Poesia del quotidiano

Abbiamo tutti bisogno di più poesia nelle nostre vite, per i momenti in cui la burocrazia ci uccide, il lavoro ci stanca e gli amici ci fanno impazzire. Abbiamo bisogno di riscoprire il bello delle passeggiate al parco, delle tazze di the condivise e delle sorprese inaspettate che fanno stare bene chi le riceve. Abbiamo bisogno di libri che ci accompagnino prima di andare a dormire, della nostra musica preferita in ogni momento disponibile, della leggerezza delle persone che ci fanno stare bene e che ci amano per quelli che siamo, senza se e senza ma. Sempre. Anche nei momenti in cui fatichiamo a capire come amare noi stessi.

Estremismo in Germania…

Qualche giorno fa mi è capitato davanti un articolo del Fatto Quotidiano sul fenomeno dell’attuale estrema destra in Germania e – nonostante l’analisi politica puntuale e super partes – la quantità di commenti beceri era impressionante. Quelli che vanno per la maggiore – nemmeno a dirlo – sono “eh, i tedeschi ce l’hanno nel sangue” oppure “ma che altro c’era da aspettarsi da quelli lì?”.
Ora, lungi da me voler fare un’analisi politica – non ne ho le conoscenze e non mi ritengo all’altezza – mi sento in dovere di parlarvi di un paio di cose. O perlomeno di raccontarvi quello che io vedo qui.

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Self care a Natale

Con l’avvicinarsi delle festività natalizie ho iniziato a leggere su varie pagine FB le tristi considerazioni di chi anche questa volta non è riuscito a organizzarsi in modo da passare il Natale in Italia con parenti e amici e si rassegna a pranzare da McDonald affogando l’amarezza in un bicchiere di coca cola, scontento del fatto non ci siano esercizi commerciali aperti dove poter quantomeno ingannare il tempo. A livello umano un po’ – tanto! – mi dispiace vedere che le mancate possibilità spesso non si riescano a trasformare in opportunità e – non volendo incorrere in una situazione simile – ho rispolverato il concetto di self care e stilato una piccola lista di cose che in caso di malumore sono in grado di risollevarmi la giornata.

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Jena: ich kann alles

Come forse avrete letto e/o visto, il 2 dicembre ho festeggiato tre anni di espatrio a Jena, in Germania. Sono stati mesi esaltanti, faticosi, impegnativi, alcune volte dolceamari ma – col senno di poi – posso dire che ne sia valsa la pena. […] Non armatevi di occhiali rosa, tantomeno degli occhiali grigi del pessimismo. Abbiate il coraggio di vedere le cose con il vostro cuore, ponetevi a filtro e giudice ultimo di tutto ciò che entrerà a far parte della vostra vita e non dimenticate la cosa più importante: siate grati di quello che avete e di quello che conquisterete. Come dice il titolo dell’articolo, possiamo fare tutto.

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Tre anni di me

Il due dicembre festeggio il mio terzo anno a Jena. Da quando sono arrivata sono successe davvero tante cose, tra amicizie nuove, vecchie e nuovissime. Ho letto libri che mai avrei pensato di prendere tra le mani, ho scoperto musiche tutte nuove, ho ballato, riso, saltato, sospirato, riflettuto, mi sono abbattuta e poi rialzata. Per celebrare questo piccolo traguardo ho deciso di mostrarvi tre cose che parlano di me (o della nuova me?) e del mio espatrio. Che ne dite di venire a dare un’occhiata..?

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Care mamme di noi expat

Care mamme, diciamocelo: avere una figlia che ha scelto di espatriare – a volte – può essere una bella croce! […]Avete combattuto con la voglia di venirci a prendere quando il padrone di casa ci ha fatto innervosire, avete dovuto frenare la rabbia quando vi abbiamo raccontato di un colloquio che ci ha lasciate con l’amaro in bocca, avete sorriso nonostante le nostre lacrime di frustrazione e ci avete detto “Forza e coraggio”. […] Per tutte queste grandi, piccole lezioni, vi siamo grate. Perché ovunque andremo, qualunque cosa faremo, qualsiasi persona sceglieremo di diventare, tutto ciò che conquisteremo non avrebbe lo stesso dolce sapore di vittoria se non ci foste state voi a mostrarci la via.

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Paura, coraggio e resilienza

Il 9 novembre un partito di stampo neonazista ha deciso di marciare su Jena, all’interno di un quartiere fatto di famiglie, giovani coppie e qualche studente, dichiarando di voler semplicemente ricordare la caduta del muro di Berlino. Robin è riuscito ad andare alla contromanifestazione unendosi ad alcuni nostri amici mentre io ho dovuto lavorare sino alle 20:00 circa […]Quella stessa sera ho capito una cosa: che non voglio smettere di lottare, che voglio fare di ogni momento di paura un’occasione di coraggio, che voglio combattere per quello in cui credo e per le cose che amo. Anche quando questo significa prendere qualche ora di permesso per mescolarmi a persone di tutte le età che cantano “Bella ciao”, gridano “Refugees Welcome” e lottano per difendere questa città che tanto amo, nella speranza che rimanga sempre così: tollerante, variopinta, multietnica e accogliente.

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Adventskalender: microchip emozionale

Complice una vena creativa che non mi fa letteralmente stare ferma un attimo, ho deciso di mettermi all’opera e creare tre Adventskalender da regalare al posto del solito pensiero di Natale, riempiendo sacchetti e sacchettini con the profumati, segnalibri, un libro speciale, cioccolato, candy-canes e chi più ne ha più ne metta. Ne ho fatto uno per la mia famiglia mentre gli altri due sono per due amiche speciali, ognuna a modo loro

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Aria di cambiamenti

Se c’è una cosa che ho imparato – e sperimentato – a proposito dei cambiamenti è che molto spesso non spaventano noi – che li stiamo affrontando – ma coloro che li vedono avvenire in noi. In qualche modo sposta il loro baricentro, fa mettere loro in discussione quello che credevano certo e li porta a chiedersi un sacco di piccole cose che una volta non si sarebbero chiesti. La ricetta per uscirne senza rimanere soli al mondo? Non esiste.