prima volta

La prima volta non si scorda mai

prima volta

bici vecchia e macchina nuova, settimo trasloco in 2 anni

Questo è il mio terzo Natale al caldo, dall’altra parte del mondo, la mia terza estate. Sembra ieri che sono arrivata con la mia valigia rosa e lo zaino della Seven, che mi aveva regalato mia nonna per il Natale di quando ero in quinta elementare. Adesso ho due valigie, due bici, una macchina e un letto di proprietà, che mi devo portare dietro ad ogni trasloco. Ho 15 kg di ciccia in meno addosso, i capelli più lunghi e più bianchi, qualche zampa di gallina intorno agli occhi, ma mi piace pensare che siano rughe d’espressione dovute al sorridere troppo.

Il primo Natale in Nuova Zelanda è stato sicuramente un periodo importante per il mio viaggio interiore, per la mia crescita personale, l’inizio del mio cambiamento, l’ingresso graduale nella mentalità kiwi.

natale nuova zelanda

l’albero di bottiglie di birra… e i regalini sotto!

Quell’anno ho fatto il mio primo Natale lontano da familiari e amici. Pero’ vivevo in ostello ed eravamo tutti nella stessa situazione, così abbiamo festeggiato insieme, abbiamo anche costruito in cucina un mega albero di natale fatto di bottiglie di birra, immaginate la fatica di scolarcele tutte nel giro di pochi giorni! Oh, dovevamo fare il nostro albero!!

La notte del 24 l’ho passata in un parco, a fare un pic nic, ascoltando musica e giocando a frisbee. Altro che cenone e messa di mezzanotte. Il 25 i ragazzi sono andati in spiaggia a fare un barbeque, io non mi sono unita a loro perché era il mio primo giorno di riposo dopo aver lavorato per due mesi e mezzo senza sosta. Si, alla fine ero stanca!

Il 26 dicembre qua non è Santo Stefano, ma è il Boxing Day. I negozi propongono saldi da capogiro, solo per un giorno e la gente va a fare shopping. Io in quel periodo facevo la commessa, così ho lavorato.

Capodanno. Ho lavorato di nuovo, ma non come commessa, li è stato il mio debutto come pizzaiola. Un’altra prima volta.

Capodanno qua corrisponde un po’ al nostro Ferragosto. E’ la settimana in cui tutti chiudono e vanno in ferie. Le città si svuotano, le spiagge si riempiono e un po’ ovunque ci sono festival e fiere di varia natura, il tutto all’aperto, in mezzo al verde. Il mio capo aveva partecipato al festival più grosso della Nuova Zelanda, a Gisborne, il Rhythm and Vines, un mega evento musicale che dura 3 giorni, in mezzo ai vigneti, con campeggio annesso. Ricordo che tutti erano impazziti per gli artisti che avrebbero suonato, erano nomi importanti, io conoscevo solo  Wiz Khalifa, quello che cantava Black and Yellow, che magari così non vi dice nulla, ma la sapete di sicuro!!

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il mio cartellone per l’autostop

La mia prima trasferta fuori Auckland non è iniziata nel migliore dei modi, perché non avevo capito che saremmo partiti il 28, così mi sono persa il passaggio con i furgoni con lo staff e mi sono dovuta arrangiare da sola per raggiungerli il giorno dopo. Non è stato semplice, perché tutti gli autobus erano già prenotati, gli aerei costavano uno sproposito, ho provato col carpooling (condivide un passaggio e le spese con chi ha già programmato di andare in un certo posto) ma anche li tutte le macchine erano al completo. L’unica alternativa che mi era rimasta era… l’autostop!!  Altra prima volta! Mi sono preparata il mio zainetto, ho preso un cartone e ci ho scritto sopra dove dovevo andare. L’autostop qua è una pratica molto diffusa e relativamente sicura. I backpackers si spostano così sia per risparmiare qualche soldo, che per trovare compagni di viaggio, fare amicizia o avere qualcosa da raccontare, come sto facendo io in questo momento.

Sono riuscita ad arrivare fino a Tauranga col bus, ma poi ho sfoderato il mio cartone e sorprendentemente nel giro di un nanosecondo una macchina si è fermata! Era una famiglia che stava tornando a casa, proprio a Gisborne, quindi arrivare a destinazione è stato assolutamente semplice. La fortuna dei principianti!!

prima volta

i cervi della farm

camping girasoli

il campeggio immerso tra i girasole

Arrivata a Gisborne c’e’ stata un’altra prima volta: il campeggio! Ben 5 giorni in tenda, in una farm di cervi, allestita come camping alla bella e buona, per accogliere le migliaia di persone che sarebbero state in città per il festival. Per darvi un’idea dell’entità dell’evento, Gisborne conta 35000 abitanti, per il Rhythm and Vines arrivano 25000 persone ogni anno, da ogni angolo della Nuova Zelanda!

Essere uscita da Auckland per la prima volta, mi ha fatto capire che Auckland non è la Nuova Zelanda. La Nuova Zelanda è tutta intorno. Non puoi venire in Nuova Zelanda e rimanere solo ad Auckland, magari nel CBD, perchè la Nuova Zelanda è un’altra cosa. Sprono sempre i ragazzi ad uscire dal centro, a viaggiare, a cambiare città, a vivere veramente questa Nuova Zelanda.

collineL’esperienza del campeggio mi ha lasciato un segno. Io ero quella che amava il mattone, le città, i palazzi, quella che andava in vacanza nell’albergo minimo 3 stelle col bagno in camera. Ora sono quella che in centro in Queen Street ci va solo se per forza di causa maggiore, vuole vivere nella casetta col giardino e quando va in vacanza dorme in macchina e per lavarsi va a usare i bagni del McDonald.tramonto takapuna

Quel capodanno 2013/14 è stato la fine della Ines italiana, e la nascita della Ines Kiwi. La Ines Kiwi ha riscoperto la natura e ora non può più farne a meno, ha scoperto un modo di vivere più semplice, ha imparato ad adattarsi alle situazioni e a provare esperienze che prima non avrebbe fatto neanche sotto tortura.

sky tower nataleOra manca meno di una settimana a Natale, al mio terzo Natale. Sono qua che penso a cosa farò a Capodanno, che sarà anche la mia settimana di ferie e sarà anche estate. Uno stress infinito, ve lo dico, dato che già solo pensare a cosa si fa a Capodanno è un dilemma, questo è risaputo. Penso che prenderò la macchina e andrò a farmi una settimana on the road, Rotorua e Taupo, a vedere i geyser, le zone termali, il villaggio Maori in cui ti danno da mangiare l’Hangi (cibo cucinato sotto terra!).

prima volta

statua maori

Poi qualche giorno di mare a Coromandel, in particolare voglio tornare a Cathedral Cove, che è veramente uno spettacolo.

Penso che partirò da sola, e non è la prima volta, perché ho scoperto che viaggiare da sola mi piace, posso gestirmi in autonomia il tempo e le tappe.

Poi se mi annoio posso sempre raccogliere qualche autostoppista!

 

elena londra selfie

Qui Londra: a voi mondo!

Cari amici vicini e lontani, buongiorno, buongiorno ovunque voi siate! (parafrasando la famosa frase di Nunzio Filogamo, primo intrattenitore televisivo della TV italiana).

Mi sento molto Sandro Paternostro, famoso corrispondente da Londra in tempi recenti.IMG_2155[1]

Oggi il vostro corrispondente da Londra sono io!

Mi presento: sono Elena, ho 51 anni e vivo a Londra dal 3 Maggio 1998, era il primo bank holiday di Maggio. Ho due figli nati e cresciuti qui: Lisa, 14 anni, e Alex, 8 anni. Ho anche un figlio peloso, il nostro gatto, Stripey. Sono una mamma single e lavoro a tempo pieno nella City per un sindacato dei Lloyd’s of London. Mi sento perfettamente integrata, e considero Londra come casa.

Londra e’ una citta’ conosciuta in tutto il mondo; probabilmente l’avrete visitata oppure l’avete vista in televisione o in foto. In genere pero’ la Londra che viene rappresentata e’ quella del West End, la zona piu’ influente, dove c’e’ Buckingham Palace, il Parlamento e Big Ben, la ruota e cosi’ via. Il mio intento e’ quello di farvi conoscere la Londra che non si vede, o della quale non si parla. Vi portero’ alla scoperta di altre zone, oltre a farvi vedere come si vive.

Facciamo delle premesse geografiche.

Londra si divide in cinque zone geografiche: Central London (centro), West London (ovest), East London (est), North London (nord) e South London (sud). North e South London sono a loro volta suddivise in North West e North East, e South West e South East, mentre West e East possono essere West Central e East Central.

I codici postali danno subito un’idea della zona in cui si trova un indirizzo; la prima parte identifica la zona (generalmente usato), mentre la seconda parte identifica la via e il numero. Per esempio, SW1A 1AA e’ il codice postale di Buckingham Palace. SW significa che si trova a South West. 1 e’ la zona all’interno di SW dove si trova il palazzo (le aree sono sotto divise da 1 a 3). La City, cuore finanziario di Londra, e’ identificata da EC, con le zone da 1 a 4. EC3 per esempio e’ l’area vicino al palazzo dei Lloyd’s of London.

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Leadenhall market da Gracechurch street

Un’altra divisione geografica e’ data dal Tamigi. Si parla di abitare a “north” o “south” of the river, e in genere chi abita al nord del fiume tende a rimanere a nord e viceversa. Io ho sempre abitato a nord.

Un’altra ancora e’ data dalle “zones”, per quanto riguarda i trasporti. Londra si estende dalla zona 1 (centro) alla 6, con prezzi che variano a seconda della distanza. I trasporti pubblici coprono un’area molto vasta, tra autobus (alcuni anche notturni), metropolitana (tube) e treni locali e non.

Oggi vi voglio far conoscere Leadenhall Market (EC3V), un vero e proprio mercato al coperto che si trova all’interno della City, con accesso da Gracechurch Street o Lime Street o altre piccolo stradine conosciute agli addetti ai lavori. La metropolitana piu’ vicina e’ Monument ma si trova anche a breve distanza da Liverpool Street station o Bank, ed e’ a fianco del palazzo dei Lloyd’s of London, il tempio mondiale assicurativo.

E’ uno dei mercati piu’ vecchi di Londra, le cui origini risalgono al 14esimo secolo, ed e’ aperto dalle 10 alle 18 dal lunedi’ al venerdi’. Ci sono negozi/bancarelle di cibo fresco: carne, pesce e formaggio. Ci sono anche un negozio di fiori, un paio di cartolerie, ristoranti, negozi di abbigliamento, oculista, ferramenta un’edicola ed un pub.

Il pavimento e’ fatto di pietrini, camminare con i tacchi richiede una certa abilita’ e sicurezza. I colori sono verde,qui-londra-mondo marrone e crema. L’entrata principale e’ da Gracechurch Street. Il mercato venne restaurato negli anni 90-91, ed e’ classificato come “Grade II listed building”. Questo vuol dire che ha un interesse storico, ed ogni eventuale modifica deve essere approvata ed eseguita senza snaturarne il carattere originale.

Il mercato appare in alcuni film. Il piu’ famoso e’ “Harry Potter e la pietra filosofale”, nel quale rappresenta l’area di Londra tra “The Leaky cauldron” e “Diagon Alley”. https://www.youtube.com/watch?v=rQLfqdLZ49A

Si vede anche nel video del 1991 degli Erasure, “Love to hate you“. https://www.youtube.com/watch?v=ygLy02y7_n8

La maratona dei giochi olimpici del 2012 passo’ anche per il mercato.

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Per chi lavora nella City, e nel mondo Lloyd’s in particolare, il mercato e’ soprattutto un punto di incontro. Il pub”Lamb Tavern”, in particolare, e’ il favorito. Spesso e volentieri parte del mercato e’ “occupata” dai client del pub che, non trovando posto all’interno, consumano birra e vino all’esterno, in un vivace cicaleccio; il lavoro e’ l’argomento principale ma non solo. Ogni occasione e’ buona per andare al pub; le piu’ comuni: festeggiare un compleanno, “dare l’addio” ad un dimissionario, dare il benvenuto ad un nuovo arrivato, celebrare il venerdi’, e via discorrendo.

Durante l’ora di pranzo, c”e chi siede ai tavolini esterni del “M bar” – si’, anche di’inverno – oppure da Pizza Express o Eat o nei ristoranti, o semplicemente acquista il pranzo per poi tornare in ufficio e pranzare alla scrivania, abitudine molto diffusa e che mi appartiene.

Data la vicinanza al palazzo dei Lloyd’s, i frequentatori del mercato sono soprattutto legati al mondo assicurativo, riconoscibili dall’abbigliamento, soprattutto gli uomini: il vestito, inteso come giacca e pantalone, e’ tipicamente gessato, a righe piu’ o meno sottili, oppure monocolore: blu, nero o grigio L’abbigliamento delle donne e’ un po’ piu’ libero: puo’ essere un tailleur (sempre monocolore, in genere nero) o un vestito; nessun colore vistoso ne’ minigonne.

Si avvicina Natale, e anche il mercato e’ decorato a festa e con un bell’albero. E si festeggia: ristoranti e pub sono ancora piu’ gremiti del solito!

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Il Mercato turco e l’ex aeroporto di Tempelhof

mercato-turco-aeroporto-tempelhofHo l’anima in brodo di giuggiole.
Un giorno glorioso e ancora non è finito!
Il venerdì lungo il canale c’è il mercato turco.
E’ turco proprio, solo che si parla in tedesco. Sì, ci sono anche bancarelle molto tedesche, ed altre molto naïf. E poi cibo e bevande di strada.
Ci vado dopo la scuola, e sono abbonata a succo d’arancia appena spremuto (1 pinta 2 euro), e pollanchia (pannocchia) arrostita.
Il solito.
Mi piace entrare nel mercato turco, sembra Palermo, Napoli, Istanbul e Berlin. Mi piacciono gli odori, e le voci e le persone. Mi piace che dove finiscono le bancarelle inizia la musica, c’è sempre qualche artista che suona, e tutti seduti al sole che ancora ci benedice.
E poi c’è un poeta, un bellissimo giovane poeta, con la sua macchina da scrivere.
Dunque oggi sono uscita dal mercato turco con in tasca: una poesia dedicata a me che si chiama Blue Daughter (gnègnègnè), dell’incenso, due saponi artigianali, uno al sale e uno all’avocado, e due spezie, curcuma sia in polvere che radice e peperoncino.
Mi sono resa conto che avevo bisogno di sottigliezza e delicatezza, profumi, in varie forme.
E poi ho recuperato gratis un phon, attraverso un gruppo su fb che si chiama free your stuff. Ho scritto ieri che ne avevo bisogno, e in mezz’ora una ragazza mi ha dato l’indirizzo di casa sua, ho bussato, mi ha aperto la porta e mi ha regalato un phon.
Ma la cosa più incredibile di oggi è la mia prima volta a Tempelhof. Un ex aeroporto che è diventato il paradiso.
Non si può spiegare. Lasciandomi andare ai pedali, ci sono arrivata dopo il phon (scoprendo poi che io abito a due minuti dall’entrata, due!), e niente, mi sono commossa.
Immaginate un enorme aeroporto con tutte le piste, però al posto degli aerei e dei negozi e degli hangar e dei controlli e dei gate, c’è gente felice che se la gode.
Un’infinità di gente di ogni età in bici pattini skate, un gruppo che suonava manouche, chi balla, chi corre, chi si ama, chi legge, chi prende il sole, chi raccoglie bacche rosse (non mi chiedete che sono, non lo so, magari sono proprio giuggiole, ma la scena era bellissima: donne velate fra i cespugli a raccogliere bacche mentre un runner hi-tech sfrecciava loro vicino).
Ho steso la mia sciarpa troppo grande sull’erba (capendo che forse ho comprato un plaid, ma avevo la febbre, mi sembrava adatta), mi sono tolta le scarpe e sono scappati tutti.
SCHERZO!
Mi sono lasciata baciare dal sole, mentre avrei immortalato ogni momento, suono, uccello in volo, bimbo che veniva a salutarmi, sole che ci riscaldava, tutti, belli e brutti (che qui i brutti sono proprio rari, il che è rilassante, ad un tratto smette di essere una cosa da notare).
Mi sono accorta che li amo tutti e che amo Berlin, ecco perché sono qui.
La prima volta a Tempelhof non si scorda mai.
E ora vado a farmi bella…stasera vado a ballare, come tutti credo (ho comprato club mate per rimanere sveglia al club matto )
Il tedesco va sempre meglio.

lezzione-bilogia-marina

Lezione di biologia marina

Lezione di biologia marina dalle Seychelles

lezione-biologia-seychellesIl Corallo questo sconosciuto. Ancora oggi molte persone identificano il corallo come una “pianta” o ancor peggio come una pietra, e lo calpestano a volte senza alcuna remora oppure lo scalciano maldestramente con le pinne mentre nuotano. Invece il corallo e’ un essere vivente e precisamente un “animale”, o meglio una colonia di polipi, inseriti in uno scheletro di calcare. Lo si può immaginare facilmente se si pensa al fatto che strutturalmente è molto simile ad una medusa, solo che è rovesciata: i tentacoli sono rivolti verso l’alto con al centro la bocca, mentre la parte dorsale è quella che si attacca al substrato.

I coralli hanno dei tempi lunghissimi per formarsi: se una tartaruga raggiunge l’eta’ di circa 100 anni, e ci sono vongole che possono vivere fino a 400, una colonia di coralli ha vita centenaria ed a volte anche millenaria.

Nei mari tropicali, nelle notti di luna piena tra il mese di novembre e di dicembre si puo’ assistere ad un fenomento incredibile: la riproduzione dei coralli.

In un’unica notte, all’unisono e contemporaneamente negli oceani di tutto il mondo, avviene il rilascio massivo di uova e gameti maschili che dovranno affidarsi alle correnti marine per incontrarsi e così riprodursi. Affascinante vero?

Ma il mare riserva molte sorprese e modi inconsueti di riproduzione soprattutto per i nostri schemi mentali di “terrestri”.

In mare il fenomeno dei “transgender”, conosciuto nel mondo animale come ermafroditismo, che tra noi umani sulla terraferma suscita infinite discussioni e a tutt’oggi scandali e diatribe, e’ cosi’ frequente che viene da pensare se non sia un modo piu’ evoluto del nostro per riprodursi e tenere sotto controllo il numero della popolazione.

lezione-biologia-seychellesVi ricordate il pesce pagliaccio Nemo?

Ebbene,  i pesci pagliaccio sono dei “transgender”.

Di solito, la mamma pagliaccio (l’individuo più grosso della coppia o del nugolo di pesci che vedete sull’anemone urticante) depone circa un migliaio di minuscoli ovetti sulla roccia sotto il mantello dell’anemone, dove passerà poi il maschio per la fecondazione.

Per i Nemo, sarà papà pagliaccio a fornire importanti cure ai pagliaccetti, prendendo un tentacolo dell’anemone e passandolo sopra le uova. In questo modo il muco di cui è coperto il tentacolo, insieme anche a qualche cellula urticante, inizia a coprire le uova portandole ad avere “profumo di anemone”, coprendo cioè qualsiasi stimolo chimico che potrebbe indurre l’anemone a scatenare le sue cellule urticanti. La mamma ed il papà, insieme, si occuperanno delle uova, controllandole spesso e mettendole occasionalmente in bocca per mantenerle pulite.

Le stranezze non si fermano qui!

Alla scomparsa della femmina…il maschio riproduttivo cresce rapidamente in dimensioni e inverte il sessolezione-biologia-seychelles trasformandosi in una nuova “femmina”.

Lo stesso accade ad un altro pesce che forse molti di voi conosceranno.  Il suo nome e’ “Anthias”o Castagnola. Solo che in questo caso e’ la femmina che si trasforma in maschio.

Ma  il Cavalluccio Marino batte tutti .

Eh si, perche’ e’ il maschio che riceve le uova dalla femmina e dopo averle fecondate ed aver provveduto a portarle in grembo…le “partorisce”!

La sacca di papà cavalluccio è come una camera incubatrice!

Allora che ne dite, non vi e’ venuta voglia di fare un giro con maschera e boccaglio in biologia-marinaqualche barriera corallina?

Una curiosita’ sul romanticismo dei Greci:Il termine “ermafroditismo” deriva da: Hermes (Mercurio) + Afrodite (Venere). Secondo la leggenda i due ebbero un figlio, il “Dio Ermafrodito” il quale si unì con una ninfa: Salace. Dall’amore di un Dio ed una Ninfa ne risultò un organismo che racchiude in se le due polarità, maschio e femmina. Che  differenza dal nostro concetto attuale!

Per questo post ringrazio Carlotta, biologa marina, che si e’ prestata ad integrare il testo di precisazioni scientifiche e che ci ha regalato la curiosita’ sul romanticismo greco.

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Integrazione

Ho ottenuto il foglio per l’Integrationskurse, il che significa che, oltre al corso di lingua, del quale mi verrà restituita una parte della retta, seguirò un corso sulla cultura tedesca ai fini della mia “integrazione”, appunto.
E’ una cosa da “poveri”, ed è interessante averla ottenuta, così come sarà interessante seguire il corso.
In effetti sto svolgendo esperimenti sociali piuttosto profondi e dolorosi, a tratti, per la mia sensibilità. Ma è solo la mia proiezione che vede dolore dove c’è realtà.
Oggi, per esempio, sono andata a fare la famosa ceretta.
Mi ha accolta una di quelle ragazze che ho conosciuto a Napoli nei miei 15 anni nel suo grembo e nei suoi bassi. Una bimba che sembra donna, o una donna che sembra bimba. In vestaglietta, ma con lunghe unghie laccate. Il volto un po’ triste, intriso di una forza da leonessa e uno shatush rosso fuoco per metà dei capelli.

integrazioneSi pensa a Berlino come un posto cool in cui emigrare, in effetti, per me lo è. Ma ci sono ovviamente un’infinità di motivi che spingono le persone ad emigrare qui, di cui è pieno il mio quotidiano, con la scuola per esempio e i miei compagni siriani, palestinesi, polacchi e serbi. Ho sempre pensato che la violenza di Napoli, sebbene città amata, facesse male solo a me e alla gente che frequentavo. Pensavo che il disagio di chi vive in un basso non fosse come il mio, che la mancanza di giustizia e legalità ferisse solo una parte della popolazione, e fosse un’abitudine per l’altra, quella che ci era nata, nei quartieri che io abitavo (l’eccezione era la Signora Nunzia, la mia amata Signora Nunzia, che adesso tifa per me dal cielo. Faceva yoga da sola nel suo basso e aiutava noi ragazze studentesse con la sua cucina, la sua intuizione, la sua saggezza e intelligenza da dea).

Invece oggi ho conosciuto una ragazza dolcissima, ferita da quelle modalità, che ha seguito il marito venuto a fondare una piccola azienda a Berlino, e che aprirà qui il suo centro estetico. Si alza alle 6 del mattino per preparare al marito la colazione e il pranzo espresso (parmigiana, mi diceva, ed io quanto avrei voluto assaggiarla!). E’ timida e portatrice di un amore bello, profondo e vero. Studia tedesco, segue un corso per ottenere un certificato come estetista, le manca il sole e la sua famiglia, ma se ne infischia: le piace come si vive qui, le piace non aver paura, le piace poter progettare ed emergere, le piace che qui nessuno la giudichi, quindi per la prima volta in vita sua pensa di iscriversi in palestra.

Io le auguro ogni bene, e sì, mi ha offerto o’ caffè.

Detto questo, tante cose belle e ordinarie e straordinarie avvengono nella mia giornata, incontri fatati, sguardi sul mondo, sorrisi, e il mio straordinario coinquilino, che è il tedesco meno tedesco della Germania.
Mi saluta abbracciandomi, sorride un sacco e cucina benissimo.
Ah! Abbiamo acceso i termosifoni, qui 7°.
Faccio un bagno caldo e poi meditiamo insieme, anzi, vuole invitare degli amici a fare yoga con me qui in casa, fra le nostre piante bellissime.
Lentamente,  tutto si aggrazia.

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Casa dolce casa!

Finalmente vi scrivo da casa! E` proprio vero che si apprezza di piu` quello che si ha quando non lo si ha piu`! Dopo un mese e mezzo di acqua, segatura di legno, polvere ed albergo siamo riusciti a tornare a casa nostra!

Vi avevo raccontato dell’allagamento dovuto alla rottura

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Camera degli ospiti.

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Secondo bagno.

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Soggiorno con marito che controlla i lavori ed operaio che lavora…

del tubo del bagno… Beh, le mie speranze di avere solo il parquet appena appena rovinato sono svanite quando il pavimento in camera di mio figlio ha cominciato a diventare come coperto da onde di un mare in tempesta. Ci ritrovavamo letteralmente ad andare in discesa e salita per arrivare da un lato della stanza all’altro ed alla fine il parquet si e` alzato talmente tanto che la porta non si apriva piu` ed hanno dovuto spaccarla perche` potessimo entrare.

Quando anche il pavimento della stanza degli ospiti ha cominciato a fare lo stesso e quello della mia camera ha cominicato a spaccarsi abbiamo deciso che non potevamo piu` aspettare e ci siamo messi alla ricerca di un posto dove stare per le due settimane di durata dei lavori. Le possibilità erano: un serviced apartment (residence), una casa sostituiva trovata con airbnb.com od un albergo. Delle tre possibilita` l’albergo era proprio l’ultima perche` vivere in una stanza per 2 settimane non era certo l’ideale!

Solitamente quando capitano questi problemi (e non sono causati dagli inquilini), il padrone di casa paga per il disagio e ripara il pavimento. Per questo, il padrone di casa fa, abitualmente, un’assicurazione sulla casa. Questo tipo di assicurazioni non sono molto costose e coprono veramente tutto. Nel nostro caso l’assicurazione del padrone di casa e` scaduta due settimane prima del danno e lui si e` dimenticato di rinnovarla! Con questa informazione ci ha comunicato anche che era disposto a darci solo 10000 dollari di Hong Kong per tutte le spese (circa mille Euro). Trovare un serviced apartment, con almeno una stanza da letto, per due settimane, per quella cifra e` praticamente impossibile! Tra l’altro chiamando vari serviced apartment in diverse aree della citta` abbiamo scoperto che o si affitta l’appartamento per un mese o niente e per un bilocale per un mese si spende molto di piu` dei 10000 HKD che ci dava il padrone di casa. Abbiamo allora cercato di trovare casa con airbnb.com, quel sito web in cui si puo` dare in affitto la propria casa per un determinato periodo di tempo (di solito quando si e` via in vacanza) o affittarla nel caso non si voglia andare in albergo. Anche quello non ha funzionato perche` quelle con un prezzo decente ed in un’area comoda per i nostri spostamenti non erano disponibili. Alla fine avevo il marito isterico! Abbiamo fatto i turni perche` io ero isterica subito dopo l’allagamento e poi mi sono calmata ed lui ha cominciato subito dopo di me…

Appena una ex-collega di mio marito ve` venuta a sapere dei nostri problemi , ha deciso che non poteva lasciarci nei pasticcio ed ha cominciato a cercare un posto a prezzi abbordabili. Questo e` tipico degli amici cinesi di Hong Kong, si prendono cura delle persone a cui tengono e non lascerebbero mai un amico nei guai senza almeno provare ad aiutare. In poco piu` di un giorno ci trova, per fortuna, due alberghi a costi piu` che decenti. Ed ecco che il 18 di Novembre ci trasferiamo nel Garden City Hotel di North Point.

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Il nuovo letto.

Non vi dico cosa sia stato, ogni giorno, finire di lavorare e fiondarsi a spostare i propri beni da una camera all’altra (perche` i tipi che rifacevano il pavimento avevano specificato che avrebbero spostato solo i mobili) in mezzo alla polvere ed alla segatura (perche`per poter mettere il nuovo parche` hanno dovuto prima segare e togliere via il vecchio) fino alle 10 di sera per 8 giorni! Il buono e` che ci hanno messo solo 8 giorni invece che i 14 previsti e che il 26 di Novembre eravamo di nuovo a casa! Una casa con una camera ed un bagno inagibili perche` pieni di scatole e buste, ma una casa!

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Porta nuova di misure sbagliate… appena ci portano la nuova, nuova, si riprendono questa…

Alla fine abbiamo dovuto ricomprare sia il letto matrimoniale che l’armadio enorme della camera degli ospiti distrutti dall’acqua salata (perche` in Hong Kong quasi dappertutto si usa l’acqua di mare per lo sciacquone) e dal pavimento sconnesso, ma la velocita` con cui hanno rifatto il pavimento ci ha permesso di risparmiare sull’albergo.

Se me lDSC_3633o aveste chiesto una settimana fa` vi avrei detto che le uniche cose che mi mancavano era una rivoltata al pezzo di granito tra la cucina ed il soggiorno (e si, i genialoidi me lo avevano montato al contrario e non potevo piu` chiudere la porta della cucina!) e la porta della camera di mio figlio. Adesso invece posso dirvi che sono in grado di chiudere la porta della cucina senza spaccarla e che ho una bellissima porta intonsa appoggiata al muro della camera di mio figlio… Perche` appoggiata al muro?! Ma perche` hanno sbagliato a prendere le misure e la porta nuova e` troppo grande! Adesso hanno ordinato un’altra porta nuova ( e prego che stavolta le misure siano giuste!!!) e quando verranno a portare la nuova porta nuova prenderanno anche la vecchia porta nuova e tutto dovrebbe tornare alla normalita`!

Adesso abbiamo il nostro bell’albero e le nostre decorazioni natalizie e siamo pronti a festeggiare il Natale grati per una casa pulita e funzionale!

Auguri a tutti per un Natale sereno ed uno splendido 2016!

Take the most, keep the best, leave the rest!

Françoise è il mio nome, eterna expat.

Da qualche tempo ho scoperto Donne che Emigrano all’Estero e lo seguo con piacere, poiché adoro scoprire le storie di donne coraggiose che si confrontano con molteplici realtà e in diverse di esse mi vedo allo specchio, con caleidoscopiche sfumature.

francoise 2Nata a Lyon, da padre francese e madre italiana, all’età di 20 anni decido che il Vecchio Continente mi sta un po’ stretto e, detto fatto, con pochi spiccioli guadagnati tra lo studio ed estemporanei lavoretti, parto, sbarcando all’aeroporto internazionale JFK, nel Nuovo Mondo.

Et voilà: la Grande Mela mi accoglie. Erano gli anni ’80 (1984 per la precisione), quando si partiva per spirito di avventura e quasi mai per necessità; ma le difficoltà erano le stesse: permesso di soggiorno, lingua straniera, lavoro, affitto, vita sociale e habitat totalmente diverso, senza l’appoggio di amici e parenti e senza il calore ed il conforto di volti conosciuti.

Se sei un poco zingara dentro, e curiosa tanto, ti ci metti d’impegno e superi gli ostacoli uno alla volta, divertendoti pure. Si sa, è un atteggiamento mentale, una scelta di vita come un’altra. E la vita bisogna guardarla dalla giusta angolazione, non è vero?

E soprattutto bisogna sapere cogliere le opportunità. Di opportunità se ne presentano tante e pur essendo giovane e con poca esperienza lavorativa, mi ritrovo Office Manager di un’azienda francese di trasporti internazionali dopo solo 2 anni. Nel frattempo, divento anche docente alla CUNY (City University of NY) per un corso serale di traduzione francese.

Dopo più di 4 anni a NY incontro l’uomo che diventerà mio marito… Italiano, un espatriato anche lui. Ci fermiamo a NY ancora per 5 anni, nasce il nostro primogenito e accadono alcuni cambiamenti lavorativi tra i quali una divertente esperienza di guida turistica per Italiani.

Dopodiché ci trasferiamo in Piemonte, dove tutt’ora abito e, per certi versi, continuo ad essere un’espatriata.. in patria, forse perché sono italiana per metà.

Di anni ne sono passati: un figlio nato a NY e gli altri due in Italia, un maschio, una femmina ed un maschio. A Lyon vado spesso, per il piacere di rivedere mia madre, i miei fratelli e tutta la mia famiglia; per assaporare quelli che sono i gusti e i profumi del Paese in cui sono nata …  quelli te li porti appresso per sempre!

Non mi sono ancora stancata di nuove avventure, per fortuna, ed ora mi sono imbarcata (di nuovo) in un progetto al quale tengo molto e che mi frullava in testa da parecchio tempo.

Così è nata http://www.italiainunclick.it, una bottega-on-line per espatriati italiani. Il nostro slogan, In Tutto il Mondo la Dolce Vita, ha l’intento di proporre agli italiani che vivono all’estero, per necessità o per amore di avventura, i prodotti e tutte quelle piccole cose che non sono facilmente reperibili ma che “fanno-casa”, che riportano i bei ricordi e ci regalano quei piccoli momenti di felicità, che sono necessari per ricaricarsi e per affrontare nuove sfide.

Così continuo a viaggiare virtualmente in nuovi Paesi e, con molto piacere, mi capita di ascoltare le storie di chi ci abita e di raccontare le mie, ed è così che nascono fresche amicizie, nuove conoscenze.

Perché non mi sono ancora stufata di esser curiosa e, anzi, so che altri progetti mi attendono. Come spesso ripeto a me stessa: noi non siamo alberi, noi abbiamo gambe che ci possono portare dove vogliamo.

Un abbraccio caloroso a chi è via da tanto, chi di recente e chi è in procinto di partire.

Vi lascio con questo motto che ritengo essere il sunto della mia filosofia di vita, con la speranza che possa motivare o consolare, a secondo dei casi, qualcuna di voi lettrici:

TAKE THE MOST, KEEP THE BEST!

LEAVE THE REST.

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Cercare (e trovare!) lavoro a Dublino

Vorrei provare a districarmi nel complesso tema Lavoro. Credo sia un argomento che accomuna un po’ tutte noi e che, il più delle volte ci fa disperare.

Il primo lavoro a Dublino l’ho trovato dopo più di quattro mesi di affannate e disperate ricerche.

Ho macinato chilometri sotto una pioggia implacabile e un vento gelido per portare i miei cv a mano nei luoghi più svariati: hotel, ristoranti, ostelli, centri commerciali, agenzie pseudo-interinali, musei, scuole e bettole di ogni genere e dimensioni. Trovare un lavoro era diventata la cosa più importante per me, non solo per questioni meramente pratiche e di sopravvivenza, ma soprattutto personali; dovevo dimostrare a me stessa e al mondo intero (prevalentemente alla mia famiglia) che ce l’avrei fatta, che il trasferimento non era stata una stupidaggine. Tuttavia ad ogni no che incassavo, una profonda sensazione di fallimento iniziava a farsi sentire, finché il telefono ha squillato e dall’altra parte della cornetta c’era una donna, la mia futura manager, che mi diceva Sì!

cercare-trovare-lavoro-dublinoCon il senno di poi, posso dire che in realtà trovare lavoro a Dublino non è neanche così difficile se si hanno le idee chiare e se si sa dove cercare. Si può trovare lavoro nei mille ristoranti e caffetterie che costellano la città, ma solo se si ha esperienza pregressa e un buon inglese, dato che ormai anche qui la presenza di immigrati da ogni parte del mondo è molto forte e per questi cosiddetti “casual jobs” la competizione è spietata. Di contro invece è molto più semplice trovare lavoro se siete ingegneri informatici, programmatori, o se parlate più di due lingue straniere. Questo perché, complice una politica fiscale molto conveniente per le aziende, Dublino, e Cork da un po’ di tempo a questa parte, sono le capitali europee dell’IT. Tutte le principali multinazionali americane hanno la loro sede europea nell’isola di Smeraldo; tanto per citarne alcune: Google, Facebook, Twitter, Amazon, Ebay ecc… Oggi ho la fortuna di lavorare per una di queste Compagnie, in particolare nel customer service; mi occupo dunque di assistenza ai clienti italiani, ma anche inglesi, faccio traduzioni italiano-inglese, ricerche di marketing e tante altre mansioni che mi fanno crescere ogni giorno un po’ di più.

cercare-trovare-lavoro-dublinoPer trovare un lavoro nel Customer Service di una di queste aziende non servono grandissime qualifiche o esperienze in realtà. In generale vengono preferite persone che possiedono un ottimo inglese, sia orale che scritto, meglio se laureate, magari in lingue, e se hanno un qualche tipo di esperienza in ufficio o di contatto con clienti, ma c’è spazio anche per chi non ha questo bagaglio alle spalle in quanto un “full training” viene garantito dall’azienda. Dopo il superamento dei colloqui (si sono più di uno!) , ma prima di iniziare a lavorare, tutte le Compagnie forniscono un training di 2/4 settimane, nelle quali tutto ciò che bisogna fare è stare in silenzio ad ascoltare e memorizzare la valanga di informazioni che il vostro trainer vi fornirà e che dovrete mettere in pratica una volta iniziato il lavoro vero e proprio.

cercare-trovare-lavoro-dublinoUna nota negativa riguarda il fatto che dovrete mettere da parte tutta la vostra creatività. Ogni Compagnia infatti si basa su dei rigidissimi standard da seguire che vanno dal come salutare/congedare il cliente, una serie di frasi ad effetto, email precompilate. Credo che questo sia il tipico metodo di lavoro anglo-americano, che non lascia molto spazio all’immaginazione e alla fantasia, ma viene tutto scrupolosamente inquadrato in uno schema. Questo permette che tutto funzioni certo, ma non appena qualcosa si blocca, un computer che non vuole accendersi, un’email diversa…confusione totale!

A parte questo piccolo difetto, mi piace lavorare in questo ambiente. Essere circondata da persone di nazionalità diverse, che parlano lingue diverse e hanno abitudini diverse, lo trovo davvero molto stimolante, oltre che istruttivo.

Spero di non essermi dilungata troppo e di non avervi annoiato

A presto,

Un abbraccio.

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Tip yogico #3 perchè l’AURA è tutto

Dopo una mattina a cantare canzoni messicane, tornando a casa dal lavoro qui a Berlino, (nu’ jeans e na’ maglietta style) per strada più di uno sconosciuto mi dice:
“Hola mexicana!”

Meditate gente, meditate.
La nostra aura dice tutto di noi, e non solo a “chi sa leggerla” con cura.


L’aura è la nostra luce, la famosa “prima impressione”.

Tutto quello che diciamo, tutto quello che facciamo, rimane impresso in noi – o meglio nella nostra aura – ed è quello che realmente presentiamo agli altri, e quello che realmente viviamo.

L’aura è la nostra luce, ed è la luce che attira gli altri a noi.

Pensateci: quando dovete chiedere un’informazione per strada – anche se velocemente – quasi sempre scegliete la persona che più vi sembra disponibile.

Allo stesso modo potrebbe succedervi che le persone vi sorridano, senza motivo, perché siete particolarmente contente, o innamorate.

Emanate luce, e tutti abbiamo bisogno di luce, come gli alberi cerchiamo il sole e cerchiamo le persone luminose, aperte, che ci facciano sentire a nostro agio.

Coltivare la nostra luce significa dunque “lavorare” sulla nostra aura.

Il Kundalini Yoga insegna migliaia di teniche per pulire e rafforzare l’aura.

Un’aura forte subisce meno gli influssi dell’esterno, ci permette di muoverci nel mondo senza sentirci invasi, e senza perdere il buon umore.

Ovviamente non esiste una ricetta della felicità perenne. Ma un piccolo, continuo lavoro per tenere la nostra lanterna accesa, come lucidare un oggetto prezioso, togliergli ombre e polvere.

Vestirsi di colori chiari, vestirsi bene e con cura, è già un esercizio.

Il bianco ci fa splendere, espande la nostra aura, e le fibre naturali lo fanno ancora di più.

Anche le nostre parole e il nostro modo di comunicare risuonano nella nostra aura.

Se ci lamentiamo spesso o parliamo in modo negativo, imprimiamo ciò che diciamo sulla nostra aura, fino a creare la nostra realtà.

Vi insegno una cosa, che insegno spesso anche alle mie studentesse: quando qualcuno vi fa un complimento, non schernitevi, ma ringraziate con grazia.

“Grazie, sei molto gentile”.

Lasciate che le cose belle siano accolte dalle vostre cellule, accogliete il bello di voi, come fate quando qualcuno vi fa una critica acida e non costruttiva, puntando sulla vostra insicurezza, o come quando vi raccontate qualcosa di brutto e poco costruttivo su di voi (sono brutta, sono ingrassata!).

Questo non significa che non si possa migliorare, ma metteteci Grazia.

La vostra aura splenderà, e la vita sarà come dovrebbe essere: più leggera.

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