificatori per tutta la giornata perche` abbiamo avuto un’umidita` altissima (alcuni giorni abbiamo raggiunto il 98%) come di solito accade alla fine della primavera/inizi dell’estate.

Comunque, come vedete dalle foto, sembra che il tempo non voglia rovinare il capodanno cinese ed ha finalmente tirato fuori un inverno come si deve, col sole e l’aria frizzante!

Hong Kong e` molto verde e ci sono tantissimi parchi dove poter camminare nel verde piu` assoluto sia sull’isola che sulla terra ferma. Io pero` ho scelto di abitare nella giungla di cemento dove di verde e di alberi ce ne sono proprio pochi. Infatti abito al ventiquattresimo piano di un palazzo in centro o meglio sono al confine tra il quartiere chiamato Central (centro) e quello chiamato Mid Levels (livello medio). Nella parte Nord dell’isola di Hong Kong , dove si e` sviluppata la parte principale e piu vecchia

DSC_3835della citta`,c’e` una collina che sovrasta il mare. La parte piu` alta si chiama il Peak (la cima) e la parteDSC_3833 della citta` a meta` tra il centro, che e` per la maggior parte a livello del mare, e la parte piu` alta si chiama per l’appunto Mid Levels. A Mid Levels ci sono tantissimi grattacieli che spuntano stile funghi. Per darvi un’idea, in tre anni, da quando abitiamo nel nostro appartamento, la nostra vista e` stata rovinata dagli ultimi due grattacieli spuntati a rovinarcela. Prima potevamo vedere il mare ed anche Kowloon (la parte della citta` sulla terra ferma direttamente di fronte all’isola di Hong Kong) ed ora vediamo solo i nuovi palazzi e spicchietti di mare tra un palazzo e l’altro. La vista migliore l’abbiamo dalla nostra camera da letto… come potete vedere dalle foto.

Per me ci sono quasi due Hong Kong, quella di giorno illuminata dalla luce del sole e quella di notte illuminata da milioni di luci colorate. Il punto e` che io penso a colori. Vi chiederete cosa voglia dire. Beh, per farvi un’esempio pratico vi racconto di cosa e` successo la prima volta che mio marito, a quel tempo solo moroso, ha messo piede in Italia. Eravamo all’aeroporto di Linate e mia madre doveva venire a prenderci, lui, ingenuo, mi chiede:“ Che macchina ha tua madre?”. Mio marito e` un’ingegnere meccanico e adora le macchine. Non credo mi abbia mai guardata con l’adorazione/ ammirazione totale con la quale guarda una Ferrari! Eppure mi ha sposata nonostante la mia risposta … “Verde!”Ed e` per questo che per quanto la citta mi piaccia anche di giorno, di notte, quando si illumina e si colora tutta per me diventa magica! Di notte i colori si rincorrono e cambiano per segnare il passare del tempo, attirare lo sguardo o solo per avvolgerti in un’atmosfera unica.

DSC_3765

 

ora-cerca-amore

E ora si cerca l’amore …

ora-cerca-amorePremetto che sono stata sposata tanti anni e dopo aver divorziato non sono mai stata coinvolta in una relazione stabile.

Da quando sono arrivata qui ad Oslo mi sono resa conto che per stare bene con gli altri dovevo trovare serenita’ con me stessa per poi iniziare a cercare nuovamente  qualcuno con cui dividere la vita. Quest’anno sono riuscita a trovare un lavoro fisso e ho cambiato casa, pensavo quindi di avere piu’ stimoli e tempo per mettermi d’impegno e cercare quel “qualcuno“. Questa non si sta rivelando una cosa facile, anzi sta diventando una barzelletta tragicomica.

Vi avevo gia’ accennato al fatto che i norvegesi , sia maschi che donne, ma nello specifico gli esseri di sesso maschile sono quelli che mi interessano,  fanno fatica a relazionarsi, e’ difficile incontrare qualcuno che attacchi bottone al di fuori della sfera lavorativa o che non sia amico di amici. Fatto sta che la sottoscritta per tagliare la testa al toro si e’ buttata nella giungla del nettdating. Mi sono iscritta a due siti molto conosciuti , Tinder e Sukker (zucchero) nella speranza di conoscere qualcuno di interessante . Da quest’estate vivo in un  vortice di profili e fotografie che avrebbero bisogno di un libro per essere descritti. Come avevo gia’ detto, i norvegesi sono molto sportivi e amanti di tutte le attivita’ fatte al’aria aperta, quindi la carrellata delle loro fotografie  spazia dal volo con  il deltaplano, alla maratona di New York  alla nuotata con gli squali …le varianti ammesse sono quelle dei figli  e con alle spalle un fiordo, uno qualsiasi basta che sia spettacolare…con cosa posso competere io?

Con un bel selfie sorridente possibilmente non scattato in bagno.

Quando si arriva al profilo la cosa si fa difficile, ovviamente loro hanno delle richieste che io per lo piu’ disattendo, dato che l’ideale di donna e’ quella che sa stare bene in coppia ma anche da sola, che ama la natura ma quando vuole si diverte anche in citta‘ , che non si senta troppo attaccata al lui in questione perche’ deve sapere che comunque lui ha due figli che ha a casa in condivisione al 50% con la moglie separata e che occupano la maggior parte del suo tempo libero, la parola amore non rientra mai nei profili.

Bene dico io, mi domando che cosa vai cercando su un sito di incontri se in realta’ non sei interessato  ad incontrare nessuno? Ma siccome non demordo io sono uscita con almeno una decina di uomini per dei primi appuntamenti, per dei caffe’, delle cene, anche film al cinema. Il problema e’ che non capisco se gli metto paura, se pensano che mi voglia sposare, se vogliono una storia di una notte e arrivederci, se quelli che avevano moglie e prole e si erano scordati di dirmelo ci sono rimasti male quando gli ho detto che non ero interessata a nessuno con moglie e prole…

Il mondo dell’uomo norvgese che frequenta i siti di incontri e’ un po’ come andare sulle montagne russe: ti scrivo mille messaggi in due giorni e ci mettiamo d’accordo per una cena e improvvisamente non scrivi piu’, perche’? Aiuto, spiegami perche’? Cosa e’ scattato nella tua testa che ti fa venire paura di mangiare una pizza?

L’altro giorno poi ho visto il massimo della tristezza, uno di questi profili firmato da un certo Gino di 36 anni che ha messo nella foto del profilo Fabrizio Corona spacciandosi per lui , e nella carrellata delle foto il bel Kledi, il ballerino di Amici di Maria De Filippi. A parte il fatto che dovresti pensare che qualsiasi donna che apre quel profilo si accorge che le foto non sono della stessa persona, il povero Gino ha incontrato me che gli ha mandato un bel messaggio dicendogli che non si trattano le donne come se fossero delle stupide e che comunque non ci fa una bella figura: non mi ha risposto, chissa’ come mai…

Insomma, son qui a mandare primi messaggi a questi vichinghi nella speranza che uno di loro veda l’esotico che e’ in me e si prenda un po’ di tempo per leggere a fondo il mio profilo e non di sfuggita come si leggono le didascalie sotto alle fotografie negli articoli di giornale…

Vi terro’ aggiornate sugli sviluppi, spero che qualcosa si muova perche’ non ho intenzione di stare da sola un’altra primavera e di sicuro non un’altra estate….voi intanto se avete qualche trucchetto da rivelarmi siete le benvolute!

ora-cerca-amore

 

#Qui Londra – Cenerentola? Io no!

IMG_2141[1]

vi sembro?!?

Ovvero…la realta’ e’ un’altra cosa.

Uno dei miei primi ricordi di bambina e’ una rara uscita al cinema con la mia amatissima nonna materna, che poco dopo sarebbe purtroppo mancata, per vedere il cartone animato di Cenerentola nella sala cinematografica annessa alla parrocchia (parliamone!). Io, bambina cicciottella con i capelli scuri – ma se mamma e’ bionda, perche’ io no? (perche’ assomiglio a papa’!) – comincio a sognare….che un giorno arrivera’ la fatina buona con la bacchetta magica a rendere tutto perfetto ed a farti incontrare il principe azzurro che ti offrira’ il riscatto dalla matrigna cattiva (non che io l’avessi), il riscatto sociale ed il “vissero felici e contenti”.

Fast forward (come si dice in italiano?) 40 anni, e capita che su Sky diano quello stesso cartone di allora, quello degli anni ’50 (credo). Be’, non potevo perderlo! Gli occhi di una 51enne sono chiaramente diversi da quelli di una bambina di 6 anni nata nel secolo scorso! (mamma mia, detto cosi’ mi sento improvvisamente antica!) soprattutto quelli ormai un po’ cinici come i miei!

Innanzitutto, ma perche’ sta benedetta Cenerentola non si ribella? Non e’ che a fare quello che le dicono ci guadagni, anzi! Io la matrigna e le sorellastre le manderei a quel paese e hasta la vista, baby! Per non parlare poi dei topini che la aiutano e le confezionano il vestito per il ballo. Allora,nella realta’ i topi non sono simpatici ne’ animali domestici ne’ amici di altri animali, e vanno solo sterminati! Per non parlare poi di questo principe che si veste di azzurro – ma veramente? Ma quanti anni hai? Ed e’ talmente imbesuito che non le chiede nemmeno come si chiama? O a raggiungerla quando scappa? Ed infine, la scarpetta di vetro….ma quanto sara’ scomoda? E di un delicato….! Poi se la fatina te l’ha fatta su misura…come fai a perderla?!?

Bene dai, un po’ esagero; fatto sta’ che a me la fiaba di Cenerentola, combinata poi con la pubblicita’del Mulino Bianco anni ’80 ha un po’ condizionato.

Si’ perche’ io, in quegli anni un po’ difficili dell’adolescenza quando non capisci quello che ti succede, non ti piaci e soprattutto non c’e’ Google a rispondere ed alla tue domande!, speri che veramente un giorno arrive la fatina, o un miracolo (dipende a cosa credi), e tutto si risolve!

Fatto sta’ che nel mio caso il miracolo non e’ ancora capitato, e per il principe azzurro….stendiamo un velo pietoso!

IMG_2021[1]

family!

Il fatto e’ che a me il ruolo della povera sfigata che aspetta che qualcuno la salvi, tanto per riassumere, e’ sempre andato stretto. Fin da bambina io ho sempre avuto un senso molto forte dei principi e della giustizia. Una delle mie prime “battaglie”, persa, fu con la mia parrocchia. Si’ perche’ fino ai 10 anni i corsi di catechismo erano misti, per poi diventare separati. E per essere sicuri che non ci parlassimo tra maschi e femmine, i corsi erano pure in due posti distinti: le ragazze nell’istituto delle suore, i ragazzi nella sala parrocchiale. Il mio ragionamento era: ma se nella vita di tutti i giorni maschi e femmine, di ogni eta’, convivono, perche’ la Chiesa ci tiene separati? Non dovrebbe insegnarci a vivere insieme? Niente da fare, battaglia persa ed allora preferii gli allenamenti di pallavolo al catechismo!

Le “battaglie” successive furono in famiglia. Io ho un fratello di un paio di anni piu’ giovane. I miei genitori erano molto tradizionalisti; mia madre, in particolare, si aspettava che io mi curassi di mio fratello, non tanto come babysitter che magari ci poteva anche stare, ma come badante. Eh si perche’ dall’adolescenza in poi mia mamma si aspettava che tenessi in ordine il suo armadio e la sua scrivania! Per non parlare di cucinare e rassettare la cucina, che spettava sempre a me! E questo anche quando lui aveva imparato a fare la lavatrice ed io no! Inutile dirvi che l’armadio e la scrivania non gieli ho mai sistemati! Oppure le uscite serali: anche una volta iniziato a lavorare, passati i 25 anni, mia mamma mi aspettava la sera con la chiave nella porta, che quindi mi costringeva a suonare il campanello!, per dirmi che le brave ragazze non rientrano alle due di notte! Che nervi, soprattutto quando ero semplicemente stata a casa di qualche amica a chiacchierare!

Casa dei miei riuscii a lasciarla solo a 32 anni, per andare a vivere da sola. Ci avevo provato anche prima di allora, per un desiderio di liberta’ e anche di invidia nei confronti delle mie compagne di studi (lingue) che, venendo da altre citta’, a Milano vivevano da sole o in gruppo. I miei pero’ non ne volevano sapere, usando quel senso di colpa tipico dei genitori italiani: ma perche’, a casa tua non stai bene? Cosa ti manca?

Capirete quindi perche’ quando si e’ presentata l’occasione di partire per Londra ho detto di si’! Le primavere erano ormai 34.

Ero una zitella senza speranza: in Italia mai avuto un ragazzo/fidanzato, a parte un paio di storielle estive intorno ai 25 anni. Non so il perche’: scarsa frequentazione maschile e non so che altro. O forse il fatto che a me gli uomini italiani non sono mai piaciuti: troppo sciovinisti per i miei gusti!

Pero’ volle dire poter partire senza doversi confrontare con un compagno lasciato alle spalle, o peggio ancora, scegliere tra partire ed il compagno.

Vi dico subito che a Londra ho avuto una vita sentimentale piu’ intensa, ho recuperato! Conobbi il mio ex marito a due mesi dal mio arrivo in un locale dove si ballava la salsa: era chiaro che non era adatto a me, mancava totalmente del senso del ritmo! Probabilmente l’unico africano a non averlo!

Scherzi a parte, non eravamo proprio fatti uno per l’altra: sebbene mi fosse chiaro, pensai di potermi “accontentare”. La mia famiglia non prese molto bene il fatto che frequentassi un africano, ne’ accetto’ che ci sposassimo. Mio papa’ non venne per il matrimonio, mia mamma in una foto ha la faccia di una che sembra stia affrontando il plotone di esecuzione! Quindi usai io il senso di colpa, “giocando” sulla loro fede cristiana (cosa vi insegnano in chiesa? Non siamo tutti uguali davanti a Dio?); pian piano si convinsero. Ci penso’ la nascita di mia figlia, prima nipotina, a riconciliare gli animi. Non a salvare il matrimonio pero’.

Il problema principale era la mentalita’ africana, a mio giudizio (e per la mia esperienza), peggiore di quella degli uomini italiani. Dove l’uomo ha sempre ragione, anche quando ha palesemente torto!, ed il passatempo preferito e’ discutere di politica africana con altri connazionali. Il torto principale poi era la continua lamentela daparte sua della vita in UK, cosa insopportabile per chi come me l’aveva accettata in pieno!

Fu mia la decisione di divorziare, e non vi sto a raccontare – almeno per questa volta – l’incubo economico ed emotivo che il divorzio ha rappresentato, e le conseguenze, che ancora lasciano il segno.

Circa un anno e qualche flirt occasionale dopo il divorzio incontrai il mio ex, su uno dei primi siti online. Fu amore a prima vista, almeno per me; dopo una settimana vivevamo gia’ insieme. Ero convinta di aver trovato il mio principe azzurro; anche lui nero: inglese di origine caraibica. La storia duro’ circa 3 anni e mezzo; lui se ne ando’ quando nostro figlio aveva 6 mesi. I litigi erano all’ordine del giorno, scoprii poi perche’: alcol e spinelli, anche crack quando io ero incinta. E nonostante allora fossi convinta del suo amore e fedelta’, scoprii in seguito che aveva continuato a vedere altre donne. Quando se ne ando’ pensavo amasse me ed i bambini talmente tanto da ritornare “redento”; scoprii invece, qualche anno e tantissime bugie dopo, che stava con una ragazza piu’ giovane dalla quale aveva anche avuto un bambino.

La separazione da quest’uomo fu molto piu’ dolorosa dell’altra, e solo 2-3 anni fa ho accettato che lui non sarebbe stato parte della mia vecchiaia, che era la persona sbagliata per me ed era ora di dimenticarlo.

La svolta e’ stata la meningite, che mi colpi’ a fine 2014 e mi vide in ospedale per due settimane, ed in convalescenza per due mesi. E’ vero che la malattia ti fa scoprire cosa veramente conta nella vita, e su chi fare affidamento. Il mio ex marito, con il quale ci eravamo recentemente “riconciliati” per amore della figlia, trovo’ il tempo di venire a trovarmi in ospedale, passare da casa a prendere le cose da portarmi ed anche portare i bambini a trovarmi. Il mio ex compagno non si fece mai vedere, nemmeno nella convalescenza.

il tacchino!

Quel Natale non andammo in Italia come al solito, in quanto io non stavo ancora bene, e quindi io e i miei figli lo passammo a Londra per la prima volta, da soli. Trascorremmo un bel Natale, tranquillo, alla prese con il tacchino – tradizione Britannica – che io cucinavo per la prima volta e bruciai, nel timore di non cuocerlo abbastanza! Ma ce lo gustammo lo stesso. Ed in quel Natale realizzai, per la prima volta, che la mia famiglia siamo io ed i miei figli. Per anni ho vissuto con i sensi di colpa per non aver dato loro la famiglia “tradizionale”, quella del Mulino Bianco. In quell’occasione capii in pieno che non ci mancava nulla, e che ci completavamo cosi’. I miei figli sono cresciuti sereni, e mi sembrano felici ed equilibrati, nonostante la mamma sia un po’ fuori!

Quel Natale mi ha cambiato. Ho capito che sto bene da sola e che non sono disposta ad accontentarmi pur di dire che ho un uomo al mio fianco. Ho imparato a dire no a quello che non mi va, ed a dire quello che voglio. Preferisco stare da sola piuttosto che con l’uomo “sbagliato”.

E alla mia festa di compleanno, l’estate successiva, invitai entrambe i miei ex (senza che lo sapessero), immortalandoli in una foto, con il sottotitolo: errore 1 e 2. Perche’ se il passato non lo puoi cambiare, e’ meglio farci la pace.

Errore 1 e 2

Comunque al lieto fine non ho ancora rinunciato, anche se finora ho incontrato solo rospi! Gli uomini che piacciono a me, di origine caraibica e almeno 1.90 di altezza!, alla mia eta’ hanno i figli gia’ grandi, magari sono gia’ nonni (cominciano presto!) e non hanno voglia di ricominciare da capo (mio figlio ha 8 anni). Ed a me e’ chiaro che prima di qualunque uomo vengono i miei figli.

Ultimamente allora ho deciso di essere piu’ conciliante sull’eta’, e di accettare il fatto che anche un uomo piu’ giovane puo’ andare bene. Be’ non e’ che le cose siano cambiate di molto!

L’ultimo esempio: un “ragazzo” di 35 anni che, dopo una corte serrata, improvvisamente “sparisce”. Io, notoriamente impaziente e convinta che ogni momento sia prezioso, gli mando un messaggio dicendogli che visto che sei molto impegnato o hai un’altra, io getto la spugna. Lui risponde: trovero’ il tempo per te, credimi. La mia risposta? “ok…considera che non sono una giovincella”! Per la cronaca: il tempo non l’ha mai trovato!

A mia figlia ho letto Cenerentola, spiegandole che in realta’ le donne non hanno bisogno del  principe azzurro per essere felici! e trovai una bellissima storia: “Princess smartypants”. E’ la storia di una principessa che dimostra al padre che sta meglio da sola che con principi che non sono all’altezza.

Sperando che la storia non si ripeta!


English

London calling – Cinderella? Not me.

In other words….let’s rewrite the story!

One of my few memories as a child is going to the movies with my beloved maternal grandmother; this was a rare event, and she would pass away not long after that. We went to watch the cartoon Cinderella, which was being shown in the church hall (seriously!). I am a chubby, dark-haired child – but if mummy is blonde, why am I not? (because I look like daddy!) – and start dreaming that one day the good fairy will turn up with her magic wand to make everything perfect and I will meet Prince Charming, who will take me away from the evil stepmother (not that I had one!), give me a social status and a happy ending.

Fast forward 40 years, and one evening Sky is showing the same cartoon, from the 50s’ (I think). I had to watch it! A 51-year-old’s perspective is different from a 6-year-old’s from the last century (oh my gosh, I feel ancient!), especially if you are a bit cynical, like me.

First of all, why does Cinderella not rebel? She does not benefit from doing as she is told! I would tell the stepmother and the stepsisters where to go, and hasta la vista baby! Not to mention the mice that help her and sew her dress for the ball. In real life, mice are neither nice nor are they pets nor are they friends with other animals, and they have to be exterminated! Not to mention this prince in baby blue clothes – seriously? How old are you? And he is such a wimp that he does not even ask her name? Or catch up with her when she flees? Lastly, the glass shoe…how uncomfortable must it be? And so delicate… and if the good fairy made it to your size…how can you lose it?

Ok, I am exaggerating; truth is though, Cinderella and the 80s’ ad for Mulino Bianco have kind of shaped my thinking.

As an adolescent, in those difficult teen years, when you do not understand what is going on, you do not like yourself and you cannot ask Google, I hoped that the good fairy would materialize or a miracle would happen (depending on your belief) and everything would be fine!

In my instance the miracle has not happened yet, and as for prince charming….no comment!

I have always struggled with the idea that a girl is someone unlucky who needs a saviour; I have had a strong sense of justice from a young age. One of my first (lost) “battles” was with the church I attended, where catechism was taught in mixed classes until the age of 10, and then boys and girls apart. And to make sure there was no interaction, the courses were held in two different locations: girls at the nuns’, boys in the church hall. My reasoning was: if in everyday’s life girls and boys, of any age, live together, why does the church keep us apart? Should it not teach us how to live together? I lost the battle so I chose volleyball practice over catechism!

The following “battles” were at home. I have a younger brother. My parents were very traditional: my mother expected me to look after my brother not as much as a babysitter, which could have been understandable, but as a carer. As teenagers, my mum expected me to keep his wardrobe and his desk tidy! Not to mention cooking and cleaning the kitchen, which was always down to me? And this continued even when he learnt to use the washing machine before me! Needless to say, I never tidied up his wardrobe or his desk! Then came going out in the evenings: even once I started working and was in my late twenties, my mum would wait up for me with the key in the door, which forced me to ring the bell, to tell me that good girls do not come home at 2am! How irritating, given that all I had done was being at some friend’s house and chat!

I only managed to flee the nest aged 32, to live on my own. I had tried to earlier, wanting my freedom and jealous of my (language) school mates who, coming from outside Milan, would live on their own or sharing. My parents did not want to know, using the guilty trap that Italian parents are known for: why, do you not like living at home? What do you miss?

You understand then why, when the chance to go to London presented itself, I had to say yes! I was 34 years old.

I was a hopeless spinster: in Italy I never had a boyfriend, apart from a couple of summer flings in my mid twenties. I do not know why: not many male friends and I do not know what else. Or maybe because I never liked Italian men: they are too chauvinistic for my liking!

On the other hand it meant I could leave without having to deal with a partner left behind or, even worse, choosing between leaving and a partner.

My love life in London has been more intense, I have made up for lost time! I met my ex-husband in a salsa club two months after arriving: it was clear we were not suited, he completely lacked rhythm! He is probably the only African lacking it!

Jokes aside, we were not meant for each other: it was clear to me but I thought I could “make do”. My family was not pleased with me seeing an African man, nor did they accept our marriage. My dad did not come to the wedding; my mum has a face like thunder in one of the pictures! I then used the guilt trap, “playing” with their catholic faith (what are you taught in church? Are we not all the same in front of God?); slowly, they came around. When my daughter, their first grandchild, was born, all was forgotten. It did not save my marriage though.

The main issue was his African mentality, in my opinion (and experience) worse that the Italian men’s. The man is always right, even when he is clearly wrong, and their favourite pastime is discussing African politics with other African men. His main fault was his constant complaining of the English lifestyle, one that I had completely accepted!

I decided to divorce and I am not going to tell you – at least this time – what a financial and emotional nightmare the divorce has been, with consequences that still affect my life today.

About a year and a few flings later I met my ex partner on one of the first online dating sites. It was love at first sight, at least for me: a week after meeting we were living together. I was convinced I had met my prince, he too a black man, London born from Caribbean parents. We were together for about 3 and a half years: he left when our son was about 6 months old. We fought all the time, and I later found out why: alcohol and spiffs, even crack during my pregnancy. I never doubted his love at the time, but I found out later that he had seen other women. When he left, I thought he loved me and the children so much that he would come back “redeemed”; I found out a few years and countless lies later that he had a younger girlfriend who had given him a son.

Splitting from this man was more difficult than from my ex, and only 2-3 years ago I finally accepted that he would not be with me in our old age, that he was the wrong person for me and I better forget him.

The turning point was when I fell ill with meningitis in 2014: I was in hospital for two months and it took me two months to recover. It is true that when you are ill you realize what matters in life and whom you can trust. My ex-husband, whom I had recently “reconciled” with because of our daughter, made the time to come and see me in hospital, stop by my house to fetch things I needed and take the children to see me. My ex boyfriend never turned up, not even during my recovery.

We did not go back to Italy as usual that Christmas, I was still unwell, and so my children and I spent it in London for the first time after many years. We had a nice, quiet Christmas, with me cooking the turkey – a British tradition – for the first time: I burnt it because I was afraid it was not cooked enough! We still enjoyed it! That Christmas was the first time I realised that my family is made of my children and myself. I had lived years riddled with guilt for not giving my children the “traditional” family. I then understood we were not missing out, and we are complete as we are. My children have grown up peacefully; they seem happy and balanced despite their crazy mum!

That Christmas changed me. I realised I am fine by myself and that I am not prepared to make do in order to have a man by my side. I learnt how to say no to what I do not like, and to say what I want. I would rather be alone than with the “wrong” man.

The following year, for my birthday party, I invited both my exes, without their knowing, and took a picture of them together, whose title is: mistake 1 and 2. I can’t change my past, so it is better to make peace with it.

I have not given up on a happy ending yet, even though I have only met frogs so far! The type of man I like, of Caribbean origin and at least 6 feet tall, of my age already have grown-up children, they can already be grandparents (they start early!) and they do not want to start again (my son is 8). I know very well that my children come before any men.

I recently decided to make age allowances, and to accept that a younger man may be suitable. Well, it did not make much of a difference!

The last example: a 35-year-old “boy” who, after a hot pursuit, suddenly “disappears”. I, notoriously impatient and a strong believer that every moment counts, text him to say that I give up, given that he is either very busy or with someone else. His answer: I shall find the time for you, believe me. To which I answer: please bear in mind that I am no spring chicken! For the record, he has not been in touch since!

I read  my daughter Cinderella, and used to  tell her afterwards that women do not need Prince Charming to be happy. I found a brilliant book, “Princess smartypants”,  where a princess proves her father that  she is better off on her own as  all the princes are unsuitable.

I hope  story will not repeat itself!