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La gita in pullman: tutti al mare!

gita-pulmann-tutti-mareRio de Janeiro è la destinazione preferita dei brasiliani in caso di ferie (come dargli torto?). Ma ovviamente anche in Brasile ci sono persone che non possono permettersi una vera vacanza, e allora prendono un autobus la sera prima, viaggiano tutta la notte e, all’alba vengono depositati sulla spiaggia per l’intera giornata.

La cosa sembra semplice, ma per una straniera è densa di fitti misteri

 

  • il meteo: sebbene le previsioni meteo qui tendano spesso a peccare per eccesso di dramma (dicono pioggia anche se prevedono che pioverà solo 10 minuti), penso che al giorno d’oggi chiunque abbia uno smartphone abbia anche una App del meteo… ma la realtà mi smentisce, e l’organizzazione delle giornate in spiaggia funziona cosi: oggi piove, allora stasera l’autobus non parte (pazienza che domani sia previsto sole con 0% probabilità di pioggia. Si sta a casa!!). E al contrario: oggi c’è il sole, stasera tutti in autobus che domani si va in spiaggia (non importa che siano previsti 200 mm di pioggia). Così centinaia di poveracci si perdono giornate splendide o finiscono per dover passare 15 ore sotto il (prevedibile e previsto) diluvio.
  • la borsa frigo, ovvero l’oggetto del desiderio, che divide i viaggiatori in caste: chi ha un vera borsa frigo, chi una cassa di polistirolo con maniglione di scotch da pacchi marrone e chi ha solo un sacchetto del supermercato. Ma non temete, la spiaggia a Rio è democratica e tutti, qualunque sia la borsa, hanno con sé un numero imprecisato ma probabilmente vicino a 1000 di lattine di birra. Alcuni portano anche dei panini, ma nessuno porta tonnellate di cibo all’italiana. Nessun forno a microonde a batterie per scaldare le lasagne, che qui si usano tantissimo, nessuna griglia per fare un churrasco improvvisato. Solo tanta, tanta birra.
  • Sedie sdraio e ombrelloni si noleggiano in spiaggia e sono incluse nel pacchetto viaggio. Io, da buona milanese, mi aspetterei che, dopo ore di convivenza forzata in autobus, vi saluto tutti e vado a cercarmi un posticino tranquillo in questa spiaggia enorme e deserta. Invece no. I 50 brasiliani arrivati con lo stesso autobus riescono a mettersi così vicini che praticamente è come se stessero ancora in autobus, occupano lo stesso spazio.

Così accade ogni fine settimana estivo che già alle 4:45 di mattina, prima ancora che il sole sorga, i malcapitati siano già in spiaggia sotto l’ombrellone. I bambini fanno già il bagno e gli adulti aprono la prima birra. A mezzogiorno, con 45 gradi (…o 120 mm di pioggia) e dopo circa 500 lattine di birra, alcuni si riparano dal sole sotto gli alberi, perché l’ombrellone non basta più.

L’autobus viene a riprenderli alle 5 di pomeriggio, così verso le 16:30 si crea una lunga fila davanti ai bagni pubblici, tutti si fanno una doccia prima di ripartire per una nuova notte in autobus.

gita-pulmann-tutti-mareScherzi a parte, quando dico che la spiaggia è democratica qui sono seria: a Rio non esiste il concetto di spiaggia privata, come in Italia. La spiaggia è tutta libera, tempestata di barracas, ovvero chioschetti dove puoi affittare sedia sdraio e ombrellone e magari comprare da bere o un pallone. Le barracas sono tutte numerate e con tanto di licenza e hanno prezzi molto popolari. Tutto si può pagare con carta di credito. La spiaggia è anche punteggiata di grossi bidoni della spazzatura che vengono quotidianamente svuotati e lavati. Chi butta una cartaccia o una cicca di sigaretta per terra a Rio prende una multa salata, e non è per modo di dire: la multa la danno davvero! Ogni chilometro circa c’è un Posto, ovvero la torretta dei guardaspiaggia, con alcuni pompieri addetti al controllo della spiaggia, al primo soccorso e alla gestione del bagno pubblico (gratis per gli anziani, altrimenti a pagamento, ma costa pochissimo), e c’è anche il fasciatoio per cambiare i bimbi. Più o meno ogni chilometro c’è una zona attrezzata per lo stretching e un cartellone pubblicitario da cui, premendo un tasto, esce acqua fresca nebulizzata. Una manna quando stai correndo sotto il sole!

I guardaspiaggia camminano anche incessantemente sulla battigia, spesso salvano qualche surfista o qualche nuotatore poco esperto e richiamano quelli che provano a fare il bagno dove c’è la bandiera rossa. Ci sono anche vari poliziotti, anche se il numero di furti in spiaggia è ancora alto.

L’anno scorso volevo festeggiare il mio compleanno in spiaggia e ho chiesto ai pompieri del “posto” davanti a casa se potevo fare una festa, e loro mi hanno risposto gentilissimi, ma quasi stupiti della mia domanda: “certo che puoi, la spiaggia è tua!”.

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Natale in infradito

Io sono una di quelle persone per cui il Natale è sempre stato il momento più magico dell’anno. Mi piace proprio tutto del Natale: la musica natalizia, pensare ai regali, fare i pacchetti, addobbare la casa, un anno sono arrivata persino a comprare uno spray al “profumo di albero di Natale” per fingere che il mio albero non fosse finto. Già ad ottobre comincio a cercare ossessivamente su YouTube le pubblicità americane natalizie di John Lewis (non ditemi che non le avete mai viste! Vi prego, smettete di leggere ORA e andate a guardarle, con dei fazzolettini perché sappiate che piangerete. Parecchio, Ma ne varrà la pena).

La mia città precedente, Milano, mi ha sempre appagata profondamente ricambiando il mio grande amore per il Natale come solo una capitale dello shopping sa fare: strade illuminate, alberi di Natale, ma soprattutto vetrine me-ra-vi-glio-se e, a volte, la neve.

La mia città di adoz140ione, Rio de Janeiro, invece parte già col piede sbagliato, giacché il piede stesso non indossa caldi stivali di pelo e nemmeno un calzettone antistupro di lana cotta con le renne, ma bensì l’immancabile INFRADITO.

Ditemi voi se si può convincere un bambino che Babbo Natale viene dal Polo Nord con una slitta trainata da renne indossando shorts e infradito… Cioè, devo spiegare a mia figlia che lui era partito impellicciato (oh oh oh Babbo Natale, non sarà mica pelliccia vera?), poi però è arrivato a Rio, ha parcheggiato la slitta con le renne ad uno dei posti dei guarda-spiaggia e si è cambiato, indossando degli orrendi shorts natalizi, infradito rosse e occhiali da sole. Boh, io ci provo, ma dubito che mia figlia ci creda davvero. Sarebbe più credibile che Babbo Natale venisse direttamente in surf, per dire, non in slitta.

E poi chi l’ha mai visto un camino a Rio? Il poveraccio deve passare i controlli di sicurezza dei portieri di notte per entrare a casa nostra, sarà meglio ricordarsi di lasciar detto che lo stiamo aspettando, se no non lo fanno entrare di certo vestito così.

Dove metterà i regali il pover’uomo? Certo non sotto l’albero, qui non lo fa nessuno: del resto un abete vero non durerebbe una settimana, quelli finti sono carissimi e abbastanza spelacIMG_8517chiati.

Le strade non sono illuminate, anche perchè Natale cade in piena estate e fa buio tardi, le luci si vedrebbero pochissimo. Solo i grandi centri commerciali fanno alberi e decorazioni meravigliose, e col gelo dell’aria condizionata io mi sento quasi a casa.

L’unica cosa stupenda di Rio a Natale è l’albero galleggiante a Lagoa (un enorme lago artificiale) che quest’anno avrebbe dovuto essere inaugurato a fine Novembre, ma che è stato distrutto dal forte vento. Chissà se faranno in tempo a ricostruirlo?

L’anno scorso ho visto l’inaugurazione ed è stata meravigliosa, ore di musica e fuochi d’artificio con il Cristo illuminato di sfondo.

Vabbè, noi per quest’anno ce ne torniamo in Italia, dove abbiamo un grande camino e sono sicura che Babbo Natale verrà a lasciare i regali! Buon Natale a tutti!