Vivere in vacanza a Barcellona

A Barcellona si va in spiaggia, la birra costa poco, ci sono i Festivals di musica e si fa fiesta tutto il giorno!

Queste affermazioni, pur essendo in parte vere, racchiudono maggiormente la percezione delle persone che non vivono a Barcellona e ne parlano con chi invece, come me, ci vive.

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La conoscente su Facebook che non vedi e non senti da una vita, ma che ti scrive: “Ciao, avrei bisogno di sconnettere un po’, posso venire a stare da te?

L’amica in crisi di coppia: “Ho bisogno di tempo per me, ti vengo a trovare e possiamo stare un po’insieme!

Quello che vuole risparmiare : “Mi faccio due giri in centro, mi ospiti, magari mi accompagni e ci divertiamo un po’ !”

L’altro giorno parlavo con un’amica di come, per il solo fatto di vivere a Barcellona, la gente rimasta in Italia pensi che tu stia vivendo in una specie di Paese dei balocchi, in una Gardaland perenne, per cui, sia che ti vengano a trovare ad agosto, sia a dicembre, potrete passare intere giornate sulla spiaggia, diventare compagni di ubriacate e divertirvi in interminabili sedute di shopping selvaggio.

Ebbene, sappiate che non è così.

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Qui lavoriamo, corriamo da un angolo all’altro della città per arrivare a fine mese, zampettiamo da un corso di yoga a uno di tango, cerchiamo di mantenere la casa ad un livello di pulizia accettabile, ci lanciamo in posta, dal medico o al supermercato quando ci si presenta un’ora libera e ci facciamo in quattro per fare, fare e fare come chiunque altro! Questo non toglie che poi io sia piú che contenta, quando possibile, di ospitare amici in visita a Barcellona  e godere della loro compagnia. Infatti lo includo in uno dei motivi per cui per me sia fantastico (o no) vivere in una città di vacanza come Barcellona.

  • Molti dei tuoi amici hanno in programma almeno un viaggio a Barcellona.

Quando si vive all’estero puó risultare difficile mantener le amicizie in Italia: il cerchio ogni anno si restringe, e il detto pochi ma buoni diventa sempre più vero. vale e caty barnaQuando ho giorni di vacanza spesso preferisco partire in esplorazione di altre città e paesi, piuttosto che tornare a casa in visita a famiglia ed amici. Questo fa sì che con alcune persone ci si possa vedere, se va bene, solo una volta all’anno. E qui scatta l’incontro jolly! Essendo Barcellona una delle mete vacanziere piú diffuse, non è per niente raro che i miei amici italiani passino di qua per turismo, per la partita FC Barcelona- Roma, per un convegno, per portare gli studenti in gita scolastica, perché l’hanno regalato al compagno, perché lavorano sulle crociere, per incontrare un cliente, per un addio al nubilato, per un matrimonio e tanti altri motivi diversi. Tutte quelle che ho elencato sono state ragioni che hanno spinto in questi anni alcuni amici a passare per Barcellona e quindi a darmi la meravigliosa e inaspettata opportunità di abbracciarli e trascorrere un momento con loro. Una delle ultime occasioni a effetto sorpresa è   stato un messaggio di mio fratello che mi  comunicava che sarebbe venuto qui per lavoro il giorno successivo.  Aveva giusto il tempo di una cena e ne abbiamo approfittato alla grande! Altre volte purtroppo ho ricevuto messaggi simili ma a causa degli impegni di entrambi, o perché mi trovavo fuori città, non siamo  riusciti a vederci.

  • I surfisti.

Da città di vacanza che si rispetti qual’è, a Barcellona si fa surf. O almeno, ci si prova. Io non l’ho mai praticato e da mera osservatrice devo ammettere che di onde mi sembra che questi chicos españoles non ne prendano tante, anzi. Non è raro passare sul lungomare e vederli a mollo sdraiati sulla tavola, aspettando la famosa grande onda che però il Mar Mediterraneo offre molto raramente. In ogni caso ritengo che il loro sia un ottimo modo di trascorrere il tempo e godersi un altro aspetto di Barcellona. Il fatto che costoro sappiano approfittare dell’aria aperta alla minima occasione e se ne stiano lì pazienti, godendosi il sole, l’acqua salata e il giorno libero, mi sembra bellissimo ed anche contagioso. Solo a vederli mi sento in vacanza!

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sport spiaggia

  • Gli sport da spiaggia.

Rimango in tema surf e aggiungo che ci sono altri mille modi per godersi, disfrutar, di una giornata in spiaggia, inverno o estate che sia. Spesso mi ci sono recata anche solo per prendere un caffè al chiringuito (bar) dopo il lavoro e, aiutata dalla visione e dall’ascolto del mare, concedermi una pausa dallo stress e dalle seghe mentali.  Le spiagge sono attrezzatissime, per cui oltre al classico bar ci sono docce pubbliche, bagni, installazioni per fare ginnastica, reti di beach volley etc. La gente è invogliata a fare sport all’aria aperta. Tutto il lungo mare inoltre è dotato di pista ciclabile e pattinabile. A Barcellona ho anche  visto festeggiare matrimoni, compleanni e feste varie, sempre in spiaggia. Anche questo le fa guadagnare molti punti rispetto alla classica opzione del bar, casa, locale o parco.

  • Turisti in costume da bagno.

Affrontiamo uno dei contro, sempre che per qualcuno non si tratti di un pro! Spesso Barcellona viene percepita dai visitanti solo come meta turistica marittima, invece di città europea e capitale della Catalana qual’è. Capita di vedere gente passeggiare sulla Rambla in costume da bagno, tanto che il comune ha affisso ai muri delle vignette esplicative sulle norme civili da seguire, tra cui il divieto di andare in giro mezzi nudi. Ricordo aver visto una ragazza avvolta nell’asciugamano bagnato post bagno; l’assurdità risiedeva nel fatto che ci trovassimo nella metropolitana, fermata Passeig de Gracia, pieno centro città. Un’altra volta ho scoperto due belle ragazze sedute sull’erba di un’ aiuola della Rambla; a prima vista sembrava si stessero godendo il sole ma poi, guardando bene, ho notato che si stavano depilando le gambe con il rasoio, giuro! Quindi forse il messaggio che Barcellona sia una città, e non un acquapark, dovrebbe essere più chiaro.

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  • Turisti ovunque.

Parlo di Barcellona ma potrebbe essere Venezia, Roma, Firenze. Il catalano, lo spagnolo  e lo straniero residente rifuggono la Rambla, Piazza Catalunya e alcune stradine del quartiere gotico per paura, soprattutto in estate, di rimanere bloccati da un gruppo di turisti in visita guidata. A questo si aggiunge il terrore delle bici fuori controllo: la città è piena di noleggi bici o posti che organizzano tour in bici, per cui si rischia di venire investiti da 30 persone che si lanciano in discesa per le stradine del centro storico. Io non sono di quelle che demonizzano il turismo, visto che sarebbe come sputare nel piatto che mangio, e aggiungerei, nel piatto in cui mangiamo tutti, dato che molte persone sembrano non rendersi conto che uno dei pochi settori che permette ancora possibilità lavorative è proprio il turismo. Forse questi guiris, (gergo per definire i turisti qui a Barcellona), proprio schifo non fanno. Poi certo è che negli anni ci si è ritrovati un tipo di turismo, quello a cui accennavo prima, di chi viene in visita solo per divertirsi e magari non rispetta più di tanto decoro e le norme civiche; credo la colpa sia anche un po’ dell’amministrazione a cui vendere Barcellona come la città della libertà e del divertimento ha sempre fatto comodo.

Perth: luoghi dell’anima e non

Oggi continuo un po’ a descrivere Perth, ma scendo in particolari: mi soffermo su alcuni suburbs e luoghi che, secondo me, vale la pena vedere.

Northbridge. Se cercate la vita notturna questo è il quartiere che fa per voi! Pubs, ritoranti di tutti tipi, clubs, gente, tanta gente, risse, ubriachi e chi più ne ha più ne metta. Il weekend è il luogo di incontro per antonomasia di molti party animals.

Nel quartiere c’è anche il Perth Cultural Centre, centro in cui si trova l’Art Gallery of Western Australia, il State Museum del WA, la City Library (anche se ora è in fase di trasloco) e un anfiteatro con un mega schermo in cui vengono proiettati cortometraggi. Spesso si tengono manifestazioni culturali come il Fringe World (è in corso ora) o lo Student Day (in Marzo) o il Cat Video Festival  (c’è stato in Gennaio).

E’ anche considerata anche la Chinatown di Perth, infatti weekend scorso e il prossimo si terranno eventi per il Capodanno Cinese.

Facilmente raggiungibile in treno o bus. Scosniglio l’andarci in macchina a meno che non vogliate impazzire a trovar parcheggio e pagare l’equivalente di una settimana di affitto in fees.

Subiaco. La versione fighetta di Northbridge. Dress code ovunque, preparatevi.

A Subiaco si trova anche uno dei 3 negozi Chai Time, catena taiwanese specializzata nei Bubble Teas (buonissimi!) oltre che il Domani Stadium, stadio in cui si tengono le partite di footy.

Facilmente raggiungibile in bus e treno.

CBD e St George Terrace. Central Business District, dove si trovano tutti gli uffici e grattacieli, oltre che pub, ristoranti e locali molto carini e ricercati (e costosi).

Raggiungibile da Perth Station a piedi.

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Kings Park

Kings Park. Parco più grande del Central Park di New York, ideale per una bella passeggiata, un barbecue, far scatenare i bambini in uno dei playground, godere della vista sulla città (molto bella al tramonto), faticare sulle centinaia di gradini necessari per arrivare fino al parco se arrivi a piedi, godere del giardino botanico o di un bel caffè seduti all’ombra, partecipare alla cerimonia dell’Anzac Day (25 Aprile) al War Memorial o soffrire di vertigini sulla breve tree top walk.

Raggiungibile dalla stazione di Perth con il Cat, bus gratuito che gira dentro Perth città.

Rockingham. Lungomare simil Rimini, con meno gente, mare più bello, meno ombra e un parco pieno di famiglie durante i weekend. A mio parere vi si trova una delle spiagge più belle e poco conosciute: Point Peron.

Meglio andare in macchina, più veloce e più comodo, parcheggio gratuito sulla spiaggia.

Fremantle. Patria di hipsters, hippies, praticanti di yoga, fan del crudeismo/veganesimo/vegetarianesimo e chi più ne ha più ne metta. Non dimentichiamoci dei ristoranti italiani e del Club Italiano. Sempre in movimento, piena di eventi culturali, mercato coperto da visitare assolutamente. Molto molto carino. Parlano bene anche della Fremantle Prison, mai stata, ma sono curiosa di fare il tour di notte con le sole torce ad illuminare il cammino. Molo su cui passeggiare con un fish&chips (attenti ai gabbiani!), spiaggia facile da raggiungere. Parco molto grande, senza barbecue ma con skate park area e parkour area.

Capolinea di una linea del treno, più facile di così! Facile anche parcheggiare con la macchina.

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Quokkas a Rottnest

Rottnest Island. Un must-do. Isola raggiungibile in traghetto, paradisiaca. Si gira in bus, a piedi o in bici. Casa dei mitici quokkas, l’animale che sorride sempre. Da andare. Munirsi di tanta crema solare, acqua ed energia per girarla in bici.

Gosnells. Suburb dove vivo, provvisto di 4 supermercati a 10 minuti di macchina di cui uno aperto 24h/24h, negozio di alcool, fast food, ristoranti, negozi di seconda mano, parchi con barbecue gratuiti, palestre, centro culturale e biblioteca e stazione del treno. A 10 minuti dalla collina. Fantastico.

Passiamo alle spiagge. Scarbourogh e Cottesloe le più conosciute (e frequentate). Ottime se cercate spiagge simil italiane senza però ombrelloni, bel mare, negozi e ristoranti sull’altro lato. Se vuoi rifarti gli occhi tra surfisti, kite boardisti sono l’ideale. Anche se vuoi perfezionare il tuo italiano visto che tutti gli italiani affollano queste 2 spiagge.

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Coogee

Coogee. Una delle mie preferite. Stelle marine, mare cristallino, pontile da cui tuffarsi e sotto cui ripararsi dal sole cocente; barettino, parcheggio. Se cerchi relax questa spiaggia fa per te.

Trigg. La adoro. Spesso ci sono onde enormi, trovi sia un baretto che tranquillità.

Point Peron. Nonostante la mancanza di onde è stupenda: poca gente, riparata (non dal vento) dalla gente, puoi anche azzardare a portare una birra (l’alcool è proibito sulle spiagge).

Qualsiasi spiaggia isolata non importa dove basta che ci siano le onde. Le mie preferite.

 

 

San Valentino ad Istanbul

Premesso che per 26 anni (sì, compreso quest’anno, fino a ieri pomeriggio) ho odiato San Valentino…fedrica

Premesso che sono una di quelle persone ormai ciniche, che prima del tanto atteso giorno degli innamorati purtroppo vede solo cuori, persone mano nella mano, false profusioni d’amore, esagerazioni di ogni genere e che mi innervosisco anche per tutto questo…
Bene.. Ieri è stato un bel San Valentino!!! Il primo della mia vita direi.

Lo scorso anno vivevo con il mio ex, quindi avrebbe dovuto essere il primo San Valentino bello, da innamorata.. e invece no!
Perché proprio il 14 febbraio 2015 abbiamo saputo che suo padre (che non sapeva nulla di noi!) sarebbe venuto a controllare casa sua (in realtà nostra!), i suoi coinquilini ecc… PANICO!!
Quindi, dovendo inventare una farsa, abbiamo passato la giornata separati.. Io a casa, lui a casa di due amici che lo avrebbero ospitato durante la visita del padre. Hanno inventato un letto, un armadio con qualche abito, delle storie plausibili… E quindi zero romanticismo, zero gioia, zero felicità.. solo tanta ansia!!! Un San Valentino pessimo!!

In realtà non ho un ragazzo attualmente, ma ieri sono uscita con un amico (che spero diventerà più di un amico!) che mi piace dal primo momento che l’ho conosciuto, circa 16 giorni fa..
Il che non è cosa da poco in questo momento.. voglio dire, sono  11 mesi che non mi fido di nessuno, che non mi piace nessuno, a parte i soliti “wow, che fisico!“, ma quelli li guardo da lontano e basta..
Questo ragazzo invece, Tuy, è molto semplice e mi ha colpita da subito per il suo modo di fare, del tutto diverso dal solito standard turco: non è assillante, è molto educato, ha molto tatto, direi che è sensibile..
Insomma da quella sera, in cui per caso ci siamo conosciuti, ho sognato di uscirci. E finalmente ieri ci siamo visti.. e combinazione era San Valentino. Non è stato calcolato, è successo per caso, ma è stato bello così.
Al mattino io ho lavorato, e ci siamo incontrati alle 16, a Kadikoy, una zona che io volevo scoprire e che lui ha quindi deciso di mostrarmi.
Siamo andati in un locale all’aperto, vista la bellissima giornata, e abbiamo mangiato una merenda/cena con birra, confrontandoci come amici che però hanno un qualche interesse reciproco.
cuoricino lettura fondi caffèVerso le 18 ci siamo spostati per un caffè in un altro locale e siamo così finiti in un “Fal Cafè“, un caffè dove se vuoi ti leggono anche i fondi… il tuo futuro insomma…
Nessuno dei due ci credeva, ma è una cosa sempre divertente quindi siamo entrati. In realtà abbiamo bevuto altro, dimenticandoci del caffè turco, che  in genere non mi piace nemmeno!
Siamo stati oltre un’ora a parlare e fare progetti su cosa visitare, dove andare, non so nemmeno io bene perché, visto che per ora nessuno si è spinto oltre l’amicizia.. Io ci ho pensato ovvio, chissà magari anche lui!
Ad un certo punto mi chiede “lo vuoi il caffè per farci leggere i fondi?
Ero curiosa sì, ma sapendo che avrebbe pagato lui e visto che costava più di un normale caffè, non volevo fargli spendere soldi, quindi ero titubante. Lo ha capito, e ha ordinato i due caffè turchi.
Ce li siamo bevuti e poi a turno ci hanno letto i fondi.. 10636306_10207894547113614_6610476862209502509_n
Era la prima volta che me li leggevano in turco, quindi capire tutto è stato impegnativo ma comunque divertente.
Ci hanno inoltre regalato un cuore di lana cotta con alcune cuciture e il nome del caffè; carino.. e ovviamente l’ho tenuto io!
Alle 21 abbiamo preso la metro insieme, diretti ognuno a casa propria.
Ci siamo risentiti più tardi, sempre da amici per ora, ma insomma, io spero che le cose pian piano si sviluppino!

Non è stato un San Valentino romantico, un giorno degli innamorati con il mio innamorato, ma è stata una giornata piacevole e in compagnia, almeno per una volta, il che è già tanto!!!
Mi ha trattata bene, sono stata bene, ci siamo divertiti..
Quindi per me è stato un ottimo San Valentino!
Il primo piacevole nella mia vita e, spero, non l’ultimo… non l’ultimo per me, ma anche per me e Tuy insieme!

Riflessioni di una figlia espatriata

Un dolore dal cuore, una mancanza che non si può rimpiazzare. Siamo sempre insieme e stiamo vicini sempre, anche quando…

…quando non ho tempo per Skype perché magari il fuso orario non ce lo permette, non credete che sia perché non voglia sentirvi.

Quando vi rispondo male e sono nervosa,  cercate di starmi ancora più vicino perché è molto probabile che lo faccia perché mi mancate molto e sono arrabbiata a causa dei  tanti km ci separano.

Quando mi accade qualcosa di nuovo e voglio condividerlo con voi subito ma non riusciamo a sentirci per via degli impegni diversi e io mi arrabbio con voi perché non siete a casa per collegarvi e mi sento offesa.

Quando mi prendono i momenti di sconforto e voi lo capite da un “Ciao” in Whatsapp. Quando voi avete momenti di sconforto, ma non me lo dite.

Quando ci salutiamo in aeroporto e il mondo si ferma e noi rimaniamo col groppo in gola ma col sorriso sulle labbra.

Quando invece non ci sentiamo per giorni perché il mio spirito libero ha deciso di portarmi un weekend da un’altra parte.

Quando ho ferie e decido di andare altrove invece che tornata da voi, non è perché non voglia stare con voi. Quando invece ho voglia di stare con voi e torno per un weekend, senza badare alla spesa dei biglietti aerei.

Quando mi metto a piangere in Skype e voi dietro a ruota.

Skype

Quando vi racconto con entusiasmo il mio prossimo viaggio e quello appena concluso e voi incuriositi mi fate domande. E magari io non ne faccio a voi perché troppo intenta a condividere con voi questi racconti.

Quando inizio ad organizzare la vostra visita e voi non avete ancora chiesto ferie al lavoro. O quando cerco una casa grande abbastanza per ospitarvi.

Quando leggo nei vostri occhi il dolore per la lontananza ma anche la soddisfazione per quello che faccio.

E ogni volta che ci mandiamo il buongiorno, ovvero tutte le mattine.

Ci sono altre mille cose da aggiungere, ma non renderebbero giustizia.

Se un giorno sarò genitore, voglio essere esattamente come voi.

Da Barcellona a Bordeaux: partire sempre e comunque!

PRONTO!

Je suis en France! Oggi invece di scrivere da e su Barcellona, parlo dalla mia cameretta a Bordeaux.

Sono venuta qui per 11 giorni, pochino, per fare un corso di francese intensivo e migliorare il mio livello. Ma la cosa che mi rende orgogliosa è che sono venuta sola! Capirai, direte voi! Per così poco! Sì, ma vivendo in coppia, abituata adesso a viaggiare sempre insieme (eccetto quando torno in Italia), non è così scontato che riparta per delle avventure indipendenti.

vista brodeaux

La molla è scattata dopo avere scritto l’articolo “Culo inquieto”a Barcellona https://donnecheemigranoallestero.com/culo-inquieto-barcellona/  in cui raccontavo di come ci fossero persone, come me, che non riescono mai a stare ferme in un posto e che si chiedono continuamente come sarebbe vivere in altri luoghi. Dopo avere letto tutte le vostre riposte di culi inquieti, ho pensato che sarebbe stato proprio ipocrita da parte mia scrivere tante belle parole per poi non passare all’azione!

Ed eccomi qua. Si tratta di poco tempo perché la prima parte delle mie vacanze (lavorando nel turismo non lavoro durante il mese di gennaio) sono state dedicate alla scoperta della Polonia con la mia dolce metà e poi a visitare famiglia e amici in Italia. Quei giorni che rimanevano ho deciso di dedicarli a me stessa, e siccome la Francia mi ha sempre affascinato ho prenotato aereo, corso e alloggio presso un famiglia e via all’avventura francese.

guida bordeaux

Ho frequentato un corso intensivo di francese presso l’Alliance. Già dal secondo giorno ho avuto la fortuna di incontrare delle bellissime persone provenienti principalmente da Spagna e Italia con cui si è formato un gruppetto per condividere serate, degustazioni di vini e visite alle attrazioni della città. Ovviamente non sono mancate le mie adorate passeggiate in solitaria alla scoperta della realtà bordelaise. Come quando si è expat, anche qui la causa comune unisce: chi per una settimana, chi per un mese, chi per     ” non lo so, miglioro il francese e se trovo un lavoro resto”, tutti ci si voleva immergere nella cultura e lingua e francese per assorbire al massimo. Infatti tra di noi si parlava comunque francese, e avendo conosciuto anche ragazzi locali, si migliorava la lingua e la comprensione.

Ho conosciuto Alice, nuova amica con cui sicuramente mi ritroverò in Toscana, in Francia o a Barcellona, chissà: anche lei, lasciato a casa il compagno, partita per la sua voglia di Francia. E Maria, spagnola, fidanzata e partita per lo stesso motivo.

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ostriche bordeaux

 

 

 

 

 

 

 

E anche se per poco, questi giorni pieni di incontri, di scambi di esperienze, di novità, di girare a caso in una città nuova, mi hanno fatto sentire viva! Lo chiamerei “quel brivido che ti riempie di energia!”. E adesso mi sento più pronta a riprendere la mia vita lavorativa a Barcellona. Consiglio veramente a tutte di partire. Chi non si vuole trasferire all’estero come me ma nutre comunque il desiderio di farsi un’esperienza, vada, vada e vada! Se non riuscite a frequentare un corso di lingua per motivi economici, buttatevi nell’esperienza au pair, nei campi di volontariato o nel couchsourfing, ma fatevi questo regalo!

E di Bordeaux, che vi dico? Che mi è piaciuta! Il giorno del mio arrivo era domenica, tutto era chiuso, l’atmosfera era deprimente, pioveva ed io ho pensato “mon dieu, cosa ho fatto?!”.

porta rosa bordeauxIl giorno successivo si è intravisto un raggio di sole, la città si è illuminata e ai miei occhi si è mostrata in tutta la sua classica maestosità. La chiese gotiche sono una bellezza, così come alcuni vicoletti del quartiere Chartrons. Inoltre ho apprezzato moltissimo i mercati del week end, in cui con pochi euro (cosa rara in Francia) si possono gustare zuppe di pesce, formaggi e frutti di mare accompagnati da un buon bicchiere di vino.

Sono anche diventata una cine-dipendente del cinema Utopia, dotato di varie salette con lo schermo incorniciato da motivi decorativi. Ogni giorno di possono assistere all’incirca a 30 proiezioni di film in lingua originale e sottotitolati. Il prezzo delle prime sessioni era di solo 4 euro! L’ambiente è molto accogliente, supportato dalla presenza di un ottimo bar-foyer.

foto cinema

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Inutile dirvi che adesso che sono appena tornata a Barcellona non faccio altro che ascoltare musica francese…ah, la langue de l’amour!

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La collaboratrice domestica

Circa un anno e mezzo è trascorso da quando scrissi di una mia avventura famigliare risoltasi con l’assunzione di una collaboratrice domestica. Il seguente articolo è il seguito di quella storia, oggi contenuta nell’e-Book di Donne Che Emigrano All’Estero in vendita online. Buona lettura.

Poco più di due anni fa rientraCollaboratrice Domestica Singapore 03i a Singapore con il mio pargoletto fra le braccia. Avevo partorito in Italia questo tanto desiderato bimbo, arrivato fra noi dopo sette tentativi di fecondazione assistita di cui solo l’ultimo positivamente riuscito proprio qui a Singapore, e concentrata com’ero a dar luce a questa splendida vita non avevo assolutamente considerato cosa sarebbe successo in seguito, come ci saremmo effettivamente riorganizzati nella nostra nuova routine famigliare: io, il bimbo, mio marito e la gatta Miss Zampetti, mitica compagna di mille avventure, con noi da quasi undici anni ed espatriata anch’essa dagli Emirati Arabi Uniti dove abbiamo vissuto, precedentemente, per quasi dieci anni.

Forte del mio carattere attivo, del mio entusiasmo e consapevole di aver sempre gestito i miei mille impegni sia di lavoro che famigliari, non mi sfiorò minimamente l’idea che avrei anche potuto non riuscire così facilmente in questa mia nuova dimensione e, infatti, fu proprio così: da sola, lontana da casa, con quel piccoletto iperattivo dal momento in cui è nato, senza un’idea di come curarlo e senza un qualsiasi appoggio, sono andata in panne lasciando a rotoli la casa e trovandomi completamente stressata e disorganizzata.

Fu proprio in quel periodo che io e mio marito decidemmo che dovevamo trovare una soluzione per ridarci un equilibrio personale e famigliare, e fu lui a suggerire una live-in Foreign Domestic Worker (FDW), detta anche maid oppure helper, in Italia nota come collaboratrice domestica. Un mondo a me completamente sconosciuto e un’idea assolutamente preoccupante visto che, fra le altre cose, il nostro appartamento era uno spazio abitabile onesto ma non certoCollaboratrice Domestica Singapore 08 così ampio da lasciare i dovuti spazi e privacy a tutti. Ma nonostante le mie serie perplessità decidemmo di provare e fu lì che mi buttai a capofitto per cercare di capire appieno a cosa stavamo andando incontro, sia nella positività di tale opportunità con i suoi vantaggi, sia in coscienza dei limiti, che forse, avrebbe potuto portare con sé avere una nuova persona in casa.

Dopo aver intervistato come potevo tutta la cospicua rete di networks italiani e stranieri che abbiamo qui a Singapore, in cui ho spiegato la mia totale inesperienza e chiesto qualsiasi tipo di informazione che potesse aiutarmi a prendere in mano questa nuova avventura, imparai che le Foreign Domestic Workers sono molto spesso persone umili che si allontanano da casa per lavorare lasciando le proprie famiglie, composte a volte da marito e figli oltre che da genitori e parenti. Provenienti per lo più dalle Filippine ma anche da altri paesi del circondario, portano con sé una grande varietà culturale e per fortuna sono molto ricercate nella multietnica Singapore, e il governo fa veramente di tutto per cercare di proteggere queste lavoratrici ed offrire loro contratti onesti, comprensivi tra l’altro di vitto e alloggio, giorno libero, assicurazione sanitaria e viaggio di rientro in patria per vacanza, a un costo generale davvero accessibile per un potenziale datore di lavoro, tutte cose non sempre così scontate ho potuto appurare nel tempo in giro per il mondo.

E’ il governo stesso, inoltre, che per chiunque desideri assumere una Foreign Domestic Worker ha organizzato uno strutturatissimo sito web col quale, dopo aver precedentemente richiesto la famosa SingPass, una password collegata alla propria carta di identità locale che permette al governo di identificare le persone anche online, e pagato in anticipo con carta di credito, si studiano i propri doveri e diritti nei confronti della futura collaboratrice domestica e del governo di Singapore, ottenendo, in conclusione, un certificato di comprensione delle leggi che dà la possibilità di assumere. Una volta ottenuto il certificato, che viene spedito dallo stesso sito web al proprio indirizzo email, si può decidere di assumerla sbrigando personalmente tutti i processi dei documenti necessari presso gli uffici addetti del governo, oppure, di avvantaggiarsi dell’aiuto di un’agenzia specializzata, e quest’ultima fu la nostra scelta.

La nostra collaboratrice doCollaboratrice Domestica Singapore 05mestica è una donna musulmana di quasi quarant’anni, sorridente, educata, versatile, discreta, lavoratrice e onesta. Non potevamo immaginare di essere tanto fortunati nell’incontrarla quel giorno che ci siamo presentati all’agenzia per i nostri primi colloqui. In città è noto che non sempre le cose funzionano fra le impiegate e i datori di lavoro, a volte a causa delle famiglie che le hanno assunte, a volte per il comportamento delle impiegate stesse. Il governo quindi spinge ad una seria considerazione prima di decidere per tale assunzione: la convivenza, a quanto pare, non è una cosa da dare per scontata. Una volta assunta la collaboratrice domestica poi, la persona diventa responsabilità del datore di lavoro anche nel suo tempo libero, e questo, in taluni casi, può generare serie complicazioni.

Nel nostro caso, e nella speranza che continui sempre così, la nostra collaboratrice domestica è diventata sicuramente una persona importante all’interno del nostro nucleo famigliare: da parte nostra è stato fatto il possibile per cercare di far procedere i rapporti nel migliore dei modi; da parte sua un buon carattere, intelligenza e tanta discrezione, qualità che la rende naturalmente capace di essere presente o di assentarsi a seconda di ciò che serve nei vari momenti della giornata e della famiglia, l’hanno fatta apprezzare veramente tanto. Il suo aiuto è chiaramente indiscusso, ci ha permesso di ritrovare il nostro equilibrio e di migliorare la nostra qualità di vita, specialmente del tempo speso col bimbo, oltre che dargli la possibilità di abituarsi a persone di cultura diversa, nonché di condividere la doppia lingua in casa, caratteristiche molto importanti per quel che riguarda la nostra famiglia.

Col tempo la nostra collaboratrice domestica ha ricavato il suo spazio e Collaboratrice Domestica Singapore 04la sua indipendenza anche nel gestire le cose di casa, benché la mia presenza sia continua come l’aggiornamento sulle attività da svolgere giornalmente e durante la settimana. Infine, le insegno a cucinare. Saper cucinare non è stata una nostra priorità ai tempi dell’assunzione, ma siccome è interessata la rendo partecipe in tutto ciò che preparo e, ogni tanto, ci divertiamo anche ad impastare le nostre Piadine Romagnole: io con lo strutto e lei con l’olio, nel rispetto dei suoi principi religiosi.

La domenica la nostra collaboratrice domestica frequenta la moschea, sia per la preghiera che per studiare. Nella famiglia presso cui ha lavorato a Singapore in precedenza questo non le era stato regolarmente permesso, mentre noi desideriamo che abbia una vita serena anche nelle sue attività di interesse personale, e così studia religione, storia della religione e arabo, sia parlato che scritto, per leggere e capire meglio il sacro Corano. Presso la moschea, oltre alle attività religiose e di studio, la collaboratrice domestica e i suoi amici svolgono anche attività conviviali pranzando e celebrando varie occasioni assieme, organizzano gite ed escursioni e svolgono azioni di volontariato e beneficenza per i più poveri, portando cibo e assistendo i malati e i bisognosi, per esempio. E’ felice di appartenere ad una vera comunità, preziosa per la sua crescita e dove può ritrovare un altro tipo di dimensione familiare. Il velo non è un problema in casa nostra, ma liberamente lei lo indossa solo la domenica quando esce di casa. La sera poi, quando si ritira, spesso prima di dormire studia. Una delle cose più belle e affascinanti di Singapore è la palpabile serenità della convivenza nel rispetto reciproco dei propri ideali, senza il timore che nessuno possa infrangere i propri spazi e la propria vita in alcun modo, e in una situazione di tale serenità non si riesce a non venire coinvolti anche dalle attività altrui, di tradizione o di religione che esse siano, non fosse altro per tutte le festività di vario genere che nel paese si svolgono regolarmente e frequentemente, proprio nel rispetto dell’origine di tutta la sua variegata popolazione, e a cui tutti sono invitati a partecipare.

Una cosa che riempie Collaboratrice Domestica Singapore 01di gioia sia me che mio marito è vedere come la collaboratrice domestica si sia affezionata al nostro bambino, e questo sentimento è davvero reciproco. Ora che il bimbo ha cominciato a pronunciare le prime parole è divertente ascoltare la sua vocina che la chiama per nome, e lei ne è compiaciuta, come noi. Ho lasciato loro modo di trascorrere giornalmente del tempo assieme: scendono in giardino e incontrano gli amichetti con cui condividere i giochi all’aria aperta, in libertà, senza la mia presenza che in qualche modo potrebbe limitare la loro spontaneità. E anche questo spazio credo sia molto educativo. Io e la collaboratrice domestica abbiamo accordato in precedenza quali sono i principi di educazione della nostra famiglia, e benché lei non sia assolutamente un nostro sostituto, crediamo però che, in linea col nostro pensiero, lei possa rafforzare le regole di educazione che già sto cercando di insegnare al bimbo, nella continuità dell’esempio e delle parole che porta avanti con lui in nostra assenza. In quel giardino, il bimbo ha cominciato a camminare, a correre e a condividere i giochi con i bimbi delle più svariate nazionalità.

Il colloquio di lavoro con la nostra Foreign Domestic Worker (FDW), ad ogni modo, non è stato un incontro idilliaco a primo impatto, e questo grazie al comportamento che io ho deciso di tenere, quel giorno, con tutte le possibili future impiegate. Pur essendo sempre stata estremamente educata e gentile ho comunque mantenuto un atteggiamento di freddo distacco e, volutamente, la fermezza del mio sguardo e delle mie parole hanno avuto una pesante valenza durante tutta la chiacchierata.
Non era mia intenzione, nel limCollaboratrice Domestica Singapore 02ite del possibile e con la conoscenza generale che mi ero fatta attraverso l’esperienza di diverse altre persone, di sbagliare persona ai colloqui, scoprendo troppo tardi, per entrambe le parti, che potevamo non essere fatte l’una per l’altra. Ma decidere tutto questo in un solo colloquio è una cosa veramente difficile e, sinceramente, credo che il fattore dominante in tale situazione sia anzitutto una buona dose di fortuna. Nella speranza che questa fortuna ci baciasse, la strategia che ho scelto di seguire è quella di mostrare una pesante severità e di marcare ripetutamente le cose che in casa mia non sarebbero state tollerate, e principalmente quelle che avrebbero leso oltre che le leggi di Singapore, anche la nostra famiglia. Solo dopo un pesante colloquio per metterla sotto pressione quel tanto per capire le sue reazioni e opinioni in merito, mi sono rilassata e sorridendo le ho spiegato che, benché tutte le cose di cui avevamo parlato fossero vere e sarebbero dovute essere rispettate, la nostra casa sarebbe stata una casa serena e noi tutti saremmo stati felici di accoglierla nella nostra vita quotidiana. Alla nostra collaboratrice domestica, di fatto, il mio atteggiamento non aveva creato nessun tipo di problema, mi raccontò in seguito, in quanto capiva bene il perché di tante precisazioni conoscendo personalmente le storie di diverse sue colleghe in città alcune delle quali hanno subito mancanze di rispetto da parte dei datori di lavoro, mentre altre, invece, hanno deliberatamente mancato dello stesso causando anche difficili problemi alle famiglie presso cui lavoravano. Alla fine del colloquio eravamo tutti convinti della nostra scelta, io e mio marito ci siamo rilassati, abbiamo incrociato le dita e ce ne siamo andati via col contratto in mano.

Diversamente è purtroppo andata ad alcune mie care amiche che, con tutti i più buoni propositi sia ai colloqui di lavoro che in seguito a casa, si sono ritrovate a collaborare con persone che hanno mostrato atteggiamenti non consoni agli accordi presi, tanto da avvilire le mie povere amiche e portarle a pensare di non assumere più alcuna collaboratrice domestica dopo avere riportato all’agenzia le attuali. Una di loro, per fortuna, consapevole della precedente esperienza, ha ritentato immediatamente un nuovo colloquio e ha trovato subito un’ottima sostituta con la quale ora conviCollaboratrice Domestica Singapore 06vono felicemente. L’altra amica, dopo aver inciampato in due spiacevoli realtà, ha preso un periodo di pausa e ha preferito, al momento, tornare nella dimensione di casa sua da sola.

Non esistono regole nell’approcciare l’avventura della Foreign Domestic Worker (FDW), forse speranza, onestà intellettuale e buoni propositi possono essere fra gli ingredienti base, per entrambe le parti, che associati a una buona dose di fortuna, fanno sì che si incontri la realtà che si desidera. Benché la collaboratrice domestica sia una spesa accessibile a Singapore, io continuo a considerare il suo aiuto un privilegio avuto in un momento importante della mia vita, e continuo a svolgere i miei compiti e a mantenere salda la mia presenza e i miei ruoli in casa, per tutti, consapevole che in ogni momento le cose potrebbero cambiare ancora e potremmo tornare a riassumerci tutti i doveri pratici, come in effetti li abbiamo sempre svolti in precedenza.

Nel frattempo, complici e compiaciuti degli attimi di pace ritrovati, io e mio marito assaporiamo la realtà della nostra famiglia, ci re-innamoriamo giornalmente del nostro bambino e brindiamo più frequentemente del buon lavoro che abbiamo realizzato assieme. E dopo più di un anno trascorso assieme, auguriamo con tutto il cuore lunga vita alla nostra cara Foreign Domestic Worker (FDW).

Espatrio e cibo

conserve fatte in casaQuando passate vicino ad un gruppo di italiani espatriati state pur certi che l’oggetto del loro discorso è il cibo.
Per me, parmigiana cresciuta a prosciutto, tortelli e lambrusco, sbarcare qui in Marocco è stato difficilissimo dal punto di vista gastronomico.
Qui ad Essaouira si va a fare la spesa al mercato della Medina, souk, dove c’è una grandissima offerta di frutta e verdura fresche a prezzi molto bassi. Nel mercato si può comprare anche la carne: se vuoi un pollo te lo scegli vivo, te lo sgozzano davanti e te lo porti a casa (cosa che non ho mai fatto perché quei polli non mi sembrano in formissima) Se vuoi altra carne vai dal macellaio, guardi la carne appesa fuori al sole ricoperta di mosche, cerchi di non vomitare e quando smette di girarti la testa te ne vai. Davanti al nostro negozio c’era anche il mercato del pesce: niente acqua corrente o frigoriferi. Distese di banchetti di pesce appena pescato coi gatti che gli camminavano sopra. Anche qui come sopra, ho sempre girato alla larga schifata. Son certa che i fricchettoni di Essaouira non mi rivolgeranno più parola leggendo queste cose ma io sono nata schizzinosa, cosa ci posso fare?
La mia dieta nei primi mesi è stata strettamente vegetariana. Ho consumato più amuchina io di un ospedale. Se vogliamo trovare un lato positivo sono anche dimagrita moltissimo.
C’è un supermercato locale: Aswak Assalam, ma anche lì girare vicino al banco della carne mi faceva venire i brividi. La prima volta che ho provato a comprare del macinato di vitello per fare delle polpette ho sbagliato prendendo quella che conteneva del grasso di montone e l’ho sbattuto via con le lacrime agli occhi, tutte le mie belle polpettine che odoravano di pecora morta.

Chicche della nonnaIl primo vero e sostanziale cambiamento è stato l’anno scorso a Natale quando ha aperto il Carrefour, non avete idea della gioia di poter gironzolare in mezzo ai banchi della carne, dei salumi e dei vini. Alla vista del Gorgonzola in vaschetta ho fatto una ola.
Abbiamo finalmente ricominciato a mangiare ogni tanto la carne, limitandoci a carne trita e petti di tacchino perché nemmeno al Carrefour sono capaci di tagliarla e non la fanno neanche frollare. Le bistecche, che abbiamo provato ad acquistare, le avrei potute usare per risuolare gli scarponi invernali.
Due mesi fa sotto casa nostra ha aperto un macellaio che fa i tagli alla francese. Il giorno dopo l’inaugurazione eravamo già in coda. La sera siamo riusciti, dopo un anno e mezzo, a farci un bollito. Maurizio non parlava più dalla gioia. Io ho quasi pianto.

Quando rientriamo in Marocco dopo essere stati in Italia, la prima domanda degli altri italiani è: avete portato qualcosa di buono?
Inizialmente io e Maurizio facevamo solo un valigino e se riuscivamo ad infilare una punta di parmigiano eravamo contenti.
Ora siamo senza ritegno: parmigiano, salami sotto vuoto, spalla cotta, culaccia, carne cruda, cotechini, scatole di tè ed infusi, cioccolato, minestre di orzo e farro, polenta, finché entra roba in valigia la riempiamo di cibo. Partiamo da qui con due vestiti proprio per avere più spazio possibile. Per i primi giorni dopo il rientro ci ammazziamo di salumi finché non iniziamo a star male, quando inizio a svegliarmi due o tre volte a notte per bere vuol dire che è ora di rimettere i salumi in dispensa e tornare per un po’ alle nostre sanissime zuppe e minestre.
Quando ci vengono a trovare degli amici e ci chiedono di cosa abbiamo bisogno la risposta è: “tachipirina, un bel libro e del parmigiano”, l’essenziale per sopravvivere.Qui ad Essaouira gli italiani si rivolgono gli uni agli altri come spacciatori sudamericani. Mentre ci si saluta e ci si stringe la mano si sussurra all’orecchio: “ho portato giù un cotechino, ce lo facciamo una sera a cena da noi, non dirlo in giro che ne ho poco”.

Tortelli home madeMi è sempre piaciuto cucinare ma qui ho iniziato a farlo sul serio. Qui Giovanni Rana non esiste quindi se vuoi mangiare qualcosa di buono devi fartelo tu.
Ora, sempre con l’aiuto di Maurizio che è un cuoco sopraffino, faccio tortelli per dieci persone alla stessa velocità con cui in Italia ordinavo una pizza da portar via.La sera a volte torno a casa e mentre faccio una torta e dei biscotti per il negozio mi metto ad impastare anche due gnocchi. Il sabato mattina prima di andare a lavorare faccio la pasta per la pizza. Domenica ragù e lasagne. Mia nonna sarebbe molto orgogliosa di me. Ora vi saluto perché il nostri amici Gianni e Pier Paolo ci hanno invitati a casa loro a mangiare la Bagna Cauda e noi portiamo i ravioli freschi.

Mellieha - Malta

Walking a Malta: passeggiare tra la natura da Mellieha a Gozo

Una delle cose che più amo della mia nuova vita a Malta è sicuramente il contatto con la natura.

Avendo passato tutta la mia vita in città, non smetto mai di stupirmi quando, passeggiando per le strade dell’isola o affacciandomi dal balcone di casa, ho la possibilità di godere delle bellezze naturalistiche di questo luogo! E’ anche per questo motivo che ho deciso di affrontare questa mia nuova esperienza con un nuovo spirito, più sano e, per così dire, vicino all’ambiente. Ho voluto, infatti, approfittare anche della flessibilità che mi concede il mio lavoro per fare delle piccole escursioni sull’isola, così da conoscerla meglio e concedermi dei brevi momenti di relax, lontano dal computer!

La prima di queste “escursioni” all’aria aperta, che andrò a raccontarvi in questo articolo, mi ha permesso di esplorare la zona che va da Mellieha, dove vivo, fino all’isoletta di Gozo.

Da Mellieha a Gozo: come arrivarci a piedi

La distanza che separa la città di Mellieha, a nord di Malta, da Victoria, la capitale di Gozo, è di circa 17 km. Di certo, se mi avessero detto che avrei percorso questa distanza in qualche ora, non ci avrei creduto! Da profana del “walking”, la prospettiva di dover affrontare anche solo una decina di km mi avrebbero sicuramente dissuasa dall’intraprendere questa “avventura”.

Fortunatamente, sono partita senza controllare maps: abiti comodi, scarpe da ginnastica e via!

Red-Tower-Malta

Red-Tower-Malta

La prima parte del percorso è stata davvero molto piacevole. Seguendo la strada dall’ingresso di Mellieha, fino a Ghadira Bay, si incontrano paesaggi e costruzioni davvero mozzafiato.

A partire dal Selmun Palace che, con il suo colore aranciato, spicca tra il verde circostante.

Per non parlare della splendida Ghadira Bay, una delle poche spiagge di sabbia dell’isola, che regala uno spettacolo unico.

Superata Ghadira Bay e la riserva naturale, la passeggiata comincia a complicarsi: una lunga salita, infatti, collega questa zona all’altopiano calcareo L-Aħrax dove è possibile ammirare, e volendo visitare, la rossissima St Agatha’s Tower (o anche detta Red Tower per l’appunto).

Da qui, un emozionante cammino lungo la costa, porta dritti fino al terminal del traghetto per Gozo, a Cirkewwa.

Selmun-Palace-Malta

Selmun Palace – Malta

Il viaggio fino all’isoletta è brevissimo, circa 15/20 minuti, e assolutamente sopportabile anche per chi, come me, soffre di mal di mare!

E una volta raggiunta Gozo, ci si rende subito conto di quanto l’arcipelago maltese abbia da offrire: la bellezza di questo luogo ripaga senza dubbio ogni sforzo fatto per raggiungerlo!

 

 

Gozo - Malta

Gozo – Malta

Ghadira Bay - Malta

Ghadira Bay – Malta

 

 

 

 

Prendi cio che ti piace e trasformalo in un lavoro…qui a Londra e’ possibile.

  • zairaZaira tu ci hai scritto dicendo che volevi raccontare la tua storia di expat…
Ho letto alcune delle storie che avete pubblicato e d’improvviso mi sono resta conto che in quasi venti anni, io la “MIA” storia  non l’ho mai raccontata! E mi sono detta perché no?
  • Sei in Inghilterra da molti anni: come eri al tuo arrivo e come sei oggi? 
Ieri ero ingenua, speranzosa, delusa.
Oggi sono umana, forte, fiduciosa.
  • Quali sono le qualità del tuo “oggi”  che pensi sarebbero comunque emerse con il tempo, indipendentemente dal tuo espatrio
Non sono sicura che quello che sono oggi sarei potuta esserlo se fossi rimasta in Italia.
Le esperienze della vita, le persone che incontri e hanno in impatto su di te, il cammino che si intraprende a seconda delle cose che ti succedono, ecco, tutto ciò ti forgia  nella persona che diventi. Io sono quella che sono oggi perche’ le decisioni che ho preso nella mia vita sono state il risultato di cio’ che ho assorbito lungo il mio cammino.
  • Qual’è l’aspetto del carattere che secondo te aiuta ad integrarsi in un paese straniero? 
Beh, magari certi aspetti aiutano non solo in in paese straniero, ma  in generale.
Per quanto riguarda il caso specifico dell’Inghiltterra, il paese dove vivo,  sicuramente mi ha aiutato rispettare la riservatezza di questo popolo e, se non altro, adottare un po della loro riservatezza nel mio quotidiano. Può aiutare inoltrarsi nella loro cultura cercando di non restare troppo ancorati alla nostra, cercando di trovare un giusto bilancio tra l’una e l’altra.
Questo  ti fa stare meglio e ti fa sentire parte di qualcosa;  di conseguenza si tende a soffrire meno di nostalgia.
  • Tu gestisci un’attività commerciale  in Inghilterra (Londra?). Come è il business in Inghilterra ? E il customer care? Credi che potresti svolgere la stessa attività in Italia? 
zaira lavoroL’attività’ che gestisco mi porta a conoscere persone di generazioni diverse tra loto. Parte dei miei clienti sono ultra novantenni e l’altra parte è composta da ventenni, trentenni e poco più.  Praticamente accoppiamo persone di età diverse (in italiano il verbo accoppiare usato in questo contesto suona un po’ strano) in uno scambio di aiuto tra le due generazioni, facendole vivere sotto lo stesso tetto.
E’ un  lavoro che mi porta a conoscere gente da tutto il mondo e persone veramente in gamba con tanta voglia di aiutare il prossimo. La concorrenza nel business qui e’ spietata ma il bello è che, se vali, e ti fai notare nella mischia,  vieni premiato. E te lo dicono anche, il che ti fa sentire orgoglioso di quello che fai. Le tasse come dappertutto si pagano anche qui, ma a differenza dell’Italia per esempio vedi anche dove vanno a finire i soldi. Spesso sono usati bene. Il sistema medico e’ interamente gratis, la scuola per i miei figli pure, ci sono tanti benefit per aiutare gli  anziani, i diversamente abili e i più poveri. La burocrazia puo’ essere un  po frustrante perche è un po’ lenta. Ma stiamo parlando  di Londra non di Inghilterra. Londra   e’ super popolata e la domanda di servizi e’ alta. Ma l’aspetto positivo  della burocrazia Inglese sta nella sua semplicità: tutto si può fare on line o al telefono. Il Customer Care può essere eccellente, il popolo britannico adora scrivere lettere di complaint quando il customer care non riflette le  aspettative, dall’altro canto le aziende preferiscono offrire regali per “zittire” i clienti più esigenti; quindi tutti ne escono contenti alla fine e in generale  il servizio e’ soddisfacente un po ovunque. Farei lo stesso lavoro in Italia? Non credo l’Italia sia pronta per un attività’ come la mia, con una mentalità chiusa come la nostra al momento non sarebbe impossibile. Ma chissà, forse un giorno…mi pare ci sia qualcosa di simile a Firenze ma non credo funzioni come in altre nazioni.
  • Hai molte amiche in Inghilterra? Raccontaci le donne inglesi e come sono i loro rapporti con noi italiane 
zaira con amicheSi ho tante amiche qui, tante inglesi.
Cinque o sei di loro sono veramente amiche: hanno riso con me nei momenti belli ma anche pianto con me in quelli piu’ duri. Quando non hai la tua famiglia vicino le tue amiche sono tutto. Come essere amiche delle inglesi? Mah! Non c’e una ricetta speciale. Innanzitutto ci deve essere feeling, poi rispetto, e poi bisogna imparare che quando le inglesi ti aprono il cuore non e’ per essere giudicate o consigliate ma semplicemente per essere ascoltate. Gli italiani in genere piacciono, forse in passato piacevano di più, pero  se un tantino”riservati” sono preferiti.
  • Hai dichiarato di essere “patriottica” nei confronti dell’Inghilterra: cosa provi per questo paese?
zaira familigaIo adoro l’Inghilterra, ne sono completamente innamorata, amore che dura da quasi venti  anni.  E’ grazie a questo paese che sono arrivata dove sono. Ho un lavoro che mi soddisfa, una famiglia che adoro, un futuro solido per i miei figli. L’Inghilterra mi ha ridato un valore che in Italia avevo perso: la fiducia nel prossimo.
  • Hai mai pensato di prendere la cittadinanza inglese? 
Sì, ogni anno ci penso ma per pigrizia non l’ho mai fatto.
  • E per l’Italia cosa provi?
Delusione, tanta delusione per un paese che avrebbe potuto essere in cima ed invece ha toccato il fondo spinto dalle mani di individui egoisti.
  • La tua frase magica per il successo nella vita:

Prendi cio’ che ti piace e trasformalo in un lavoro…qui tutto e’ possibile.

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Vi presento…Perth

Perth, una delle città più isolate al mondo. Città che mi ha accolta e trattenuta da Giugno 2013.

Ve la presento in breve. Non mi soffermo nè sulla storia nè sul clima, wikipedia vi può aiutare meglio di me in quel tipo di ricerca.

Città a misura di famiglie e bambini, immersa nel verde, con spiagge bellissime e natura incontaminata a pochi km dal centro abitato. Città con case che spuntano dal bush, canguri liberi di scorazzare a pochi chilometri dalle case se non addirittura nei giardini, città di bushfires (purtroppo).

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Apertura di Elizabeth Quay

Posto ideale a chi piace la natura, il mare, la vita all’aria aperta ed eventi culturali, non per chi cerca vita notturna e casino. Posto ideale in cui investire nel mattone visto la rivalutazione della città che è in corso e il crollo dei prezzi delle case!

Perth è suddivisa in suburbs, centri abitati facente parte della città stessa, diversi suburbs aggregati formano la city che ha sua volta ha un organo di governo chiamato Council; i suburbs possono essere a Nord del fiume o Sud del fiume. Perth è, infatti, attraversata da un fiume, lo Swan River, utilizzato come “unità di separazione della città”. Spesso infatti una delle prime domande che ci si pone tra persone appena conosciute è “Vivi a Nord o a Sud (del fiume)?”. Mi è stato detto che vivere a Nord (del fiume) è considerato da persone ricche tifosi dei West Coast Eagles (squadra di Perth di football australiano) e del cricket, mentre a Sud ci finiscono i poveri, tifosi dei Dockers (l’altra squadra di football australiano di Perth che, guarda caso, significa “scaricatori di porto”). A Sud si trovano anche le persone più easy going e laid back, alla mano diremmo in italiano.  Sarà un caso che Marito ed io (ed i cagnoni) abitiamo a Sud del fiume? 🙂 Tutti i nostri amici, però, abitano a Nord del fiume.

A parer mio non ci sono suburbs migliori o peggiori, alcuni hanno reputazioni migliori altri hanno brutte reputazioni; da quasi 2 anni viviamo in un suburb molto vicino a uno dei più malfamati, mai avuto problemi di alcun genere. Il marito parcheggia il suo trailer pieno di attrezzi da lavoro ogni sera e la mattina lo ritrova sempre, pieno; la mia ruota di scorta è semplicemente messa nel cassone del mio ute, chiunque potrebbe prenderla, ma è ancora lì.

Parere spassionato: cercate una casa/stanza vicino ad una stazione dei treni, vi renderà la vita molto più comoda.

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Ellis Brook Valley – Gosnells (10 minuti da casa)

A seconda di cosa si voglia, dello stile di vita e della disponibilità economica si può trovare il suburb adatto. Noi abitiamo verso la collina, a 40 minuti dal mare e 30 minuti dal “centro” città e ci va bene così. Non siamo party animals, non amiamo la sabbia, ma amiamo la natura. Ma è normale che mi senta rivolgere la domanda: “Ma abitate lontano!”. Lontano da cosa? Cosa o chi stabilisce la lontananza? Siamo vicini alla natura, al mio posto di lavoro, supermercati, negozi e stazione del treno. Questo ci basta.

Ad attraversare Perth da Nord a Sud ci si impiega circa 2 ore, mentre da Ovest a Est circa 1 ora. Perth è decisamente estesa! Impiegare 1 oretta di macchina per andare a trovare i nostri amici è routine, suburbs a 40 minuti di distanza da casa nostra sono considerati come “vicini”. Per questo mi reputo estremamente fortunata a lavorare a 15 minuti in macchina da casa!

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Point Peron – Rockingham

Perth ha un efficace ed efficente servizio di trasporto pubblico anche se, a parer mio, non perfettamente organizzato: 5 linee di treno (comparabile alla nostra metropolitana), ma solo 2 stazioni in cui le linee si incrociano. Sui bus sarebbe utile se comunicassero le fermate, soprattutto considerato che ci sono fermate ogni 300m.  Comunque in 3 anni a Perth solo una volta mi è capitato che il treno fosse in ritardo e i Transit Officer si sono premurati di informare tutti i passeggeri sul binario, uno a uno. Se questa non è efficenza!

Alla prossima mi soffermo su alcuni suburb in particolare.

Se volete sapere di più su Perth non esistate a contattarmi!